domenica 27 febbraio 2011

Ùla badùla - Seconda parte

Alla fine del briefing, il Velista Mascherato è sempre più inquieto, ma i presagi che scuotono la sua olimpica indifferenza, ora, sono tutt'altro che foschi. Si aspettava una giornata tranquilla e, invece, ecco qui le peggiori condizioni con cui sia mai uscito, Hyères compreso: il vento, da ESE, è salito ancora - a occhio, saranno sedici/diciotto nodi costanti con raffiche intorno ai vènti; il mare è ancora abbastanza calmo, ma mancano due ore alla partenza ed è probabile che aumenterà.
Malgrado ciò, il nostro eroe ha deciso di uscire. Un po' perché ci saranno anche i suoi amici dell'YCBE, un po' perché è per questo che si è allenato durante gli ultimi mesi: ha preso il mare, ha preso il vento, ha preso il freddo; magari non tutti insieme, come adesso, ma non può dirsi impreparato.
"Amiamo ciò che ci ucciderà," pensa, mentre si avvia verso gli spogliatoi.

Quando ne esce, sigillato nella sua muta stagna, scopre che ha cominciato a piovigginare. Non si ricorda cosa voglia dire, in termini metereologici, ma è abbastanza certo che non sia un buon segno.
Esce dal porto pochi minuti dopo le 1100 (Zulu) e si avvia, prudentemente, verso il campo di gara che non è, come sperava, davanti al porto, ma molto più a destra.
Nel frattempo, le condizioni meteo sono ulteriormente peggiorate: ci sono circa venti nodi costanti e un metro e mezzo di onda.
La barca giuria è in posizione, ma le boe sono ancora legate ai gommoni: come scoprirà più tardi, il vento, che è arrivato da ESE tutta la mattina, poco prima è saltato di colpo a SSE e i giudici stanno aspettando che si stabilizzi.
Prova a scendere lungo un'ipotetica linea di partenza, ma ci sono troppe barche che vagano senza controllo (la sua, è una di queste), così si allontana un po' e prova un paio di bordi di bolina.

La prima virata gli viene bene; la seconda un po' meno: tarda a passare sopravvento e il Laser si corica su un fianco. Riesce a metterlo dritto senza finire in acqua, ma, quando cerca di ripartire, la barca comincia ad andare indietro a una velocità sorprendente. Dopo un primo momento di stupore (leggermente venato di compiacimento: "Ammazza, quanto sto a anda' forte!") il nostro eroe manda il timone tutto da un lato e la barca, se Dio vuole, accosta quel tanto che gli permette di farla ripartire di bolina, in direzione della barca giuria.
Con la scusa di controllare lo scarroccio, il Velista Mascherato si ferma a riprendere fiato e si guarda intorno. Ci sono vele ovunque: standard, radial e 4.7, che si schivano fra un'onda e l'altra, sullo sfondo di un cielo plumbeo. Se la vela fosse un peccato mortale, pensa, è così che apparirebbe il girone dei laseristi.
Beve un sorso d'acqua, poi si rimette in moto.

Dopo due bordi di bolina, si convince, inopinatamente, di essere in grado di controllare la situazione, così, azzarda un esaltante bordo di lasco e un'abbattuta. Ne viene fuori indenne, ma un attimo di distrazione, dovuto all'avvistamento di un amico, gli regala la seconda scuffia della giornata.
Vuoi per il freddo, vuoi per la fretta, vuoi perché è un imbecille, si aggrappa alla deriva senza considerare il vento e le onde e così, pochi secondi dopo, annaspa terrorizzato sotto alla vela, che gi è arrivata in testa e che, comprensibilmente, cerca di farlo affogare. Quando finalmente riesce a rimettere dritto il suo Laser e a salire a bordo, non può fare a meno di pensare a una delle Famose Frasi di Sergio:

"Ma siamo sicuri, che ci stiamo divertendo?"

