Il Velista Mascherato si volta a guardare quanto è lontano dal porto e scopre così due cose importanti: a) il collare in gomma della muta stagna è ancora troppo stretto, deve tagliarne un altro pezzettino; b) deve rientrare.
Non ne ha voglia, ma non può fare altrimenti: ha detto a Stefano - il Presidente (e chef) del Circolo Pescatori Sportivi - che sarebbe tornato in porto per l'una e mezza e, se il vento cala ancora un po', non solo rischia di non fare in tempo, ma, anzi, è piuttosto probabile che rimanga fermo in mezzo al mare.
Non vuole cominciare l'anno rientrando a forza di braccia, così, abbatte e comincia il lungo bordo di poppa che lo riporterà indietro.
Il brutto dei bordi di poppa, con poco vento e poca onda, è che, dopo un po', la mente tende a divagare.
La mente del Velista Mascherato tende a divagare comunque, anche con vento forte e onda formata, ma questo non ha grossa importanza; fatto sta che, dopo aver lascato tutto il lascabile e aver deciso che l'andatura migliore è una leggera strapoggia mure a dritta, il nostro eroe si ritrova a dover fare i conti con quei pensieri che sperava di aver lasciato sullo scivolo del porto.
In meno di tre mesi, la barca della sua vita è scuffiata per ben quattro volte, con esiti disastrosi. Ogni volta, il nostro eroe ha cercato di rimetterla dritta, di sgottare via l'acqua che minacciava di farla affondare, ma ogni volta un'onda più forte delle precedenti l'ha rimandato a bagno nell'acqua gelata e lui, a questo punto, ha esaurito le forze.
Come tutti i laseristi, il nostro eroe è abituato a scuffiare e, anzi, sa bene che le scuffiate hanno una loro valenza esistenziale, perché ti ricordano che non sei perfetto; che, per quanto tu possa aver imparato a gestire la tua barca, non potrai mai riuscire a gestire le onde, o il vento.
E alle onde e al vento non gliene frega niente che tu hai un tuo blog di vela o che hai una pagina su Facebook; non li impressiona mica: se vogliono mandarti in acqua, ti ci mandano.
Ciò che addolora il nostro eroe è che la sua "barca" sta affondando senza alcuna ragione apparente; e, quel che è peggio, sta affondando appena fuori dal porto a cui, faticosamente, la stava riportando.
Il freddo ai piedi lo riporta alla realtà.
Abbatte, un po' per provare la manovra, un po' per cambiare posizione, in modo da non sforzare troppo il ginocchio che sta lentamente riprendendosi.
Quando è sulle nuove mura, si guarda i piedi e pensa che i suoi scarponcini da vela sono durati più del suo matrimonio.
Soldi ben spesi.
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martedì 1 gennaio 2013
domenica 15 gennaio 2012
A cosa servono gli amici
La ripresa del Campionato invernale di Santa Marinella ha segnato un momento epocale nella carriera laseristica del Velista Mascherato.
È tale la magnitudine dell'evento occorso (qualcosa a metà fra l'omicidio Kennedy, l'outing di Rock Hudson e un concerto di Califano in cui lui si presentasse vestito da pastorella, cantando Non ho l'età), che chi scrive è ancora sopraffatto dall'emozione e fatica a trovare le parole per descrivere ciò che ha visto. In questi casi, l'unica via d'uscita per il cronista è attenersi ai fatti, ed è ciò che faremo.
Le previsioni per la mattina di domenica davano vento da Est in calo; la strategia messa a punto dal Velista Mascherato e dal suo Istruttore Mascherato teneva conto di ciò e considerava anche la possibilità che, nel tardo pomeriggio, il vento girasse lentamente verso Ovest, come spesso era capitato in precedenza. Partenza mure a dritta verso terra, quindi, virando sugli scarsi per poi tirare il bordo buono il più possibile.
- Il tuo obiettivo oggi,- aveva aggiunto l'Allenatore Mascherato - è di fare OCS: non partire dietro come al solito, ma stai più avanti possibile.
Forte di questi saggi consigli, il nostro eroe si porta sulla linea di partenza, più vicino del solito alla barca giuria, e lì attende la partenza, cercando di fare tutte quelle cose che, quando le leggi sui libri, sembrano facili e immediate, ma che, quando provi a metterle in pratica, scopri che non lo sono affatto, se non altro perché anche tutte le altre persone che sono lì con te hanno letto gli stessi libri e stanno cercando di fare altrettanto.
Ha giusto il tempo di vedere che la trinità Crivelli, Antognoli e Morani si sta dando battaglia molto più giù sulla linea, poi il suono della mucca spray impugnata dal giudice di gara lo riporta alla realtà, trasformando le sue ipotesi tattiche in urgenze strategiche, prima delle quali: levarsi dai rifiuti della barca che, subdolamente, gli è scivolata sopravvento.
Due o tre virate più tardi, la prima sorpresa: incrociando il suo amico Andrea, Velista Mascherato Onorario e miglior atleta del suo gruppo (posizione a due cifre in ranking-list, duecentosessantuno posti prima del Velista Mascherato), per la prima volta - almeno nel periodo di veglia - è il Velista Mascherato a passare davanti! La situazione si ribalta all'incrocio successivo, ma il distacco rimane esiguo e alla boa di bolina è ancora una distanza ragionevole.
Un buon bordo di poppa permette al nostro eroe non solo di colmare il distacco, ma perfino di sorpassare l'Amico Stefano, altro "due cifre" in ranking-list, duecentoquarantadue posti prima della Libellula dei Flutti.
Passata (indenne!) la boa di poppa, si impone una scelta strategica: seguire gli altri, mure a sinistra o andare a terra mure a dritta?
Il Mascherato sceglie la seconda ipotesi, un po' per non finire nei rifiuti delle due barche davanti a lui, un po' per seguire i consigli del suo allenatore: una scelta rischiosa, ma di buon successo perché quando lui e Andrea tornano a incrociarsi, più o meno a metà del campo di regata, sono pressocché pari. Essendo mure a sinistra, il nostro eroe tenta il colpo gobbo: viratona con rollio giusto sottovento all'avversario per poi cercare di spingerlo all'orza in virtù del diritto di rotta.
L'emozione, però, o forse il poco allenamento, gli giocano un tiro birbone: la virata viene una schifezza e il Velista Mascherato si ritrova negli scarti dell'amico, con la barca che rallenta sinistramente; decide quindi di poggiare e di andare a prendersi un po' d'aria pulita, anche perché gli sembra che quella che stanno seguendo sia una rotta un po' troppo alta rispetto alla lay-line. Quando, guardando in direzione della boa, vede le Tre Grazie (sempre i suddetti Crivelli, Antognoli e Morani) avvicinarsi a essa mure a dritta, per un attimo si chiede come mai abbiano scelto anche loro una rotta così alta, poi, finalmente, capisce di star puntando alla boa di lasco.
Il suo sgomento, però, dura giusto il tempo di una virata perché, quando comincia a risalire verso la vera boa di bolina, si rende conto di non aver perso affatto, rispetto agli altri; forse è addirittura un po' più avanti.
La virata sulla lay-line, stavolta gli viene bene (bene, relativamente al soggetto) e, incredibilmente, è proprio lui a passare per primo la boa di bolina, ma il Velista Mascherato Onorario è giusto dietro al suo timone; talmente vicino che, se il nostro eroe non avesse altro a cui pensare, potrebbe tranquillamente mollargli il vang.
Il traverso è una di quelle andature in cui il Velista Mascherato si sente meno sicuro (le altre due sono la bolina e la poppa), ma per fortuna è un'andatura veloce e la boa arriva rapidamente, svelando davanti alla prua del nostro eroe l'ultimo bordo di poppa e, più giù, alla fine dell'Universo, la boa di arrivo.
Nel giro di boa, la tecnica e l'esperienza di Andrea gli permettono di recuperare il poco distacco dal nostro eroe e quando le barche sono finalmente in assetto, i due sono praticamente appaiati.
- Se arrivi davanti, non sei più mio amico! - minaccia l'Onorario da sottovento, ma il Velista Mascherato non se ne preoccupa: sa benissimo che fra poco suonerà la sveglia e dovrà alzarsi per andare a lavorare.
Per metà del bordo di poppa, le due barche procedono affiancate nel vento che sta lentamente calando. Davanti a loro, a parte l'irraggiungibile trio di testa, ci sono un giovine che mostra di avere una approfondita conoscenza tanto della dinamica dei fluidi che dei modi per eludere la regola 42 e un velista non meglio identificato che ha approfittato delle loro scaramucce per infilarli alla boa di bolina e adesso li precede di qualche lunghezza.
Il Velista Mascherato sa che se arriveranno appajati alla boa di poppa, sarà Andrea a passare per primo il traguardo, così, dapprima tenta di distrarre l'amico gridandogli frasi senza senso nel suo Francese d'accatto, poi, vedendo che l'altro non si distrae, decide di tentare il tutto per tutto e comincia a zigzagare sulle onde residue, sperando che qualche flutto benevolo riesca a fargli guadagnare abbastanza spazio da compensare gli errori che certamente farà nel giro di boa.
Le divinità marine gli sono favorevoli e, a una decina di lunghezze dalla boa, è abbastanza avanti da azzardare un bordo in strapoggia che lo porta, non solo davanti al suo amico, idolo e maestro Andrea, ma anche in traiettoria interna.
"Se scuffio in virata, mi lascio andare a fondo, come George Clooney ne: La Tempesta Perfetta", pensa il nostro eroe, ma per una volta non fa errori e, lesto, cazza la vela per il bordo di bolina. Peccato, però, che quello che condice all'arrivo non sia un bordo di bolina, ma di traverso...
Alla sue spalle, Andrea pensa: "Se non se ne accorge per altri dieci secondi, lo passo...", ma il Velista Mascherato, per quanto in evidente stato confusionale, riesce a mollare scotta e base quel tanto che gli permette di recuperare velocità e punta decisamente alla poppa della barca Giuria per chiudere la strada al licantropo affamato che lo sta inseguendo.
Un attimo dopo..
Le previsioni per la mattina di domenica davano vento da Est in calo; la strategia messa a punto dal Velista Mascherato e dal suo Istruttore Mascherato teneva conto di ciò e considerava anche la possibilità che, nel tardo pomeriggio, il vento girasse lentamente verso Ovest, come spesso era capitato in precedenza. Partenza mure a dritta verso terra, quindi, virando sugli scarsi per poi tirare il bordo buono il più possibile.
