sabato 7 agosto 2010

Senza ritegno - Atto secondo

Il naufrago Ziusudra, seguendo il consiglio del Velista Mascherato, ha mollato il vang ed è riuscito a raddrizzare la sua barca, ma, NON AVENDO seguito il consiglio del Velista Mascherato, l'ha tirata su senza metterla prua al vento e, in conseguenza di ciò, il vento gliel'ha ribaltata in testa. Nell'impatto con l'acqua, il punto di tiro del vang, privo di un fermo, si è sfilato dal suo alloggiamento sul boma; il boma si è sganciato dal perno sull'albero e la barra del timone, che non aveva né il cordino né il perno di ritenuta, si è sfilata ed è affondata (questo, però, si scoprirà solo nel terzo atto). Come se non bastasse, la deriva non ha un elastico a tenerla ferma e scivola nella sua scassa ogni volta che la barca si mette sottosopra, rendendo estremamente difficoltoso ogni tentativo di raddrizzamento. Quando tutto sembra perduto, arriva uno Snipe con due persone a bordo. Quello a prua sembra uno in gamba: ha il giubbotto salvagente, il mutino di neoprene e lo sguardo da duro; senza pensarci un attimo, si tuffa in acqua e va ad aiutare il Fenomeno, ma già al primo tentativo di raddrizzamento è chiaro che, sebbene i naufraghi siano raddoppiati, il quoziente di intelligenza totale è rimasto costante. In un impeto di acume, il nuovo arrivato riesce perfino a salire in piedi sulla deriva, ma, in totale spregio per le leggi della fisica, invece di mettersi in punta, per fare più leva, resta vicino allo scafo, con il brillante risultato che la barca, che era su un fianco, si rovescia sottosopra. Il Velista Mascherato, a questo punto, non ne può più: si avvicina ai due e dice al nuovo arrivato di tenergli la barca, poi si tuffa a sua volta, deciso a far vedere a quei due dilettanti come si raddrizza un Laser.

Sale sullo scafo rovesciato della barca e chiede al Fenomeno, che galleggia lì da presso, di spingere fuori la deriva; mentre il brav'uomo esegue, spiega all'altro che quando gli ha detto di tenere il suo Laser, intendeva dire di tenerlo lontano dalla barca scuffiata.
"E come faccio?" domanda Superman, avvalorando così la teoria del nostro eroe, secondo la quale lui e il Fenomeno hanno lo stesso cervello, come i lombrichi.
"Ti metti a prua e la spingi nuotando," risponde il Velista Mascherato con malcelato malanimo, poi si aggrappa alla ri-sorta deriva e, forte della sua esperienza di scuffieur-pour-homme (e dei suoi dieci chili in più di sovrappeso, rispetto al Fenomeno), in un attimo le impone una rotazione di novanta gradi. A questo punto, però, si accorge che la prua del suo Laser è di nuovo attaccata alla poppa della barca scuffiata; le sue raccomandazioni, volate via nel vento come le risposte di Bob Dylan.
E allora si incazza.

Molla la barca del Fenomeno e va a riprendersi la sua, togliendola dalle improvvide mani del decerebrato a cui aveva fatto l'errore di affidarla. Con la solita scioltezza da leone marino risale a bordo e, soffocando un comprensibile desiderio di lasciare i due idioti a un destino auspicabilmente fatale, urla all'Uomo Meraviglia di tenere il Laser su un fianco e al bradipo di ri-infilare il boma nella trozza. La prima richiesta è prontamente eseguita, mentre la seconda sembra essere un concetto troppo complesso per essere elaborato da un essere tridattilo immerso in acqua, così il nostro cambia strategia e grida al naufrago di staccare il boma dalla vela.