Non ne è più molto sicuro, in effetti: vento e mare sono in continuo peggioramento, il campo di regata ancora non è pronto ed è perfettamente chiaro che, nel caso si faccia la regata, l'unica tattica possibile sarà restare incolumi. Il nostro eroe è abbastanza sicuro di poter sopravvivere ai bordi di bolina e di lasco, ma cosa succederà, nei due bordi di poppa?
Dubbioso, va verso il gommone del Coach Mascherato per chiedegli consiglio, ma non si accorge che due ragazzini con i 4.7 stanno facendo altrettanto. Se li trova così, fermi, una davanti e uno sottovento e, per schivarli, deve poggiare di colpo.
Con mare e vento alle spalle, la sua barca parte con un'accelerazione degna del Millennium Falcon, ma il computer di bordo deve aver sbagliato qualche decimale nei conti per il salto nell'iperspazio perché, alla prima onda, Chewbacca finisce in nuovamente in acqua e stavolta non ha dubbî: NON si sta divertendo.
Rimette dritta la barca, schiva il Laser della ragazzina, che nel frattempo ha scuffiato per simpatia, poi, si avvia verso il porto.
Non si aspetta minimamente che...

(continua...)

Ùla badùla - Prima parte

Il Velista Mscherato si sveglia alle 0644 (CET), sedici minuti prima del suono della sveglia. È inquieto: foschi presagi scuotono la sua olimpica indifferenza.
Si alza, va alla finestra e guarda fuori: come da programma, la petroliera all'àncora ha ruotato di centottanta gradi rispetto alla sua posizione della sera precedente e adesso, com'era avvenuto alle sue sorelle minori la scorsa settimana, ha la prua rivolta verso Capo Linaro.
Ciò non ostante, cè qualcosa che non va..
"Dev'essere entrato scirocco," pensa il nostro eroe, aprendo la finestra. "Ma allora, perché non fa caldo?"
Una voce di donna alle sue spalle, dice:
"Cosa fai, lì in piedi, a quest'ora?"
Un'altra voce aggiunge, languida:
"Dài, torna qui a giocare con noi!.."
Sono due hostess (gemelle) della Japan Airlines che ha conosciuto la sera prima nella pizzeria "Il Bambu" - famosa per avere il cameriere con il più basso quoziente di intelligenza al Mondo e delle sale da pranzo grandi come un ascensore; per un po' hanno fatto finta di essere lì per caso, ma dopo un paio di birre hanno confessato di esserci andate apposta per conoscerlo. Non sapevano dove andare a dormire, così se l'è portate in albergo.
"Torna qui," dice la più sfrontata delle due. "Vogliamo il tuo asso di bastoni."
Lui, nemmeno si volta.
"Giocate da sole," mormora, dando un ultimo sguardo pensoso al cielo bigio. "Io ho da fare."
Va alla sedia su cui sono poggiati i suoi abiti e comincia a vestirsi. Le due gemelle si rabbuiano.
"Non è giusto, però," si lamenta una delle due. "Proprio adesso che ho pescato il tre di briscola!.."

Nella sala da pranzo dell'albergo, c'è solo un altro cliente. Dev'essere anche lui un velista, perché indossa dei pantaloni di cotone pesante con le tasche laterali e un giubbotto rosso della Slam; in pratica, lui e il Velista Mascherato sono vestiti uguali. Socievole come sempre, il nostro eroe prova a fare un po' di conversazione:
"Ma una volta, lo scirocco, non era caldo?" chiede.
"Questo non è scirocco," risponde l'altro e, senza fornire ulteriori spiegazioni, si rimette a leggere il giornale.
Il Velista Mascherato sta per dargli uno scappellotto per punirlo della sua bòria, ma un articolo sul giornale che l'altro sta leggendo attrae la sua attenzione:
"Muore giocando a tennis con il figlio". Sotto al titolo, la foto di un tipo dall'aria impiegatizia di circa cinquant'anni e una didascalia: "Il figlio della vittima. Erediterà la florida azienda familiare".

Il nostro eroe arriva al porto di Santa Marinella poco prima delle 0700 (UTC). Curiosamente, non cè nessuno.
Prende un caffé al bar, poi comincia ad armare la barca.
Alle 0858 (UTC+1) la barca è armata, ma degli altri regatanti, ancora non c'è traccia; in compenso, il vento sta aumentando e il mare con lui...

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(continua...)

domenica 20 febbraio 2011

À la mer comme à la mer...

