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sabato 29 settembre 2012

Roses 2012 - Il viaggio di andata

Il nostro eroe ha partecipato all' European Laser Masters Championship a Roses, in Spagna..

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domenica 11 marzo 2012

Velisti nella nebbia - epilogo

Gli inserti anti-condensa della GoPro funzionano davvero bene.
Sono venduti in un astuccio a tenuta stagna richiudibile che contiene tre coppie di inserti, una bustina di Silica-Gel ('o vedi?..) e un utilissimo "Humonitor" con il quale è possibile sorvegliare il grado di umidità all'interno della custodia.
Ciascuna coppia di inserti può essere utilizzata circa quattro volte; per asciugarli e riusarli, basta riscaldarli in forno a 150° per cinque minuti.

L'efficacia del prodotto è precisamente quella pubblicizzata: come vedete dal filmato qui sotto, anche dopo più di due ore di utilizzo continuato, la custodia è del tutto libera da appannamenti e le immagini sono perfettamente nitide.

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domenica 4 marzo 2012

Velisti nella nebbia - seconda parte

Scartata l'ipotesi idroponica casalinga, in pieno delirio ossessivo-compulsivo, il nostro eroe ha ripreso in esame l'opzione Silica-Gel e ha contattato i rivenditori italiani del prodotto che, cortesi e solerti gli hanno risposto:
Per applicazioni del genere, considerando anche le ridotte dimensioni, le suggerirei le micro-bag da 2 grammi. Sono bustine di Silica-Gel molto piccole. Giusto per intenderci, ciascuna bustina ha pressapoco le dimensioni delle note caramelle al latte "Galatine". Il Silica-Gel è rigenerabile per molte volte, non è dannoso per la salute o per gli oggetti e lo stesso involucro con cui sono prodotte le bustine (il DuPont Tyvek) permette l'assorbimento dell'umidità e al tempo stesso evita il rilascio di qualsiasi pulviscolo di Silica-Gel che si può generare dallo sfregamento dei cristalli interni.
Procuratosi una Galatina, il Compulsivo Mascherato ha provato a inserirla nella custodia della videocamera, ma il suo entusiasmo si è rapidamente dissolto, come una manciata di cristalli di Silica-Gel gettati in un bicchier d'acqua:
Ben lungi dal darsi per vinto, il nostro eroe si è rivolto allora a quella divinità benevola che tutti accontenta: Google.
Evocato l'oracolo con le parole magiche "GoPpro fog", ha assistito all'epifania dei vaticinii (quelli che, nel linguaggio iniziatico, vengono definiti: link) e, dopo un attento esame, ha scelto quello che gli sembrava più confacente ai suoi bisogni: GoPro HD - how to prevent fogging or water drops from ruining your surf footage

Nel filmato in questione, un femminiello d'Oltreoceano, vittima di abusi o dedito al "branding" (notate la chiazza scura nella parte interna del bicipite destro), spiega come evitare la condensa nella custodia della GoPro.
Il suo metodo è semplice:
  1. si deve pulire la lente davanti all'obiettivo;
  2. si devono versare delle gocce di anti-appannante sulla parte interna della lente;
  3. si devono rimovere gli eccessi di anti-appannante con un cotton-fioc;
  4. si deve asciugare la custodia con un asciugacapelli.
Infallibile nel salotto di mamma e papà, questo sistema tende a funzionare meno bene in quei luoghi dove non siano disponibili delle prese elettriche a cui attaccare l'asciuga-capelli.
Il Velista Mascherato, non disponendo di un gruppo elettrogeno da portare seco a Santa Marinella, ha provato ad asciugare la custodia con il getto dell'aria condizionata fredda della sua auto (un'ipotesi, questa, che era stata valutata anche dai due ingegneri), ma tutto ciò che ha ottenuto è stato che la condensa, invece di concentrarsi sulla lente della custodia, com'era avvenuto precedentemente, si è diffusa su tutte le pareti.

continua..

sabato 3 marzo 2012

Velisti nella nebbia - prima parte

Se la si dovesse giudicare dalle pagine di questo blog, si potrebbe pensare che l'attività velistica del Velista Mascherato, nei mesi invernali, sia stata quantitativamente scarsa - oltre che qualitativamente scarsa, come d'abitudine.
Ciò non corrisponde al vero, anzi: a volerla dire tutta, nell'ultima regata del Campionato Invernale, il nostro ha perfino portato a casa un terzo posto (sarebbe potuto arrivare anche secondo, se non fosse che, prima di lui, avevano già tagliato il traguardo due barche..), risultando settimo nella classifica finale.
Sfortunatamente, però, la narrazione delle avventure del Gallo delle Creste (che è cosa ben diversa dalle Creste di gallo..) è stata ostacolata dalla nebbia..

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Il fatto è che, quando fa freddo, nella custodia stagna della GoPro si produce una sottile condensa che, a seconda dei casi, si concentra sulla lente davanti all'obiettivo o si diffonde per tutte le pareti, obnubilando le immagini riprese.
Ciò, talvolta è un bene (per esempio, quando, rientrando in porto, si pensa bene di sollevare la deriva, scordandosi che il Laser, senza deriva, non vira..), ma nella stragrande maggioranza dei casi si rivela una grossa seccatura che ostacola la naturale propensione all'auto-mitopojesi dell'uomo moderno.

Determinato a risolvere il problema, il Velista Maschrato ha fatto una rapida ricerca in Rete, scoprendo che la GoPro vende degli inserti anti-condensa da inserire nella custodia della videocamera per assorbire l'umidità dell'aria in essa contenuta; una soluzione pratica ed elegante, ma dispendiosa: una busta con tre coppie di inserti costa, sul sito GoPro, la bella cifra di 14,99 $, che, alla faccia del cambio favorevole, si trasformano magicamente in 19.90 € sul sito del rivenditore italiano.
Parsimonioso per natura, il Nostro ha deciso di cercare una soluzione alternativa a quello che gli appariva un vergognoso sperpero di danaro e ha chiesto consiglio alla Scienza Ufficiale, nelle persone di Stefano e Andrea che, oltre a essere velisti, sono anche due stimati ingegneri..