- Il tuo obiettivo oggi,- aveva aggiunto l'Allenatore Mascherato - è di fare OCS: non partire dietro come al solito, ma stai più avanti possibile.
Forte di questi saggi consigli, il nostro eroe si porta sulla linea di partenza, più vicino del solito alla barca giuria, e lì attende la partenza, cercando di fare tutte quelle cose che, quando le leggi sui libri, sembrano facili e immediate, ma che, quando provi a metterle in pratica, scopri che non lo sono affatto, se non altro perché anche tutte le altre persone che sono lì con te hanno letto gli stessi libri e stanno cercando di fare altrettanto.
Ha giusto il tempo di vedere che la trinità Crivelli, Antognoli e Morani si sta dando battaglia molto più giù sulla linea, poi il suono della mucca spray impugnata dal giudice di gara lo riporta alla realtà, trasformando le sue ipotesi tattiche in urgenze strategiche, prima delle quali: levarsi dai rifiuti della barca che, subdolamente, gli è scivolata sopravvento.
Due o tre virate più tardi, la prima sorpresa: incrociando il suo amico Andrea, Velista Mascherato Onorario e miglior atleta del suo gruppo (posizione a due cifre in ranking-list, duecentosessantuno posti prima del Velista Mascherato), per la prima volta - almeno nel periodo di veglia - è il Velista Mascherato a passare davanti! La situazione si ribalta all'incrocio successivo, ma il distacco rimane esiguo e alla boa di bolina è ancora una distanza ragionevole.
Un buon bordo di poppa permette al nostro eroe non solo di colmare il distacco, ma perfino di sorpassare l'Amico Stefano, altro "due cifre" in ranking-list, duecentoquarantadue posti prima della Libellula dei Flutti.
Passata (indenne!) la boa di poppa, si impone una scelta strategica: seguire gli altri, mure a sinistra o andare a terra mure a dritta?
Il Mascherato sceglie la seconda ipotesi, un po' per non finire nei rifiuti delle due barche davanti a lui, un po' per seguire i consigli del suo allenatore: una scelta rischiosa, ma di buon successo perché quando lui e Andrea tornano a incrociarsi, più o meno a metà del campo di regata, sono pressocché pari. Essendo mure a sinistra, il nostro eroe tenta il colpo gobbo: viratona con rollio giusto sottovento all'avversario per poi cercare di spingerlo all'orza in virtù del diritto di rotta.
L'emozione, però, o forse il poco allenamento, gli giocano un tiro birbone: la virata viene una schifezza e il Velista Mascherato si ritrova negli scarti dell'amico, con la barca che rallenta sinistramente; decide quindi di poggiare e di andare a prendersi un po' d'aria pulita, anche perché gli sembra che quella che stanno seguendo sia una rotta un po' troppo alta rispetto alla lay-line. Quando, guardando in direzione della boa, vede le Tre Grazie (sempre i suddetti Crivelli, Antognoli e Morani) avvicinarsi a essa mure a dritta, per un attimo si chiede come mai abbiano scelto anche loro una rotta così alta, poi, finalmente, capisce di star puntando alla boa di lasco.
Il suo sgomento, però, dura giusto il tempo di una virata perché, quando comincia a risalire verso la vera boa di bolina, si rende conto di non aver perso affatto, rispetto agli altri; forse è addirittura un po' più avanti.
La virata sulla lay-line, stavolta gli viene bene (bene, relativamente al soggetto) e, incredibilmente, è proprio lui a passare per primo la boa di bolina, ma il Velista Mascherato Onorario è giusto dietro al suo timone; talmente vicino che, se il nostro eroe non avesse altro a cui pensare, potrebbe tranquillamente mollargli il vang.
Il traverso è una di quelle andature in cui il Velista Mascherato si sente meno sicuro (le altre due sono la bolina e la poppa), ma per fortuna è un'andatura veloce e la boa arriva rapidamente, svelando davanti alla prua del nostro eroe l'ultimo bordo di poppa e, più giù, alla fine dell'Universo, la boa di arrivo.
Nel giro di boa, la tecnica e l'esperienza di Andrea gli permettono di recuperare il poco distacco dal nostro eroe e quando le barche sono finalmente in assetto, i due sono praticamente appaiati.
- Se arrivi davanti, non sei più mio amico! - minaccia l'Onorario da sottovento, ma il Velista Mascherato non se ne preoccupa: sa benissimo che fra poco suonerà la sveglia e dovrà alzarsi per andare a lavorare.
Per metà del bordo di poppa, le due barche procedono affiancate nel vento che sta lentamente calando. Davanti a loro, a parte l'irraggiungibile trio di testa, ci sono un giovine che mostra di avere una approfondita conoscenza tanto della dinamica dei fluidi che dei modi per eludere la regola 42 e un velista non meglio identificato che ha approfittato delle loro scaramucce per infilarli alla boa di bolina e adesso li precede di qualche lunghezza.
Il Velista Mascherato sa che se arriveranno appajati alla boa di poppa, sarà Andrea a passare per primo il traguardo, così, dapprima tenta di distrarre l'amico gridandogli frasi senza senso nel suo Francese d'accatto, poi, vedendo che l'altro non si distrae, decide di tentare il tutto per tutto e comincia a zigzagare sulle onde residue, sperando che qualche flutto benevolo riesca a fargli guadagnare abbastanza spazio da compensare gli errori che certamente farà nel giro di boa.
Le divinità marine gli sono favorevoli e, a una decina di lunghezze dalla boa, è abbastanza avanti da azzardare un bordo in strapoggia che lo porta, non solo davanti al suo amico, idolo e maestro Andrea, ma anche in traiettoria interna.
"Se scuffio in virata, mi lascio andare a fondo, come George Clooney ne: La Tempesta Perfetta", pensa il nostro eroe, ma per una volta non fa errori e, lesto, cazza la vela per il bordo di bolina. Peccato, però, che quello che condice all'arrivo non sia un bordo di bolina, ma di traverso...
Alla sue spalle, Andrea pensa: "Se non se ne accorge per altri dieci secondi, lo passo...", ma il Velista Mascherato, per quanto in evidente stato confusionale, riesce a mollare scotta e base quel tanto che gli permette di recuperare velocità e punta decisamente alla poppa della barca Giuria per chiudere la strada al licantropo affamato che lo sta inseguendo.
Un attimo dopo..
Categorie:
Campionato invernale,
Laser,
Regate,
Santa Marinella
domenica 27 novembre 2011
Il salto della Quaglia
Il Velista Mascherato è stanco, ma soddisfatto.
La regata odierna è andata piuttosto bene e, a parte una partenza balorda, nella quale si è trovato inchiodato sottovento a un Radial, è riuscito a non fare grossi sbagli e alla fine si è ritrovato decimo, su un toale di cinquanta partenti. In classifica generale è al nono posto, anche grazie (va detto) a un paio di OCS che lo hanno risucchiato qualche posizione più in alto.
Di fatto sarebbe sesto, dietro all'amico Stefano e molto, ma MOLTO sopra al Callido Renato (che oggi ha ceduto al richiamo del telecomando ed è perciò precipitato al trentatreesimo posto), ma, per motivi che stentiamo a comprendere, tanto le partenze che le classifiche di questo Campionato vedono raggruppati Standard, Radial e 4.7, in un guazzabuglio che falsa i risultati e causa grossi problemi di convivenza. Tanto per fare un esempio, oggi, nella seconda poppa, Stefano si è trovato a coprire, suo malgrado, un ragazzo su un Radial che educatamente gli ha chiesto di scansarsi, aggiungendo: "C'hai un metro e mezzo in più di vela!" (al che, il Velista Mascherato, che navigava di poco sopravvento, gli ha gridato: "Sì, ma c'ha anche venti chili in più di panza!"). Non si rendeva conto, il malcapitato, che navigando insieme ed essendo insieme nella stessa classifica, chiedere a Stefano di scansarsi era come chiedergli di farlo passare davanti.
Anche il Velista Mascherato è rimasto gabbato da questo approccio olistico alle competizioni: nella due regate della prima giornata, partendo dal presupposto che non è bello prendersela con i più piccoli, aveva lasciato via libera a tutta una serie di Radial che poi si era ritrovato davanti in classifica. Quest'oggi, mémore dell'esperienza, si è prefisso di non fare sconti a nessuno e quando un Radial (mure a sinistra) ha cercato di coprirlo alla fine del primo bordo di poppa, il nostro eroe, che era mure a dritta, ha cominciato a chiedere acqua e a salire da sottovento nella speranza di costringere l'altro a strambare. Non c'è riuscito, e, anzi, il soggiungente gli ha anche dato una bella botta allo scafo, ma il nostro eroe si è preso la sua rivincita in boa, quando il tamponatore, che evidentemente non aveva chiari nella sua mente i concetti di "ingaggio" e/o di "tre lunghezze", continuava a chiedere una precedenza che non gli spettava.
Il Velista Mascherato avrebbe potuto protestare il tamponatore, ma non l'ha fatto; per due motivi: a) perché è fermamente convinto del fatto che le regate si vincono in acqua e b) perché, dopo una regata, preferisce andarsi a bere una birra con gli amici, piuttosto che chiudersi in una stanza a litigare. Ciò non ostante, ha deciso che, dalla prossima regata, verrà meno a questo suo Credo laddove veda, o, più probabilmente, senta) infranta la regola 69, che, con un'ironia che stentiamo a credere involontaria, punisce il comportamento sconveniente.
Il nostro eroe non è un puritano e, anzi, è fermamente convinto che una certa dose di turpiloquio, in certi casi, possa essere un'efficace forma di prevenzione del cancro e delle affezioni cardiache (così come, del resto, le battute salaci: se un'amica ti grida da una parte all'altra del porto: "Ciao, io torno a casa con un amico Meteorista!", riferendosi a qualcuno che regata nella classe Meteor, tu hai il diritto, se non il dovere, di rispondere: "Mi raccomando: tieni aperti i finestrini!"), ma a tutto c'è un limite: paragonare il Creatore a un ungulato domestico è cosa ben differente dal lasciarsi scappare qua e là un epiteto anatomico o un invito alla sodomia non consensuale.
Se qualcuno non lo capisce, si farà in modo di spiegarglielo.