Quando il Velista Mascherato si sveglia, la prima cosa che vede è il mare. Non succedeva da un sacco di tempo, si era quasi scordato quanto fosse bello, svegliarsi così.
Il cielo è plumbeo, non c'è un alito di vento, ma è sempre meglio questo, del muro del palazzo di fronte.
Infinitamente meglio.

Al largo, ci sono tre petroliere all'àncora; ieri avevano la prua rivolta verso il porto di Civitavecchia, ma nella notte qualcuno o qualcosa le ha fatte ruotare di centottanta gradi e ora son lì che guardano malinconiche la sagoma di Capo Linaro, ancora coperta dalla foschia mattutuna.
"Dev'esserci corrente," pensa il nostro eroe, neutro.

Mentre scende a fare colazione, gli arriva un SMS con cui sua madre, cardiopatica (e te credo: con un figlio così...), gli fa sapere di essere ancora viva - un'abitudine presa quando la povera donna era sola in casa, che hanno mantenuto anche quando non lo è stata più. Il testo del messaggio di oggi, recita:

"San Remo è finito. Sarà primavera?"

È un chiaro riferimento al metodo con cui suo nonno soleva scandire il passaggio delle stagioni, facendo riferimento agli eventi televisivi: "Quando finisce il Festival di San Remo," diceva "è finito l'inverno; quando comincia Giochi Senza Frontiere, è finita l'estate". Autunno e primavera non erano contemplate in questo suo lunario televisivo, segno evidente che, già allora, non c'eano più le mezze stagioni.

Fatta colazione e pagato il conto, il Velista Mascherato torna in camera a prendere le sue cose e scopre, contestualmente, che nel campo da tennis sotto il suo balcone si sta svolgendo la più brutta partita a tennis della Storia, fra un tipo dall'aria impiegatizia di circa cinquant'anni e quello che potrebbe essere o suo padre o una mummia sottratta al museo del Cairo durante i recenti tafferugli. Molto probabilmente il figlio vuole uccidere il genitore, perché alterna mazzate a fondo campo e smorzate sotto rete, che il geriatra rincorre tanto faticosamente quanto inutilmente.
"Il delitto perfetto," pensa il nostro eroe, neutro.

Pochi minuti dopo, guida in direzione del porto di Santa Marinella, dove arriva più o meno alla stessa ora in cui esce di casa, quando parte da Roma. Beve un caffé, saluta gli amici del Circolo Pescatori Sportivi Mascherati, poi va a prendere la barca. Mentre aspettiamo che torni, vi racconto una cosa sui Pescatori Sportivi Mascherati.
Questi simpatici individui, hanno una particolarità: qualunque cosa tu possa aver fatto, uno di loro l'ha fatta o prima o meglio; tanto che, se un giorno, al porto di Santa Marinella, arrivasse Gesù camminando sulle acque, troverebbe certamente qualcuno che, sulle acque, c'ha fatto la maratona, chiudendola in tre ore e mezza.
E sarebbe vero.

Il Velista Mascherato arma la sua barca con calma. Più tardi scenderà in acqua e si allenerà proficuamente, ma la sua mente, per tutto il giorno, sarà altrove: al ricordo di ciò che ha visto al risveglio.
Sembra un paradosso, che qualcuno pensi con nostalgia al mare mentre si trova al mare, ma non è così: una cosa è andare al mare, di quando in quando; altro è averlo sempre lì, vicino a te.
Lui lo sa, perché è qualcosa che ha già vissuto, altrove, quando ancora non era un Velista Mascherato. È stata un'esperienza che gli è costata molto - in tutti i sensi - e non è del tutto certo che ne sia valsa la pena, ma, allo stesso modo, non è del tutto certo di non volerci riprovare.

San Remo è finito.
Sarà finito, l'inverno?



lunedì 14 febbraio 2011

Bisogna saper perdere - Parte seconda

La terza partenza, se Dio vuole, è quella buona, ma il vento è decisamente agli sgoccioli. Il nostro eroe, per una volta, non improvvisa e si attiene scrupolosamente alla strategia di gara elaborata PRIMA della partenza: va a sinistra e non vira fino a che non è uscito fuori dai rifiuti delle vele degli altri concorrenti, poi, come gli ha insegnato il Coach Mascherato, cerca di tenersi fra i suoi inseguitori e la boa, virando il meno possibile, per non perdere terreno.

