sabato 5 giugno 2010

Euro Master a Bracciano - seconda giornata

Reso ebbro dall'acquistata consapevolezza del suo errore, il Velista Mascherato affronta la seconda giornata di regate con il cuore colmo di trepidazione.
In fondo, pensa, deve solo riuscire a lasciar correre la barca senza cercare di stringere troppo il vento; avanzare lungo dei semicerchî in vece che tirare dritto per la corda.
Niente di trascendentale.
Ce la può fare.

Pattugliando la linea di partenza, si accorge che il lato buono è il destro, così decide di partire in boa e di virare appena possibile per andare a cercare il flusso di vento più costante. Lo conforta, in questa sua decisione, il fatto che anche "quelli bravi" sembrano avere le stesse intenzioni.
Per una volta, riesce a non fare errori in partenza: trova una posizione buona al momento giusto e, quando manca mezzo minuto al via, comincia a poggiare lentamente per prendere velocità. Venti secondi dopo è ancora in una buona posizione, forse un po' dietro, ma libero sopra e sottovento; recupera scotta e si prepara a orzare.
Il segnale di partenza lo trova vigile e pronto: sporge il suo culone fuori dalla coperta, orza e cazza randa.
"Bravo," pensa fra sé. "Adesso prendi velocità, poi..."
Un attimo dopo, una barca davanti a lui scuffia, bloccandogli la strada.

Ha pochi secondi per decidere se tirare dritto, cercando di schivare l'ostacolo o se virare, affrontando - mure a sinistra - le barche che gli arrivano addosso con diritto di rotta. L'ingorgo che si sta creando intorno alla barca scuffiata non gli lascia scelta: deve virare e anche di corsa.
"Poco male," pensa il nostro eroe. "Avrei virato comunque. Adesso concéntrati sulla rotta e non fare errori..."
È un bordo lungo e snervante, ma è un bordo buono e, soprattutto, intorno a lui, non c'è nessuno, così, può concentrarsi solo sul timone e sui segnavento.
Per non ripetere errori già fatti, si volta a guardare la boa e non solo è sulla rotta giusta, ma è quasi sulla lay-line e deve prepararsi a virare.

Tornato mure a dritta, il Velista Mascherato può finalmente farsi un'idea di quello che è successo nel frattempo alle sue spalle e, con un certo stupore, scopre di essere nel gruppo di testa. D'accordo: ci sono delle barche davanti a lui (alcune hanno già passato la boa), ma non sono nemmeno dieci. Prova a contarle.
"Unoduetrequattrocinqueseisett... SONO OTTAVO!" esulta il nostro eroe, mentre la boa di bolina di avvicina velocemente. "Me lo sentivo, che oggi sarebbe andata bene!..."
Cerca di mantenere la calma, ma mentre prepara la barca al bordo di lasco, nella sua testa parte la projezione di un film sul suo futuro velistico: un futuro costellato di podii e di prime posizioni in classifica, nel quale le lotte disperate per il penultimo posto a Hyéres sono solo un aneddoto da raccontare a giornalisti increduli.
Come nei filmati su Paul goodison, si vede (nel film) arrivare a terra dopo la vittora nell'ultima regata olimpica e vede la sua barca portata in trionfo, oltre che dal Coach Mascherato, anche da Paul Cayard e da un redivivo Ammiraglio Straulino. Nelle interviste del dopo-regata, però, mantiene sempre un tono di grande umiltà e di rispetto per gli avversarii.

Amato (nella sua fantasia) dalle donne e invidiato dagli uomini, il Velista Mascherato ha appena passato la boa di bolina, quando una voce, proveniente dal gommone dei giudici, interrompe il suo delirio auto-mito-pojetico:

"LA BOA SI È SGANCIATA! LA REGATA È ANNULLATA!"



venerdì 4 giugno 2010

Euro Master a Bracciano - prima giornata

Quando, poco prima della mezzanotte di venerdì 4 giugno, il Velista Mascherato rientra a casa, sua moglie gli chiede:
"Com'è andata?"
"La regata, bene," risponde il nostro eroe. "Ma ho fuso il motore della SAAB mentre andavo a Bracciano e, quando sono arrivato al circolo, mi hanno preso in giro."
"E chi, ti ha preso in giro?"
"Tutti: anche persone che non avevo mai visto prima..."

