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martedì 2 ottobre 2012
lunedì 1 ottobre 2012
domenica 30 settembre 2012
sabato 29 settembre 2012
Roses 2012 - Il viaggio di andata
Il nostro eroe ha partecipato all' European Laser Masters Championship a Roses, in Spagna..
martedì 4 settembre 2012
Velista Mascherato Begins
Quando entriamo nella hall dell'albergo, il ragazzo dietro al banco dell'accettazione ci guarda con una diffidenza che nemmeno la sua compostezza professionale riesce a nascondere del tutto. Un po' come nei film, quando la banda di Hell's Angels sporchi e cattivi entra nella tavola calda della stazione di servizio nel deserto e il tipo dietro il bancone non sa cosa fare; percepisce il pericolo incombente, ma teme che reagire potrebbe peggiorare le cose.
Comunque, quando entriamo nella hall dell'albergo, è già finito tutto; siamo stanchi, sporchi e avviliti. Sporchi magari nemmeno tanto, ma non sono proprio certo che profumiamo: quasi tre giorni che siamo in mare, e l'acqua l'abbiamo usata solo per bere. La pioggia, e ne abbiamo presa tanta, è scivolata via sulle nostre cerate, non è passata sotto: sono cerate buone, costose. Io ho i pantaloni zuppi, ma solo perché quando siamo arrivati in porto sono uscito fuori senza mettermi la salopette: sembrava che stesse smettendo; quando mi sono reso conto che non avrebbe smesso, era troppo tardi per correre ai ripari. Chi se ne frega: tutto quello che voglio, adesso, è una doccia calda, qualcosa da mangiare e un letto. E io sono uno di quelli che si è stancato di meno.
Poggiamo le nostre sacche in un angolo e ci avviciniamo al bancone. Qualcuno dice al portiere che abbiamo bisogno di dormire, che siamo in otto; il ragazzo chiede se abbiamo una prenotazione. Tropea, martedì 21 aprile, piove che Dio la manda, e lui ci chiede se abbiamo prenotato.. Ci guardiamo l'un l'altro, perplessi: probabilmente sì, non lo sappiamo: se n'è occupato Massimo che è del posto, ma Massimo è ancora fuori, che si accorda con i nostri accompagnatori per domani mattina. Gli diciamo un paio di cognomi, per prova, ma inutilmente. È chiaro che non ci sono problemi di posto, ed è altrettanto chiaro che, appena arriveranno Massimo e/o Maurizio, che hanno l'accento locale, noi otterremo le nostre stanze, ma sentirsi rifiutati così, aprioristicamente, solo sulla base del nostro aspetto e delle nostre emanazioni olfattive è svilente.
- Siete venuti in moto?, chiede il giovane, indicando le nostre borse nere.
- In barca, rispondiamo noi.
Il ragazzo ci fissa per un attimo, incredulo; poi:
- No, seriamente: come siete arrivati?
Era, per noi, la fine della Roma X Tutti 2009: dopo una notte passata a rincorrere Ikarus, la nostra randa in 3DL, sull'ennesima strambata, si era aperta come un pacchetto di crakers, costringendoci al ritiro a poche miglia dal passaggio di Stromboli. L'umore dell'equipaggio non era certo alle stelle, ma il mio in particolare era decisamente plumbeo: avevo passato le ultime dieci ore sdraiato sottocoperta, in preda a un violento attacco di mal di mare, mentre il resto dell'equipaggio - quelli bravi, quelli capaci - se ne stava in pozzetto a combattere con lo spi, le onde e la pioggia.
Nessuno mi aveva detto niente, ma io mi sentivo di schifo lo stesso: avevo ottenuto quell'imbarco grazie all'amicizia con Marzio e mi ero illuso che potesse essere l'occasione per cominciare a regatare con dei semi-professionisti, ma il mio sistema nervoso simpatico aveva mandato tutto a puttane.
Simpatico un par di palle..
Sì, d'accordo: io soffrivo di mal di mare solo il primo giorno, poi, com'era successo durante il trasferimento di Terramia da Gibilterra alle Canarie, mi passava tutto e potevo stare sotto coperta con onde di due metri a fumare il Toscano e fare le parole crociate, ma se proprio in quel primo giorno c'era da fare, ero inutile, ingombrante e, potenzialmente, dannoso. Non si poteva fare.
L'unica soluzione era di riuscire ad andare in mare più spesso: una, massimo due regate al mese non erano sufficienti. Dovevo trovare il modo di andare in acqua almeno una volta a settimana e, soprattutto, dovevo ricominciare da zero, con umiltà e dedizione; dimenticarmi quei nove anni passati sui cabinati e tornare a scuola sulle derive.
Probabilmente, avrei dovuto anche imparare a timonare.
Comunque, quando entriamo nella hall dell'albergo, è già finito tutto; siamo stanchi, sporchi e avviliti. Sporchi magari nemmeno tanto, ma non sono proprio certo che profumiamo: quasi tre giorni che siamo in mare, e l'acqua l'abbiamo usata solo per bere. La pioggia, e ne abbiamo presa tanta, è scivolata via sulle nostre cerate, non è passata sotto: sono cerate buone, costose. Io ho i pantaloni zuppi, ma solo perché quando siamo arrivati in porto sono uscito fuori senza mettermi la salopette: sembrava che stesse smettendo; quando mi sono reso conto che non avrebbe smesso, era troppo tardi per correre ai ripari. Chi se ne frega: tutto quello che voglio, adesso, è una doccia calda, qualcosa da mangiare e un letto. E io sono uno di quelli che si è stancato di meno.
Poggiamo le nostre sacche in un angolo e ci avviciniamo al bancone. Qualcuno dice al portiere che abbiamo bisogno di dormire, che siamo in otto; il ragazzo chiede se abbiamo una prenotazione. Tropea, martedì 21 aprile, piove che Dio la manda, e lui ci chiede se abbiamo prenotato.. Ci guardiamo l'un l'altro, perplessi: probabilmente sì, non lo sappiamo: se n'è occupato Massimo che è del posto, ma Massimo è ancora fuori, che si accorda con i nostri accompagnatori per domani mattina. Gli diciamo un paio di cognomi, per prova, ma inutilmente. È chiaro che non ci sono problemi di posto, ed è altrettanto chiaro che, appena arriveranno Massimo e/o Maurizio, che hanno l'accento locale, noi otterremo le nostre stanze, ma sentirsi rifiutati così, aprioristicamente, solo sulla base del nostro aspetto e delle nostre emanazioni olfattive è svilente.
- Siete venuti in moto?, chiede il giovane, indicando le nostre borse nere.
- In barca, rispondiamo noi.
Il ragazzo ci fissa per un attimo, incredulo; poi:
- No, seriamente: come siete arrivati?
Era, per noi, la fine della Roma X Tutti 2009: dopo una notte passata a rincorrere Ikarus, la nostra randa in 3DL, sull'ennesima strambata, si era aperta come un pacchetto di crakers, costringendoci al ritiro a poche miglia dal passaggio di Stromboli. L'umore dell'equipaggio non era certo alle stelle, ma il mio in particolare era decisamente plumbeo: avevo passato le ultime dieci ore sdraiato sottocoperta, in preda a un violento attacco di mal di mare, mentre il resto dell'equipaggio - quelli bravi, quelli capaci - se ne stava in pozzetto a combattere con lo spi, le onde e la pioggia.
Nessuno mi aveva detto niente, ma io mi sentivo di schifo lo stesso: avevo ottenuto quell'imbarco grazie all'amicizia con Marzio e mi ero illuso che potesse essere l'occasione per cominciare a regatare con dei semi-professionisti, ma il mio sistema nervoso simpatico aveva mandato tutto a puttane.
Simpatico un par di palle..
Sì, d'accordo: io soffrivo di mal di mare solo il primo giorno, poi, com'era successo durante il trasferimento di Terramia da Gibilterra alle Canarie, mi passava tutto e potevo stare sotto coperta con onde di due metri a fumare il Toscano e fare le parole crociate, ma se proprio in quel primo giorno c'era da fare, ero inutile, ingombrante e, potenzialmente, dannoso. Non si poteva fare.
L'unica soluzione era di riuscire ad andare in mare più spesso: una, massimo due regate al mese non erano sufficienti. Dovevo trovare il modo di andare in acqua almeno una volta a settimana e, soprattutto, dovevo ricominciare da zero, con umiltà e dedizione; dimenticarmi quei nove anni passati sui cabinati e tornare a scuola sulle derive.
Probabilmente, avrei dovuto anche imparare a timonare.