La regata odierna è andata piuttosto bene e, a parte una partenza balorda, nella quale si è trovato inchiodato sottovento a un Radial, è riuscito a non fare grossi sbagli e alla fine si è ritrovato decimo, su un toale di cinquanta partenti. In classifica generale è al nono posto, anche grazie (va detto) a un paio di OCS che lo hanno risucchiato qualche posizione più in alto.
Di fatto sarebbe sesto, dietro all'amico Stefano e molto, ma MOLTO sopra al Callido Renato (che oggi ha ceduto al richiamo del telecomando ed è perciò precipitato al trentatreesimo posto), ma, per motivi che stentiamo a comprendere, tanto le partenze che le classifiche di questo Campionato vedono raggruppati Standard, Radial e 4.7, in un guazzabuglio che falsa i risultati e causa grossi problemi di convivenza. Tanto per fare un esempio, oggi, nella seconda poppa, Stefano si è trovato a coprire, suo malgrado, un ragazzo su un Radial che educatamente gli ha chiesto di scansarsi, aggiungendo: "C'hai un metro e mezzo in più di vela!" (al che, il Velista Mascherato, che navigava di poco sopravvento, gli ha gridato: "Sì, ma c'ha anche venti chili in più di panza!"). Non si rendeva conto, il malcapitato, che navigando insieme ed essendo insieme nella stessa classifica, chiedere a Stefano di scansarsi era come chiedergli di farlo passare davanti.
Anche il Velista Mascherato è rimasto gabbato da questo approccio olistico alle competizioni: nella due regate della prima giornata, partendo dal presupposto che non è bello prendersela con i più piccoli, aveva lasciato via libera a tutta una serie di Radial che poi si era ritrovato davanti in classifica. Quest'oggi, mémore dell'esperienza, si è prefisso di non fare sconti a nessuno e quando un Radial (mure a sinistra) ha cercato di coprirlo alla fine del primo bordo di poppa, il nostro eroe, che era mure a dritta, ha cominciato a chiedere acqua e a salire da sottovento nella speranza di costringere l'altro a strambare. Non c'è riuscito, e, anzi, il soggiungente gli ha anche dato una bella botta allo scafo, ma il nostro eroe si è preso la sua rivincita in boa, quando il tamponatore, che evidentemente non aveva chiari nella sua mente i concetti di "ingaggio" e/o di "tre lunghezze", continuava a chiedere una precedenza che non gli spettava.
Il Velista Mascherato avrebbe potuto protestare il tamponatore, ma non l'ha fatto; per due motivi: a) perché è fermamente convinto del fatto che le regate si vincono in acqua e b) perché, dopo una regata, preferisce andarsi a bere una birra con gli amici, piuttosto che chiudersi in una stanza a litigare. Ciò non ostante, ha deciso che, dalla prossima regata, verrà meno a questo suo Credo laddove veda, o, più probabilmente, senta) infranta la regola 69, che, con un'ironia che stentiamo a credere involontaria, punisce il comportamento sconveniente.
Il nostro eroe non è un puritano e, anzi, è fermamente convinto che una certa dose di turpiloquio, in certi casi, possa essere un'efficace forma di prevenzione del cancro e delle affezioni cardiache (così come, del resto, le battute salaci: se un'amica ti grida da una parte all'altra del porto: "Ciao, io torno a casa con un amico Meteorista!", riferendosi a qualcuno che regata nella classe Meteor, tu hai il diritto, se non il dovere, di rispondere: "Mi raccomando: tieni aperti i finestrini!"), ma a tutto c'è un limite: paragonare il Creatore a un ungulato domestico è cosa ben differente dal lasciarsi scappare qua e là un epiteto anatomico o un invito alla sodomia non consensuale.
Se qualcuno non lo capisce, si farà in modo di spiegarglielo.
Categorie:
Campionato invernale,
Laser,
Regola 69,
Santa Marinella
lunedì 14 novembre 2011
Si ricomincia..
Il Velista Mascherato si è iscritto al campionato invernale di Santa Marinella per sfuggire al vento psicolabile e alla fastidiosa ondina lacustre, ma ieri erano esattamente queste, le condizioni meteo in cui si sono svolte le prime due regate della stagione.
Il tempo, in compenso, è stato buono, con un cielo terso e una temperatura tutto sommato più primaverile che autunnale.
In particolare, la temperatura mite è stata una buona cosa, perché ha permesso al nostro eroe di cambiarsi all'esterno, senza rischiare l'iscrizione d'ufficio all'ARCI Gay negli spogliatoi del circolo, ormai sempre più simili a una festa ben riuscita al Mucca Assassina.
Notazioni omofobe a parte, le due regate non sono andate né bene né male, ma sicuramente potevano andare meglio, in particolare la seconda, in cui la stanchezza e la mancanza di allenamento hanno portato il nostro eroe a fare un paio di fesserie che l'hanno duramente penalizzato sulla linea di arrivo.
Nella prima regata, memore degli insegnamenti del Trainer Mascherato, la Libellula dei Flutti ha curato con attenzione il posizionamento sulla linea di partenza e ne ha tratto giovamento, ma, come sempre, è stato un po' troppo ottimista nel calcolo della lay-line di avvicinamenteo alla boa di bolina e ha perso per ciò diverse posizioni. Qualcosa è riuscito a recuperare nel bordo di poppa; non abbastanza per avvicinarsi al suo amico Stefano B., ma abbastanza da finire davanti al suo acerrimo rivale, il Callido Renato i cui difetti sono già stati enumerati in questa sede.
Nella seconda regata, il vento, che fino ad allora era stato pochino, ma costante, si è fatto più sostenuto, ma intermittente e le onde basse e rafficinate hanno reso la navigazione faticosa e frustrante.
Persa la speranza di raggiungere Stefano, che, più che in OCS, era partito in DCL (Davanti Capo Linaro), il Velista Mascherato si è concentrato sulla conduzione e, mettendo a frutto le ore passate in palestra a lavorare sui quadricipiti (lo sapevate che la resistenza al lavoro isometrico dipende direttamente dalla forza massimale? sì? e allora mi spiegate cosa vulo dire?), ha cercato di tenere la barca più piatta possibile nelle raffiche e di non tirarsela addosso nei cali di vento. Tutto è andato bene fino a che, a un incrocio, il Callido Renato ha messo a frutto le ore passate ad Haiti a lavorare sulle sue doti di negromante e, con un sortilegio Voodoo, ha fatto sì che, in virata, il boma della barca del Velista Mascherato si impigliasse nel suo (del VM) giubbotto salvagente, blocando la vela e facendo coricare la barca su un fianco.
Agile come un marsuino, il nostro eroe ha rapidamente raddrizzato la sua imbarcazione e si è messo all'inseguimento della sua Nèmesi, ma durante l'ultimo bordo di poppa, un'onda malandrina, unita a un calo di attenzione (trovate un interessante articolo su questo argomento su Proper Course) causavano una strambata che mandava in fumo ogni sua residua speranza di rimonta.
Notazioni omofobe a parte, le due regate non sono andate né bene né male, ma sicuramente potevano andare meglio, in particolare la seconda, in cui la stanchezza e la mancanza di allenamento hanno portato il nostro eroe a fare un paio di fesserie che l'hanno duramente penalizzato sulla linea di arrivo.
Nella prima regata, memore degli insegnamenti del Trainer Mascherato, la Libellula dei Flutti ha curato con attenzione il posizionamento sulla linea di partenza e ne ha tratto giovamento, ma, come sempre, è stato un po' troppo ottimista nel calcolo della lay-line di avvicinamenteo alla boa di bolina e ha perso per ciò diverse posizioni. Qualcosa è riuscito a recuperare nel bordo di poppa; non abbastanza per avvicinarsi al suo amico Stefano B., ma abbastanza da finire davanti al suo acerrimo rivale, il Callido Renato i cui difetti sono già stati enumerati in questa sede.
Nella seconda regata, il vento, che fino ad allora era stato pochino, ma costante, si è fatto più sostenuto, ma intermittente e le onde basse e rafficinate hanno reso la navigazione faticosa e frustrante.
Persa la speranza di raggiungere Stefano, che, più che in OCS, era partito in DCL (Davanti Capo Linaro), il Velista Mascherato si è concentrato sulla conduzione e, mettendo a frutto le ore passate in palestra a lavorare sui quadricipiti (lo sapevate che la resistenza al lavoro isometrico dipende direttamente dalla forza massimale? sì? e allora mi spiegate cosa vulo dire?), ha cercato di tenere la barca più piatta possibile nelle raffiche e di non tirarsela addosso nei cali di vento. Tutto è andato bene fino a che, a un incrocio, il Callido Renato ha messo a frutto le ore passate ad Haiti a lavorare sulle sue doti di negromante e, con un sortilegio Voodoo, ha fatto sì che, in virata, il boma della barca del Velista Mascherato si impigliasse nel suo (del VM) giubbotto salvagente, blocando la vela e facendo coricare la barca su un fianco.
Agile come un marsuino, il nostro eroe ha rapidamente raddrizzato la sua imbarcazione e si è messo all'inseguimento della sua Nèmesi, ma durante l'ultimo bordo di poppa, un'onda malandrina, unita a un calo di attenzione (trovate un interessante articolo su questo argomento su Proper Course) causavano una strambata che mandava in fumo ogni sua residua speranza di rimonta.
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Campionato invernale,
Laser,
Regate,
Santa Marinella
domenica 6 novembre 2011
Gioventù spugnata
Quando c'è mare grosso, come nei giorni scorsi, la rada davanti al porto di Santa Marinella si riempie di surfisti.
Muta nera e piedi nudi, aspettano seduti sulle loro tavole che arrivi l'onda giusta, la cavalcano (provano a farlo, almeno) e quando un errore o un flutto invidioso li fa cadere, scompaiono nel bianco della schiuma per riemergere poco più in là e ricominciare tutto da capo.
Un tempo credevo che questi ragazzi scimmiottassero gli americani, ora ho capito che il surf è una metafora della loro vita: con un insieme di cognizioni limitato, si tuffano nell'acqua fredda, nuotano per qualche centinajo di metri, poi si siedono e aspettano che arrivi un'onda buona. Quando (se) l'onda arriva, provano a cavalcarla, in equilibrio sulla loro tavola, fin dove possono.
La maggior parte cade quasi subito - per inesperienza, presunzione o sfortuna; quelli che riescono a restare in piedi più a lungo, quando cadono, trovano un fondo più basso ed è più probabile che si facciano male. I più bravi, o i più fortunati, riescono a non cadere ed arrivano incolumi fino alla fine della corsa, che è lo stesso punto da cui erano partiti e dal quale si erano allontanati faticosamente.