Credo sia questo, il modo migliore per descrivere l'ambiente dell'Euro Master, la regata più strana a cui mi sia capitato di prendere parte.

Andrea, quando a settembre mi vendette la barca, me lo disse: L'Euro Master è diverso dalle regate zonali e dalle regate in genere, non ci sono ragazzini che cercano di mettersi in mostra, ma solo persone della nostra età che vogliono divertirsi.
Me disse, è vero, ma avendo intuito che l'uomo aveva una spiccata tendenza a ingannare il prossimo (tendenza di cui darò ampia riprova in seguito), non gli credetti: pensai che fosse una delle tante menzogne con cui cercava di convincermi ad acquistare quell'accidente di palestra con la vela che vi ostinate a chiamare "barca".
E in vece, no: per una volta, stava dicendo la verità.

Della prima regata, comunque, non c'è molto da dire, se non che il Velista Mascherato, per una volta, è riuscito a fare ciò che il suo Coach gli aveva suggerito di fare, ovvero, stare con il gruppo. Stando con il gruppo, il nostro eroe si è accorto di una cosa importante: anche se lui e quelli che aveva davanti (sempre più davanti) avevano la stessa prora, la sua barca, lentamente, scadeva sottovento.
"Ora ho capito tutto!" ha pensato allora il nostro eroe. "Timono come se fossi su una barca con la chiglia: cerco di salire troppo al vento, la barca rallenta, la deriva porta di meno e la barca scarroccia! Devo, invece, lasciarla accelerare poggiando e orzare solo quando ha preso velocità..."
Era esattamente ciò che il Coach Mascherato gli aveva detto a Hyéres, ma a lui c'erano voluti due mesi per metabolizzare l'informazione.

Nemmeno tanto, considerato quanto ci mette di solito a capire le cose.

giovedì 3 giugno 2010

Capsize Begins

Da domani fino a domenica, al circolo Planet Sail di Bracciano, si svolgeranno le regate dell'Euro Master 2010 .
Nel pomeriggio di oggi, un manipolo di eroi, fra cui il Velista Mascherato, si è recato sul campo di gara nella speranza di potersi allenare, ma avverse condizioni meteo-lacustri hanno vanificato il viaggio e le mezze menzogne con i datori di lavoro.

In compenso, mentre ci bevevamo una birra in attesa che spiovesse, ho ritrovato, nel mio netbook da regata, la prima ripresa dell'allenamento del 22 Maggio, che temevo fosse andata perduta...

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domenica 30 maggio 2010

È passata una settimana, ma...

...ho ancora qualche problema con le andature portanti.



In compenso, la nuova videocamera funziona molto meglio di quella vecchia...

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domenica 23 maggio 2010

Oops! I did it again...

Questa volta, il Velista Mascherato non ha nessuna scusante. Che faccia errori nuovi, è normale; che non sia capace di percorrere più di duecento metri in poppa senza scuffiare, è scusabile; ma che ripeta errori già fatti in passato, è avvilente. È inutile che la mattina a colazione legga libri di vela, se poi non ne mette in pratica gli insegnamenti.

Un esempio? La Regata- Tattica e strategia (D. Ravon, C. Dumard, edizioni Mursia), capitolo 8:
[in partenza] Definite la vostra strategia su criterii semplici. Niente sottigliezze alla terza o alla quarta potenza. Non cambiate strategia se non avete ottime ragioni per farlo.

Chi parla è Jean-Yves Bernot, mica l'ultimo dei fessi, ma il Velista Mascherato pensa di essere più astuto e, due secondi prima del segnale di partenza, decide di virare e partire mure a sinistra perché così, secondo lui, le onde sarebbero state più facili da superare...
Risultato: la barca, priva di abbrivio, si pianta prua al vento e lui perde almeno dieci secondi per ripartire. Nel frattempo, gli altri sono già lontani.