Senza ritegno - Atto primo

Il Velista Mascherato esce in barca intorno alle 17:00; i suoi compagni sono tutti impegnati nelle regate del Campionato di Distretto, quindi il nostro eroe è solo. Fa un bordo di bolina, ma, alla prima virata, si accorge che, un po' più in là, c'è un Laser scuffiato che sembra in difficoltà. Fedele al codice d'onore dei Velisti Mascherati ("Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, specie se, al prossimo bordo di poppa, potresti essere nelle stesse condizioni"), poggia e gli si avvicina per vedere se ha qualche problema.
Il naufrago indossa un giubbotto salvagente e questo fornisce al nostro eroe un'illusoria sensazione di tranquillità che svanisce, però, quando vede che il genio sta cercando di sollevare la barca tenendo lo scafo perpendicolare al vento.
"Così se la tira in testa," pensa il Velista Mascherato, ma si sbaglia, perché, per quanto l'uomo sia appeso alla deriva come un bradipo tridattilo, l'albero non sembra intenzionato a sollevarsi dall'acqua.
Girando intorno alla barca scuffiata, il nostro eroe si accorge che il vang è cazzato; questo spiega le difficoltà erettili dell'albero, ma pone il nostro eroe di fronte a un dilemma etico: come avvisare lo xenarthra, senza fare la figura del saputello? Potrebbe dire: "Guarda che non hai mollato il vang; è un errore che facevo anche io, fino a qualche tempo fa", ma questa confessione, sebbene veritiera, sarebbe denigratoria per entrambi e potrebbe alienargli definitivamente la fiducia del naufrago... Il nostro eroe preferisce, piuttosto, concedere a entrambi il beneficio del dubbio e, passando sottovento a quella bizzarra creatura metà uomo e metà barca, dice solo:
"Hai dimenticato di mollare il vang."
La risposta del naufrago, sebbene inaspettata, ha il pregio di chiarirgli definitivamente la situazione:
"E che cosa devo fare?"

Senza ritegno - Prologo

L'estate sta finendo.
I segni, ci sono tutti: le giornate sono diventate più corte, si riesce ad arrivare da casa all'auto senza disidratarsi e il bucato fatto la sera, la mattina dopo è ancora umido.
Per certi versi, è molto triste che l'estate stia finendo: innanzi tutto perché il meraviglioso campionario di carni femminili che la primavera aveva portato alla luce, tra poco tornerà a celarsi sotto strati omertosi di vestimento fino al prossimo disgelo; poi perché ricomincerà il campionato di calcio e, a seguire, la scuola e il traffico la mattina. D'altro canto, però, c'è anche la speranza che, con la stagione estiva, finisca anche 'sto stillicidio di gonzi che si "accostano al meraviglioso mondo della vela", senza altra esperienza che le regate di Coppa America su La7...

Questo pomeriggio ne ho dovuto recuperare un altro: dopo Il Fenomeno del 420, oggi è stato il turno del Fenomeno del Laser: un'ora di tempo (e di vento), buttata appresso a un cinquantenne sovrappeso che non riusciva a raddrizzare la sua barca dopo aver scuffiato.
Non c'era nemmeno tanta aria: saranno stati un dieci/dodici nodi; sfortunatamente, però, la barca del suddetto Fenomeno aveva un armo minimalista che non comprendeva - ahimé - né l'elastico di ritenuta della deriva, né la sagola di ritenuta della barra del timone né, tantomeno, l'anello di nastro isolante che evita al vang di sganciarsi dal boma.
L'assenza di queste tre inutili frocerie da fichetto (quando sei un fenomeno, non puoi perdere tempo a dare tre giri di nastro isolante intorno al boma o legare la deriva a un elastico che le impedisca di sfilarsi quando la barca è sottosopra) ha fatto sì che un'azione semplice come il raddrizzamento di un Laser in condizioni tutto sommato tranquille, si trasformasse in un dramma mitologico sumero nel quale sono rimasti coinvolti, oltre al Laser del Velista Mascherato, anche un windsurf e uno Snipe...

domenica 1 agosto 2010

Virare bene

Ieri sera, dopo l'allenamento del sabato, il Velista Mascherato è rimasto a cena al circolo insieme al Luigi Mascherato e a sua moglie: aglio e olio, insalatina e due chiacchiere tranquilli sotto il pergolato.
Parlando del prossimo Campionato di Distretto, Luigi ha chiesto al nostro eroe come mai non si fosse iscritto. Quando il nostro eroe, con l'umiltà che lo contraddistingue, ha ammesso di non saper virare bene e di aver bisogno di farsi dare qualche lezione sulle tecniche di base, Luigi è sembrato piuttosto perplesso:
"Aggio vist' 'o filmato d' 'o master al Planet Sail," ha detto, lasciando trasparire la sua lieve inflessione nordica. "E a me me pare che tu vira bbuono..."
"In quale filmato?" ha chiesto il nostro eroe
" 'N gopp' 'o sito Assolasér," ha risposto il teutonico.