Vedendoli, non posso fare a meno di pensare a quanto il loro sport sia diverso dal nostro: mentre noi possiamo sfruttare la forza del vento per andare dove vogliamo, anche nella direzione opposta a quella da cui il vento proviene, loro sono passivi, dipendenti da una forza che, nella migliore delle ipotesi, li trascina con sé.
Il loro, è un viaggio denso di emozioni, ma breve e inconcludente, ed anche in questo io vedo un riflesso della mentalità corrente, incentrata sui piaceri sensuali e sull'appagamento estetico - nell'accezione più limitata del termine.
Se dovessi fare un paragone con i vini (paragone più che appropriato, visto che finora mi sono scolato due bicchieri di Berlucchi e un numero imprecisato di bicchierini di Vodka), direi che la nostra è la Società del Novello: un vino facile da apprezzare, ma impermanente e privo di struttura.
Let them, come direbbe Achab, ma io continuo a preferire l'Amarone.
Muta nera e piedi nudi, aspettano seduti sulle loro tavole che arrivi l'onda giusta, la cavalcano (provano a farlo, almeno) e quando un errore o un flutto invidioso li fa cadere, scompaiono nel bianco della schiuma per riemergere poco più in là e ricominciare tutto da capo.
Un tempo credevo che questi ragazzi scimmiottassero gli americani, ora ho capito che il surf è una metafora della loro vita: con un insieme di cognizioni limitato, si tuffano nell'acqua fredda, nuotano per qualche centinajo di metri, poi si siedono e aspettano che arrivi un'onda buona. Quando (se) l'onda arriva, provano a cavalcarla, in equilibrio sulla loro tavola, fin dove possono.
La maggior parte cade quasi subito - per inesperienza, presunzione o sfortuna; quelli che riescono a restare in piedi più a lungo, quando cadono, trovano un fondo più basso ed è più probabile che si facciano male. I più bravi, o i più fortunati, riescono a non cadere ed arrivano incolumi fino alla fine della corsa, che è lo stesso punto da cui erano partiti e dal quale si erano allontanati faticosamente.
Vedendoli, non posso fare a meno di pensare a quanto il loro sport sia diverso dal nostro: mentre noi possiamo sfruttare la forza del vento per andare dove vogliamo, anche nella direzione opposta a quella da cui il vento proviene, loro sono passivi, dipendenti da una forza che, nella migliore delle ipotesi, li trascina con sé.
Il loro, è un viaggio denso di emozioni, ma breve e inconcludente, ed anche in questo io vedo un riflesso della mentalità corrente, incentrata sui piaceri sensuali e sull'appagamento estetico - nell'accezione più limitata del termine.
Se dovessi fare un paragone con i vini (paragone più che appropriato, visto che finora mi sono scolato due bicchieri di Berlucchi e un numero imprecisato di bicchierini di Vodka), direi che la nostra è la Società del Novello: un vino facile da apprezzare, ma impermanente e privo di struttura.
Let them, come direbbe Achab, ma io continuo a preferire l'Amarone.
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sabato 5 novembre 2011
Deja Vu
Ale': yacht a Est!
Stanco delle infide acque del lago di Bracciano, il Velista Mascherato ha deciso di trasferire il suo Laser al mare.
In attesa di trovargli una collocazione definitiva, l'ha parcheggiato al Circolo Pescatori Sportivi di Santa Marinella, dove, fra una settimana, prenderà il via un Campionato invernale che si prevede affollato e combattuto, non tanto in acqua, quanto negli spogliatoj: già l'anno scorso, che eravamo quattro gatti, quando ti mettevi la muta ti sentivi Superman, perché lo spazio che avevi a disposizione era più o meno quello che c'è in una cabina telefonica; quest'anno, voglio proprio vedere come riusciremo a cambiarci, farci la doccia e rivestirci, avendo a disposizione solo due panchette IKEA e un paio di appendi-abiti..
Anche da un punto di vista metereologico tutto è rimasto come l'avevamo lasciato: acqua color caffellatte, onde e vento. WindGuru, per questo fine-settimana, assegnava ben quattro stelle alla zona di Capo Linaro, con trenta (30) nodi di vento e raffiche fino a quaranta (40). Magari ha esagerato un po', ma venti nodi c'erano tutti e, in quanto a onde..
Stanco delle infide acque del lago di Bracciano, il Velista Mascherato ha deciso di trasferire il suo Laser al mare.
In attesa di trovargli una collocazione definitiva, l'ha parcheggiato al Circolo Pescatori Sportivi di Santa Marinella, dove, fra una settimana, prenderà il via un Campionato invernale che si prevede affollato e combattuto, non tanto in acqua, quanto negli spogliatoj: già l'anno scorso, che eravamo quattro gatti, quando ti mettevi la muta ti sentivi Superman, perché lo spazio che avevi a disposizione era più o meno quello che c'è in una cabina telefonica; quest'anno, voglio proprio vedere come riusciremo a cambiarci, farci la doccia e rivestirci, avendo a disposizione solo due panchette IKEA e un paio di appendi-abiti..
Anche da un punto di vista metereologico tutto è rimasto come l'avevamo lasciato: acqua color caffellatte, onde e vento. WindGuru, per questo fine-settimana, assegnava ben quattro stelle alla zona di Capo Linaro, con trenta (30) nodi di vento e raffiche fino a quaranta (40). Magari ha esagerato un po', ma venti nodi c'erano tutti e, in quanto a onde..
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lunedì 31 ottobre 2011
Mala tempora sailing
Un tempo, gli avvisi ai naviganti erano un momento lieto dela navigazione: dalla radio accesa sul canale 16 sentivi l'annuncio: "Securité, Securité, Securité...", al che, passavi sul canale 25 e ingannavi il tempo ascoltando notizie di fari in avaria, di boe mancanti o addirittura, come in una telenovela, potevi seguire la lenta deriva di un cavo per l'ormeggio delle petroliere.
Ora, invece, il primo annuncio di ogni bollettino è:
Ora, invece, il primo annuncio di ogni bollettino è:
0170/11 EASTERN MEDITERRANEAN - GULF OF SIRTE
OPERATION UNIFIED PROTECTOR (NATO MARITIME EMBARGO OPS)
1. COMMAND AND CONTROL OF NATO MARITIME EMBARGO OPERATION
NATO has assumed the role of coordinator for the maritime embargo operations in vicinity of Libyan Arab Jamahiriya (Libya) in accordance with the United Nation Security resolution (UNSCR) 1970 and 1973. There continues to be a large number of naval vessels operating in the area.
2. MARITIME SURVEILLANCE AREA (MSA)
Maritime Interdiction Operations (MIO) are conducted in the Mediterranean Sea and systematically enforced in the following Maritime Surveillance Area (MSA):
- Northern limit: 34-00 N;
- Western limit: 34°00.0'N - 012°00.0'E;
- Southern limit: Libya TTW limit (not included)
- Eastern limits: 34°00.0'N - 022°00.0'E and 33°00.0'N - 025°00.0'E.
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sabato 12 marzo 2011
Maremosso
Sabato pomeriggio, il Velista Mascherato arriva al porto di Santa Marinella verso le 14:00 ora locale. Ci sono delle vele triangolari in acqua, ma il mare è bello mosso: il vento probabilmente non supera i venti nodi, ma le onde sono alte e ripide.
Il nostro eroe osserva incerto i flutti oltre il frangi-flutti. Non ha una grossissima voglia di scendere in acqua: è stanco e il tempo è poco; d'altro canto, sa cosa l'aspetta, se solo decide di oltrepassare l'imboccatura del porto - le sensazioni provate due domeniche prima sono ancora vive nella sua memoria - e gli ripugna rinunciarvi.
"Intanto, armo la barca," pensa, tutt'altro che neutro. "Se, quando ho finito, c'è ancora qualcuno in acqua, mi cambio ed esco."
Pochi minuti dopo (qualcuno più del solito: se l'è presa comoda), la barca è armata e pronta. Nessuno è ancora rientrato.
"Intanto mi cambio," pensa il nostro eroe. "Se, quando sono pronto, c'è ancora qualcuno in acqua, esco."
Si cambia (con calma) e quando esce dallo spogliatojo scopre che parte della flotta è rientrata. Parte, però, non tutta: fuori ci sono ancora due radial e un gommone.
"D'accordo: esco," decide. "Anche se so già che me ne pentirò..."
Non se ne pentirà.
Il nostro eroe osserva incerto i flutti oltre il frangi-flutti. Non ha una grossissima voglia di scendere in acqua: è stanco e il tempo è poco; d'altro canto, sa cosa l'aspetta, se solo decide di oltrepassare l'imboccatura del porto - le sensazioni provate due domeniche prima sono ancora vive nella sua memoria - e gli ripugna rinunciarvi.
"Intanto, armo la barca," pensa, tutt'altro che neutro. "Se, quando ho finito, c'è ancora qualcuno in acqua, mi cambio ed esco."
Pochi minuti dopo (qualcuno più del solito: se l'è presa comoda), la barca è armata e pronta. Nessuno è ancora rientrato.
"Intanto mi cambio," pensa il nostro eroe. "Se, quando sono pronto, c'è ancora qualcuno in acqua, esco."
Si cambia (con calma) e quando esce dallo spogliatojo scopre che parte della flotta è rientrata. Parte, però, non tutta: fuori ci sono ancora due radial e un gommone.
"D'accordo: esco," decide. "Anche se so già che me ne pentirò..."
Non se ne pentirà.
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domenica 27 febbraio 2011
Ùla badùla - Epilogo
"La fine di ogni cosa è sempre amara," dice il Poeta. "È come quando cala la bandiera." (*)
Si vede che il Califfo non è mai andato in Laser.
I pochi minuti che occorrono al Velista Mascherato per rientrare al porto di Santa Marinella lo segnano per sempre. Torna a terra, d'accordo, ma solo perché non sarebbe prudente restare lì fuori da solo; potendo, resterebbe in mare: zuppo, infreddolito, ma felice.
Dopo diciassette mesi di noviziato, ha capito finalmente a cosa serva davvero quello strano attrezzo ginnico travestito da barca a vela: a correre (tanto) sulle onde (alte).