MADORNALE ERRORE!

La tendenza all'empirismo inconcludente, che nell'ingegnere singolo è arginata dall'impossibilità di discutere sterilmente con sé stesso, nel caso degli ingegneri in coppia innesca una catena dialettica auto-alimentata il cui unico limite temporale è la vita dei due interlocutori.
Alla dodicesima ipotesi iperbolica, sfinito da dissertazioni sul punto di rugiada e sulla presunta omosessualità di Lord Kelvin, il nostro eroe ha deciso di abbandonare l'empiréo ingegneristico e di rivolgersi a degli scienziati più pragmatici; nello specifico: a un noto biologo marino emigrato all'estero..

"Mettici del Silica-gel," gli ha consigliato lo scienziato. "Sai, quelle bustine con su scritto: DO NOT EAT? Io li ho ingeriti e male non fanno...almeno a breve termine."
Perplesso, ma fiducioso, il Velista Mascherato si è rivolto allora a un "precarissimo" chimico dell'Università di Tor Vergata, che non disponendo di Silica-Gel, gli ha suggerito di utilizzare in sua vece del riso.
Alle comprensibili rimostranze del nostro eroe ("Sì, vabbe', e ci metto anche dei funghi, così, quando esco dall'acqua ho pronto il pranzo..") e dell'emigrante ("La situazione della ricerca in Italia è la diretta conseguenza della fiducia che il ricercatore ha nei rimedi da trattoria"), il precarissimo ribatteva citando l'episodio di un reporter del Washington Post che, dopo aver fatto cadere per errore il suo Blackberry nella tazza del cesso, era riuscito ad asciugarlo lasciandolo in una coppa piena di riso crudo.

Ancor più perplesso, ma molto meno fiducioso, sia nei confronti della Scienza Ufficiale che nei riguardi della Stampa americana, il Velista Mascherato ha provato a risolvere la cosa col fai-da-te: ha sciolto due cucchiaii di idrogenotriossocarbonato di sodio (banalissimo bicarbonato Solvay) in un dito d'acqua e con essa ha imbibìto due di quei dischetti di cotone che usa sua moglie per struccarsi, poi li ha messi ad asciugare sul calorifero. L'acqua è evaporata, ma il bicarbonato (igroscopico) è rimasto nei dischetti di cotone che sono diventati così un equivalente galenico dei costosi inserti originali.
Questa, almeno, è stata la sua convinzione fino a che non ha provato a inserirli nella custodia, scoprendo che, sebbene essiccata, l'ovatta tendeva a rilasciare una sottile polvere bianca che, oltre a risultare estremamente sospetta, avrebbe potuto causare danni ai circuiti della videocamera.

(continua...)

mercoledì 28 dicembre 2011

Maltese corto, quarto giorno - La partenza

Come molti di voi sapranno, gli antichi hanno spesso associato la Luna alla morte e questo legame è ancora vivo e presente in alcune culture delle piccole isole del Mediterraneo, dove si chiamano: "Preluna" quegli alberghi in cui i vecchi si recano a passare i loro ultimi giorni sulla Terra.
Filologia a parte, il momento della colazione al Preluna Towers, è una specie di memento mori quotidiano che riuscirebe a deprimere anche il pupazzo di un ventriloquo: decine di anglofoni, biancocanuti e incerti nell'incedere, che si abboffano di alimenti insalubri, nel tentativo di porre fine alla propria esistenza nel minor tempo possibile.

A dispetto della compagnìa tanatoica, il cibo è pessimo: il succo di arancia ha un retrogusto di calzino; le uova non sanno di nulla; il bacon soffritto è duro e sa di pesce; le fette di ananasso, devono essere arrivate sull'isola via mare un giorno di burrasca, perché non ce n'è una intera.

A dispetto della compagnìa tanatoica e del cibo scadente, la pulizia dei tavoli è del tutto sommaria: i molti camerieri presenti in sala appena vedono qualcuno che si alza da tavola al termine del pasto, accorrono (si fa per dire: di solito quello che si alza è un ottuagenario bradipico e fra il momento in cui inizia ad alzarsi e il momento in cui effettivamente si alza passano sempre alcuni minuti) a pulire le tovagliette all'americana dai residui di cibo, ma, forse a causa di qualche strana superstizione isolana, si guardano bene dal pulire anche il tavolo sottostante, che rimane lercio al punto che le guide consigliano di prendere sempre un coltello dal contenitore delle posate anche se non si deve tagliare nulla: servirà per staccare dal piano del tavolo gli abiti o le parti del corpo che resteranno incollate ai residui zuccherini e collosi delle precedenti fruizioni.

Assolto al penoso dovere della commemorazione dei defunti, i coniugi Mascherato recuperano i proprî bagagli, dicono addio a una stanza piena di ricordi (altrui, non loro) e chiamano un taxi: l'aereo che li riporterà a Roma (hurrah!) parte nel primo pomeriggio e così hanno pensato di sfruttare la mattinata per visitare le cosiddette: "Tre città" - Vittoriosa, Senglea e Cospicua - che si trovano al dilà della Grand Harbour.
Quando chiedono al tassista di portarli a Vittoriosa, l'indigeno li guarda come un cocchiere rumeno guarderebbe un viaggiatore che gli chiedesse di essere portato al castello di Dracula, ma i nostri eroi non ci fanno caso: vivono a Roma e sono abituati alle bizzarrie degli autisti pubblici. Arrivati al porto di Vittoriosa, capiscono che il brav'uomo stava facendo i loro interessi, ma ormai è troppo tardi: il tassista li sbarca in mezzo alla desolazione e scappa via lesto, agitando una treccia di aglio e un crocifisso a scopo apotropaico.