Categorie:
Laser,
Regate,
RomaXTutti
domenica 15 gennaio 2012
A cosa servono gli amici
La ripresa del Campionato invernale di Santa Marinella ha segnato un momento epocale nella carriera laseristica del Velista Mascherato.
È tale la magnitudine dell'evento occorso (qualcosa a metà fra l'omicidio Kennedy, l'outing di Rock Hudson e un concerto di Califano in cui lui si presentasse vestito da pastorella, cantando Non ho l'età), che chi scrive è ancora sopraffatto dall'emozione e fatica a trovare le parole per descrivere ciò che ha visto. In questi casi, l'unica via d'uscita per il cronista è attenersi ai fatti, ed è ciò che faremo.
Le previsioni per la mattina di domenica davano vento da Est in calo; la strategia messa a punto dal Velista Mascherato e dal suo Istruttore Mascherato teneva conto di ciò e considerava anche la possibilità che, nel tardo pomeriggio, il vento girasse lentamente verso Ovest, come spesso era capitato in precedenza. Partenza mure a dritta verso terra, quindi, virando sugli scarsi per poi tirare il bordo buono il più possibile.
- Il tuo obiettivo oggi,- aveva aggiunto l'Allenatore Mascherato - è di fare OCS: non partire dietro come al solito, ma stai più avanti possibile.
Forte di questi saggi consigli, il nostro eroe si porta sulla linea di partenza, più vicino del solito alla barca giuria, e lì attende la partenza, cercando di fare tutte quelle cose che, quando le leggi sui libri, sembrano facili e immediate, ma che, quando provi a metterle in pratica, scopri che non lo sono affatto, se non altro perché anche tutte le altre persone che sono lì con te hanno letto gli stessi libri e stanno cercando di fare altrettanto.
Ha giusto il tempo di vedere che la trinità Crivelli, Antognoli e Morani si sta dando battaglia molto più giù sulla linea, poi il suono della mucca spray impugnata dal giudice di gara lo riporta alla realtà, trasformando le sue ipotesi tattiche in urgenze strategiche, prima delle quali: levarsi dai rifiuti della barca che, subdolamente, gli è scivolata sopravvento.
Due o tre virate più tardi, la prima sorpresa: incrociando il suo amico Andrea, Velista Mascherato Onorario e miglior atleta del suo gruppo (posizione a due cifre in ranking-list, duecentosessantuno posti prima del Velista Mascherato), per la prima volta - almeno nel periodo di veglia - è il Velista Mascherato a passare davanti! La situazione si ribalta all'incrocio successivo, ma il distacco rimane esiguo e alla boa di bolina è ancora una distanza ragionevole.
Un buon bordo di poppa permette al nostro eroe non solo di colmare il distacco, ma perfino di sorpassare l'Amico Stefano, altro "due cifre" in ranking-list, duecentoquarantadue posti prima della Libellula dei Flutti.
Passata (indenne!) la boa di poppa, si impone una scelta strategica: seguire gli altri, mure a sinistra o andare a terra mure a dritta?
Il Mascherato sceglie la seconda ipotesi, un po' per non finire nei rifiuti delle due barche davanti a lui, un po' per seguire i consigli del suo allenatore: una scelta rischiosa, ma di buon successo perché quando lui e Andrea tornano a incrociarsi, più o meno a metà del campo di regata, sono pressocché pari. Essendo mure a sinistra, il nostro eroe tenta il colpo gobbo: viratona con rollio giusto sottovento all'avversario per poi cercare di spingerlo all'orza in virtù del diritto di rotta.
L'emozione, però, o forse il poco allenamento, gli giocano un tiro birbone: la virata viene una schifezza e il Velista Mascherato si ritrova negli scarti dell'amico, con la barca che rallenta sinistramente; decide quindi di poggiare e di andare a prendersi un po' d'aria pulita, anche perché gli sembra che quella che stanno seguendo sia una rotta un po' troppo alta rispetto alla lay-line. Quando, guardando in direzione della boa, vede le Tre Grazie (sempre i suddetti Crivelli, Antognoli e Morani) avvicinarsi a essa mure a dritta, per un attimo si chiede come mai abbiano scelto anche loro una rotta così alta, poi, finalmente, capisce di star puntando alla boa di lasco.
Il suo sgomento, però, dura giusto il tempo di una virata perché, quando comincia a risalire verso la vera boa di bolina, si rende conto di non aver perso affatto, rispetto agli altri; forse è addirittura un po' più avanti.
La virata sulla lay-line, stavolta gli viene bene (bene, relativamente al soggetto) e, incredibilmente, è proprio lui a passare per primo la boa di bolina, ma il Velista Mascherato Onorario è giusto dietro al suo timone; talmente vicino che, se il nostro eroe non avesse altro a cui pensare, potrebbe tranquillamente mollargli il vang.
Il traverso è una di quelle andature in cui il Velista Mascherato si sente meno sicuro (le altre due sono la bolina e la poppa), ma per fortuna è un'andatura veloce e la boa arriva rapidamente, svelando davanti alla prua del nostro eroe l'ultimo bordo di poppa e, più giù, alla fine dell'Universo, la boa di arrivo.
Nel giro di boa, la tecnica e l'esperienza di Andrea gli permettono di recuperare il poco distacco dal nostro eroe e quando le barche sono finalmente in assetto, i due sono praticamente appaiati.
- Se arrivi davanti, non sei più mio amico! - minaccia l'Onorario da sottovento, ma il Velista Mascherato non se ne preoccupa: sa benissimo che fra poco suonerà la sveglia e dovrà alzarsi per andare a lavorare.
Per metà del bordo di poppa, le due barche procedono affiancate nel vento che sta lentamente calando. Davanti a loro, a parte l'irraggiungibile trio di testa, ci sono un giovine che mostra di avere una approfondita conoscenza tanto della dinamica dei fluidi che dei modi per eludere la regola 42 e un velista non meglio identificato che ha approfittato delle loro scaramucce per infilarli alla boa di bolina e adesso li precede di qualche lunghezza.
Il Velista Mascherato sa che se arriveranno appajati alla boa di poppa, sarà Andrea a passare per primo il traguardo, così, dapprima tenta di distrarre l'amico gridandogli frasi senza senso nel suo Francese d'accatto, poi, vedendo che l'altro non si distrae, decide di tentare il tutto per tutto e comincia a zigzagare sulle onde residue, sperando che qualche flutto benevolo riesca a fargli guadagnare abbastanza spazio da compensare gli errori che certamente farà nel giro di boa.
Le divinità marine gli sono favorevoli e, a una decina di lunghezze dalla boa, è abbastanza avanti da azzardare un bordo in strapoggia che lo porta, non solo davanti al suo amico, idolo e maestro Andrea, ma anche in traiettoria interna.
"Se scuffio in virata, mi lascio andare a fondo, come George Clooney ne: La Tempesta Perfetta", pensa il nostro eroe, ma per una volta non fa errori e, lesto, cazza la vela per il bordo di bolina. Peccato, però, che quello che condice all'arrivo non sia un bordo di bolina, ma di traverso...
Alla sue spalle, Andrea pensa: "Se non se ne accorge per altri dieci secondi, lo passo...", ma il Velista Mascherato, per quanto in evidente stato confusionale, riesce a mollare scotta e base quel tanto che gli permette di recuperare velocità e punta decisamente alla poppa della barca Giuria per chiudere la strada al licantropo affamato che lo sta inseguendo.
Un attimo dopo..
Le previsioni per la mattina di domenica davano vento da Est in calo; la strategia messa a punto dal Velista Mascherato e dal suo Istruttore Mascherato teneva conto di ciò e considerava anche la possibilità che, nel tardo pomeriggio, il vento girasse lentamente verso Ovest, come spesso era capitato in precedenza. Partenza mure a dritta verso terra, quindi, virando sugli scarsi per poi tirare il bordo buono il più possibile.
- Il tuo obiettivo oggi,- aveva aggiunto l'Allenatore Mascherato - è di fare OCS: non partire dietro come al solito, ma stai più avanti possibile.
Forte di questi saggi consigli, il nostro eroe si porta sulla linea di partenza, più vicino del solito alla barca giuria, e lì attende la partenza, cercando di fare tutte quelle cose che, quando le leggi sui libri, sembrano facili e immediate, ma che, quando provi a metterle in pratica, scopri che non lo sono affatto, se non altro perché anche tutte le altre persone che sono lì con te hanno letto gli stessi libri e stanno cercando di fare altrettanto.