Chi se ne frega delle regate, chi se ne frega della tattica, chi se ne frega della ranking-list: per quello che lo riguarda, da oggi in poi, tutto ciò che farà sul/con/per il Laser sarà finalizzato a rivivere pienamente quelle stesse emozioni che oggi ha appena avvertito. La prossima settimana riporterà la sua barca al lago, certo, ma, ogni volta che potrà, tornerà qui, al mare, a farsi sballottolare dal vento e dalle onde, perché ha capito che non c'è niente, che possa paragonarsi a questo.
Niente che a lui interessi, quanto meno.
Quando, oltre la punta dell'antimurale, compaiono le prime vele bianche, il Velista Mascherato ha già fatto la doccia e ha disarmato il suo Laser. Videocamera in mano, va in testa al molo e riprende le manovre di rientro, così che non si possa pensare, sentendo i racconti di questa giornata, che siano il frutto della naturale propensione all'eccesso degli uomini di mare.
Uno dei primi ad arrivare è il suo amico Andrea, che ha abbandonato la regata dopo la terza scuffia in poppa. E Andrea è uno bravo.
Mentre le barche si accalcano davanti allo scivolo di alaggio, un ragazzo viene portato all'ospedale perché gli è arrivata sulla schiena la prua di un avversario; chi, scuffiando, è finito di faccia sull'albero, si limita a inveire.
Il resto, lo potete vedere da soli.
Si vede che il Califfo non è mai andato in Laser.
I pochi minuti che occorrono al Velista Mascherato per rientrare al porto di Santa Marinella lo segnano per sempre. Torna a terra, d'accordo, ma solo perché non sarebbe prudente restare lì fuori da solo; potendo, resterebbe in mare: zuppo, infreddolito, ma felice.
Dopo diciassette mesi di noviziato, ha capito finalmente a cosa serva davvero quello strano attrezzo ginnico travestito da barca a vela: a correre (tanto) sulle onde (alte).
Chi se ne frega delle regate, chi se ne frega della tattica, chi se ne frega della ranking-list: per quello che lo riguarda, da oggi in poi, tutto ciò che farà sul/con/per il Laser sarà finalizzato a rivivere pienamente quelle stesse emozioni che oggi ha appena avvertito. La prossima settimana riporterà la sua barca al lago, certo, ma, ogni volta che potrà, tornerà qui, al mare, a farsi sballottolare dal vento e dalle onde, perché ha capito che non c'è niente, che possa paragonarsi a questo.
Niente che a lui interessi, quanto meno.
Quando, oltre la punta dell'antimurale, compaiono le prime vele bianche, il Velista Mascherato ha già fatto la doccia e ha disarmato il suo Laser. Videocamera in mano, va in testa al molo e riprende le manovre di rientro, così che non si possa pensare, sentendo i racconti di questa giornata, che siano il frutto della naturale propensione all'eccesso degli uomini di mare.
Uno dei primi ad arrivare è il suo amico Andrea, che ha abbandonato la regata dopo la terza scuffia in poppa. E Andrea è uno bravo.
Mentre le barche si accalcano davanti allo scivolo di alaggio, un ragazzo viene portato all'ospedale perché gli è arrivata sulla schiena la prua di un avversario; chi, scuffiando, è finito di faccia sull'albero, si limita a inveire.
Il resto, lo potete vedere da soli.
* Franco Califano, Disperati pensieri di un impotente
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Ùla badùla - Seconda parte
Alla fine del briefing, il Velista Mascherato è sempre più inquieto, ma i presagi che scuotono la sua olimpica indifferenza, ora, sono tutt'altro che foschi.
Si aspettava una giornata tranquilla e, invece, ecco qui le peggiori condizioni con cui sia mai uscito, Hyères compreso: il vento, da ESE, è salito ancora - a occhio, saranno sedici/diciotto nodi costanti con raffiche intorno ai vènti; il mare è ancora abbastanza calmo, ma mancano due ore alla partenza ed è probabile che aumenterà.
Malgrado ciò, il nostro eroe ha deciso di uscire. Un po' perché ci saranno anche i suoi amici dell'YCBE, un po' perché è per questo che si è allenato durante gli ultimi mesi: ha preso il mare, ha preso il vento, ha preso il freddo; magari non tutti insieme, come adesso, ma non può dirsi impreparato.
"Amiamo ciò che ci ucciderà," pensa, mentre si avvia verso gli spogliatoi.
Quando ne esce, sigillato nella sua muta stagna, scopre che ha cominciato a piovigginare. Non si ricorda cosa voglia dire, in termini metereologici, ma è abbastanza certo che non sia un buon segno.
Esce dal porto pochi minuti dopo le 1100 (Zulu) e si avvia, prudentemente, verso il campo di gara che non è, come sperava, davanti al porto, ma molto più a destra.
Nel frattempo, le condizioni meteo sono ulteriormente peggiorate: ci sono circa venti nodi costanti e un metro e mezzo di onda.
La barca giuria è in posizione, ma le boe sono ancora legate ai gommoni: come scoprirà più tardi, il vento, che è arrivato da ESE tutta la mattina, poco prima è saltato di colpo a SSE e i giudici stanno aspettando che si stabilizzi.
Prova a scendere lungo un'ipotetica linea di partenza, ma ci sono troppe barche che vagano senza controllo (la sua, è una di queste), così si allontana un po' e prova un paio di bordi di bolina.
La prima virata gli viene bene; la seconda un po' meno: tarda a passare sopravvento e il Laser si corica su un fianco. Riesce a metterlo dritto senza finire in acqua, ma, quando cerca di ripartire, la barca comincia ad andare indietro a una velocità sorprendente. Dopo un primo momento di stupore (leggermente venato di compiacimento: "Ammazza, quanto sto a anda' forte!") il nostro eroe manda il timone tutto da un lato e la barca, se Dio vuole, accosta quel tanto che gli permette di farla ripartire di bolina, in direzione della barca giuria.
Con la scusa di controllare lo scarroccio, il Velista Mascherato si ferma a riprendere fiato e si guarda intorno. Ci sono vele ovunque: standard, radial e 4.7, che si schivano fra un'onda e l'altra, sullo sfondo di un cielo plumbeo. Se la vela fosse un peccato mortale, pensa, è così che apparirebbe il girone dei laseristi.
Beve un sorso d'acqua, poi si rimette in moto.
Dopo due bordi di bolina, si convince, inopinatamente, di essere in grado di controllare la situazione, così, azzarda un esaltante bordo di lasco e un'abbattuta. Ne viene fuori indenne, ma un attimo di distrazione, dovuto all'avvistamento di un amico, gli regala la seconda scuffia della giornata.
Vuoi per il freddo, vuoi per la fretta, vuoi perché è un imbecille, si aggrappa alla deriva senza considerare il vento e le onde e così, pochi secondi dopo, annaspa terrorizzato sotto alla vela, che gi è arrivata in testa e che, comprensibilmente, cerca di farlo affogare. Quando finalmente riesce a rimettere dritto il suo Laser e a salire a bordo, non può fare a meno di pensare a una delle Famose Frasi di Sergio:
Dubbioso, va verso il gommone del Coach Mascherato per chiedegli consiglio, ma non si accorge che due ragazzini con i 4.7 stanno facendo altrettanto. Se li trova così, fermi, una davanti e uno sottovento e, per schivarli, deve poggiare di colpo.
Con mare e vento alle spalle, la sua barca parte con un'accelerazione degna del Millennium Falcon, ma il computer di bordo deve aver sbagliato qualche decimale nei conti per il salto nell'iperspazio perché, alla prima onda, Chewbacca finisce in nuovamente in acqua e stavolta non ha dubbî: NON si sta divertendo.
Rimette dritta la barca, schiva il Laser della ragazzina, che nel frattempo ha scuffiato per simpatia, poi, si avvia verso il porto.
Non si aspetta minimamente che...
(continua...)
Malgrado ciò, il nostro eroe ha deciso di uscire. Un po' perché ci saranno anche i suoi amici dell'YCBE, un po' perché è per questo che si è allenato durante gli ultimi mesi: ha preso il mare, ha preso il vento, ha preso il freddo; magari non tutti insieme, come adesso, ma non può dirsi impreparato.
"Amiamo ciò che ci ucciderà," pensa, mentre si avvia verso gli spogliatoi.
Quando ne esce, sigillato nella sua muta stagna, scopre che ha cominciato a piovigginare. Non si ricorda cosa voglia dire, in termini metereologici, ma è abbastanza certo che non sia un buon segno.
Esce dal porto pochi minuti dopo le 1100 (Zulu) e si avvia, prudentemente, verso il campo di gara che non è, come sperava, davanti al porto, ma molto più a destra.
Nel frattempo, le condizioni meteo sono ulteriormente peggiorate: ci sono circa venti nodi costanti e un metro e mezzo di onda.
La barca giuria è in posizione, ma le boe sono ancora legate ai gommoni: come scoprirà più tardi, il vento, che è arrivato da ESE tutta la mattina, poco prima è saltato di colpo a SSE e i giudici stanno aspettando che si stabilizzi.
Prova a scendere lungo un'ipotetica linea di partenza, ma ci sono troppe barche che vagano senza controllo (la sua, è una di queste), così si allontana un po' e prova un paio di bordi di bolina.
La prima virata gli viene bene; la seconda un po' meno: tarda a passare sopravvento e il Laser si corica su un fianco. Riesce a metterlo dritto senza finire in acqua, ma, quando cerca di ripartire, la barca comincia ad andare indietro a una velocità sorprendente. Dopo un primo momento di stupore (leggermente venato di compiacimento: "Ammazza, quanto sto a anda' forte!") il nostro eroe manda il timone tutto da un lato e la barca, se Dio vuole, accosta quel tanto che gli permette di farla ripartire di bolina, in direzione della barca giuria.
Con la scusa di controllare lo scarroccio, il Velista Mascherato si ferma a riprendere fiato e si guarda intorno. Ci sono vele ovunque: standard, radial e 4.7, che si schivano fra un'onda e l'altra, sullo sfondo di un cielo plumbeo. Se la vela fosse un peccato mortale, pensa, è così che apparirebbe il girone dei laseristi.
Beve un sorso d'acqua, poi si rimette in moto.
Dopo due bordi di bolina, si convince, inopinatamente, di essere in grado di controllare la situazione, così, azzarda un esaltante bordo di lasco e un'abbattuta. Ne viene fuori indenne, ma un attimo di distrazione, dovuto all'avvistamento di un amico, gli regala la seconda scuffia della giornata.