La guida dice che il Grande Assedio turco del 1565, pur se infruttuoso, lasciò un segno indelebile nell'isola; ciò che la guida non dice è che, a oggi, 'sto segno ancora non sono riusciti a cancellarlo del tutto..

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martedì 27 dicembre 2011

Maltese corto, terzo giorno - La fine di Malta

Il terzo giorno di permanenza sull'isola di Malta dona ai nostri eroi due grandi gioje: a) c'è un ufficio dell'Alitalia giusto dietro l'albergo e b) è possibile anticipare il viaggio di ritorno.
È una decisione sofferta, ma inevitabile: il tempo è ulteriormente peggiorato e, a parte la chiesa di St. John e il derriere di una ragazza che correva sul lungomare, niente di quello che hanno visto finora li spinge a prolungare la loro permanenza. Sono certi che, da qualche parte sull'isola, ci sia qualcosa di molto bello, che varrebbe la pena vedere, ma sono certi altresì che sia nascosto molto bene e che non basteranno altri quattro giorni per riuscire a trovarlo.

Risolto il problema del biglietto, il Velista Mascherato e la sua signora si imbarcano sul bus 222, che li porterà fino a Cirkewwa, che non è la sorella di Chewbecca, il Wookiee di Guerre Stellari, ma una località nella punta nord di Malta, da cui partono i traghetti per Gozo.
Anche se il paesaggio (e il traffico) lungo la linea del 222 non offrono motivi per metter in dubbio la decisione presa, nella mente del Velista Mascherato continua a ronzare una domanda: "Cosa facciamo, se scopriamo che Gozo è bellissima?"
Fortunatamente, la lungimiranza urbanistica del popolo maltese viene in soccorso del nostro eroe, dissipando ogni dubbio residuo. La costa nord di Malta è ciò che sarebbero le Bocche di Bonifacio se il Blocco Sovietico avesse vinto la guerra fredda: la Costa del Realismo Socialista, qualcosa a metà fra la periferia di Budapest e le zone di Tenerife dedicate al turismo popolare britannico.

Al capolinea del 222 c'è solo un bar squallido e un cantiere; dall'altra parte della strada, c'è il molo a cui attraccano i traghetti e, immediatamente dopo, l'hotel Paradise Bay, che ha la piscina a forma di fallo circonciso. Su Google Maps, c'è una recensione dell'albergo redatta da tale Davide:
Posizione stupenda, struttura completa e accogliente, non manca di nulla. Camere di modeste dimensioni e balconi abbastanza grandi. Pasti a buffet, cucina varia e saporita. Unica pecca, i serramenti non sono dei migliori, il bagno ha dato problemi a dei miei amici e l'arredo è composto da cassettiere difficili da aprire. Resta in ogni caso un resort veramente buono. Da consigliare.
In sostanza: camere piccole, arredi scadenti, cessi difettosi e infissi "non dei migliori"; senza contare che, davanti al balcone, ti ci attracca il traghetto sei volte al giorno.
Viene da chiedersi che cosa, il nostro connazionale, NON consiglierebbe..

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Durante il viaggio di ritorno, succede una cosa strana: all'andata, un omino dall'aria dimessa era sceso dal 222 a una fermata in un punto imprecisato fra Mellieħa e Cirkewwa. Non essendoci nulla, nei dintorni della fermata, il Velista Mascherato aveva ipotizzato che pover'uomo (prostrato dallo stile di guida dell'autista o dal paesaggio o da tutte e due le cose insieme), avesse deciso di mettere fine ai suoi giorni gettandosi nella forra che costeggiava la strada. Ripassando per lo stesso punto, la signora Mascherato aveva preso in giro il coniuge, ironizzando sulla sua affermazione, ma...

La forra..

lunedì 26 dicembre 2011

Maltese corto, secondo giorno - Il giro panoramico

A fronte di una sconfortante carenza di attrattive turistiche, (La) Valletta offre una vasta scelta di locali in cui mangiare: c'è la tavola calda di lusso stracolma di persone; il ristorante caratteristico che ha solo tavoli all'aperto (mangi quello che vuoi, ma devi pagare in anticipo, perché, col freddo che fa, nessuno arriva vivo al momento del conto); la trattoria casareccia con musica natalizia a tutto volume che ha solo un tavolo disponibile: sotto alle casse e vicino a una comitiva chiassosissima.
Alla fine, i nostri eroi ripiegano sull' Inspirations! Cafe and Restaurant all'interno del St. James Center for Creativity, una specie di museo multimediale dedicato alle mezzeseghe dell'espressione artistica. L' Ispirations! (originariamente si chiamava Transpirations!, poi però è arrivato l'Ufficio di Igiene e ha costretto i camerieri a farsi la doccia..) ha recentemente ricevuto quattro canini nella Guida Nosferatu, ed è attualmente uno dei più famosi locali per fotofobici di tutto il Mondo. Ricavato in una catacomba, riceve la luce del sole unicamente in coincidenza del solstizio d'estate ed è specializzato nel trattamento alimentare di muschio e licheni. La specialità del locale è il pipistrello alla cacciatora, ma va prenotato in anticipo.

Dopo "pranzo", i nostri eroi si concedono un "caffé" al Cordina, consigliato dalla "guida" Lonely Planet (spero vivamente di avere il tempo di parlarne..), poi decidono di ri-prendere il Sightseeing Bus e di terminare il giro turistico della città. Scoprono così che il giro turistico non comprende solo (La) Valletta e dintorni, ma arriva anche all'interno dell'isola, nelle città di Mosta e M'dina, che, sempre secondo la "guida", sono due delle principali bellezze di Malta. Questa notizia li rallegra non poco: intanto, giustifica il prezzo pagato per il biglietto (la bella cifra di quindici Euri ciascheduno); in secondo luogo, permetterà loro di farsi un'idea dell'interno e di decidere quali luoghi visitare, con calma, nei giorni seguenti.