Il percorso è un quadrilatero: bolina, lasco, poppa, lasco, da percorrere due volte. Il nostro eroe (diciamo così...), rincorre affannosamente per tutta la prima bolina, guadagna qualcosa sul primo lasco, recupera ancora sul lato di poppa e affronta il secondo lasco con rinnovata fiducia: d'accordo, ha fatto un errore, ma non tutto è perduto, ce la può ancora fare!
Vira alla fine del bordo di lasco e comincia a inseguire (da lontano, per non farlo insospettire) uno dei suoi colleghi di corso.

Al terzo bordo di bolina, lo sforzo di tener dietro (sempre da lontano) a quelli bravi l'ha privato di tutto l'ossigeno presente nel sangue e le sue facoltà mentali cominciano a risentirne. Non capisce più quale di tutte quelle barche con la vela triangolare sia quella che stava seguendo e decide per ciò di proseguire in autonomia. Si chiede, in effetti, come mai ci siano tante barche nell'estrema destra del campo di regata, ma, nel suo stato ipossico, attribuisce la cosa a un errore di strategia e decide di fregarli tutti con una mossa a sorpresa: vira e punta diritto in boa.

È un bordo lungo e faticoso, sia fisicamente che psicologicamente, ma gli permette di recuperare diverse, preziose, posizioni. Arrivato alla boa, il Velista Mascherato poggia con estrema circospezione (è arrivato molto stretto e alle sue spalle ha il gommone dei giudici), poi si rilassa e lascia che la sua barca corra con il vento in poppa.
Proprio allora sente una voce alle sue spalle: "Scusa, sei in regata?"
Si tratta del tipo sulla barca alle sue spalle. Il Velista Mascherato non fa in tempo a chiedersi il perché di quella domanda, che l'altro continua: "La boa di bolina, è quella laggiù..."

sabato 22 maggio 2010

Com'è andato, l'allenamento di sabato?...

Abbastanza bene, fino a che non ho provato le andature portanti...



Speriamo che da Decathlon mi sostituiscano la telecamera...

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martedì 18 maggio 2010

Perché si dice: "Marinare la scuola"...

Perché uno molla tutto e va fare il marinaretto.
E fa bene, aggiungerei, visto che questo pomeriggio, al lago, c'era un bel vento teso da 15/16 nodi, con raffiche che arrivavano fino a 18.
In acqua c'era solo lui con il suo Laser e tre classe A che si allenavano per una qualche regata importante; non potendo competere con dei catamarani (per ora...) il nostro eroe ha deciso di fare un po' di pratica con i laschi, ché ne ha tanto bisogno.
Il vento, parallelo alla spiaggia del circolo, era perfettamente compatibile con questo programma e c'era anche un po' di onda, così il Velista Mascherato ha potuto perfino azzardare qualche surfata, come quelle che vede nei video di YouTube, quando cerca: "Laser sailing extreme". Certo: non proprio uguali uguali, ma almeno non ha mai scuffiato, che non è poi così male come risultato, specie perché l'acqua del lago, dopo una breve parentesi quasi primaverile, è ridiventata freddina per le prolungate piogge.
Come che sia, alla fine delle tre ore di allenamento, il piccolo GPS che il nostro eroe aveva montato sul boma segnava una velocità massima di 12,8 nodi, e lui se n'è tornato a casa stanco, ma piuttosto soddisfatto.

Qualcosa gli dice che domenica farà bella figura...

lunedì 17 maggio 2010

È tutto un programma...

Per la settimana che precedeva la sua seconda regata sul suolo patrio, il Velista Mascherato ha elaborato un programma meticolosissimo:
  • lunedì: riposo (e pagare l'IVA);
  • martedì: fuga dal lavoro all'ora di pranzo e allenamento pomeridiano al lago, per sfruttare l'unica giornata della settimana in cui non è prevista pioggia;
  • mercoledì: lavoro, tanto piove;
  • giovedì: lavoro, tanto piove;
  • venerdì: lavoro e riposo (tanto piove);
  • sabato: allenamento non faticoso;
  • domenica: regata (doccia, aperitvo, cena).
Riuscirà, per una volta, a mantenerlo?.

domenica 9 maggio 2010

Domenica 9 maggio 2010

La lezione odierna, celibe per altro del Coach Mascherato (pare sia stato rapito dalla sua famiglia...), non ha riservato spunti di particolare interesse. Giustifico quindi la redazione di questo post, con un lazzo.