Ha giusto il tempo di vedere che la trinità Crivelli, Antognoli e Morani si sta dando battaglia molto più giù sulla linea, poi il suono della mucca spray impugnata dal giudice di gara lo riporta alla realtà, trasformando le sue ipotesi tattiche in urgenze strategiche, prima delle quali: levarsi dai rifiuti della barca che, subdolamente, gli è scivolata sopravvento.
Due o tre virate più tardi, la prima sorpresa: incrociando il suo amico Andrea, Velista Mascherato Onorario e miglior atleta del suo gruppo (posizione a due cifre in ranking-list, duecentosessantuno posti prima del Velista Mascherato), per la prima volta - almeno nel periodo di veglia - è il Velista Mascherato a passare davanti! La situazione si ribalta all'incrocio successivo, ma il distacco rimane esiguo e alla boa di bolina è ancora una distanza ragionevole.
Un buon bordo di poppa permette al nostro eroe non solo di colmare il distacco, ma perfino di sorpassare l'Amico Stefano, altro "due cifre" in ranking-list, duecentoquarantadue posti prima della Libellula dei Flutti.
Passata (indenne!) la boa di poppa, si impone una scelta strategica: seguire gli altri, mure a sinistra o andare a terra mure a dritta?
Il Mascherato sceglie la seconda ipotesi, un po' per non finire nei rifiuti delle due barche davanti a lui, un po' per seguire i consigli del suo allenatore: una scelta rischiosa, ma di buon successo perché quando lui e Andrea tornano a incrociarsi, più o meno a metà del campo di regata, sono pressocché pari. Essendo mure a sinistra, il nostro eroe tenta il colpo gobbo: viratona con rollio giusto sottovento all'avversario per poi cercare di spingerlo all'orza in virtù del diritto di rotta.
L'emozione, però, o forse il poco allenamento, gli giocano un tiro birbone: la virata viene una schifezza e il Velista Mascherato si ritrova negli scarti dell'amico, con la barca che rallenta sinistramente; decide quindi di poggiare e di andare a prendersi un po' d'aria pulita, anche perché gli sembra che quella che stanno seguendo sia una rotta un po' troppo alta rispetto alla lay-line. Quando, guardando in direzione della boa, vede le Tre Grazie (sempre i suddetti Crivelli, Antognoli e Morani) avvicinarsi a essa mure a dritta, per un attimo si chiede come mai abbiano scelto anche loro una rotta così alta, poi, finalmente, capisce di star puntando alla boa di lasco.
Il suo sgomento, però, dura giusto il tempo di una virata perché, quando comincia a risalire verso la vera boa di bolina, si rende conto di non aver perso affatto, rispetto agli altri; forse è addirittura un po' più avanti.
La virata sulla lay-line, stavolta gli viene bene (bene, relativamente al soggetto) e, incredibilmente, è proprio lui a passare per primo la boa di bolina, ma il Velista Mascherato Onorario è giusto dietro al suo timone; talmente vicino che, se il nostro eroe non avesse altro a cui pensare, potrebbe tranquillamente mollargli il vang.
Il traverso è una di quelle andature in cui il Velista Mascherato si sente meno sicuro (le altre due sono la bolina e la poppa), ma per fortuna è un'andatura veloce e la boa arriva rapidamente, svelando davanti alla prua del nostro eroe l'ultimo bordo di poppa e, più giù, alla fine dell'Universo, la boa di arrivo.
Nel giro di boa, la tecnica e l'esperienza di Andrea gli permettono di recuperare il poco distacco dal nostro eroe e quando le barche sono finalmente in assetto, i due sono praticamente appaiati.
- Se arrivi davanti, non sei più mio amico! - minaccia l'Onorario da sottovento, ma il Velista Mascherato non se ne preoccupa: sa benissimo che fra poco suonerà la sveglia e dovrà alzarsi per andare a lavorare.
Per metà del bordo di poppa, le due barche procedono affiancate nel vento che sta lentamente calando. Davanti a loro, a parte l'irraggiungibile trio di testa, ci sono un giovine che mostra di avere una approfondita conoscenza tanto della dinamica dei fluidi che dei modi per eludere la regola 42 e un velista non meglio identificato che ha approfittato delle loro scaramucce per infilarli alla boa di bolina e adesso li precede di qualche lunghezza.
Il Velista Mascherato sa che se arriveranno appajati alla boa di poppa, sarà Andrea a passare per primo il traguardo, così, dapprima tenta di distrarre l'amico gridandogli frasi senza senso nel suo Francese d'accatto, poi, vedendo che l'altro non si distrae, decide di tentare il tutto per tutto e comincia a zigzagare sulle onde residue, sperando che qualche flutto benevolo riesca a fargli guadagnare abbastanza spazio da compensare gli errori che certamente farà nel giro di boa.
Le divinità marine gli sono favorevoli e, a una decina di lunghezze dalla boa, è abbastanza avanti da azzardare un bordo in strapoggia che lo porta, non solo davanti al suo amico, idolo e maestro Andrea, ma anche in traiettoria interna.
"Se scuffio in virata, mi lascio andare a fondo, come George Clooney ne: La Tempesta Perfetta", pensa il nostro eroe, ma per una volta non fa errori e, lesto, cazza la vela per il bordo di bolina. Peccato, però, che quello che condice all'arrivo non sia un bordo di bolina, ma di traverso...
Alla sue spalle, Andrea pensa: "Se non se ne accorge per altri dieci secondi, lo passo...", ma il Velista Mascherato, per quanto in evidente stato confusionale, riesce a mollare scotta e base quel tanto che gli permette di recuperare velocità e punta decisamente alla poppa della barca Giuria per chiudere la strada al licantropo affamato che lo sta inseguendo.
Un attimo dopo..
Categorie:
Campionato invernale,
Laser,
Regate,
Santa Marinella
venerdì 23 dicembre 2011
La bonomìa come metodo per prevenire gli abbordi in mare
Fosse per me, la forma impersonale del verbo "dire", sarebbe fuori legge.
Dice: Perché? Facile: perché ti consente di dire delle cazzate stratosferiche senza assumertene la responsabilità.
Volete un esempio? eccolo: Si dice che a Natale siamo tutti più buoni. Ma chi è, che lo dice? dove sono le prove?
E poi, più buoni di chi? Di Madre Teresa, ne dubito; di Ghandi, la vedo dura: oggi, a piazza Venezia, un vecchio barbone, seduto per terra, pencolava assonnato o ubriaco o tutte e due le cose insieme, mentre le persone intorno a lui si affrettavano a spendere gli ultimi residui della quattordicesima in regali più o meno inutili, ma costosissimi.
D'accordo: se le persone quest'anno non avessero speso la loro quattordicesima in oggetti inutili e costosi, probabilmente, il prossimo anno a piazza Venezia avremmo trovato anche buona parte dei commercianti di Roma, seduti per terra con la barba lunga e un cartone di Tavernello, ma cosa c'è di buono in tutto ciò?
Comunque, siccome a Natale siamo tutti più buoni (di Pacciani, quanto meno, o di Klaus Barbie), eccovi un suggerimento buonista per risolvere una spiacevole situazione che si verifica talvolta in regata, senza perdere tempo con nojose proteste o controproducenti arrembaggi di gommoni.
Sarà capitato anche a voi, come diceva Raffaella Carrà, di trovarvi inchiodati sottovento a un'altra barca che vi tiene nei suoi rifiuti e vi impedisce di virare. Nei libri c'è scritto che queste situazioni si risolvono sfruttando il proprio diritto di rotta, orzando fino a mandare l'altro prua al vento; purtroppo, però, se fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, fra lo scrivere e il fare c'è di mezzo l'Oceano. Indubbiamente, un velista bravo come quello che ha scritto il libro, queste situazioni le risolve orzando, ma un velista un po' meno bravo, come fa?
Riuscirà, il velista un po' meno bravo, a orzare quel tanto che serve a mandare l'altro al vento, senza finirci lui stesso?
E se poi le barche si toccano?
E se l'altro lo morde?
No: queste situazioni possono essere risolte rapidamente utilizzando una delle famose Frasi di Sergio:
Nel novantanove per cento dei casi, il molestatore, investito di una simile responsabilità e sopraffatto dalla consapevolezza di essere parte di un ingranaggio cosmico volto al Bene comune, non può che prendere coscienza del suo errore e modificare la rotta - o levandosi dai coglioni, o virando.
Nel restante 1%, finisce in rissa, ma non ho mai detto che questo era un metodo infallibile..
Dice: Perché? Facile: perché ti consente di dire delle cazzate stratosferiche senza assumertene la responsabilità.
Volete un esempio? eccolo: Si dice che a Natale siamo tutti più buoni. Ma chi è, che lo dice? dove sono le prove?