Questa mattina, incuriosito, il Velista Mascherato è andato a vedere il filmato del campionato master di giugno e, in effetti, dal trentasettesimo al quarantesimo secondo del filmato compare lui, in virata.
La manovra, in sé, non è malaccio, ma una ragione c'è: il nostro eroe si era accorto che lo stavano riprendendo...

martedì 27 luglio 2010

Il Fenomeno del 420

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, dice il motto. Non sempre è evidente, però, che il gioco sia o stia per farsi duro e può succedere così che, presi dall'entusiasmo, restino in campo anche i non-duri, con conseguenze per lo più nefaste.

Era accaduto al Velista Mascherato, sabato pomeriggio, quando era sceso in acqua con diciassette (17) nodi di maestrale che sotto raffica arrivavano ampiamente a una ventina e onde di un metro, ripide come i gradoni del Foro Italico. Si era divertito, indubbiamente, ma era stata una bella sfacchinata, con innumerevoli scuffiate e la perdita del suo cappello preferito (anche perché era l'unico che si adattasse al suo capoccione...).

Domenica la situazione sembrava meno estrema: c'era ancora vento, d'accordo, ma aveva girato a tramontana, pulendo il cielo e azzerando praticamente il moto ondoso. Il nostro eroe era finalmente riuscito a dormire più di cinque ore e si sentiva in gran forma.

"Oggi, mi sa che ci divertiamo," ha pensato, mentre metteva in acqua il suo Laser....

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sabato 10 luglio 2010

Potere temporale - epilogo

Non ho molto da da fare, in questo languido pomeriggio di Luglio: l'area di alta pressione che mi insegue come la nuvola impiegatizia inseguiva Fantozzi e Filini, ha avuto la meglio anche sul maestrale sardo.
San Giovanni del Sinis Siamo(*) sulla Penisola del Sinis, abbiamo a disposizione uno splendido gozzo in legno risalente agli anni '50, ma non c'è abbastanza vento per la vela latina, quindi tutto ciò che possiamo fare è oziare, ingozzandoci delle prelibatezze locali: iersera ravioli e lumache; oggi a pranzo, cozze crude e Champagne (ci siamo tenuti leggeri perché stasera dobbiamo andare a cena alla cooperativa pescatori di Cabras...).

Stando così le cose, non posso far altro che approfondire il tema degli effetti dei temporali sulle barche a vela; questo, per esempio, è il link a una discussione del forum Laser che tratta, appunto, degli effetti dei fulmini sulla barca:

http://www.laserforum.org/archive/index.php/t-9484.html

Gli interventi di Der_Dude mi sembrano quelli più interessanti.
Questo invece è il link a una pagina che esamina gli effetti dei fulmini sull'individuo:

http://www.lightningsafety.noaa.gov/medical.htm

Infine, un elenco di cose da NON fare mai, in caso di temporale:

http://www.fulmini.altervista.org/pagine_sito/fulmini_sicurezza.php

Se fate una ricerca su Google, scoprirete che questi "consigli" sono ripetuti in più siti, a riprova del fatto che la gente sa copiare, ma non sa pensare.

Personalmente, se mi trovassi ad affrontare un temporale in mare, su un cabinato, l'ultima cosa che farei sarebbe di avvicinarmi a terra, a meno che non fossi MOLTO vicino a un porto riparato dal vento: cercherei di collegare le sartie o l'albero con l'acqua usando delle trecce di rame o degli spezzoni di catena (e non attaccandoci l'àncora, come suggerisce il fenomeno qui sopra), staccherei tutti gli strumenti che posso staccare, mi aprirei una birra e aspetterei pazientemente che il groppo, così com'è arrivato, se ne vada.
Con il Laser è differente: il Laser è veloce e lo puoi tirare a secco in un attimo, quindi - come effettivamente ho fatto - proverei a rientrare a terra, ma se capissi che non ce la posso fare o mi accorgessi troppo tardi del pericolo, scuffierei la barca, mi ci siederei sopra e aspetterei.
Una cosa interessante, raccontatami da un amico che l'ha sperimentata di persona, è che potrebbe essere necessario abbassare anche il timone che la deriva perché, se il vento è particolarmente forte, unite all'azione delle onde, potrebbero causare la rotazione dello scafo.
In nessun caso, comunque, abbandonerei la barca: d'accordo che ho la testa grossa, ma lo scafo di un Laser è sicuramente molto più visibile, in acqua.