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Quando i nostri eroi salgono sul bus, sono i soli passeggeri a bordo, ma a mano a mano che si susseguono le fermate, il pullman si riempie perché questa è l'ultima corsa della giornata, che raccoglie tutte le persone che sono scese qua e là durante le corse precedenti. Fa tropppo freddo per stare sul tetto, quindi gli umani si accalcano all'interno e in breve tutti i finestrini sono appannati, il che è un bene, perché il paesaggio che si è potuto vedere fino a quel momento è un misto fra le zone più desolate dell'Iglesiente e ciò che sarebbe diventato l'Alto Lazio se i Musulmani avessero vinto la guerra.
Alla vetreria di Mdina, quando ormai tutti i posti a sedere sono occupati, sale a bordo una donna con una bambina; sembra incinta (la donna), così il nostro eroe, che ha un codice etico da rispettare, si alza e le offre il posto. - Molte grazie, risponde la donna, in un Italiano leggermente indurito da un accento slavo. - Si era stancata di stare in piedi.
E fa sedere la bambina, restando i piedi a fianco a lei.
Il buono dell'essere un Velista Mascherato è che, quando ti capitano cose del genere, puoi stemperare l'incazzatura con la consapevolezza che poi potrai raccontare tutto nel tuo blog; ciò non di meno, il nostro eroe è piuttosto seccato (come direbbe suo cugino: "Ci hanno educato per il Paese dei Balocchi"..), così, decide di salire al piano superiore a "godersi" il "paesaggio" prima che il sole tramonti. Un attimo dopo, comincia a piovere.

Arrivato davanti alla versione discount della chiesa di Mosta (la facciata è uguale, ma, a parte l'iscrizione del timpano, ha solo quattro colonne contro le sei della chiesa originale..) , il guidatore ferma il pullman e dice: - Ci fermiamo per dieci minuti: se volete, potere scendere. L'unico che scende, però, è lui, per infilarsi di corsa in un gabinetto pubblico lì vicino; tutti gli altri, restano ai loro posti perché fuori piove e, anche se non piovesse, non ci sarebbe nulla da fare o da vedere.
Passano i minuti, ma il guidatore non torna. Il Velista Mascherato, temendo che il brav'uomo possa aver avuto una sincope da minzione, decide di andare in bagno anche lui, scoprendo, con suo grande stupore, che nel bagno non c'è nessuno: gli orinatoj a muro sono tutti liberi e nei cessi veri e proprii non c'è nessuno (le porte sono aperte, si vede). Meditabondo, restituisce alla terra maltese la birra bevuta all' Inspirations!, poi se ne torna sul bus, giusto in tempo per vedere l'autista uscire dalla porta del gabinetto.
In qualsiasi altra occazione, il nostro eroe avrebbe cercato di capire cosa potesse essere successo, ma nel caso specifico preferisce non fare domande per paura che l'autista possa offendersi, lasciandolo lì, in mezzo al nulla, vicino al cesso del Mistero. Sicuramente, c'è una spiegazione logica per ciò che è successo: forse nei cessi femminili c'è una casa di appuntamenti per autisti di pullman gestita dal parroco della chiesa senza nome o, magari, l'autista si è sottoposto a un intervento di vaginoplastica, ma non lo ha ancora detto in ufficio per paura che qualche collega burlone per Natale gli regalasse una Barbie..

Malta è così..

Maltese corto, secondo giorno - La Valletta

Nel corso della notte, i nostri eroi scoprono altre due interessanti peculiarità della stanza che li ospita: la prima è che non è possibile spegnere la luce del terrazzino e quindi, per dormire al buio, si deve chiudere la tenda della porta-finestra; la seconda è che la suddetta porta-finestra non si chiude del tutto e, per quanto si accostino i battenti, resta sempre uno spiraglio in cui il si incanala il vento; la tenda chiusa blocca lo spiffero, ma il rumore si sente lo stesso e, al mattino, quando il vento cresce di intensità, si ha la piacevole sensazione di essere negli ultimi posti di un aereo in decollo.

Sopravvissuti alla prima colazione (ne parleremo in seguito; per ora, anticperò solo che, secondo alcuni, è stato proprio a questo ambiente gaio e giovanile che John Landis si è ispirato per il video di Thriller..), i coniugi Mascherato escono per la loro prima giornata da turisti. Il programma prevede una visita alla Capitale dell'isola, in particolare, alla Co-Cattedrale di St. John ("la perla delle Isole Maltesi, un must per il visitatore", afferma il sito dell'Ente Turismo), dove è possibile ammirare anche due opere di Caravaggio: la Decollazione di Giovanni Battista e il San Gerolamo. Fatto ciò, pensano ingenuamente i nostri eroi, mangeranno un boccone in un locale tipico e poi passaranno il pomeriggio visitando le innumerevoli attrazioni turistiche e culturali di cui la città trabocca (lo dicono le guide: dev'essere vero..).
Turisti inferociti decapitano l'autore del sito www.visitmalta.com

Caravaggio - Turisti inferociti decapitano l'autore del sito www.visitmalta.com (1608)