E poi, più buoni di chi? Di Madre Teresa, ne dubito; di Ghandi, la vedo dura: oggi, a piazza Venezia, un vecchio barbone, seduto per terra, pencolava assonnato o ubriaco o tutte e due le cose insieme, mentre le persone intorno a lui si affrettavano a spendere gli ultimi residui della quattordicesima in regali più o meno inutili, ma costosissimi.
D'accordo: se le persone quest'anno non avessero speso la loro quattordicesima in oggetti inutili e costosi, probabilmente, il prossimo anno a piazza Venezia avremmo trovato anche buona parte dei commercianti di Roma, seduti per terra con la barba lunga e un cartone di Tavernello, ma cosa c'è di buono in tutto ciò?
Comunque, siccome a Natale siamo tutti più buoni (di Pacciani, quanto meno, o di Klaus Barbie), eccovi un suggerimento buonista per risolvere una spiacevole situazione che si verifica talvolta in regata, senza perdere tempo con nojose proteste o controproducenti arrembaggi di gommoni.
Sarà capitato anche a voi, come diceva Raffaella Carrà, di trovarvi inchiodati sottovento a un'altra barca che vi tiene nei suoi rifiuti e vi impedisce di virare. Nei libri c'è scritto che queste situazioni si risolvono sfruttando il proprio diritto di rotta, orzando fino a mandare l'altro prua al vento; purtroppo, però, se fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, fra lo scrivere e il fare c'è di mezzo l'Oceano. Indubbiamente, un velista bravo come quello che ha scritto il libro, queste situazioni le risolve orzando, ma un velista un po' meno bravo, come fa?
Riuscirà, il velista un po' meno bravo, a orzare quel tanto che serve a mandare l'altro al vento, senza finirci lui stesso?
E se poi le barche si toccano?
E se l'altro lo morde?
No: queste situazioni possono essere risolte rapidamente utilizzando una delle famose Frasi di Sergio:
Aho! che volemo fa'?Questa frase, pronunciata con il tono giusto, ha un effetto catartico: l' "Aho!" ha la stessa funzione del "Katsu!" dei maestri Zen: induce il destinatario ad abbandonare la logica e la razionalità, raggiungendo (anche se solo per pochi secondi) uno stato di illuminazione; la frase: "che volemo fa'?", fa capire all'altro che chi parla non lo considera altro da sé - un avversario o un nemico - ma si sente legato a lui da un forte senso di affinità, tant'è vero che gli chiede di decidere del destino di entrambi. È esortativo, ma allo stesso tempo, possibilista: se l'altro deciderà di tirare il bordo fino a che non sentiranno profumo di seadas, lui lo seguirà.
Nel novantanove per cento dei casi, il molestatore, investito di una simile responsabilità e sopraffatto dalla consapevolezza di essere parte di un ingranaggio cosmico volto al Bene comune, non può che prendere coscienza del suo errore e modificare la rotta - o levandosi dai coglioni, o virando.
Nel restante 1%, finisce in rissa, ma non ho mai detto che questo era un metodo infallibile..
Categorie:
Frasi di Sergio,
Regate
lunedì 14 novembre 2011
Si ricomincia..
Il Velista Mascherato si è iscritto al campionato invernale di Santa Marinella per sfuggire al vento psicolabile e alla fastidiosa ondina lacustre, ma ieri erano esattamente queste, le condizioni meteo in cui si sono svolte le prime due regate della stagione.
Il tempo, in compenso, è stato buono, con un cielo terso e una temperatura tutto sommato più primaverile che autunnale.
In particolare, la temperatura mite è stata una buona cosa, perché ha permesso al nostro eroe di cambiarsi all'esterno, senza rischiare l'iscrizione d'ufficio all'ARCI Gay negli spogliatoi del circolo, ormai sempre più simili a una festa ben riuscita al Mucca Assassina.
Notazioni omofobe a parte, le due regate non sono andate né bene né male, ma sicuramente potevano andare meglio, in particolare la seconda, in cui la stanchezza e la mancanza di allenamento hanno portato il nostro eroe a fare un paio di fesserie che l'hanno duramente penalizzato sulla linea di arrivo.
Nella prima regata, memore degli insegnamenti del Trainer Mascherato, la Libellula dei Flutti ha curato con attenzione il posizionamento sulla linea di partenza e ne ha tratto giovamento, ma, come sempre, è stato un po' troppo ottimista nel calcolo della lay-line di avvicinamenteo alla boa di bolina e ha perso per ciò diverse posizioni. Qualcosa è riuscito a recuperare nel bordo di poppa; non abbastanza per avvicinarsi al suo amico Stefano B., ma abbastanza da finire davanti al suo acerrimo rivale, il Callido Renato i cui difetti sono già stati enumerati in questa sede.
Nella seconda regata, il vento, che fino ad allora era stato pochino, ma costante, si è fatto più sostenuto, ma intermittente e le onde basse e rafficinate hanno reso la navigazione faticosa e frustrante.
Persa la speranza di raggiungere Stefano, che, più che in OCS, era partito in DCL (Davanti Capo Linaro), il Velista Mascherato si è concentrato sulla conduzione e, mettendo a frutto le ore passate in palestra a lavorare sui quadricipiti (lo sapevate che la resistenza al lavoro isometrico dipende direttamente dalla forza massimale? sì? e allora mi spiegate cosa vulo dire?), ha cercato di tenere la barca più piatta possibile nelle raffiche e di non tirarsela addosso nei cali di vento. Tutto è andato bene fino a che, a un incrocio, il Callido Renato ha messo a frutto le ore passate ad Haiti a lavorare sulle sue doti di negromante e, con un sortilegio Voodoo, ha fatto sì che, in virata, il boma della barca del Velista Mascherato si impigliasse nel suo (del VM) giubbotto salvagente, blocando la vela e facendo coricare la barca su un fianco.
Agile come un marsuino, il nostro eroe ha rapidamente raddrizzato la sua imbarcazione e si è messo all'inseguimento della sua Nèmesi, ma durante l'ultimo bordo di poppa, un'onda malandrina, unita a un calo di attenzione (trovate un interessante articolo su questo argomento su Proper Course) causavano una strambata che mandava in fumo ogni sua residua speranza di rimonta.
Notazioni omofobe a parte, le due regate non sono andate né bene né male, ma sicuramente potevano andare meglio, in particolare la seconda, in cui la stanchezza e la mancanza di allenamento hanno portato il nostro eroe a fare un paio di fesserie che l'hanno duramente penalizzato sulla linea di arrivo.
Nella prima regata, memore degli insegnamenti del Trainer Mascherato, la Libellula dei Flutti ha curato con attenzione il posizionamento sulla linea di partenza e ne ha tratto giovamento, ma, come sempre, è stato un po' troppo ottimista nel calcolo della lay-line di avvicinamenteo alla boa di bolina e ha perso per ciò diverse posizioni. Qualcosa è riuscito a recuperare nel bordo di poppa; non abbastanza per avvicinarsi al suo amico Stefano B., ma abbastanza da finire davanti al suo acerrimo rivale, il Callido Renato i cui difetti sono già stati enumerati in questa sede.
Nella seconda regata, il vento, che fino ad allora era stato pochino, ma costante, si è fatto più sostenuto, ma intermittente e le onde basse e rafficinate hanno reso la navigazione faticosa e frustrante.
Persa la speranza di raggiungere Stefano, che, più che in OCS, era partito in DCL (Davanti Capo Linaro), il Velista Mascherato si è concentrato sulla conduzione e, mettendo a frutto le ore passate in palestra a lavorare sui quadricipiti (lo sapevate che la resistenza al lavoro isometrico dipende direttamente dalla forza massimale? sì? e allora mi spiegate cosa vulo dire?), ha cercato di tenere la barca più piatta possibile nelle raffiche e di non tirarsela addosso nei cali di vento. Tutto è andato bene fino a che, a un incrocio, il Callido Renato ha messo a frutto le ore passate ad Haiti a lavorare sulle sue doti di negromante e, con un sortilegio Voodoo, ha fatto sì che, in virata, il boma della barca del Velista Mascherato si impigliasse nel suo (del VM) giubbotto salvagente, blocando la vela e facendo coricare la barca su un fianco.
Agile come un marsuino, il nostro eroe ha rapidamente raddrizzato la sua imbarcazione e si è messo all'inseguimento della sua Nèmesi, ma durante l'ultimo bordo di poppa, un'onda malandrina, unita a un calo di attenzione (trovate un interessante articolo su questo argomento su Proper Course) causavano una strambata che mandava in fumo ogni sua residua speranza di rimonta.