Il Velista Mascherato ha qualche problema con le poppe. Le cazzate, in compenso, gli riescono sempre benissimo.

Auguri a mamme e mammelle.

domenica 2 maggio 2010

Coppa Stendardo 2010

Sdrajato sulla coperta in teak dell'X46 sul quale è imbarcato per la regata finale della Coppa Stendardo a Gaeta, il Velista Mascherato attende l'arrivo del vento e il segnale di partenza.

Non si sente molto bene, ma l'onda lunga da ponente ha solo una parte della colpa. Il fatto è che, ieri sera, il nostro eroe ha bevuto un po' più di quello che sarebbe stato previdente fare e adesso la sta pagando.
Il Velista Mascherato non si fa illusioni: sa bene che fra un po' dovrà dare di stomaco, ma la cosa non gli importa. Anche Nelson, soffriva il mal di mare, quando riprendeva a navigare dopo lunghi periodi a terra; e la stessa cosa avveniva a Horatio Hornblower, quindi, è in buona compagnia.

Gaeta piace molto, al nostro eroe. Quando era bambino, veniva qui in vacanza, d'estate: i suoi genitori affittavano una casa a Serapo e, da giugno a settembre, la sua vita era un susseguirsi di giri in bicicletta, interminabili bagni a mare e battute di pesca al guarracino (infimo pesce della famiglia delle pomacentridae noto comunemente come: "castagnola"; l'unico talmente scemo da abboccare perfino alle sue esche maldestre).
Adeso, appena può, ci torna e, ogni volta, fa sempre le stesse cose: prende una stanza al Gajeta; va a cena da Emilio (alici fritte, poi pizza); fa colazione alla Triestina e prende l'aperitivo seduto vista mare alla Francese.
Per compensare, la mattina o la sera, corre su e giù da Monte Orlando, stupéndosi ogni volta di come il paesaggio sia rimasto sostanzialmente lo stesso, in quasi quarant'anni.

Anche le regate della Coppa Stendardo fanno parte dei riti gaetani, così come l'aggiottaggio di tielle per amici e parenti (che raramente ne vengono in possesso) e l'acquisto di oggetti inutili al negozio dei cinesi vicino al Municipio.
La cosa che gli piace di più, della Coppa Stendardo, è che sono le prime regate con il caldo, presagio dell'estate che verrà. Dopo i lunghi mesi invernali, passati a battere i denti sotto la pioggia, finalmente si possono tirare fuori dai bauli i pantaloncini corti, le polo bianche e le creme protettive. La cerata, se te la porti, è solo per scaramanzia, per non sentire freddo quando torni in porto la sera.

Ciò non ostante, il nostro eroe è inquieto.
Ci pensa e ci ripensa, ma non trova nulla che non vada, nella sua condizione attuale: è dove vorrebbe essere e sta facendo quello che vorrebbe fare; il tempo è bello e fra un po' si alzerà la termica. Quindi, dov'è il problema?

Lo capirà solo più tardi, quando, fra un conato e l'altro, guarderà le barche tutt'intorno, per capire se qualcuno si sia accorto della sua défaillance: il problema è che, a lui, i velisti stanno sul cazzo.
Non tutti, per carità, ché, anzi, per molti di loro, il nostro eroe prova un rispetto che sconfina spesso nella più cieca idolatrìa pagana. I velisti che gli stanno sul cazzo sono quelli che vanno in barca solo per avere qualcosa di cui parlare, che non sia il lavoro o i programmi televisivi.
Che non andrebbero in barca, se non lo potessero raccontare a nessuno.

Il Velista Mascherato vomita ancora una volta.
L'onda lunga ha solo una parte della colpa.