La realtà, però, è ben diversa da come ce la raccontano: tanto per fare un esempio, a scuola ci hanno insegnato che la capitale di Malta è LA Valletta, con l'articolo, come L'Aquila. Lo sappiamo tutti: è l'unica capitale che conoscono anche gli scolari più resilienti all'apprendimento e, con quel nome, tutti ci immaginiamo che LA Valletta si trovi, appunto, in un avvallamento fra due o più alture; mai ci immagineremmo che LA Valletta, non solo non ha l'articolo, ma, in più, è costruita interamente sulla sommità del monte Sceberras, la penisola rocciosa che si erge fra la rada di Marsamxett e la Grand Harbour; se si chiana così, è perché è stata fondata dal Gran Maestro dell'Ordine di S. Giovanni, Jean Parisot de la Valette..
Un'altra cosa che nessuno si immagina, di Valletta, è che, vista la Co-Cattedrale e viste le due opere di Caravaggio (che sicuramente valgono il viaggio, ma non la permanenza), non c'è nient'altro che valga la pena di fare.
Turista inferocito scrive una lettera di protesta alla direzione dell'albergo perché ha trovato un teschio sotto il letto

Caravaggio - Turista inferocito scrive una lettera di protesta alla direzione dell'albergo perché ha trovato un teschio sotto il letto (1608)

Il Museo della Navigazione ha due piani: nel primo c'è la riproduzione della sala macchine di un piroscafo; al secondo piano, ci sono i modellini di alcune delle imbarcazioni che hanno solcato il Mediterraneo nel XX secolo. Piuttosto che dargli cinque Euri, uno ci si compra un gratta-e-vinci.
Le sale del Palazzo dell'Inquisitore sono un incrocio fra la casa di una vecchia zia e la sala consiliare del Comune di Trevignano; le celle degli inquisiti e la sala delle torture sono altrettanto interessanti e ricordano gli angoli più brutti di Castel Sant'Angelo, quelli che, anche se sei stanco, dici: "Ma no, dài, andiamoci a sedere più in là, vicino ai cessi..". Per concederti il privilegio di visitare il Palazzo, l'avido maltese esige la bella cifra di sei Euri, il che, per una coppia, assicura un risparmio netto di ben dodici Euri se si passa oltre. Indubbiamente conveniente.
Il Museo del Giocattolo, quando i nostri eroi ci sono passati davanti, l'hanno scambiato per un rigattiere particolarmente scalcagnato, ma è un subdolo trucco per attrarre i visitatori: in realtà, il Museo è uno dei luoghi più tristi e malinconici del Pianeta, e si ritiene che sia la causa del 98,7% dei suicidii sull'isola.
Il solito sito ufficiale lo descrive così:
Giocattoli dagli anni ’50 ad oggi sono disposti sui tre piani del museo. Di particolare interesse la collezione di modellini di auto Corgy, Dinky e Matchbox.
La verità è che un tipo nato negli anni '50 ha distribuito in tre stanze (una per piano) tutti i suoi giocattoli e adesso si aspetta che tu lo paghi per vederli. Il costo in effetti è più basso degli altri musei (solo 2.33 Euri), ma non lasciatevi ingannare: la differenza la si spende in anti-depressivi perché il Museo del Giocattolo induce nei suoi visitatori un grado di afflizione superiore ai 50/63 nella Scala della Depressione di Beck. Per sentirvi altrettando male, dovreste leggere una poesia di Pascoli, ascoltando la canzone: Nonna, cantata da Alvaro Amici, mentre ripensate al giorno in cui, facendo retromarcia con l'automobile, avete schiacciato la testa del vostro gattino preferito (e anche così non sarebbe lo stesso, perché almeno non dovreste pagare).

Abbandonata ogni velleità culturale, i nostri eroi decidono di consolarsi con il cibo, ma..

domenica 25 dicembre 2011

Maltese corto, primo giorno: L'albergo

A Sliema, in effetti, gli alberghi ci sono, ma o sono chiusi, o sono delle topaje infide.
Dopo aver percorso, a piedi, trascinandosi dietro la valigia, tutta la Triq Ix-Xatt, altrimenti nota come: The Strand; in pratica, il lungomare di Sliema (sulle targhe, i nomi delle strade sono in Maltese, ma nella guida, per agevolare l'orientamento, hanno messo i nomi inglesi..), i nostri eroi decidono di fermarsi da qualche parte per mangiare un boccone e fare il punto della situazione, ma si scontrano ben presto con la prima peculiarità dell'isola: i ristoranti, o sono pub inglesi che offrono coadiuvanti per l'insorgenza delle cardiopatìe, o sono ristoranti italiani che propongono più o meno le stesse porcherie dei pub, ma con nomi italiani. Come se non bastasse, essendo il giorno di Natale, i pochi locali aperti offrono un pranzo speciale che comprende il peggio delle due suddette cucine nazionali a un prezzo (fisso) che risulterebbe immorale anche per un ristoratore romano.
Alle 16:51, vinti dalla fame, i Mascherati ripiegano su un pranzo natalizio da Buger King; gli altri avventori del locale sono un paio di orfani, una famiglia di senzatetto e a un gruppo di diseredati generici. Fra una patatina fritta e un sorso di Pepsi, si dedicano a un attento esame delle tre guide turistiche a loro disposizione (due guide elettroniche per iPhone, edite dall'Ente Turistico Maltese e una guida cartacea della Lonely Planet - le prime, assolutemente insincere; la terza, disfunzionale), e si convincono a proseguire in direzione Nord verso la St. Julian's Bay, una zona che dovrebbe essere un po' più turistica di questa, che invece è, a tutti gli effetti, un'area angi-portuale.
Per una volta c'azzeccano e, poco dopo, sono seduti nella hall delle Preluna Towers, un albergo a quattro stelle (maltesi) con vista sul mare, che, da fuori, sembra un piccolo Paradiso, ma che in realtà ne è solo l'anticamera..