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domenica 27 febbraio 2011
Ùla badùla - Epilogo
"La fine di ogni cosa è sempre amara," dice il Poeta. "È come quando cala la bandiera." (*)
Si vede che il Califfo non è mai andato in Laser.
I pochi minuti che occorrono al Velista Mascherato per rientrare al porto di Santa Marinella lo segnano per sempre. Torna a terra, d'accordo, ma solo perché non sarebbe prudente restare lì fuori da solo; potendo, resterebbe in mare: zuppo, infreddolito, ma felice.
Dopo diciassette mesi di noviziato, ha capito finalmente a cosa serva davvero quello strano attrezzo ginnico travestito da barca a vela: a correre (tanto) sulle onde (alte).
Chi se ne frega delle regate, chi se ne frega della tattica, chi se ne frega della ranking-list: per quello che lo riguarda, da oggi in poi, tutto ciò che farà sul/con/per il Laser sarà finalizzato a rivivere pienamente quelle stesse emozioni che oggi ha appena avvertito. La prossima settimana riporterà la sua barca al lago, certo, ma, ogni volta che potrà, tornerà qui, al mare, a farsi sballottolare dal vento e dalle onde, perché ha capito che non c'è niente, che possa paragonarsi a questo.
Niente che a lui interessi, quanto meno.
Quando, oltre la punta dell'antimurale, compaiono le prime vele bianche, il Velista Mascherato ha già fatto la doccia e ha disarmato il suo Laser. Videocamera in mano, va in testa al molo e riprende le manovre di rientro, così che non si possa pensare, sentendo i racconti di questa giornata, che siano il frutto della naturale propensione all'eccesso degli uomini di mare.
Uno dei primi ad arrivare è il suo amico Andrea, che ha abbandonato la regata dopo la terza scuffia in poppa. E Andrea è uno bravo.
Mentre le barche si accalcano davanti allo scivolo di alaggio, un ragazzo viene portato all'ospedale perché gli è arrivata sulla schiena la prua di un avversario; chi, scuffiando, è finito di faccia sull'albero, si limita a inveire.
Il resto, lo potete vedere da soli.
Si vede che il Califfo non è mai andato in Laser.
I pochi minuti che occorrono al Velista Mascherato per rientrare al porto di Santa Marinella lo segnano per sempre. Torna a terra, d'accordo, ma solo perché non sarebbe prudente restare lì fuori da solo; potendo, resterebbe in mare: zuppo, infreddolito, ma felice.
Dopo diciassette mesi di noviziato, ha capito finalmente a cosa serva davvero quello strano attrezzo ginnico travestito da barca a vela: a correre (tanto) sulle onde (alte).
Chi se ne frega delle regate, chi se ne frega della tattica, chi se ne frega della ranking-list: per quello che lo riguarda, da oggi in poi, tutto ciò che farà sul/con/per il Laser sarà finalizzato a rivivere pienamente quelle stesse emozioni che oggi ha appena avvertito. La prossima settimana riporterà la sua barca al lago, certo, ma, ogni volta che potrà, tornerà qui, al mare, a farsi sballottolare dal vento e dalle onde, perché ha capito che non c'è niente, che possa paragonarsi a questo.
Niente che a lui interessi, quanto meno.
Quando, oltre la punta dell'antimurale, compaiono le prime vele bianche, il Velista Mascherato ha già fatto la doccia e ha disarmato il suo Laser. Videocamera in mano, va in testa al molo e riprende le manovre di rientro, così che non si possa pensare, sentendo i racconti di questa giornata, che siano il frutto della naturale propensione all'eccesso degli uomini di mare.
Uno dei primi ad arrivare è il suo amico Andrea, che ha abbandonato la regata dopo la terza scuffia in poppa. E Andrea è uno bravo.
Mentre le barche si accalcano davanti allo scivolo di alaggio, un ragazzo viene portato all'ospedale perché gli è arrivata sulla schiena la prua di un avversario; chi, scuffiando, è finito di faccia sull'albero, si limita a inveire.
Il resto, lo potete vedere da soli.
* Franco Califano, Disperati pensieri di un impotente
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Ùla badùla - Seconda parte
Alla fine del briefing, il Velista Mascherato è sempre più inquieto, ma i presagi che scuotono la sua olimpica indifferenza, ora, sono tutt'altro che foschi.
Si aspettava una giornata tranquilla e, invece, ecco qui le peggiori condizioni con cui sia mai uscito, Hyères compreso: il vento, da ESE, è salito ancora - a occhio, saranno sedici/diciotto nodi costanti con raffiche intorno ai vènti; il mare è ancora abbastanza calmo, ma mancano due ore alla partenza ed è probabile che aumenterà.
Malgrado ciò, il nostro eroe ha deciso di uscire. Un po' perché ci saranno anche i suoi amici dell'YCBE, un po' perché è per questo che si è allenato durante gli ultimi mesi: ha preso il mare, ha preso il vento, ha preso il freddo; magari non tutti insieme, come adesso, ma non può dirsi impreparato.
"Amiamo ciò che ci ucciderà," pensa, mentre si avvia verso gli spogliatoi.
Quando ne esce, sigillato nella sua muta stagna, scopre che ha cominciato a piovigginare. Non si ricorda cosa voglia dire, in termini metereologici, ma è abbastanza certo che non sia un buon segno.
Esce dal porto pochi minuti dopo le 1100 (Zulu) e si avvia, prudentemente, verso il campo di gara che non è, come sperava, davanti al porto, ma molto più a destra.
Nel frattempo, le condizioni meteo sono ulteriormente peggiorate: ci sono circa venti nodi costanti e un metro e mezzo di onda.
La barca giuria è in posizione, ma le boe sono ancora legate ai gommoni: come scoprirà più tardi, il vento, che è arrivato da ESE tutta la mattina, poco prima è saltato di colpo a SSE e i giudici stanno aspettando che si stabilizzi.
Prova a scendere lungo un'ipotetica linea di partenza, ma ci sono troppe barche che vagano senza controllo (la sua, è una di queste), così si allontana un po' e prova un paio di bordi di bolina.
La prima virata gli viene bene; la seconda un po' meno: tarda a passare sopravvento e il Laser si corica su un fianco. Riesce a metterlo dritto senza finire in acqua, ma, quando cerca di ripartire, la barca comincia ad andare indietro a una velocità sorprendente. Dopo un primo momento di stupore (leggermente venato di compiacimento: "Ammazza, quanto sto a anda' forte!") il nostro eroe manda il timone tutto da un lato e la barca, se Dio vuole, accosta quel tanto che gli permette di farla ripartire di bolina, in direzione della barca giuria.
Con la scusa di controllare lo scarroccio, il Velista Mascherato si ferma a riprendere fiato e si guarda intorno. Ci sono vele ovunque: standard, radial e 4.7, che si schivano fra un'onda e l'altra, sullo sfondo di un cielo plumbeo. Se la vela fosse un peccato mortale, pensa, è così che apparirebbe il girone dei laseristi.
Beve un sorso d'acqua, poi si rimette in moto.
Dopo due bordi di bolina, si convince, inopinatamente, di essere in grado di controllare la situazione, così, azzarda un esaltante bordo di lasco e un'abbattuta. Ne viene fuori indenne, ma un attimo di distrazione, dovuto all'avvistamento di un amico, gli regala la seconda scuffia della giornata.
Vuoi per il freddo, vuoi per la fretta, vuoi perché è un imbecille, si aggrappa alla deriva senza considerare il vento e le onde e così, pochi secondi dopo, annaspa terrorizzato sotto alla vela, che gi è arrivata in testa e che, comprensibilmente, cerca di farlo affogare. Quando finalmente riesce a rimettere dritto il suo Laser e a salire a bordo, non può fare a meno di pensare a una delle Famose Frasi di Sergio:
Dubbioso, va verso il gommone del Coach Mascherato per chiedegli consiglio, ma non si accorge che due ragazzini con i 4.7 stanno facendo altrettanto. Se li trova così, fermi, una davanti e uno sottovento e, per schivarli, deve poggiare di colpo.
Con mare e vento alle spalle, la sua barca parte con un'accelerazione degna del Millennium Falcon, ma il computer di bordo deve aver sbagliato qualche decimale nei conti per il salto nell'iperspazio perché, alla prima onda, Chewbacca finisce in nuovamente in acqua e stavolta non ha dubbî: NON si sta divertendo.
Rimette dritta la barca, schiva il Laser della ragazzina, che nel frattempo ha scuffiato per simpatia, poi, si avvia verso il porto.
