Sono capaci tutti, a fare lezione di Laser quando c'è vento, ma solo l'Allenatore Mascherato, riesce a fare lezione anche quando il vento non c'è!
Se non si possono affinare le proprie doti tattiche o le proprie capacità di conduzione, c'è sempre la possibilità di migliorare la propra confidenza con il mezzo eseguendo degli esercizi che, visti così, sembrano scemi e facilissimi, ma che non sono né l'una né l'altra cosa.
Quando, scemata anche l'ultima, flebile bava di vento, il Profeta dell'OCS ha gridato ai suoi allievi: "Mettetevi in piedi davanti all'albero!", il Velista Mascherato ha pensato in un primo momento che il suo Allenatore intedesse il pioppo che si erge solenne sulla riva del circolo, ma poi si è reso conto che l'ordine riguardava l'albero della barca e si è apprestato a eseguire l'ordine ricevuto dal suo méntore.
Sfruttando le sue innate doti di agilità, il Gatto delle Tughe è scivolato (si fa per dire) lungo la coperta e aprendo il boma per bilanciare il suo peso, è riuscito a portarsi nella posizione richiesta; un attimo dopo, però, si è reso conto di aver lasciato la scotta di randa nel pozzetto ed è tornato sui suoi passi per recuperarla, guadagnandosi così la prima scuffia della giornata.
Issatosi a fatica sulla deriva, ha tentato di raddrizzare la barca come ha visto fare a Jon Emmett, scoprendo così che l'unica cosa che hanno in comune lui e Jon Emmett è la predilezione per le camicie azzurre "botton-down".
Rimesso faticosamente dritto il suo Laser, il Lemure dei Bottazzi ha tentato di nuovo il giochimo del boma, senza pensare che un tubo di alluminio pieno d'acqua è più pesante di un tubo di alluminio vuoto e questa disattenzione gli è valsa un terzo bagno nelle immote acque lacustri.
I tentativi seguenti, sono stati ancor più infruttuosi..
domenica 25 marzo 2012
domenica 11 marzo 2012
Velisti nella nebbia - epilogo
Gli inserti anti-condensa della GoPro funzionano davvero bene.
Sono venduti in un astuccio a tenuta stagna richiudibile che contiene tre coppie di inserti, una bustina di Silica-Gel ('o vedi?..) e un utilissimo "Humonitor" con il quale è possibile sorvegliare il grado di umidità all'interno della custodia.
Ciascuna coppia di inserti può essere utilizzata circa quattro volte; per asciugarli e riusarli, basta riscaldarli in forno a 150° per cinque minuti.
L'efficacia del prodotto è precisamente quella pubblicizzata: come vedete dal filmato qui sotto, anche dopo più di due ore di utilizzo continuato, la custodia è del tutto libera da appannamenti e le immagini sono perfettamente nitide.
Sono venduti in un astuccio a tenuta stagna richiudibile che contiene tre coppie di inserti, una bustina di Silica-Gel ('o vedi?..) e un utilissimo "Humonitor" con il quale è possibile sorvegliare il grado di umidità all'interno della custodia.
Ciascuna coppia di inserti può essere utilizzata circa quattro volte; per asciugarli e riusarli, basta riscaldarli in forno a 150° per cinque minuti.
L'efficacia del prodotto è precisamente quella pubblicizzata: come vedete dal filmato qui sotto, anche dopo più di due ore di utilizzo continuato, la custodia è del tutto libera da appannamenti e le immagini sono perfettamente nitide.
domenica 4 marzo 2012
Velisti nella nebbia - seconda parte
Scartata l'ipotesi idroponica casalinga, in pieno delirio ossessivo-compulsivo, il nostro eroe ha ripreso in esame l'opzione Silica-Gel e ha contattato i rivenditori italiani del prodotto che, cortesi e solerti gli hanno risposto:
Ben lungi dal darsi per vinto, il nostro eroe si è rivolto allora a quella divinità benevola che tutti accontenta: Google.
Evocato l'oracolo con le parole magiche "GoPpro fog", ha assistito all'epifania dei vaticinii (quelli che, nel linguaggio iniziatico, vengono definiti: link) e, dopo un attento esame, ha scelto quello che gli sembrava più confacente ai suoi bisogni: GoPro HD - how to prevent fogging or water drops from ruining your surf footage
Nel filmato in questione, un femminiello d'Oltreoceano, vittima di abusi o dedito al "branding" (notate la chiazza scura nella parte interna del bicipite destro), spiega come evitare la condensa nella custodia della GoPro.