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Riporto di sèguito le mie impressioni a caldo sulle Preluna Towers, ma mi corre l'obbligo di precisare che il linguaggio utilizzato nelle registrazioni ha sì, la freschezza della diretta, ma anche la stessa incontrollabile libertà e potrebbe risultare offensivo per gli ascoltatori più sensibili.
libguaggio esplicito

Siamo scesi al "Babbiona's"..
Ancora sul "Babbiona's"..
La Tentazione Pugliese..

domenica 6 novembre 2011

Gioventù spugnata

Quando c'è mare grosso, come nei giorni scorsi, la rada davanti al porto di Santa Marinella si riempie di surfisti.
Muta nera e piedi nudi, aspettano seduti sulle loro tavole che arrivi l'onda giusta, la cavalcano (provano a farlo, almeno) e quando un errore o un flutto invidioso li fa cadere, scompaiono nel bianco della schiuma per riemergere poco più in là e ricominciare tutto da capo.

Un tempo credevo che questi ragazzi scimmiottassero gli americani, ora ho capito che il surf è una metafora della loro vita: con un insieme di cognizioni limitato, si tuffano nell'acqua fredda, nuotano per qualche centinajo di metri, poi si siedono e aspettano che arrivi un'onda buona. Quando (se) l'onda arriva, provano a cavalcarla, in equilibrio sulla loro tavola, fin dove possono.
La maggior parte cade quasi subito - per inesperienza, presunzione o sfortuna; quelli che riescono a restare in piedi più a lungo, quando cadono, trovano un fondo più basso ed è più probabile che si facciano male. I più bravi, o i più fortunati, riescono a non cadere ed arrivano incolumi fino alla fine della corsa, che è lo stesso punto da cui erano partiti e dal quale si erano allontanati faticosamente.

Vedendoli, non posso fare a meno di pensare a quanto il loro sport sia diverso dal nostro: mentre noi possiamo sfruttare la forza del vento per andare dove vogliamo, anche nella direzione opposta a quella da cui il vento proviene, loro sono passivi, dipendenti da una forza che, nella migliore delle ipotesi, li trascina con sé.
Il loro, è un viaggio denso di emozioni, ma breve e inconcludente, ed anche in questo io vedo un riflesso della mentalità corrente, incentrata sui piaceri sensuali e sull'appagamento estetico - nell'accezione più limitata del termine.

Se dovessi fare un paragone con i vini (paragone più che appropriato, visto che finora mi sono scolato due bicchieri di Berlucchi e un numero imprecisato di bicchierini di Vodka), direi che la nostra è la Società del Novello: un vino facile da apprezzare, ma impermanente e privo di struttura.

Let them, come direbbe Achab, ma io continuo a preferire l'Amarone.

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sabato 5 novembre 2011

Deja Vu

Ale': yacht a Est!
Stanco delle infide acque del lago di Bracciano, il Velista Mascherato ha deciso di trasferire il suo Laser al mare.
In attesa di trovargli una collocazione definitiva, l'ha parcheggiato al Circolo Pescatori Sportivi di Santa Marinella, dove, fra una settimana, prenderà il via un Campionato invernale che si prevede affollato e combattuto, non tanto in acqua, quanto negli spogliatoj: già l'anno scorso, che eravamo quattro gatti, quando ti mettevi la muta ti sentivi Superman, perché lo spazio che avevi a disposizione era più o meno quello che c'è in una cabina telefonica; quest'anno, voglio proprio vedere come riusciremo a cambiarci, farci la doccia e rivestirci, avendo a disposizione solo due panchette IKEA e un paio di appendi-abiti..

Anche da un punto di vista metereologico tutto è rimasto come l'avevamo lasciato: acqua color caffellatte, onde e vento. WindGuru, per questo fine-settimana, assegnava ben quattro stelle alla zona di Capo Linaro, con trenta (30) nodi di vento e raffiche fino a quaranta (40). Magari ha esagerato un po', ma venti nodi c'erano tutti e, in quanto a onde..

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sabato 8 ottobre 2011

Speciale Genova 2011

Il Velista Mascherato è stato invitato al Salone della Nautica di Genova, per assistere alla "prima" del filmato realizzato a settembre nelle acque dell'isola di Ponza.
Vittima di un banale malinteso (aveva capito: "Salone della natica"), il nostro eroe si è alzato all'alba delle 4:45, ha preso un treno per zombie e solo quando ormai era arrivato a La Spezia, ha capito che ciò che stava andando a vedere erano barche, e non culi di femmina.

Affinché nessuno debba cadere mai più nel suo medesimo errore, ha deciso che il prossimo anno organizzerà un Salone della Natica in concomitanza con quello di Genova.
Come collocazione, ha pensato a Chiavari, ma anche a Rapallo, non sarebbe male..

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sabato 17 settembre 2011

Chicken SUP

"SUP" sta per "Stand Up Paddling", che in Italiano si traduce con: "Tavola da surf dotata di pagaja". Secondo Stefano, un vecchio amico del Velista Mascherato, sono un'alternativa vincente ai tender o alle canoe gonfiabili che spesso si vedono sulle barche a vela o a motore: ci si può andare a terra a fare la spesa, ci si possono fare delle escursioni lungo la costa e, se c'è onda, le si può usare come un surf. Per dimostrare queste sue affermazioni (che i maligni potrebbero accogliere con un certo grado di diffidenza dacché il brav'uomo, i SUP, li vende), ha deciso di andare a Ponza con una barca a vela per fare dei filmati pubblicitari. Il comando dell'imbarcazione è stato affidato a Luigi, méntore velistico del nostro eroe e amico comune; il Velista Mascherato si è unito al gruppo in qualità di primo ufficiale, ricostituendo, dopo dieci anni, una compagnia nata quando tutti e tre passavano le estati sull'isola di Ventotene.

Durante una pausa nella lavorazione, mentre i tre amigos si godevano un meritato riposo sulla barca ormeggiata, Corinna, l'inarrestabile ragazza di Stefano, ha preso una tavola ed è andata a fare un giro sotto costa, seguita (sempre su SUP) dal fotografo della missione. Mentre flottava sicura fra le altre barche alla fonda, la graziosa fanciulla, è stata fermata da un tipo su un motoscafo.
"Vi ho riconosciuto dalla Ferrarelle," ha esordito il motonauta, riferendosi al fatto che, la sera prima, Stefano e Corinna erano andati a fare la spesa con i SUP, sui cui avevano caricato, fra le altre cose, anche una cassetta di acqua minerale; poi, incautamente, le ha chiesto di provare la tavola..