(*) Come temevo, mia moglie è sopravvissuta al temporale della scorsa settimana: si è chiusa in macchina e non ne è uscita fino a che non ha sentito la gallina tornare in su la via e ripetere il suo verso...

domenica 4 luglio 2010

Potere temporale - seconda parte

Quando, finalmente, il Velista Mascherato ha il tempo di guardarsi intorno, la scena che vede è molto diversa da quella che aveva lasciato un paio d'ore prima: le persone che mangiavano o giocavano a carte sotto il pergolato adesso sono ammassate nella sala soci o in segreteria; chi poteva ha indossato la cerata o lo spray-top; gli altri si riparano come possono con magliette o teli di spugna.
L'unica che non sembra curarsi della pioggia è Angela, la presidentessa del circolo, che va avanti e indietro cercando di fare l'appello delle persone che sono uscite in barca. La sua cerata gialla spicca nettamente sul grigio-pioggia circostante.

Messo al sicuro il suo Laser, il Velista Mascherato torna di corsa in riva al lago perché c'è un Hobie 16 che sta cercando di venire a terra e sicuramente avrà bisogno di una mano. Sulla spiaggetta del circolo ci sono già Andrea e Flaminia, ma il nostro eroe sa per esperienza diretta cosa significhi gestire un catamarano con vento forte ed è certo che un aiuto in più non guasterà.

Quando è a metà del tragitto, comincia a grandinare, con chicchi grossi come Smarties e il nostro eroe deve rimettersi il cappello per attutire l'impatto delle caramelle di ghiaccio sulla sua testa recentemente rasata.
"Questi devono essere cinquanta nodi!.." pensa, all'arrivo dell'ennesima raffica, ma è una stima esagerata, certamente dovuta alla concitazione del momento: ripensandoci a mente fredda, concluderà che al massimo saranno stati 40/45 nodi; sufficienti, comunque, a far scuffiare l'Hobie Cat, che si adagia di taglio su uno scafo, con l'albero praticamente orizzontale sull'acqua.
Da un certo punto di vista è un bene, perché così non rischia di beccarsi un fulmine, ma, con il trampolino che fa da vela e niente che possa fungere da timone, il catamarano comincia a scarrocciare parallelo alla costa, in direzione di Trevignano.
"Andiamogli a dare una mano," dice Andrea e si tuffa; Flaminia lo segue, impavida.
"Che palle, tocca fasse il bagno!" pensa il Velista Mascherato, poi si tuffa a sua volta e nuota verso il largo.

Mentre sguazza come una papera zoppa, il nostro eroe non può fare a meno di chiedersi se non sia il caso di dire a Flaminia di tornare a riva. Per quanto sia spietata ed esperta (il primo aggettivo lo spiegheremo in seguito), è pur sempre una graziosa fanciulla che non peserà più di cinquanta chili: un po' pochi, per rimettere dritto un catamarano con quaranta (40) nodi di vento. Inoltre, mentre lui e Andrea indossano ancora i loro giubbetti galleggianti, lei è in maglietta e pantaloncini - tenuta ideale per un wet T-shirt contest, ma potenzialmente inadeguata nel caso specifico.
Comunque, un attimo prima che il Velista Mascherato possa dare voce alle sue perplessità, il timoniere del catamarano scuffiato fa cenno di non preoccuparsi, che è tutto sotto controllo, consentendo quindi alla "tribute band" di Baywatch di tornare a riva senza rimorsi.

A questo punto il peggio è ormai passato: la grandine si è trasformata in pioggia e anche se al centro del lago l'acqua sembra ancora ribollire, verso nord il cielo si sta riaprendo e il sole comincia a fare capolino fra le nuvole sfilacciate.
Le barche e i loro equipaggi sono tutti al sicuro, o lo saranno tra breve; Armando, che mancava all'appello, ha telefonato dicendo di essersi rifugiato in un circolo limitrofo. Sta bene, appena il vento si calma un po', torna.
Il Velista Mascherato, che temeva di non aver nulla da raccontare sul suo blog, finalmente si può rilassare e, respirando a pieni polmoni l'aria che profuma di ozono, chiedersi:

"Ma mia moglie, che fine ha fatto?"