Il vento che va e viene (per lo più, va), lo constringe a virare più del previsto, con una qualità del gesto atletico che varia in funzione inversa del tempo trascorso; ciò non ostante, è in testa.
Il vento sta girando a destra, ma il nostro eroe non se ne accorge: ha occhi solo per i filetti sulla vela e per il segnavento sull'albero. Per fortuna, il lato sinistro del percorso è funestato dai 470 che scendono in poppa, quindi lui, senza saperlo, si tiene comunque sul lato buono, per evitare le scie degli spinnaker.

Dopo dodici virate, arriva finalmente sulla lay-line di destra. Si tiene alto e naviga di bolina larga; un po' per compensare la corrente, un po' perché il vento è veramente agli sgoccioli e preferisce non dover stringere troppo. Per la seconda volta nella sua vita (di laserista), passa per primo la boa di bolina e questa volta sa perfettamente dove deve andare: un bordo di lasco, poi poppa, bolina, poppa e finale al lasco.
Lui lo sa, ma il vento non se ne ricordava e ha pensato bene di ruotare a destra di 30°, trasformando il bordo di lasco in un bordo di poppa.
Come se non bastasse, un 470 ritardatario gli complica il passaggio alla seconda boa e lo rallenta quel tanto che serve ai suoi inseguitori per farsi sotto.

Il bordo di poppa, celibe di vento, sembra un quadro di De Chirico, con un'onda troppo bassa per surfare, ma abbastanza alta da rendere difficoltosa la strapoggia e spinnaker di 470 che perturbano quella poca aria che arriva sulla vela. Il Velsta Mascherato, a questo punto, teme più l'orchite che la scuffiata, ma non si arrende: dopo due strambate causate dalle onde, si piazza in ginocchio all'altezza della deriva, tiene aperto il boma con una mano e così resta fino a che non passa, ancora primo, ma di poco, la boa di poppa.

Qui, il tanto atteso segnale di riduzione del percorso non arriva, ma il nostro eroe ne ha abbastanza di giocare alle belle statuine, così, prosegue dritto verso la linea di arrivo, lasciando che siano i suoi giovani inseguitori a contendersi la vittoria in quella che ormai, più che una regata, sembra un concorso di modellismo navale statico.

Per oggi, basta così.

Bisogna saper perdere - Parte prima

La vela del Laser Standard ha una superficie di 7.06 m2, che, divisi per 80 chilogrammi di peso, equivalgono a 0.088 m2/chilo. La vela del Laser Radial, di contro, ha una superficie di 5.7 m2, che, divisi per 63 chilogrammi di peso, equivalgono a 0.090 m2/chilo.
Teoricamente, quindi, specie in condizioni di poco vento come quelle di domenica, non c'è poi un così grosso divario fra il nostro eroe (80 chilogrammi, vela standard) e i giovinetti con le radial (peso dichiarato: 63 chilogrammi). Lui ha l'albero più alto, d'accordo, ma gli altri, pesando di meno, hanno una minor superficie bagnata, il che, pareggia i conti.
Ciò non di meno, il Velista Mascherato pone la massima attenzione (per quello che gli consentono le sue capacità) a non essere d'intralcio ai suoi avversarî, maschietti o femminucce che siano: lui è a Santa Marinella per allenarsi, mentre loro, le nuove generazioni, sono lì per gareggiare.

Questo, però, non vuol dire che gli faccia piacere vederseli passare davanti, perciò, dopo le due brutte figure dellle regate precedenti, domenica è sceso in acqua con buon anticipo rispetto alla partenza, deciso a fare tesoro degli errori commessi.
Ha controllato se ci fosse corrente (c'era); ha fatto dei lunghi bordi di bolina in entrambi i lati del campo di gara (vento scarso ed estremamente variabile sia a destra che a sinistra); ha sorvegliato con cura le procedure di partenza, per sincronizzare correttamente il suo cronometro e ha scelto una posizione sulla linea che gli desse la possibiità di acquistare abbrivio prima della partenza.