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domenica 4 settembre 2011

Due

Questa mattina, a colazione, il Velista Mascherato ha detto a sua moglie:
- Certo, come passa il tempo! Sono passati già due anni e a me, invece, sembra ieri..
Sua moglie, che lo conosce bene, non è caduta nel tranello e ha risposto:
- Stai parlando del Laser, vero?

E sì, perché, precisamente due anni or sono, giusto una settimana prima di sposarsi, il nostro eroe pensò che qualcosa da singolo doveva pur esserci nella sua vita, e così acquistò un Laser usato da un tizio di nome Andrea, che aveva una casa in riva al lago di Bracciano..

Da quel giorno, ne è passata di acqua, sotto le chiglie: acqua lacustre per lo più, ma anche acqua marina e perfino acque di Paesi stranieri. E acqua è passata anche SOPRA la coperta della barca: innumerevoli scuffiate, spesso immortalate dalle telecamere di bordo ed esposte al/per il pubblico ludibrio su questo sito.

E, a proposito di scuffiate, il video di oggi dovrebbe saziare i vostri appetiti. Il contesto è la prima lezione dopo la pausa estiva, con un simpatico venticello sui quindici nodi che ci ha concesso inebrianti planate (nel senso che ti ubriacavi di spruzzi) e rinfrescanti tuffi nell'acqua del lago.

La prima barca che si vede pancia all'aria, nella sequenza iniziale è quella della Garante Mascherata; segue poi un ignoto bagnante che forse (dico: "forse") era l'Oracolo Mascherato. Il tontolone che è finito in acqua proprio sottovento alla boa, causando un lieve contrattempo al nostro eroe è il solito Renato, lo si vede raddrizzare la barca nella scena successiva. È poi il momento del Velista Mascherato, che sbaglia qualcosa in virata, stavolta senza poter dare la colpa a qualcun altro.
Il filmato termina con un appassionante inseguimento fra il nostro eroe e il suddetto Andrea (che era finito in acqua anche lui): circonfuso di luce, soffocato dalla spuma e dall'emozione di trovarsi occasionalmente davanti al suo idolo, il Velista Mascherato si gioca il tutto per tutto e, quando arriva il momento di passare la boa, pensa: "Provo a farla in velocità!"
Un attimo dopo..

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martedì 5 luglio 2011

Per Elisa - La Fisarmonica

Rientrati in porto, Claudio chiama Paolo, l'Armatore Mascherato, e gli dice quello che noi sappiamo già: non ce la farà a venire con noi fino a Minorca. Il mare, nelle Bocche, è ancora impraticabile e, alla faccia delle previsioni, tutto lascia supporre che resterà così almeno fino a sera. Anche se riuscissimo a partire domani mattina e a fare tutta una tirata senza fermarci a Stintino, arriveremmo a Minorca giovedì sera e lui potrebbe rientrare in Italia solo venerdì: troppo tardi.

La sua partenza è un grosso dispiacere da un punto di vista personale e un grosso problema da un punto di vista organizzativo, perché la traversata fino a Minorca comporta almeno una notte in mare (ci vorranno almeno 30 ore, se riusciamo a mantenere una media di 7 nodi); la possiamo anche fare da soli io e Marcello, ma preferirei condividerla con un terzo timoniere.
Facciamo un po' di telefonate, ma, con un preavviso così breve, non è facile trovare qualcuno. Alla fine, però, l'armatore riesce a trovare una persona a Olbia: si chiama Gianluca e può essere a Santa Teresa domani mattina. Non è molto esperto (me lo confessa lui stesso quando ci sentiamo per telefono), ma ha fatto alcuni trasferimenti per l'agenzia di charter che ce l'ha segnalato; anche se non riuscirà a colmare il vuoto lasciato da Claudio - penso, - è sempre meglio di niente.
Purtroppo mi sbaglio, ma quando me ne accorgerò, sarà ormai troppo tardi.

Risolta la questione del "terzo uomo", la nostra seconda giornata a Santa Teresa trascorre senza avvenimenti di rilievo: pranziamo nuovamente al baretto del porto (che ha anche la connessione Wi-Fi, così possiamo controllare il meteo), ma, sfortunatamente, dei buonissimi panini con il carpaccio di cavallo e le cipolle che avevamo mangiato ieri ne è rimasto uno solo e lo lasciamo a Marcello, che ieri non l'aveva assaggiato. Nel pomeriggio, ciascuno si riposa come più gli aggrada: Marcello dorme, mia moglie legge e io ricontrollo tutte le dotazioni di sicurezza della barca, EPIRB compreso, perché non voglio avere altre sorprese come quella del telecomando dell'àncora.
La sera, andiamo a prendere l'aperitivo in Paese..

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Per Elisa - Santa Teresa di Gallura

Se c'è una cosa che ho imparato da questo viaggio è stata che Orietta Berti aveva ragione: finché la barca va, lasciala andare.
Anche se Windguru prevede per l'indomani solo 18/20 nodi; anche se rischi di arrivarci col buio; anche se ti sei rotto gli Zebedei di navigare a motore, cerca di raggiungere il porto più lontano dove puoi arrivare in sicurezza, perché, come dice il Poeta, del doman non v'è certezza e, soprattutto, 18/20 nodi ci mettono un attimo a diventare 25/30.