CONTINUA...

Potere temporale - prima parte

La giornata era partita in sordina: poco vento, caldo afoso e nessun motivo per credere che le cose sarebbero migliorate.
Il Velista Mascherato e due suoi amici - Andrea e Luigi - erano usciti per l'allenamento del sabato, ma senza grosso entusiasmo: i cinque (5) nodi di vento che arrivavano da sud erano appena sufficienti a contrastare la solita, fastidiosissima onda corta lacustre, che rendeva la navigazione molto simile a un giro in Porche sui sampietrini del centro.

Intorno alle 18:00, dopo circa un'ora e mezza di inseguimenti alle varie andature, un lungo bordo di bolina porta i tre al centro del lago, dove si fermano per decidere il da farsi.
"Io rientro," dice Andrea. "Devo essere a Roma per cena."
"Io resto," risponde il Velista Mascherato. "Faccio ancora qualche bordo di lasco."
"Li hai visti, quelli?" insiste Andrea, indicando dei nuvoloni grigio asfalto in direzione Est-Nord-Est. Sono dei cumulus castellanus, chiamati così per via della loro somiglianza a una torre o muraglia merlata, ma il Velista Mascherato non può saperlo: lo scoprirà solo la mattina seguente, andando a controllare su un libro di meteorologia. Per lui, in quel momento, sono solo nuvole scure sottovento.
"Il vento viene da sud: dovrebbe portarseli via..." ribatte, ma senza grossa convinzione.
"Se non gira..." conclude, laconico, Andrea, poi si avvia col vento in poppa in direzione del circolo.
"Comunque, avvicinati un po'," dice Luigi, seguendo Andrea.

Il terzetto si avvia così al piccolo trotto (velistico) verso casa, ma, quando manca circa mezzo miglio all'arrivo, il vento salta di colpo da Sud a Nord e comincia a rinforzare.
Per una volta, il fatto di essere il fanalino di coda si rivela un bene per il nostro eroe, perché gli permette di sapere in anticipo cosa aspettarsi. Nello specifico, Andrea, che si trova a circa un furlong più avanti, è nel pieno della raffica e sembra avere il suo bel daffare a contrastarla. E Andrea è uno bravo.
"OK, fai finta di essere a Hyéres," pensa il Velista Mascherato, mentre, rapidamente, regola la vela per la bolina. "Cazza tutto e mantieni la calma."

La prima raffica lo coglie di sorpresa: l'ha vista arrivare, ma non si aspettava che fosse così violenta. La barca si inclina pericolosamente su un lato e solo l'inerzia del suo capoccione, lanciato all'indietro come in una pubblicità di balsamo per capelli, evita al nostro eroe un infamante scuffiata.
Ciò che dimostra senza ombra di dubbio che il Laser è un'imbarcazione per masochisti è il fatto che, proprio nei momenti in cui ti farebbe comodo lascare la randa per scaricare un po' di pressione, non lo puoi fare perché il boma si impunterebbe nell'acqua.
Quand'è così, puoi provare a orzare un po', per mettere la prua al vento, ma se sei fortunato, tutto ciò che ottieni è che la barca si rimette piatta e, un attimo dopo, comincia a planare.

"Mi sa che qui è peggio di Hyéres..." pensa il Velista Mascherato, cercando di non interrogarsi su cosa potrebbe succedere se la sua prua si infilasse in un'onda. Il piccolo GPS che tiene sul boma durante gli allenamenti sta registrando una velocità massima di 9.7 nodi, ma lui lo scoprirà solo in seguito: al momento sa solo che, così veloce, di bolina non c'è andato mai.
La sua prua, però, non si infila in nessuna onda, anzi: ci scorre sopra gagliarda, mentre dalla scassa della deriva arriva un ben noto rumore di sciacquone.
"Minchia, sto planando di bolina!", pensa il nostro eroe, ma la sua paura non ha il tempo di trasformarsi in esaltazione perché, a cento metri dalla riva, il riparo offerto dagli alberi crea una zona di calma e la barca rallenta, permettendogli di arrivare a terra senza problemi.