Tutto inutile: per ben due volte, la giovanile irruenza dei suoi compagni regatanti ha costretto i giudici ad annullare la partenza con un richiamo generale; e, come se non bastasse, il poco vento ha cominciato a scemare...

(continua...)

domenica 6 febbraio 2011

I Will Survive

Questa sera, il Velista Mascherato va a letto soddisfatto. Mentre nell'allenamento di ieri pomeriggio, un'inconsueta quanto incomprensible sbadataggine gli aveva causato tutta una serie di spiacevoli inconvenienti, fra cui: armo della vela con la vela attorcigliata all'albero; ri-armo della vela, con testa-base attorcigliato al boma; inversione di polarità delle batterie della GoPro e, doloroso a dirsi, uscita in mare senza tappo della barca (se n'è accorto un attimo dopo aver lasciato lo scivolo, ma i suoi compagni l'hanno canzonato ugualmente, anche quello che ha fatto la stessa cosa nel Mare del Nord), la giornata odierna, meglio di così, non poteva andare.
Memore delle esperienze passate, il nostro eroe oggi si è recato a Santa Marinella di buon'ora e ha armato la barca con tutta calma, poi si è goduto la splendida giornata di sole, aspettando che alzasse vento.
Il primo refolo è arrivato intorno alle 12:00, mentre il Coach Mascherato terminava la sua lezione dal titolo: "Regola 42, non ti temo!" e il Velista Mascherato è subito corso a cambiarsi, ansioso di scendere in acqua per cimentarsi nella sottile arte della virata in poppa.
Accertata la presenza del tappo (non si sa mai...), il nostro eroe ha preso il largo, ma, appena passato il ridosso del porto, si è accorto che il vento si era fatto sostenuto: circa 15 nodi, che diventavano 18 o forse più sotto raffica. Una leggera corrente da Ovest e dei fastidiosi salti di vento sotto costa completavano il quadro.
Fatto qualche bordo di bolina per scaldarsi, il Velista Mascherato si è raccomandato alle divinità marine, ha acceso la sua videocamera GoPro e ha cominciato un lungo bordo di poppa...

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domenica 23 gennaio 2011

Strapoggione

Questo fine settimana - per la precisione: questa domenica - il Coach Mascherato, approfittando del fatto che non c'era regata, si è dedicato alla famiglia, lasciando i suoi figli putativi (noi) nelle capaci mani di un Coach Mascherato Vicario che ci ha istruiti sui piaceri della strapoggia.
La giornata, seppur fredda, sembrava promettere bene, con cielo limpido e un bel vento da nord che, a Santa Marinella, non causava alcun moto ondoso; sfortunatamente, però, appena il Velista Mascherato ha indossato la sua muta stagna anti-vento (non nel senso che lo blocca, ma nel senso che lo fa andare via), il cielo si è coperto di nembostrati e la Tramontana ha girato verso sud, andando a scemare.
Ciò non di meno, i nostri eroi sono scesi in acqua e hanno messo in pratica gli insegnamenti testé ricevuti.

Il Velista Mascherato non ha scuffiato, ma ha ancora qualche evidente problema con l'andatura in poppa...

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sabato 1 gennaio 2011

Capo d'anno 2011

Anni addietro, troppi perché valga la pena di calcolarli, il Velista Mascherato e il suo amico Paolo ebbero una bella pensata: uscire in barca il primo dell'anno.
Chiaramente, non potevano andare in catamarano con i postumi di una sbronza, quindi, festeggiarono moderatamente la mezzanotte e se ne andarono a letto presto per poter essere in forma il giorno dopo.
Se mai avessero avuto qualche dubbio, riguardo l'opportunità di questa scelta e delle rinunce che aveva comportato, questo scomparve alla luce pallida del mattino seguente: quando i due amici partirono alla volta di Anguillara, in una Roma deserta e silenziosa, avevano la netta sensazione di appartenere a una schiatta di eletti e nei loro occhi brillava la stessa luce che illuminava lo sguardo delle truppe di Enrico V prima della battaglia di Agincourt.
Peccato, però, che, arrivati al lago, lo videro immoto, sotto una tenue nebbiolina che andava diradandosi a mano a mano che il sole si alzava nel cielo. Di vento, nemmeno una pallida promessa.
Non volendo darsi per vinti, sottrassero un pedalò al suo meritato riposo invernale e tentarono la traversata, ma, arrivati più o meno al centro del lago, si guardarono in faccia e decisero di rientrare. Come inizio, poteva bastare.