Non si aspetta minimamente che...
(continua...)
Malgrado ciò, il nostro eroe ha deciso di uscire. Un po' perché ci saranno anche i suoi amici dell'YCBE, un po' perché è per questo che si è allenato durante gli ultimi mesi: ha preso il mare, ha preso il vento, ha preso il freddo; magari non tutti insieme, come adesso, ma non può dirsi impreparato.
"Amiamo ciò che ci ucciderà," pensa, mentre si avvia verso gli spogliatoi.
Quando ne esce, sigillato nella sua muta stagna, scopre che ha cominciato a piovigginare. Non si ricorda cosa voglia dire, in termini metereologici, ma è abbastanza certo che non sia un buon segno.
Esce dal porto pochi minuti dopo le 1100 (Zulu) e si avvia, prudentemente, verso il campo di gara che non è, come sperava, davanti al porto, ma molto più a destra.
Nel frattempo, le condizioni meteo sono ulteriormente peggiorate: ci sono circa venti nodi costanti e un metro e mezzo di onda.
La barca giuria è in posizione, ma le boe sono ancora legate ai gommoni: come scoprirà più tardi, il vento, che è arrivato da ESE tutta la mattina, poco prima è saltato di colpo a SSE e i giudici stanno aspettando che si stabilizzi.
Prova a scendere lungo un'ipotetica linea di partenza, ma ci sono troppe barche che vagano senza controllo (la sua, è una di queste), così si allontana un po' e prova un paio di bordi di bolina.
La prima virata gli viene bene; la seconda un po' meno: tarda a passare sopravvento e il Laser si corica su un fianco. Riesce a metterlo dritto senza finire in acqua, ma, quando cerca di ripartire, la barca comincia ad andare indietro a una velocità sorprendente. Dopo un primo momento di stupore (leggermente venato di compiacimento: "Ammazza, quanto sto a anda' forte!") il nostro eroe manda il timone tutto da un lato e la barca, se Dio vuole, accosta quel tanto che gli permette di farla ripartire di bolina, in direzione della barca giuria.
Con la scusa di controllare lo scarroccio, il Velista Mascherato si ferma a riprendere fiato e si guarda intorno. Ci sono vele ovunque: standard, radial e 4.7, che si schivano fra un'onda e l'altra, sullo sfondo di un cielo plumbeo. Se la vela fosse un peccato mortale, pensa, è così che apparirebbe il girone dei laseristi.
Beve un sorso d'acqua, poi si rimette in moto.
Dopo due bordi di bolina, si convince, inopinatamente, di essere in grado di controllare la situazione, così, azzarda un esaltante bordo di lasco e un'abbattuta. Ne viene fuori indenne, ma un attimo di distrazione, dovuto all'avvistamento di un amico, gli regala la seconda scuffia della giornata.
Vuoi per il freddo, vuoi per la fretta, vuoi perché è un imbecille, si aggrappa alla deriva senza considerare il vento e le onde e così, pochi secondi dopo, annaspa terrorizzato sotto alla vela, che gi è arrivata in testa e che, comprensibilmente, cerca di farlo affogare. Quando finalmente riesce a rimettere dritto il suo Laser e a salire a bordo, non può fare a meno di pensare a una delle Famose Frasi di Sergio:
"Ma siamo sicuri, che ci stiamo divertendo?"
Non ne è più molto sicuro, in effetti: vento e mare sono in continuo peggioramento, il campo di regata ancora non è pronto ed è perfettamente chiaro che, nel caso si faccia la regata, l'unica tattica possibile sarà restare incolumi. Il nostro eroe è abbastanza sicuro di poter sopravvivere ai bordi di bolina e di lasco, ma cosa succederà, nei due bordi di poppa?Dubbioso, va verso il gommone del Coach Mascherato per chiedegli consiglio, ma non si accorge che due ragazzini con i 4.7 stanno facendo altrettanto. Se li trova così, fermi, una davanti e uno sottovento e, per schivarli, deve poggiare di colpo.
Con mare e vento alle spalle, la sua barca parte con un'accelerazione degna del Millennium Falcon, ma il computer di bordo deve aver sbagliato qualche decimale nei conti per il salto nell'iperspazio perché, alla prima onda, Chewbacca finisce in nuovamente in acqua e stavolta non ha dubbî: NON si sta divertendo.
Rimette dritta la barca, schiva il Laser della ragazzina, che nel frattempo ha scuffiato per simpatia, poi, si avvia verso il porto.
Non si aspetta minimamente che...
(continua...)
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Ùla badùla - Prima parte
Il Velista Mscherato si sveglia alle 0644 (CET), sedici minuti prima del suono della sveglia.
È inquieto: foschi presagi scuotono la sua olimpica indifferenza.
Si alza, va alla finestra e guarda fuori: come da programma, la petroliera all'àncora ha ruotato di centottanta gradi rispetto alla sua posizione della sera precedente e adesso, com'era avvenuto alle sue sorelle minori la scorsa settimana, ha la prua rivolta verso Capo Linaro.
Ciò non ostante, cè qualcosa che non va..
"Dev'essere entrato scirocco," pensa il nostro eroe, aprendo la finestra. "Ma allora, perché non fa caldo?"
Una voce di donna alle sue spalle, dice:
"Cosa fai, lì in piedi, a quest'ora?"
Un'altra voce aggiunge, languida:
"Dài, torna qui a giocare con noi!.."
Sono due hostess (gemelle) della Japan Airlines che ha conosciuto la sera prima nella pizzeria "Il Bambu" - famosa per avere il cameriere con il più basso quoziente di intelligenza al Mondo e delle sale da pranzo grandi come un ascensore; per un po' hanno fatto finta di essere lì per caso, ma dopo un paio di birre hanno confessato di esserci andate apposta per conoscerlo. Non sapevano dove andare a dormire, così se l'è portate in albergo.
"Torna qui," dice la più sfrontata delle due. "Vogliamo il tuo asso di bastoni."
Lui, nemmeno si volta.
"Giocate da sole," mormora, dando un ultimo sguardo pensoso al cielo bigio. "Io ho da fare."
Va alla sedia su cui sono poggiati i suoi abiti e comincia a vestirsi. Le due gemelle si rabbuiano.
"Non è giusto, però," si lamenta una delle due. "Proprio adesso che ho pescato il tre di briscola!.."
Nella sala da pranzo dell'albergo, c'è solo un altro cliente. Dev'essere anche lui un velista, perché indossa dei pantaloni di cotone pesante con le tasche laterali e un giubbotto rosso della Slam; in pratica, lui e il Velista Mascherato sono vestiti uguali. Socievole come sempre, il nostro eroe prova a fare un po' di conversazione:
"Ma una volta, lo scirocco, non era caldo?" chiede.
"Questo non è scirocco," risponde l'altro e, senza fornire ulteriori spiegazioni, si rimette a leggere il giornale.
Il Velista Mascherato sta per dargli uno scappellotto per punirlo della sua bòria, ma un articolo sul giornale che l'altro sta leggendo attrae la sua attenzione:
"Muore giocando a tennis con il figlio". Sotto al titolo, la foto di un tipo dall'aria impiegatizia di circa cinquant'anni e una didascalia: "Il figlio della vittima. Erediterà la florida azienda familiare".
Il nostro eroe arriva al porto di Santa Marinella poco prima delle 0700 (UTC). Curiosamente, non cè nessuno.
Prende un caffé al bar, poi comincia ad armare la barca.
Alle 0858 (UTC+1) la barca è armata, ma degli altri regatanti, ancora non c'è traccia; in compenso, il vento sta aumentando e il mare con lui...
(continua...)
Si alza, va alla finestra e guarda fuori: come da programma, la petroliera all'àncora ha ruotato di centottanta gradi rispetto alla sua posizione della sera precedente e adesso, com'era avvenuto alle sue sorelle minori la scorsa settimana, ha la prua rivolta verso Capo Linaro.
Ciò non ostante, cè qualcosa che non va..
"Dev'essere entrato scirocco," pensa il nostro eroe, aprendo la finestra. "Ma allora, perché non fa caldo?"
Una voce di donna alle sue spalle, dice:
"Cosa fai, lì in piedi, a quest'ora?"
Un'altra voce aggiunge, languida:
"Dài, torna qui a giocare con noi!.."
Sono due hostess (gemelle) della Japan Airlines che ha conosciuto la sera prima nella pizzeria "Il Bambu" - famosa per avere il cameriere con il più basso quoziente di intelligenza al Mondo e delle sale da pranzo grandi come un ascensore; per un po' hanno fatto finta di essere lì per caso, ma dopo un paio di birre hanno confessato di esserci andate apposta per conoscerlo. Non sapevano dove andare a dormire, così se l'è portate in albergo.