Il suo metodo è semplice:
Il Velista Mascherato, non disponendo di un gruppo elettrogeno da portare seco a Santa Marinella, ha provato ad asciugare la custodia con il getto dell'aria condizionata fredda della sua auto (un'ipotesi, questa, che era stata valutata anche dai due ingegneri), ma tutto ciò che ha ottenuto è stato che la condensa, invece di concentrarsi sulla lente della custodia, com'era avvenuto precedentemente, si è diffusa su tutte le pareti.
continua..
Per applicazioni del genere, considerando anche le ridotte dimensioni, le suggerirei le micro-bag da 2 grammi. Sono bustine di Silica-Gel molto piccole. Giusto per intenderci, ciascuna bustina ha pressapoco le dimensioni delle note caramelle al latte "Galatine". Il Silica-Gel è rigenerabile per molte volte, non è dannoso per la salute o per gli oggetti e lo stesso involucro con cui sono prodotte le bustine (il DuPont Tyvek) permette l'assorbimento dell'umidità e al tempo stesso evita il rilascio di qualsiasi pulviscolo di Silica-Gel che si può generare dallo sfregamento dei cristalli interni.Procuratosi una Galatina, il Compulsivo Mascherato ha provato a inserirla nella custodia della videocamera, ma il suo entusiasmo si è rapidamente dissolto, come una manciata di cristalli di Silica-Gel gettati in un bicchier d'acqua:
Ben lungi dal darsi per vinto, il nostro eroe si è rivolto allora a quella divinità benevola che tutti accontenta: Google.
Evocato l'oracolo con le parole magiche "GoPpro fog", ha assistito all'epifania dei vaticinii (quelli che, nel linguaggio iniziatico, vengono definiti: link) e, dopo un attento esame, ha scelto quello che gli sembrava più confacente ai suoi bisogni: GoPro HD - how to prevent fogging or water drops from ruining your surf footage
Nel filmato in questione, un femminiello d'Oltreoceano, vittima di abusi o dedito al "branding" (notate la chiazza scura nella parte interna del bicipite destro), spiega come evitare la condensa nella custodia della GoPro.
Il suo metodo è semplice:
- si deve pulire la lente davanti all'obiettivo;
- si devono versare delle gocce di anti-appannante sulla parte interna della lente;
- si devono rimovere gli eccessi di anti-appannante con un cotton-fioc;
- si deve asciugare la custodia con un asciugacapelli.
Il Velista Mascherato, non disponendo di un gruppo elettrogeno da portare seco a Santa Marinella, ha provato ad asciugare la custodia con il getto dell'aria condizionata fredda della sua auto (un'ipotesi, questa, che era stata valutata anche dai due ingegneri), ma tutto ciò che ha ottenuto è stato che la condensa, invece di concentrarsi sulla lente della custodia, com'era avvenuto precedentemente, si è diffusa su tutte le pareti.
continua..
sabato 3 marzo 2012
Velisti nella nebbia - prima parte
Se la si dovesse giudicare dalle pagine di questo blog, si potrebbe pensare che l'attività velistica del Velista Mascherato, nei mesi invernali, sia stata quantitativamente scarsa - oltre che qualitativamente scarsa, come d'abitudine.
Ciò non corrisponde al vero, anzi: a volerla dire tutta, nell'ultima regata del Campionato Invernale, il nostro ha perfino portato a casa un terzo posto (sarebbe potuto arrivare anche secondo, se non fosse che, prima di lui, avevano già tagliato il traguardo due barche..), risultando settimo nella classifica finale.
Sfortunatamente, però, la narrazione delle avventure del Gallo delle Creste (che è cosa ben diversa dalle Creste di gallo..) è stata ostacolata dalla nebbia..
Il fatto è che, quando fa freddo, nella custodia stagna della GoPro si produce una sottile condensa che, a seconda dei casi, si concentra sulla lente davanti all'obiettivo o si diffonde per tutte le pareti, obnubilando le immagini riprese.
Ciò, talvolta è un bene (per esempio, quando, rientrando in porto, si pensa bene di sollevare la deriva, scordandosi che il Laser, senza deriva, non vira..), ma nella stragrande maggioranza dei casi si rivela una grossa seccatura che ostacola la naturale propensione all'auto-mitopojesi dell'uomo moderno.