Vuoi per il freddo, vuoi per la fretta, vuoi perché è un imbecille, si aggrappa alla deriva senza considerare il vento e le onde e così, pochi secondi dopo, annaspa terrorizzato sotto alla vela, che gi è arrivata in testa e che, comprensibilmente, cerca di farlo affogare. Quando finalmente riesce a rimettere dritto il suo Laser e a salire a bordo, non può fare a meno di pensare a una delle Famose Frasi di Sergio:
"Ma siamo sicuri, che ci stiamo divertendo?"
Non ne è più molto sicuro, in effetti: vento e mare sono in continuo peggioramento, il campo di regata ancora non è pronto ed è perfettamente chiaro che, nel caso si faccia la regata, l'unica tattica possibile sarà restare incolumi. Il nostro eroe è abbastanza sicuro di poter sopravvivere ai bordi di bolina e di lasco, ma cosa succederà, nei due bordi di poppa?Dubbioso, va verso il gommone del Coach Mascherato per chiedegli consiglio, ma non si accorge che due ragazzini con i 4.7 stanno facendo altrettanto. Se li trova così, fermi, una davanti e uno sottovento e, per schivarli, deve poggiare di colpo.
Con mare e vento alle spalle, la sua barca parte con un'accelerazione degna del Millennium Falcon, ma il computer di bordo deve aver sbagliato qualche decimale nei conti per il salto nell'iperspazio perché, alla prima onda, Chewbacca finisce in nuovamente in acqua e stavolta non ha dubbî: NON si sta divertendo.
Rimette dritta la barca, schiva il Laser della ragazzina, che nel frattempo ha scuffiato per simpatia, poi, si avvia verso il porto.
Non si aspetta minimamente che...
(continua...)
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Ùla badùla - Prima parte
Il Velista Mscherato si sveglia alle 0644 (CET), sedici minuti prima del suono della sveglia.
È inquieto: foschi presagi scuotono la sua olimpica indifferenza.
Si alza, va alla finestra e guarda fuori: come da programma, la petroliera all'àncora ha ruotato di centottanta gradi rispetto alla sua posizione della sera precedente e adesso, com'era avvenuto alle sue sorelle minori la scorsa settimana, ha la prua rivolta verso Capo Linaro.
Ciò non ostante, cè qualcosa che non va..
"Dev'essere entrato scirocco," pensa il nostro eroe, aprendo la finestra. "Ma allora, perché non fa caldo?"
Una voce di donna alle sue spalle, dice:
"Cosa fai, lì in piedi, a quest'ora?"
Un'altra voce aggiunge, languida:
"Dài, torna qui a giocare con noi!.."
Sono due hostess (gemelle) della Japan Airlines che ha conosciuto la sera prima nella pizzeria "Il Bambu" - famosa per avere il cameriere con il più basso quoziente di intelligenza al Mondo e delle sale da pranzo grandi come un ascensore; per un po' hanno fatto finta di essere lì per caso, ma dopo un paio di birre hanno confessato di esserci andate apposta per conoscerlo. Non sapevano dove andare a dormire, così se l'è portate in albergo.
"Torna qui," dice la più sfrontata delle due. "Vogliamo il tuo asso di bastoni."
Lui, nemmeno si volta.
"Giocate da sole," mormora, dando un ultimo sguardo pensoso al cielo bigio. "Io ho da fare."
Va alla sedia su cui sono poggiati i suoi abiti e comincia a vestirsi. Le due gemelle si rabbuiano.
"Non è giusto, però," si lamenta una delle due. "Proprio adesso che ho pescato il tre di briscola!.."
Nella sala da pranzo dell'albergo, c'è solo un altro cliente. Dev'essere anche lui un velista, perché indossa dei pantaloni di cotone pesante con le tasche laterali e un giubbotto rosso della Slam; in pratica, lui e il Velista Mascherato sono vestiti uguali. Socievole come sempre, il nostro eroe prova a fare un po' di conversazione:
"Ma una volta, lo scirocco, non era caldo?" chiede.
"Questo non è scirocco," risponde l'altro e, senza fornire ulteriori spiegazioni, si rimette a leggere il giornale.
Il Velista Mascherato sta per dargli uno scappellotto per punirlo della sua bòria, ma un articolo sul giornale che l'altro sta leggendo attrae la sua attenzione:
"Muore giocando a tennis con il figlio". Sotto al titolo, la foto di un tipo dall'aria impiegatizia di circa cinquant'anni e una didascalia: "Il figlio della vittima. Erediterà la florida azienda familiare".
Il nostro eroe arriva al porto di Santa Marinella poco prima delle 0700 (UTC). Curiosamente, non cè nessuno.
Prende un caffé al bar, poi comincia ad armare la barca.
Alle 0858 (UTC+1) la barca è armata, ma degli altri regatanti, ancora non c'è traccia; in compenso, il vento sta aumentando e il mare con lui...
(continua...)
Si alza, va alla finestra e guarda fuori: come da programma, la petroliera all'àncora ha ruotato di centottanta gradi rispetto alla sua posizione della sera precedente e adesso, com'era avvenuto alle sue sorelle minori la scorsa settimana, ha la prua rivolta verso Capo Linaro.
Ciò non ostante, cè qualcosa che non va..
"Dev'essere entrato scirocco," pensa il nostro eroe, aprendo la finestra. "Ma allora, perché non fa caldo?"
Una voce di donna alle sue spalle, dice:
"Cosa fai, lì in piedi, a quest'ora?"
Un'altra voce aggiunge, languida:
"Dài, torna qui a giocare con noi!.."
Sono due hostess (gemelle) della Japan Airlines che ha conosciuto la sera prima nella pizzeria "Il Bambu" - famosa per avere il cameriere con il più basso quoziente di intelligenza al Mondo e delle sale da pranzo grandi come un ascensore; per un po' hanno fatto finta di essere lì per caso, ma dopo un paio di birre hanno confessato di esserci andate apposta per conoscerlo. Non sapevano dove andare a dormire, così se l'è portate in albergo.
"Torna qui," dice la più sfrontata delle due. "Vogliamo il tuo asso di bastoni."
Lui, nemmeno si volta.
"Giocate da sole," mormora, dando un ultimo sguardo pensoso al cielo bigio. "Io ho da fare."
Va alla sedia su cui sono poggiati i suoi abiti e comincia a vestirsi. Le due gemelle si rabbuiano.
"Non è giusto, però," si lamenta una delle due. "Proprio adesso che ho pescato il tre di briscola!.."
Nella sala da pranzo dell'albergo, c'è solo un altro cliente. Dev'essere anche lui un velista, perché indossa dei pantaloni di cotone pesante con le tasche laterali e un giubbotto rosso della Slam; in pratica, lui e il Velista Mascherato sono vestiti uguali. Socievole come sempre, il nostro eroe prova a fare un po' di conversazione:
"Ma una volta, lo scirocco, non era caldo?" chiede.
"Questo non è scirocco," risponde l'altro e, senza fornire ulteriori spiegazioni, si rimette a leggere il giornale.
Il Velista Mascherato sta per dargli uno scappellotto per punirlo della sua bòria, ma un articolo sul giornale che l'altro sta leggendo attrae la sua attenzione:
"Muore giocando a tennis con il figlio". Sotto al titolo, la foto di un tipo dall'aria impiegatizia di circa cinquant'anni e una didascalia: "Il figlio della vittima. Erediterà la florida azienda familiare".
Il nostro eroe arriva al porto di Santa Marinella poco prima delle 0700 (UTC). Curiosamente, non cè nessuno.
Prende un caffé al bar, poi comincia ad armare la barca.
Alle 0858 (UTC+1) la barca è armata, ma degli altri regatanti, ancora non c'è traccia; in compenso, il vento sta aumentando e il mare con lui...
(continua...)
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domenica 20 febbraio 2011
À la mer comme à la mer...
Quando il Velista Mascherato si sveglia, la prima cosa che vede è il mare. Non succedeva da un sacco di tempo, si era quasi scordato quanto fosse bello, svegliarsi così.
Il cielo è plumbeo, non c'è un alito di vento, ma è sempre meglio questo, del muro del palazzo di fronte.
Infinitamente meglio.
Al largo, ci sono tre petroliere all'àncora; ieri avevano la prua rivolta verso il porto di Civitavecchia, ma nella notte qualcuno o qualcosa le ha fatte ruotare di centottanta gradi e ora son lì che guardano malinconiche la sagoma di Capo Linaro, ancora coperta dalla foschia mattutuna.
"Dev'esserci corrente," pensa il nostro eroe, neutro.
Mentre scende a fare colazione, gli arriva un SMS con cui sua madre, cardiopatica (e te credo: con un figlio così...), gli fa sapere di essere ancora viva - un'abitudine presa quando la povera donna era sola in casa, che hanno mantenuto anche quando non lo è stata più. Il testo del messaggio di oggi, recita:
Fatta colazione e pagato il conto, il Velista Mascherato torna in camera a prendere le sue cose e scopre, contestualmente, che nel campo da tennis sotto il suo balcone si sta svolgendo la più brutta partita a tennis della Storia, fra un tipo dall'aria impiegatizia di circa cinquant'anni e quello che potrebbe essere o suo padre o una mummia sottratta al museo del Cairo durante i recenti tafferugli. Molto probabilmente il figlio vuole uccidere il genitore, perché alterna mazzate a fondo campo e smorzate sotto rete, che il geriatra rincorre tanto faticosamente quanto inutilmente.
"Il delitto perfetto," pensa il nostro eroe, neutro.
Pochi minuti dopo, guida in direzione del porto di Santa Marinella, dove arriva più o meno alla stessa ora in cui esce di casa, quando parte da Roma. Beve un caffé, saluta gli amici del Circolo Pescatori Sportivi Mascherati, poi va a prendere la barca. Mentre aspettiamo che torni, vi racconto una cosa sui Pescatori Sportivi Mascherati.
Questi simpatici individui, hanno una particolarità: qualunque cosa tu possa aver fatto, uno di loro l'ha fatta o prima o meglio; tanto che, se un giorno, al porto di Santa Marinella, arrivasse Gesù camminando sulle acque, troverebbe certamente qualcuno che, sulle acque, c'ha fatto la maratona, chiudendola in tre ore e mezza.
E sarebbe vero.