Quest'anno, il Velista Mascherato ha deciso di ripetere l'esperienza, ma, grazie allo sviluppo della scienza metereologica e delle reti di comunicazioni, sapeva già, prima di partire, che non avrebbe trovato vento. Ciò non di meno, iersera ha limitato le libagioni e questa mattina è uscito di casa di buon ora, in una Roma affollata di turisti e maratoneti, con il suo Laser sul tetto della macchina.
Arrivato al circolo, con l'aiuto di un folletto lacustre, ha scaricato la barca, l'ha lavata e le ha dato una mano di cera protettiva alla carena.
"Bene," ha pensato il nostro eroe contemplando con motivato orgoglio il frutto delle sue fatiche. "Adesso devo solo aspettare che si asciughi e..."
Un attimo dopo, cominciava a piovere.
Come inizio, poteva bastare...

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domenica 12 dicembre 2010

Right or wrong, I'm still the capsize...

Aveva ragione il Vecchio Santiago: il Mare è come una bella donna e come una bella donna, non sopporta che la si trascuri. Al lago, puoi permetterti di andarci solo la domenica, al mare no: devi allenarti come si deve.
Per molti di voi questo suonerà ovvio (anche per me, ora che ci penso), ma il Velista Mascherato l'ha capito solo oggi, e nella maniera più dolorosa.
A sua parziale discolpa, va detto che, fino al momento di andare in acqua, aveva fatto tutte le cose per benino: ieri si era riposato, aveva cenato a casa bevendo solo acqua ed era andto a letto presto, dormendo quasi otto ore.
Sfortunatamente, però, nella mattinata, una serie di episodî spiacevoli, avevano alterato il suo umore, rendendolo, se possibile, più scorbutico del solito; così, è sceso in acqua in ritardo, non ha potuto fare nemmeno un bordo di prova né sulla linea di partenza, né sul campo di regata e ne ha pagato le conseguenze.
Le condizioni meteo gli hanno dato una mano, con onda incrociata e vento che, oltre a variare sensibilmente di intensità, saltava da una parte all'altra come un pugile alla prima ripresa, ma il problema grosso è che non si sta allenando come dovrebbe e quel poco che ha imparato in primavera e in estate, i pochi automatismi acquisiti, li sta perdendo, nemmeno tanto lentamente.
Quando è uscito dall'acqua, in anticipo rispetto alla flotta (per i motivi che non faticherete a immaginare, guardando il filmato), era deciso a mollare tutto e ritornarsene al lago, ma già all'altezza di Torrimpietra, sulla strada del ritorno, aveva cambiato idea: resterà al mare, unico adulto in un branco di ragazzini, a farsi umiliare dai suddetti ragazzini e dai flutti fino a che sarà necessario.

Sarà un lungo inverno...

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mercoledì 8 dicembre 2010

Un mercoledì da orsacchiotti

Tenetelo bene a mente: se l'indomani avete regata ed è tre giorni che tira scirocco, la sera, statevene a casa, mangiate leggero e andate a letto presto. Al contrario, andare a cena in trattoria, ordinare rigatoni con la pajata e bocconcini di provola affumicata arrotolati nel lardo di Colonnata, passati in forno e inasporiti con aceto balsamico, anche se la trattoria si chiama "Dal Timoniere", potrebbe rivelarsi una scelta nefasta e causarvi: a) sonno agitato da incubi introspettivi di chiara ispirazione junghiana; b) acidità di stomaco al risveglio, che nemmeno un broker newyorkese; c) spossatezza e allungamento indeterminato dei tempi di recupero, una volta in acqua.
Se poi, come il nostro eroe, avete passato ampiamente la quarantina, alla spossatezza potrebbero unirsi degli inquietanti momenti di dissociazione dalla realtà nei quali avrete la netta impressione di essere uno dei personaggi de: "La Terra Desolata" di Eliot: Madame Sosostris, Stetson o, nella peggiore delle ipotesi, Phlebas, il marinaio fenicio...

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