Determinato a risolvere il problema, il Velista Maschrato ha fatto una rapida ricerca in Rete, scoprendo che la GoPro vende degli inserti anti-condensa da inserire nella custodia della videocamera per assorbire l'umidità dell'aria in essa contenuta; una soluzione pratica ed elegante, ma dispendiosa: una busta con tre coppie di inserti costa, sul sito GoPro, la bella cifra di 14,99 $, che, alla faccia del cambio favorevole, si trasformano magicamente in 19.90 € sul sito del rivenditore italiano.
Parsimonioso per natura, il Nostro ha deciso di cercare una soluzione alternativa a quello che gli appariva un vergognoso sperpero di danaro e ha chiesto consiglio alla Scienza Ufficiale, nelle persone di Stefano e Andrea che, oltre a essere velisti, sono anche due stimati ingegneri..
Alla dodicesima ipotesi iperbolica, sfinito da dissertazioni sul punto di rugiada e sulla presunta omosessualità di Lord Kelvin, il nostro eroe ha deciso di abbandonare l'empiréo ingegneristico e di rivolgersi a degli scienziati più pragmatici; nello specifico: a un noto biologo marino emigrato all'estero..
"Mettici del Silica-gel," gli ha consigliato lo scienziato. "Sai, quelle bustine con su scritto: DO NOT EAT? Io li ho ingeriti e male non fanno...almeno a breve termine."
Perplesso, ma fiducioso, il Velista Mascherato si è rivolto allora a un "precarissimo" chimico dell'Università di Tor Vergata, che non disponendo di Silica-Gel, gli ha suggerito di utilizzare in sua vece del riso.
Alle comprensibili rimostranze del nostro eroe ("Sì, vabbe', e ci metto anche dei funghi, così, quando esco dall'acqua ho pronto il pranzo..") e dell'emigrante ("La situazione della ricerca in Italia è la diretta conseguenza della fiducia che il ricercatore ha nei rimedi da trattoria"), il precarissimo ribatteva citando l'episodio di un reporter del Washington Post che, dopo aver fatto cadere per errore il suo Blackberry nella tazza del cesso, era riuscito ad asciugarlo lasciandolo in una coppa piena di riso crudo.
Ancor più perplesso, ma molto meno fiducioso, sia nei confronti della Scienza Ufficiale che nei riguardi della Stampa americana, il Velista Mascherato ha provato a risolvere la cosa col fai-da-te: ha sciolto due cucchiaii di idrogenotriossocarbonato di sodio (banalissimo bicarbonato Solvay) in un dito d'acqua e con essa ha imbibìto due di quei dischetti di cotone che usa sua moglie per struccarsi, poi li ha messi ad asciugare sul calorifero. L'acqua è evaporata, ma il bicarbonato (igroscopico) è rimasto nei dischetti di cotone che sono diventati così un equivalente galenico dei costosi inserti originali.
Questa, almeno, è stata la sua convinzione fino a che non ha provato a inserirli nella custodia, scoprendo che, sebbene essiccata, l'ovatta tendeva a rilasciare una sottile polvere bianca che, oltre a risultare estremamente sospetta, avrebbe potuto causare danni ai circuiti della videocamera.
(continua...)
Ciò non corrisponde al vero, anzi: a volerla dire tutta, nell'ultima regata del Campionato Invernale, il nostro ha perfino portato a casa un terzo posto (sarebbe potuto arrivare anche secondo, se non fosse che, prima di lui, avevano già tagliato il traguardo due barche..), risultando settimo nella classifica finale.
Sfortunatamente, però, la narrazione delle avventure del Gallo delle Creste (che è cosa ben diversa dalle Creste di gallo..) è stata ostacolata dalla nebbia..
Il fatto è che, quando fa freddo, nella custodia stagna della GoPro si produce una sottile condensa che, a seconda dei casi, si concentra sulla lente davanti all'obiettivo o si diffonde per tutte le pareti, obnubilando le immagini riprese.
Ciò, talvolta è un bene (per esempio, quando, rientrando in porto, si pensa bene di sollevare la deriva, scordandosi che il Laser, senza deriva, non vira..), ma nella stragrande maggioranza dei casi si rivela una grossa seccatura che ostacola la naturale propensione all'auto-mitopojesi dell'uomo moderno.
Determinato a risolvere il problema, il Velista Maschrato ha fatto una rapida ricerca in Rete, scoprendo che la GoPro vende degli inserti anti-condensa da inserire nella custodia della videocamera per assorbire l'umidità dell'aria in essa contenuta; una soluzione pratica ed elegante, ma dispendiosa: una busta con tre coppie di inserti costa, sul sito GoPro, la bella cifra di 14,99 $, che, alla faccia del cambio favorevole, si trasformano magicamente in 19.90 € sul sito del rivenditore italiano.