A questo punto, sembrerebbe che tutto si sia concluso per il meglio, ma il Velista Mascherato sa che non è così: mentre tira a secco la barca (Andrea ha già portato a terra la sua, Luigi sta arrivando), guarda in direzione del vento e vede le stesse nuvole scure che poco prima erano alla sua destra, avvicinarsi rapidamente da nord, così, grida a sua moglie di andare a chiudere i finestrini dell'auto, poi porta il Laser a riparo e, più rapidamente che può, smonta l'albero per non indurre in tentazione i lampi.
Non ha mai sentito parlare di una deriva colpita da un fulmine, ma non è che abbia mai fatto ricerche accurate in proposito.

CONTINUA...

martedì 29 giugno 2010

Il ponte di S. Pietro e Paolo

A Roma, il 29 Giugno è festa, e il Velista Mascherato ne ha approfittato per fare ponte e andare ad allenarsi un po', dopo due settimane di astinenza.

Lunedì è stata una giornata ottima, con vento più o meno costante sui dieci (10) nodi, ma martedì le cose non sono andate altrettanto bene...

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domenica 6 giugno 2010

Euro Master a Bracciano - in fine

Cosa resta ancora da dire, di questi tre giorni di regata?
Be', per prima cosa, mi corre l'obbligo giojoso di assegnare il titolo di Velista Mascherato Onorario al mio amico Andrea, che, nella seconda regata di sabato, arrivato primo alla seconda boa di poppa, invece di scendere verso la boa di lasco, è ripartito per un altro bordo di bolina, portandosi appresso ben nove barche che si trovavano dietro di lui.
I concorrenti all'undicesimo, dodicesimo e tredicesimo posto, ringraziano di cuore.

Altra menzione d'onore va all'emulo di David Copperfield (l'illusionista, non il personaggio di Dickens), che domenica mattina è riuscito a far "sparire" il telo della mia barca, che io avevo poggiato alle mie spalle mentre sistemavo il tesa-base. Finisco di cambiare la cimetta a cui è legato il rinvio, mi volto e... MAGIA! il mio telo - praticamente nuovo - non c'è più!
Complimenti vivissimi.

Un grosso ringraziamento - sincero, stavolta - va alla "ciurma" del Planet Sail, che con la sua gentilezza e la sua disponibilità mi ha aiutato a risolvere i problemi derivanti dal trapasso della mia automobile. Complimenti sinceri anche al cuoco, per i tonnarelli cacio, pepe e cozze.

Grazie anche, e soprattutto, al Coach Mascherato, che ha rubato un'auto ed è venuto a raccatarmi per strada quando la SAAB si è rotta e che mi ha riportato a casa la sera, anche se questo non rientrava nelle sue mansioni.
Sono rimasto davvero commosso dalla sua bontà e, per dimostrargli la mia gratitudine, rinuncio al mio progetto di estorcergli danaro minacciando di raccontare a sua moglie di quella brutta storia del trans a Hyéres...

E, per concludere...

Qualche tempo fa, durante una cena, ho chiesto a un amico che ha fatto parte dell'equipaggio di Azzurra nel 1983, cosa ne pensasse della Coppa America appena conclusasi.
"È stata l'essenza della Coppa America," mi ha risposto, sereno. "La Coppa America non è uno sport: è un miliardario che cerca di fottere un altro miliardario. In questo caso, il miliardario numero sei nel mondo ha fottuto il miliardario numero sessantaquattro."

Ecco: l'Euro Master è stato esattamente l'opposto.
Non so se ci fossero dei miliardarii fra di noi, ma se c'erano, di sicuro non avevano intenti sodomitici e i non-miliardarii, tutto quello che volevano, era divertirsi con le loro barchette e bere birra.
In acqua, durante le regate, c'era sicuramente molto agonismo, ma a terra, per il resto del tempo, l'atteggiamento generale propendeva piuttosto per la bonomia e il cameratismo.

In un Mondo perfetto, sarebbero queste le regate trasmesse in televisione, col Virtual Spectator e il commento di Giulio Guazzini.
Le maestre le farebbero vedere ai bambini nelle scuole e direbbero loro: "Vedete? Questo, è sport. È così che ci si deve comportare."
Purtroppo, però, non siamo in un Mondo perfetto e la televisione, tutto ciò che ci offre, sono le sfide preternaturali fra un tipo che vende software e un tipo che vende medicinali.

Già il fatto che siano fra le persone più ricche del Pianeta dovrebbe farci intuire che non possono valere granché, come esempio per i giovani.