"Torna qui," dice la più sfrontata delle due. "Vogliamo il tuo asso di bastoni."
Lui, nemmeno si volta.
"Giocate da sole," mormora, dando un ultimo sguardo pensoso al cielo bigio. "Io ho da fare."
Va alla sedia su cui sono poggiati i suoi abiti e comincia a vestirsi. Le due gemelle si rabbuiano.
"Non è giusto, però," si lamenta una delle due. "Proprio adesso che ho pescato il tre di briscola!.."
Nella sala da pranzo dell'albergo, c'è solo un altro cliente. Dev'essere anche lui un velista, perché indossa dei pantaloni di cotone pesante con le tasche laterali e un giubbotto rosso della Slam; in pratica, lui e il Velista Mascherato sono vestiti uguali. Socievole come sempre, il nostro eroe prova a fare un po' di conversazione:
"Ma una volta, lo scirocco, non era caldo?" chiede.
"Questo non è scirocco," risponde l'altro e, senza fornire ulteriori spiegazioni, si rimette a leggere il giornale.
Il Velista Mascherato sta per dargli uno scappellotto per punirlo della sua bòria, ma un articolo sul giornale che l'altro sta leggendo attrae la sua attenzione:
"Muore giocando a tennis con il figlio". Sotto al titolo, la foto di un tipo dall'aria impiegatizia di circa cinquant'anni e una didascalia: "Il figlio della vittima. Erediterà la florida azienda familiare".
Il nostro eroe arriva al porto di Santa Marinella poco prima delle 0700 (UTC). Curiosamente, non cè nessuno.
Prende un caffé al bar, poi comincia ad armare la barca.
Alle 0858 (UTC+1) la barca è armata, ma degli altri regatanti, ancora non c'è traccia; in compenso, il vento sta aumentando e il mare con lui...
(continua...)
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lunedì 14 febbraio 2011
Bisogna saper perdere - Parte seconda
La terza partenza, se Dio vuole, è quella buona, ma il vento è decisamente agli sgoccioli. Il nostro eroe, per una volta, non improvvisa e si attiene scrupolosamente alla strategia di gara elaborata PRIMA della partenza: va a sinistra e non vira fino a che non è uscito fuori dai rifiuti delle vele degli altri concorrenti, poi, come gli ha insegnato il Coach Mascherato, cerca di tenersi fra i suoi inseguitori e la boa, virando il meno possibile, per non perdere terreno.
Il vento che va e viene (per lo più, va), lo constringe a virare più del previsto, con una qualità del gesto atletico che varia in funzione inversa del tempo trascorso; ciò non ostante, è in testa.
Il vento sta girando a destra, ma il nostro eroe non se ne accorge: ha occhi solo per i filetti sulla vela e per il segnavento sull'albero. Per fortuna, il lato sinistro del percorso è funestato dai 470 che scendono in poppa, quindi lui, senza saperlo, si tiene comunque sul lato buono, per evitare le scie degli spinnaker.
Dopo dodici virate, arriva finalmente sulla lay-line di destra. Si tiene alto e naviga di bolina larga; un po' per compensare la corrente, un po' perché il vento è veramente agli sgoccioli e preferisce non dover stringere troppo. Per la seconda volta nella sua vita (di laserista), passa per primo la boa di bolina e questa volta sa perfettamente dove deve andare: un bordo di lasco, poi poppa, bolina, poppa e finale al lasco.
Lui lo sa, ma il vento non se ne ricordava e ha pensato bene di ruotare a destra di 30°, trasformando il bordo di lasco in un bordo di poppa.
Come se non bastasse, un 470 ritardatario gli complica il passaggio alla seconda boa e lo rallenta quel tanto che serve ai suoi inseguitori per farsi sotto.
Il bordo di poppa, celibe di vento, sembra un quadro di De Chirico, con un'onda troppo bassa per surfare, ma abbastanza alta da rendere difficoltosa la strapoggia e spinnaker di 470 che perturbano quella poca aria che arriva sulla vela. Il Velsta Mascherato, a questo punto, teme più l'orchite che la scuffiata, ma non si arrende: dopo due strambate causate dalle onde, si piazza in ginocchio all'altezza della deriva, tiene aperto il boma con una mano e così resta fino a che non passa, ancora primo, ma di poco, la boa di poppa.
Qui, il tanto atteso segnale di riduzione del percorso non arriva, ma il nostro eroe ne ha abbastanza di giocare alle belle statuine, così, prosegue dritto verso la linea di arrivo, lasciando che siano i suoi giovani inseguitori a contendersi la vittoria in quella che ormai, più che una regata, sembra un concorso di modellismo navale statico.
Per oggi, basta così.
Il vento che va e viene (per lo più, va), lo constringe a virare più del previsto, con una qualità del gesto atletico che varia in funzione inversa del tempo trascorso; ciò non ostante, è in testa.
Il vento sta girando a destra, ma il nostro eroe non se ne accorge: ha occhi solo per i filetti sulla vela e per il segnavento sull'albero. Per fortuna, il lato sinistro del percorso è funestato dai 470 che scendono in poppa, quindi lui, senza saperlo, si tiene comunque sul lato buono, per evitare le scie degli spinnaker.
Dopo dodici virate, arriva finalmente sulla lay-line di destra. Si tiene alto e naviga di bolina larga; un po' per compensare la corrente, un po' perché il vento è veramente agli sgoccioli e preferisce non dover stringere troppo. Per la seconda volta nella sua vita (di laserista), passa per primo la boa di bolina e questa volta sa perfettamente dove deve andare: un bordo di lasco, poi poppa, bolina, poppa e finale al lasco.
Lui lo sa, ma il vento non se ne ricordava e ha pensato bene di ruotare a destra di 30°, trasformando il bordo di lasco in un bordo di poppa.
Come se non bastasse, un 470 ritardatario gli complica il passaggio alla seconda boa e lo rallenta quel tanto che serve ai suoi inseguitori per farsi sotto.
Il bordo di poppa, celibe di vento, sembra un quadro di De Chirico, con un'onda troppo bassa per surfare, ma abbastanza alta da rendere difficoltosa la strapoggia e spinnaker di 470 che perturbano quella poca aria che arriva sulla vela. Il Velsta Mascherato, a questo punto, teme più l'orchite che la scuffiata, ma non si arrende: dopo due strambate causate dalle onde, si piazza in ginocchio all'altezza della deriva, tiene aperto il boma con una mano e così resta fino a che non passa, ancora primo, ma di poco, la boa di poppa.
Qui, il tanto atteso segnale di riduzione del percorso non arriva, ma il nostro eroe ne ha abbastanza di giocare alle belle statuine, così, prosegue dritto verso la linea di arrivo, lasciando che siano i suoi giovani inseguitori a contendersi la vittoria in quella che ormai, più che una regata, sembra un concorso di modellismo navale statico.
Per oggi, basta così.
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Bisogna saper perdere - Parte prima
La vela del Laser Standard ha una superficie di 7.06 m2, che, divisi per 80 chilogrammi di peso, equivalgono a 0.088 m2/chilo. La vela del Laser Radial, di contro, ha una superficie di 5.7 m2, che, divisi per 63 chilogrammi di peso, equivalgono a 0.090 m2/chilo.
Teoricamente, quindi, specie in condizioni di poco vento come quelle di domenica, non c'è poi un così grosso divario fra il nostro eroe (80 chilogrammi, vela standard) e i giovinetti con le radial (peso dichiarato: 63 chilogrammi). Lui ha l'albero più alto, d'accordo, ma gli altri, pesando di meno, hanno una minor superficie bagnata, il che, pareggia i conti.
Ciò non di meno, il Velista Mascherato pone la massima attenzione (per quello che gli consentono le sue capacità) a non essere d'intralcio ai suoi avversarî, maschietti o femminucce che siano: lui è a Santa Marinella per allenarsi, mentre loro, le nuove generazioni, sono lì per gareggiare.
Questo, però, non vuol dire che gli faccia piacere vederseli passare davanti, perciò, dopo le due brutte figure dellle regate precedenti, domenica è sceso in acqua con buon anticipo rispetto alla partenza, deciso a fare tesoro degli errori commessi.
Ha controllato se ci fosse corrente (c'era); ha fatto dei lunghi bordi di bolina in entrambi i lati del campo di gara (vento scarso ed estremamente variabile sia a destra che a sinistra); ha sorvegliato con cura le procedure di partenza, per sincronizzare correttamente il suo cronometro e ha scelto una posizione sulla linea che gli desse la possibiità di acquistare abbrivio prima della partenza.