Parsimonioso per natura, il Nostro ha deciso di cercare una soluzione alternativa a quello che gli appariva un vergognoso sperpero di danaro e ha chiesto consiglio alla Scienza Ufficiale, nelle persone di Stefano e Andrea che, oltre a essere velisti, sono anche due stimati ingegneri..
MADORNALE ERRORE!
La tendenza all'empirismo inconcludente, che nell'ingegnere singolo è arginata dall'impossibilità di discutere sterilmente con sé stesso, nel caso degli ingegneri in coppia innesca una catena dialettica auto-alimentata il cui unico limite temporale è la vita dei due interlocutori.Alla dodicesima ipotesi iperbolica, sfinito da dissertazioni sul punto di rugiada e sulla presunta omosessualità di Lord Kelvin, il nostro eroe ha deciso di abbandonare l'empiréo ingegneristico e di rivolgersi a degli scienziati più pragmatici; nello specifico: a un noto biologo marino emigrato all'estero..
"Mettici del Silica-gel," gli ha consigliato lo scienziato. "Sai, quelle bustine con su scritto: DO NOT EAT? Io li ho ingeriti e male non fanno...almeno a breve termine."
Perplesso, ma fiducioso, il Velista Mascherato si è rivolto allora a un "precarissimo" chimico dell'Università di Tor Vergata, che non disponendo di Silica-Gel, gli ha suggerito di utilizzare in sua vece del riso.
Alle comprensibili rimostranze del nostro eroe ("Sì, vabbe', e ci metto anche dei funghi, così, quando esco dall'acqua ho pronto il pranzo..") e dell'emigrante ("La situazione della ricerca in Italia è la diretta conseguenza della fiducia che il ricercatore ha nei rimedi da trattoria"), il precarissimo ribatteva citando l'episodio di un reporter del Washington Post che, dopo aver fatto cadere per errore il suo Blackberry nella tazza del cesso, era riuscito ad asciugarlo lasciandolo in una coppa piena di riso crudo.
Ancor più perplesso, ma molto meno fiducioso, sia nei confronti della Scienza Ufficiale che nei riguardi della Stampa americana, il Velista Mascherato ha provato a risolvere la cosa col fai-da-te: ha sciolto due cucchiaii di idrogenotriossocarbonato di sodio (banalissimo bicarbonato Solvay) in un dito d'acqua e con essa ha imbibìto due di quei dischetti di cotone che usa sua moglie per struccarsi, poi li ha messi ad asciugare sul calorifero. L'acqua è evaporata, ma il bicarbonato (igroscopico) è rimasto nei dischetti di cotone che sono diventati così un equivalente galenico dei costosi inserti originali.
Questa, almeno, è stata la sua convinzione fino a che non ha provato a inserirli nella custodia, scoprendo che, sebbene essiccata, l'ovatta tendeva a rilasciare una sottile polvere bianca che, oltre a risultare estremamente sospetta, avrebbe potuto causare danni ai circuiti della videocamera.
(continua...)
sabato 4 febbraio 2012
domenica 15 gennaio 2012
A cosa servono gli amici
La ripresa del Campionato invernale di Santa Marinella ha segnato un momento epocale nella carriera laseristica del Velista Mascherato.
È tale la magnitudine dell'evento occorso (qualcosa a metà fra l'omicidio Kennedy, l'outing di Rock Hudson e un concerto di Califano in cui lui si presentasse vestito da pastorella, cantando Non ho l'età), che chi scrive è ancora sopraffatto dall'emozione e fatica a trovare le parole per descrivere ciò che ha visto. In questi casi, l'unica via d'uscita per il cronista è attenersi ai fatti, ed è ciò che faremo.
Le previsioni per la mattina di domenica davano vento da Est in calo; la strategia messa a punto dal Velista Mascherato e dal suo Istruttore Mascherato teneva conto di ciò e considerava anche la possibilità che, nel tardo pomeriggio, il vento girasse lentamente verso Ovest, come spesso era capitato in precedenza. Partenza mure a dritta verso terra, quindi, virando sugli scarsi per poi tirare il bordo buono il più possibile.
- Il tuo obiettivo oggi,- aveva aggiunto l'Allenatore Mascherato - è di fare OCS: non partire dietro come al solito, ma stai più avanti possibile.