Il Velista Mascherato arma la sua barca con calma. Più tardi scenderà in acqua e si allenerà proficuamente, ma la sua mente, per tutto il giorno, sarà altrove: al ricordo di ciò che ha visto al risveglio.
Sembra un paradosso, che qualcuno pensi con nostalgia al mare mentre si trova al mare, ma non è così: una cosa è andare al mare, di quando in quando; altro è averlo sempre lì, vicino a te.
Lui lo sa, perché è qualcosa che ha già vissuto, altrove, quando ancora non era un Velista Mascherato. È stata un'esperienza che gli è costata molto - in tutti i sensi - e non è del tutto certo che ne sia valsa la pena, ma, allo stesso modo, non è del tutto certo di non volerci riprovare.
San Remo è finito.
Sarà finito, l'inverno?
Il cielo è plumbeo, non c'è un alito di vento, ma è sempre meglio questo, del muro del palazzo di fronte.
Infinitamente meglio.
Al largo, ci sono tre petroliere all'àncora; ieri avevano la prua rivolta verso il porto di Civitavecchia, ma nella notte qualcuno o qualcosa le ha fatte ruotare di centottanta gradi e ora son lì che guardano malinconiche la sagoma di Capo Linaro, ancora coperta dalla foschia mattutuna.
"Dev'esserci corrente," pensa il nostro eroe, neutro.
Mentre scende a fare colazione, gli arriva un SMS con cui sua madre, cardiopatica (e te credo: con un figlio così...), gli fa sapere di essere ancora viva - un'abitudine presa quando la povera donna era sola in casa, che hanno mantenuto anche quando non lo è stata più. Il testo del messaggio di oggi, recita:
"San Remo è finito. Sarà primavera?"
È un chiaro riferimento al metodo con cui suo nonno soleva scandire il passaggio delle stagioni, facendo riferimento agli eventi televisivi: "Quando finisce il Festival di San Remo," diceva "è finito l'inverno; quando comincia Giochi Senza Frontiere, è finita l'estate". Autunno e primavera non erano contemplate in questo suo lunario televisivo, segno evidente che, già allora, non c'eano più le mezze stagioni.Fatta colazione e pagato il conto, il Velista Mascherato torna in camera a prendere le sue cose e scopre, contestualmente, che nel campo da tennis sotto il suo balcone si sta svolgendo la più brutta partita a tennis della Storia, fra un tipo dall'aria impiegatizia di circa cinquant'anni e quello che potrebbe essere o suo padre o una mummia sottratta al museo del Cairo durante i recenti tafferugli. Molto probabilmente il figlio vuole uccidere il genitore, perché alterna mazzate a fondo campo e smorzate sotto rete, che il geriatra rincorre tanto faticosamente quanto inutilmente.
"Il delitto perfetto," pensa il nostro eroe, neutro.
Pochi minuti dopo, guida in direzione del porto di Santa Marinella, dove arriva più o meno alla stessa ora in cui esce di casa, quando parte da Roma. Beve un caffé, saluta gli amici del Circolo Pescatori Sportivi Mascherati, poi va a prendere la barca. Mentre aspettiamo che torni, vi racconto una cosa sui Pescatori Sportivi Mascherati.
Questi simpatici individui, hanno una particolarità: qualunque cosa tu possa aver fatto, uno di loro l'ha fatta o prima o meglio; tanto che, se un giorno, al porto di Santa Marinella, arrivasse Gesù camminando sulle acque, troverebbe certamente qualcuno che, sulle acque, c'ha fatto la maratona, chiudendola in tre ore e mezza.
E sarebbe vero.
Il Velista Mascherato arma la sua barca con calma. Più tardi scenderà in acqua e si allenerà proficuamente, ma la sua mente, per tutto il giorno, sarà altrove: al ricordo di ciò che ha visto al risveglio.
Sembra un paradosso, che qualcuno pensi con nostalgia al mare mentre si trova al mare, ma non è così: una cosa è andare al mare, di quando in quando; altro è averlo sempre lì, vicino a te.
Lui lo sa, perché è qualcosa che ha già vissuto, altrove, quando ancora non era un Velista Mascherato. È stata un'esperienza che gli è costata molto - in tutti i sensi - e non è del tutto certo che ne sia valsa la pena, ma, allo stesso modo, non è del tutto certo di non volerci riprovare.
San Remo è finito.
Sarà finito, l'inverno?
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lunedì 14 febbraio 2011
Bisogna saper perdere - Parte seconda
La terza partenza, se Dio vuole, è quella buona, ma il vento è decisamente agli sgoccioli. Il nostro eroe, per una volta, non improvvisa e si attiene scrupolosamente alla strategia di gara elaborata PRIMA della partenza: va a sinistra e non vira fino a che non è uscito fuori dai rifiuti delle vele degli altri concorrenti, poi, come gli ha insegnato il Coach Mascherato, cerca di tenersi fra i suoi inseguitori e la boa, virando il meno possibile, per non perdere terreno.
Il vento che va e viene (per lo più, va), lo constringe a virare più del previsto, con una qualità del gesto atletico che varia in funzione inversa del tempo trascorso; ciò non ostante, è in testa.
Il vento sta girando a destra, ma il nostro eroe non se ne accorge: ha occhi solo per i filetti sulla vela e per il segnavento sull'albero. Per fortuna, il lato sinistro del percorso è funestato dai 470 che scendono in poppa, quindi lui, senza saperlo, si tiene comunque sul lato buono, per evitare le scie degli spinnaker.
Dopo dodici virate, arriva finalmente sulla lay-line di destra. Si tiene alto e naviga di bolina larga; un po' per compensare la corrente, un po' perché il vento è veramente agli sgoccioli e preferisce non dover stringere troppo. Per la seconda volta nella sua vita (di laserista), passa per primo la boa di bolina e questa volta sa perfettamente dove deve andare: un bordo di lasco, poi poppa, bolina, poppa e finale al lasco.
Lui lo sa, ma il vento non se ne ricordava e ha pensato bene di ruotare a destra di 30°, trasformando il bordo di lasco in un bordo di poppa.
Come se non bastasse, un 470 ritardatario gli complica il passaggio alla seconda boa e lo rallenta quel tanto che serve ai suoi inseguitori per farsi sotto.
Il bordo di poppa, celibe di vento, sembra un quadro di De Chirico, con un'onda troppo bassa per surfare, ma abbastanza alta da rendere difficoltosa la strapoggia e spinnaker di 470 che perturbano quella poca aria che arriva sulla vela. Il Velsta Mascherato, a questo punto, teme più l'orchite che la scuffiata, ma non si arrende: dopo due strambate causate dalle onde, si piazza in ginocchio all'altezza della deriva, tiene aperto il boma con una mano e così resta fino a che non passa, ancora primo, ma di poco, la boa di poppa.
Qui, il tanto atteso segnale di riduzione del percorso non arriva, ma il nostro eroe ne ha abbastanza di giocare alle belle statuine, così, prosegue dritto verso la linea di arrivo, lasciando che siano i suoi giovani inseguitori a contendersi la vittoria in quella che ormai, più che una regata, sembra un concorso di modellismo navale statico.
Per oggi, basta così.
Il vento che va e viene (per lo più, va), lo constringe a virare più del previsto, con una qualità del gesto atletico che varia in funzione inversa del tempo trascorso; ciò non ostante, è in testa.
Il vento sta girando a destra, ma il nostro eroe non se ne accorge: ha occhi solo per i filetti sulla vela e per il segnavento sull'albero. Per fortuna, il lato sinistro del percorso è funestato dai 470 che scendono in poppa, quindi lui, senza saperlo, si tiene comunque sul lato buono, per evitare le scie degli spinnaker.
Dopo dodici virate, arriva finalmente sulla lay-line di destra. Si tiene alto e naviga di bolina larga; un po' per compensare la corrente, un po' perché il vento è veramente agli sgoccioli e preferisce non dover stringere troppo. Per la seconda volta nella sua vita (di laserista), passa per primo la boa di bolina e questa volta sa perfettamente dove deve andare: un bordo di lasco, poi poppa, bolina, poppa e finale al lasco.
Lui lo sa, ma il vento non se ne ricordava e ha pensato bene di ruotare a destra di 30°, trasformando il bordo di lasco in un bordo di poppa.
Come se non bastasse, un 470 ritardatario gli complica il passaggio alla seconda boa e lo rallenta quel tanto che serve ai suoi inseguitori per farsi sotto.
Il bordo di poppa, celibe di vento, sembra un quadro di De Chirico, con un'onda troppo bassa per surfare, ma abbastanza alta da rendere difficoltosa la strapoggia e spinnaker di 470 che perturbano quella poca aria che arriva sulla vela. Il Velsta Mascherato, a questo punto, teme più l'orchite che la scuffiata, ma non si arrende: dopo due strambate causate dalle onde, si piazza in ginocchio all'altezza della deriva, tiene aperto il boma con una mano e così resta fino a che non passa, ancora primo, ma di poco, la boa di poppa.
Qui, il tanto atteso segnale di riduzione del percorso non arriva, ma il nostro eroe ne ha abbastanza di giocare alle belle statuine, così, prosegue dritto verso la linea di arrivo, lasciando che siano i suoi giovani inseguitori a contendersi la vittoria in quella che ormai, più che una regata, sembra un concorso di modellismo navale statico.
Per oggi, basta così.
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Bisogna saper perdere - Parte prima
La vela del Laser Standard ha una superficie di 7.06 m2, che, divisi per 80 chilogrammi di peso, equivalgono a 0.088 m2/chilo. La vela del Laser Radial, di contro, ha una superficie di 5.7 m2, che, divisi per 63 chilogrammi di peso, equivalgono a 0.090 m2/chilo.
Teoricamente, quindi, specie in condizioni di poco vento come quelle di domenica, non c'è poi un così grosso divario fra il nostro eroe (80 chilogrammi, vela standard) e i giovinetti con le radial (peso dichiarato: 63 chilogrammi). Lui ha l'albero più alto, d'accordo, ma gli altri, pesando di meno, hanno una minor superficie bagnata, il che, pareggia i conti.
Ciò non di meno, il Velista Mascherato pone la massima attenzione (per quello che gli consentono le sue capacità) a non essere d'intralcio ai suoi avversarî, maschietti o femminucce che siano: lui è a Santa Marinella per allenarsi, mentre loro, le nuove generazioni, sono lì per gareggiare.