Tutto inutile: per ben due volte, la giovanile irruenza dei suoi compagni regatanti ha costretto i giudici ad annullare la partenza con un richiamo generale; e, come se non bastasse, il poco vento ha cominciato a scemare...
(continua...)
Teoricamente, quindi, specie in condizioni di poco vento come quelle di domenica, non c'è poi un così grosso divario fra il nostro eroe (80 chilogrammi, vela standard) e i giovinetti con le radial (peso dichiarato: 63 chilogrammi). Lui ha l'albero più alto, d'accordo, ma gli altri, pesando di meno, hanno una minor superficie bagnata, il che, pareggia i conti.
Ciò non di meno, il Velista Mascherato pone la massima attenzione (per quello che gli consentono le sue capacità) a non essere d'intralcio ai suoi avversarî, maschietti o femminucce che siano: lui è a Santa Marinella per allenarsi, mentre loro, le nuove generazioni, sono lì per gareggiare.
Questo, però, non vuol dire che gli faccia piacere vederseli passare davanti, perciò, dopo le due brutte figure dellle regate precedenti, domenica è sceso in acqua con buon anticipo rispetto alla partenza, deciso a fare tesoro degli errori commessi.
Ha controllato se ci fosse corrente (c'era); ha fatto dei lunghi bordi di bolina in entrambi i lati del campo di gara (vento scarso ed estremamente variabile sia a destra che a sinistra); ha sorvegliato con cura le procedure di partenza, per sincronizzare correttamente il suo cronometro e ha scelto una posizione sulla linea che gli desse la possibiità di acquistare abbrivio prima della partenza.
Tutto inutile: per ben due volte, la giovanile irruenza dei suoi compagni regatanti ha costretto i giudici ad annullare la partenza con un richiamo generale; e, come se non bastasse, il poco vento ha cominciato a scemare...
(continua...)
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domenica 2 maggio 2010
Coppa Stendardo 2010
Sdrajato sulla coperta in teak dell'X46 sul quale è imbarcato per la regata finale della Coppa Stendardo a Gaeta, il Velista Mascherato attende l'arrivo del vento e il segnale di partenza.
Non si sente molto bene, ma l'onda lunga da ponente ha solo una parte della colpa. Il fatto è che, ieri sera, il nostro eroe ha bevuto un po' più di quello che sarebbe stato previdente fare e adesso la sta pagando.
Il Velista Mascherato non si fa illusioni: sa bene che fra un po' dovrà dare di stomaco, ma la cosa non gli importa. Anche Nelson, soffriva il mal di mare, quando riprendeva a navigare dopo lunghi periodi a terra; e la stessa cosa avveniva a Horatio Hornblower, quindi, è in buona compagnia.
Gaeta piace molto, al nostro eroe. Quando era bambino, veniva qui in vacanza, d'estate: i suoi genitori affittavano una casa a Serapo e, da giugno a settembre, la sua vita era un susseguirsi di giri in bicicletta, interminabili bagni a mare e battute di pesca al guarracino (infimo pesce della famiglia delle pomacentridae noto comunemente come: "castagnola"; l'unico talmente scemo da abboccare perfino alle sue esche maldestre).
Adeso, appena può, ci torna e, ogni volta, fa sempre le stesse cose: prende una stanza al Gajeta; va a cena da Emilio (alici fritte, poi pizza); fa colazione alla Triestina e prende l'aperitivo seduto vista mare alla Francese.
Per compensare, la mattina o la sera, corre su e giù da Monte Orlando, stupéndosi ogni volta di come il paesaggio sia rimasto sostanzialmente lo stesso, in quasi quarant'anni.
Anche le regate della Coppa Stendardo fanno parte dei riti gaetani, così come l'aggiottaggio di tielle per amici e parenti (che raramente ne vengono in possesso) e l'acquisto di oggetti inutili al negozio dei cinesi vicino al Municipio.
La cosa che gli piace di più, della Coppa Stendardo, è che sono le prime regate con il caldo, presagio dell'estate che verrà. Dopo i lunghi mesi invernali, passati a battere i denti sotto la pioggia, finalmente si possono tirare fuori dai bauli i pantaloncini corti, le polo bianche e le creme protettive. La cerata, se te la porti, è solo per scaramanzia, per non sentire freddo quando torni in porto la sera.
Ciò non ostante, il nostro eroe è inquieto.
Ci pensa e ci ripensa, ma non trova nulla che non vada, nella sua condizione attuale: è dove vorrebbe essere e sta facendo quello che vorrebbe fare; il tempo è bello e fra un po' si alzerà la termica. Quindi, dov'è il problema?
Lo capirà solo più tardi, quando, fra un conato e l'altro, guarderà le barche tutt'intorno, per capire se qualcuno si sia accorto della sua défaillance: il problema è che, a lui, i velisti stanno sul cazzo.
Non tutti, per carità, ché, anzi, per molti di loro, il nostro eroe prova un rispetto che sconfina spesso nella più cieca idolatrìa pagana. I velisti che gli stanno sul cazzo sono quelli che vanno in barca solo per avere qualcosa di cui parlare, che non sia il lavoro o i programmi televisivi.
Che non andrebbero in barca, se non lo potessero raccontare a nessuno.
Il Velista Mascherato vomita ancora una volta.
L'onda lunga ha solo una parte della colpa.
Non si sente molto bene, ma l'onda lunga da ponente ha solo una parte della colpa. Il fatto è che, ieri sera, il nostro eroe ha bevuto un po' più di quello che sarebbe stato previdente fare e adesso la sta pagando.
Il Velista Mascherato non si fa illusioni: sa bene che fra un po' dovrà dare di stomaco, ma la cosa non gli importa. Anche Nelson, soffriva il mal di mare, quando riprendeva a navigare dopo lunghi periodi a terra; e la stessa cosa avveniva a Horatio Hornblower, quindi, è in buona compagnia.
Gaeta piace molto, al nostro eroe. Quando era bambino, veniva qui in vacanza, d'estate: i suoi genitori affittavano una casa a Serapo e, da giugno a settembre, la sua vita era un susseguirsi di giri in bicicletta, interminabili bagni a mare e battute di pesca al guarracino (infimo pesce della famiglia delle pomacentridae noto comunemente come: "castagnola"; l'unico talmente scemo da abboccare perfino alle sue esche maldestre).
Adeso, appena può, ci torna e, ogni volta, fa sempre le stesse cose: prende una stanza al Gajeta; va a cena da Emilio (alici fritte, poi pizza); fa colazione alla Triestina e prende l'aperitivo seduto vista mare alla Francese.
Per compensare, la mattina o la sera, corre su e giù da Monte Orlando, stupéndosi ogni volta di come il paesaggio sia rimasto sostanzialmente lo stesso, in quasi quarant'anni.
Anche le regate della Coppa Stendardo fanno parte dei riti gaetani, così come l'aggiottaggio di tielle per amici e parenti (che raramente ne vengono in possesso) e l'acquisto di oggetti inutili al negozio dei cinesi vicino al Municipio.
La cosa che gli piace di più, della Coppa Stendardo, è che sono le prime regate con il caldo, presagio dell'estate che verrà. Dopo i lunghi mesi invernali, passati a battere i denti sotto la pioggia, finalmente si possono tirare fuori dai bauli i pantaloncini corti, le polo bianche e le creme protettive. La cerata, se te la porti, è solo per scaramanzia, per non sentire freddo quando torni in porto la sera.
Ciò non ostante, il nostro eroe è inquieto.
Ci pensa e ci ripensa, ma non trova nulla che non vada, nella sua condizione attuale: è dove vorrebbe essere e sta facendo quello che vorrebbe fare; il tempo è bello e fra un po' si alzerà la termica. Quindi, dov'è il problema?
Lo capirà solo più tardi, quando, fra un conato e l'altro, guarderà le barche tutt'intorno, per capire se qualcuno si sia accorto della sua défaillance: il problema è che, a lui, i velisti stanno sul cazzo.
Non tutti, per carità, ché, anzi, per molti di loro, il nostro eroe prova un rispetto che sconfina spesso nella più cieca idolatrìa pagana. I velisti che gli stanno sul cazzo sono quelli che vanno in barca solo per avere qualcosa di cui parlare, che non sia il lavoro o i programmi televisivi.
Che non andrebbero in barca, se non lo potessero raccontare a nessuno.
Il Velista Mascherato vomita ancora una volta.
L'onda lunga ha solo una parte della colpa.
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