Ci alziamo presto, un po' prima delle 06:00; il tempo di farci un caffé e molliamo gli ormeggi. La barca è in ordine, abbiamo gasolio, acqua e provviste. L'anemometro, in porto, segna quindici nodi di vento; il mare è appena increspato; se rimane così, dovremmo essere a Stintino verso le due del pomeriggio.
Mentre stiamo lasciando la banchina, dal VHF ci arriva una richiesta di aiuto in francese: qualuno ha dei problemi dalle parti dell'isola di Cavallo e ha lanciato un "PAN", ovvero una richiesta di assistenza. Su questo argomento sono piuttosto ferrato, perché mi ci hanno fregato la prima volta che ho fatto l'esame per la Patente nautica: con assistenza si intende l'aiuto che si dà a un'imbarcazione che non sia in imminente pericolo di naufragio e che sia quindi nelle condizioni di collaborare con i soccorritori; viceversa, il salvataggio è l'aiuto che si presta a un'imbarcazione in imminente pericolo di naufragio o già naufragata. Quando si richiede assistenza, si inizia il messaggio via radio ripetendo tre volte il termine: "PAN"; se si richiede soccorso, in vece, si comincia il messaggio con il termine: "MAYDAY". Nel caso specifico, il "PAN" all'inizio del messaggio indica che il francofono ha solo bisogno di assistenza, il che è un bene, perché l'unica altra cosa che capisco del suo messaggio è la parola: "les enfants"..

Quando usciamo dal fiordo di Santa Teresa, il vento rinforza un po', ma ancora niente di trascendentale. Mentre ci infiliamo le cerate e ci prepariamo a issare la randa, chiedo a Claudio se pensa sia il caso di dare una mano di terzaroli. Lui, che evidentemente vede più in là del mio ottimismo, risponde:
- Meglio due..
Nel canale, il vento è intorno ai venti nodi, con onda media di un metro e treni di tre onde sul metro e mezzo, molto ripide e ravvicinate, sulle quali è piuttosto difficile non far sbattere la prua. Claudio, al timone, ha smesso di sorridere e di parlare; io, al contrario, scopro con una certa sorpresa di essere abbastanza rilassato. Sintetizzo il mio stato d'animo con una battuta:
- Potrebbe andare peggio: potremmo essere in regata..

A mano a mano che ci avviciniamo a Capo Testa, vento e mare aumentano di intensità. La barca, carica di tutto quello che potrà servire alla famiglia dell'armatore durante le vacanze (dal tostapane alla deriva del figlio, caricata a prua, sopra al tender) è molto lenta e continua a sbattere su ogni onda. È più o meno a questo punto che comincio a chiedermi se non stiamo facendo una cazzata.
Non mi preoccupo del mare: Elisa è una barca solida e, come dimostrerà in seguito, può affrontare senza problemi condizioni peggiori di questa; temo piuttosto che, a forza di sbattere, si possa rompere qualcosa. Se ciò avvenisse, e se non fosse possibile ripararlo rapidamente, rischieremmo di rovinare le vacanze a Paolo e alla sua famiglia.

Ne parlo con Claudio e decidiamo di andarci a mettere al ridosso di Capo Testa per un po': quel tanto che servirà a capire se quello squarcio di cielo che vediamo verso ovest sia solo un buco nelle nuvole o la fine dei nostri problemi.
Mentre lui vira e punta verso terra, io vado a prua a preparare l'àncora, scoprendo così che nel gavone di prua, oltre all'àncora e alla sua catena, c'è anche il serbatoio (pieno) del tender, ma non c'è il telecomando del verricello. Torno in pozzetto, ma prima che possa scendere sotto soperta a cercare il telecomando, Claudio mi fa capire che è inutile; il cielo si è richiuso e il vento sta aumentando: dobbiamo rientrare a Santa Teresa.

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lunedì 4 luglio 2011

Per Elisa - Le Bocche di Bonifacio

Arriviamo nelle Bocchie di Bonifacio intorno a mezzogiorno di lunedì 4 luglio, in un'atmosfera surreale: vento assente, mare talmente calmo da fare impressione e una fitta coltre di nebbia che nasconde la costa della Corsica.
Siamo partiti da Cala Galera intorno alle 20:00 di ieri sera, dopo una cena ràpida e sàpida. La navigazione si è svolta senza avvenimenti di rilievo, anche perché di vento ce n'è stato poco e siamo andati sempre a motore, con un po' di randa per stabilizzare la barca. Nelle prime ore della notte, abbiamo avuto un po' di onda di prua, vieppiù fastidiosa perché, mancando la luna, non si vedeva un accidente e non sempre si riusciva ad ammortizzare la caduta della prua con un colpo di timone.
Contrariamente ai programmi, non abbiamo fatto tappa a Solenzara, ma abbiamo tirato dritto perché Claudio, il quarto componente dell'equipaggio, imbarcato ieri sera a Cala Galera, deve rientrare in Italia giovedì, perciò, dobbiamo sbrigarci.
Detto così, potrebbe sembrare una fregatura, visto che l'idea iniziale era di prendersela comoda, ma Claudio è un ottimo marinaio e un ottimo velista (oltre che una piacevole compagnia) e il piacere di averlo a bordo compensa ampiamente il fastidio di non poter chiamare Luigi per dirgli che ho rivisto la brunetta carina del porto di Solenzara.

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Mentre passiamo vicino Razzoli, mi viene un'idea: E se tirassimo dritto fino a Stintino? Sono "solo" cinquanta miglia; a sei nodi di media, saremo lì in poco più di otto ore. Gasolio, ne abbiamo a sufficienza, le condizioni meteo non potrebbero essere migliori..
Ne parlo con Claudio, che è al timone, ma lui non mi sembra tanto convinto; decidiamo così di fermarci comunque a Santa Teresa per fare il pieno e guardare le previsioni meteo, poi, a seconda di quello che si prevede per domani, decideremo se proseguire o fermarci per la notte.

Sul momento, questa mi sembra una buona idea, mentre, come vedremo, è l'errore più grosso che potessi fare...