Questo, però, non vuol dire che gli faccia piacere vederseli passare davanti, perciò, dopo le due brutte figure dellle regate precedenti, domenica è sceso in acqua con buon anticipo rispetto alla partenza, deciso a fare tesoro degli errori commessi.
Ha controllato se ci fosse corrente (c'era); ha fatto dei lunghi bordi di bolina in entrambi i lati del campo di gara (vento scarso ed estremamente variabile sia a destra che a sinistra); ha sorvegliato con cura le procedure di partenza, per sincronizzare correttamente il suo cronometro e ha scelto una posizione sulla linea che gli desse la possibiità di acquistare abbrivio prima della partenza.
Tutto inutile: per ben due volte, la giovanile irruenza dei suoi compagni regatanti ha costretto i giudici ad annullare la partenza con un richiamo generale; e, come se non bastasse, il poco vento ha cominciato a scemare...
(continua...)
Teoricamente, quindi, specie in condizioni di poco vento come quelle di domenica, non c'è poi un così grosso divario fra il nostro eroe (80 chilogrammi, vela standard) e i giovinetti con le radial (peso dichiarato: 63 chilogrammi). Lui ha l'albero più alto, d'accordo, ma gli altri, pesando di meno, hanno una minor superficie bagnata, il che, pareggia i conti.
Ciò non di meno, il Velista Mascherato pone la massima attenzione (per quello che gli consentono le sue capacità) a non essere d'intralcio ai suoi avversarî, maschietti o femminucce che siano: lui è a Santa Marinella per allenarsi, mentre loro, le nuove generazioni, sono lì per gareggiare.
Questo, però, non vuol dire che gli faccia piacere vederseli passare davanti, perciò, dopo le due brutte figure dellle regate precedenti, domenica è sceso in acqua con buon anticipo rispetto alla partenza, deciso a fare tesoro degli errori commessi.
Ha controllato se ci fosse corrente (c'era); ha fatto dei lunghi bordi di bolina in entrambi i lati del campo di gara (vento scarso ed estremamente variabile sia a destra che a sinistra); ha sorvegliato con cura le procedure di partenza, per sincronizzare correttamente il suo cronometro e ha scelto una posizione sulla linea che gli desse la possibiità di acquistare abbrivio prima della partenza.
Tutto inutile: per ben due volte, la giovanile irruenza dei suoi compagni regatanti ha costretto i giudici ad annullare la partenza con un richiamo generale; e, come se non bastasse, il poco vento ha cominciato a scemare...
(continua...)
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domenica 6 febbraio 2011
I Will Survive
Questa sera, il Velista Mascherato va a letto soddisfatto.
Mentre nell'allenamento di ieri pomeriggio, un'inconsueta quanto incomprensible sbadataggine gli aveva causato tutta una serie di spiacevoli inconvenienti, fra cui: armo della vela con la vela attorcigliata all'albero; ri-armo della vela, con testa-base attorcigliato al boma; inversione di polarità delle batterie della GoPro e, doloroso a dirsi, uscita in mare senza tappo della barca (se n'è accorto un attimo dopo aver lasciato lo scivolo, ma i suoi compagni l'hanno canzonato ugualmente, anche quello che ha fatto la stessa cosa nel Mare del Nord), la giornata odierna, meglio di così, non poteva andare.
Memore delle esperienze passate, il nostro eroe oggi si è recato a Santa Marinella di buon'ora e ha armato la barca con tutta calma, poi si è goduto la splendida giornata di sole, aspettando che alzasse vento.
Il primo refolo è arrivato intorno alle 12:00, mentre il Coach Mascherato terminava la sua lezione dal titolo: "Regola 42, non ti temo!" e il Velista Mascherato è subito corso a cambiarsi, ansioso di scendere in acqua per cimentarsi nella sottile arte della virata in poppa.
Accertata la presenza del tappo (non si sa mai...), il nostro eroe ha preso il largo, ma, appena passato il ridosso del porto, si è accorto che il vento si era fatto sostenuto: circa 15 nodi, che diventavano 18 o forse più sotto raffica. Una leggera corrente da Ovest e dei fastidiosi salti di vento sotto costa completavano il quadro.
Fatto qualche bordo di bolina per scaldarsi, il Velista Mascherato si è raccomandato alle divinità marine, ha acceso la sua videocamera GoPro e ha cominciato un lungo bordo di poppa...
Memore delle esperienze passate, il nostro eroe oggi si è recato a Santa Marinella di buon'ora e ha armato la barca con tutta calma, poi si è goduto la splendida giornata di sole, aspettando che alzasse vento.
Il primo refolo è arrivato intorno alle 12:00, mentre il Coach Mascherato terminava la sua lezione dal titolo: "Regola 42, non ti temo!" e il Velista Mascherato è subito corso a cambiarsi, ansioso di scendere in acqua per cimentarsi nella sottile arte della virata in poppa.
Accertata la presenza del tappo (non si sa mai...), il nostro eroe ha preso il largo, ma, appena passato il ridosso del porto, si è accorto che il vento si era fatto sostenuto: circa 15 nodi, che diventavano 18 o forse più sotto raffica. Una leggera corrente da Ovest e dei fastidiosi salti di vento sotto costa completavano il quadro.
Fatto qualche bordo di bolina per scaldarsi, il Velista Mascherato si è raccomandato alle divinità marine, ha acceso la sua videocamera GoPro e ha cominciato un lungo bordo di poppa...
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domenica 23 gennaio 2011
Strapoggione
Questo fine settimana - per la precisione: questa domenica - il Coach Mascherato, approfittando del fatto che non c'era regata, si è dedicato alla famiglia, lasciando i suoi figli putativi (noi) nelle capaci mani di un Coach Mascherato Vicario che ci ha istruiti sui piaceri della strapoggia.
La giornata, seppur fredda, sembrava promettere bene, con cielo limpido e un bel vento da nord che, a Santa Marinella, non causava alcun moto ondoso; sfortunatamente, però, appena il Velista Mascherato ha indossato la sua muta stagna anti-vento (non nel senso che lo blocca, ma nel senso che lo fa andare via), il cielo si è coperto di nembostrati e la Tramontana ha girato verso sud, andando a scemare.
Ciò non di meno, i nostri eroi sono scesi in acqua e hanno messo in pratica gli insegnamenti testé ricevuti.
Il Velista Mascherato non ha scuffiato, ma ha ancora qualche evidente problema con l'andatura in poppa...
La giornata, seppur fredda, sembrava promettere bene, con cielo limpido e un bel vento da nord che, a Santa Marinella, non causava alcun moto ondoso; sfortunatamente, però, appena il Velista Mascherato ha indossato la sua muta stagna anti-vento (non nel senso che lo blocca, ma nel senso che lo fa andare via), il cielo si è coperto di nembostrati e la Tramontana ha girato verso sud, andando a scemare.
Ciò non di meno, i nostri eroi sono scesi in acqua e hanno messo in pratica gli insegnamenti testé ricevuti.
Il Velista Mascherato non ha scuffiato, ma ha ancora qualche evidente problema con l'andatura in poppa...
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domenica 12 dicembre 2010
Right or wrong, I'm still the capsize...
Aveva ragione il Vecchio Santiago: il Mare è come una bella donna e come una bella donna, non sopporta che la si trascuri. Al lago, puoi permetterti di andarci solo la domenica, al mare no: devi allenarti come si deve.
Per molti di voi questo suonerà ovvio (anche per me, ora che ci penso), ma il Velista Mascherato l'ha capito solo oggi, e nella maniera più dolorosa.
A sua parziale discolpa, va detto che, fino al momento di andare in acqua, aveva fatto tutte le cose per benino: ieri si era riposato, aveva cenato a casa bevendo solo acqua ed era andto a letto presto, dormendo quasi otto ore.
Sfortunatamente, però, nella mattinata, una serie di episodî spiacevoli, avevano alterato il suo umore, rendendolo, se possibile, più scorbutico del solito; così, è sceso in acqua in ritardo, non ha potuto fare nemmeno un bordo di prova né sulla linea di partenza, né sul campo di regata e ne ha pagato le conseguenze.
Le condizioni meteo gli hanno dato una mano, con onda incrociata e vento che, oltre a variare sensibilmente di intensità, saltava da una parte all'altra come un pugile alla prima ripresa, ma il problema grosso è che non si sta allenando come dovrebbe e quel poco che ha imparato in primavera e in estate, i pochi automatismi acquisiti, li sta perdendo, nemmeno tanto lentamente.
Quando è uscito dall'acqua, in anticipo rispetto alla flotta (per i motivi che non faticherete a immaginare, guardando il filmato), era deciso a mollare tutto e ritornarsene al lago, ma già all'altezza di Torrimpietra, sulla strada del ritorno, aveva cambiato idea: resterà al mare, unico adulto in un branco di ragazzini, a farsi umiliare dai suddetti ragazzini e dai flutti fino a che sarà necessario.
Sarà un lungo inverno...
Per molti di voi questo suonerà ovvio (anche per me, ora che ci penso), ma il Velista Mascherato l'ha capito solo oggi, e nella maniera più dolorosa.
A sua parziale discolpa, va detto che, fino al momento di andare in acqua, aveva fatto tutte le cose per benino: ieri si era riposato, aveva cenato a casa bevendo solo acqua ed era andto a letto presto, dormendo quasi otto ore.
Sfortunatamente, però, nella mattinata, una serie di episodî spiacevoli, avevano alterato il suo umore, rendendolo, se possibile, più scorbutico del solito; così, è sceso in acqua in ritardo, non ha potuto fare nemmeno un bordo di prova né sulla linea di partenza, né sul campo di regata e ne ha pagato le conseguenze.
Le condizioni meteo gli hanno dato una mano, con onda incrociata e vento che, oltre a variare sensibilmente di intensità, saltava da una parte all'altra come un pugile alla prima ripresa, ma il problema grosso è che non si sta allenando come dovrebbe e quel poco che ha imparato in primavera e in estate, i pochi automatismi acquisiti, li sta perdendo, nemmeno tanto lentamente.
Quando è uscito dall'acqua, in anticipo rispetto alla flotta (per i motivi che non faticherete a immaginare, guardando il filmato), era deciso a mollare tutto e ritornarsene al lago, ma già all'altezza di Torrimpietra, sulla strada del ritorno, aveva cambiato idea: resterà al mare, unico adulto in un branco di ragazzini, a farsi umiliare dai suddetti ragazzini e dai flutti fino a che sarà necessario.
Sarà un lungo inverno...
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