Forte di questi saggi consigli, il nostro eroe si porta sulla linea di partenza, più vicino del solito alla barca giuria, e lì attende la partenza, cercando di fare tutte quelle cose che, quando le leggi sui libri, sembrano facili e immediate, ma che, quando provi a metterle in pratica, scopri che non lo sono affatto, se non altro perché anche tutte le altre persone che sono lì con te hanno letto gli stessi libri e stanno cercando di fare altrettanto.
Ha giusto il tempo di vedere che la trinità Crivelli, Antognoli e Morani si sta dando battaglia molto più giù sulla linea, poi il suono della mucca spray impugnata dal giudice di gara lo riporta alla realtà, trasformando le sue ipotesi tattiche in urgenze strategiche, prima delle quali: levarsi dai rifiuti della barca che, subdolamente, gli è scivolata sopravvento.
Due o tre virate più tardi, la prima sorpresa: incrociando il suo amico Andrea, Velista Mascherato Onorario e miglior atleta del suo gruppo (posizione a due cifre in ranking-list, duecentosessantuno posti prima del Velista Mascherato), per la prima volta - almeno nel periodo di veglia - è il Velista Mascherato a passare davanti! La situazione si ribalta all'incrocio successivo, ma il distacco rimane esiguo e alla boa di bolina è ancora una distanza ragionevole.
Un buon bordo di poppa permette al nostro eroe non solo di colmare il distacco, ma perfino di sorpassare l'Amico Stefano, altro "due cifre" in ranking-list, duecentoquarantadue posti prima della Libellula dei Flutti.
Passata (indenne!) la boa di poppa, si impone una scelta strategica: seguire gli altri, mure a sinistra o andare a terra mure a dritta?
Il Mascherato sceglie la seconda ipotesi, un po' per non finire nei rifiuti delle due barche davanti a lui, un po' per seguire i consigli del suo allenatore: una scelta rischiosa, ma di buon successo perché quando lui e Andrea tornano a incrociarsi, più o meno a metà del campo di regata, sono pressocché pari. Essendo mure a sinistra, il nostro eroe tenta il colpo gobbo: viratona con rollio giusto sottovento all'avversario per poi cercare di spingerlo all'orza in virtù del diritto di rotta.
L'emozione, però, o forse il poco allenamento, gli giocano un tiro birbone: la virata viene una schifezza e il Velista Mascherato si ritrova negli scarti dell'amico, con la barca che rallenta sinistramente; decide quindi di poggiare e di andare a prendersi un po' d'aria pulita, anche perché gli sembra che quella che stanno seguendo sia una rotta un po' troppo alta rispetto alla lay-line. Quando, guardando in direzione della boa, vede le Tre Grazie (sempre i suddetti Crivelli, Antognoli e Morani) avvicinarsi a essa mure a dritta, per un attimo si chiede come mai abbiano scelto anche loro una rotta così alta, poi, finalmente, capisce di star puntando alla boa di lasco.
Il suo sgomento, però, dura giusto il tempo di una virata perché, quando comincia a risalire verso la vera boa di bolina, si rende conto di non aver perso affatto, rispetto agli altri; forse è addirittura un po' più avanti.
La virata sulla lay-line, stavolta gli viene bene (bene, relativamente al soggetto) e, incredibilmente, è proprio lui a passare per primo la boa di bolina, ma il Velista Mascherato Onorario è giusto dietro al suo timone; talmente vicino che, se il nostro eroe non avesse altro a cui pensare, potrebbe tranquillamente mollargli il vang.
Il traverso è una di quelle andature in cui il Velista Mascherato si sente meno sicuro (le altre due sono la bolina e la poppa), ma per fortuna è un'andatura veloce e la boa arriva rapidamente, svelando davanti alla prua del nostro eroe l'ultimo bordo di poppa e, più giù, alla fine dell'Universo, la boa di arrivo.
Nel giro di boa, la tecnica e l'esperienza di Andrea gli permettono di recuperare il poco distacco dal nostro eroe e quando le barche sono finalmente in assetto, i due sono praticamente appaiati.
- Se arrivi davanti, non sei più mio amico! - minaccia l'Onorario da sottovento, ma il Velista Mascherato non se ne preoccupa: sa benissimo che fra poco suonerà la sveglia e dovrà alzarsi per andare a lavorare.
Per metà del bordo di poppa, le due barche procedono affiancate nel vento che sta lentamente calando. Davanti a loro, a parte l'irraggiungibile trio di testa, ci sono un giovine che mostra di avere una approfondita conoscenza tanto della dinamica dei fluidi che dei modi per eludere la regola 42 e un velista non meglio identificato che ha approfittato delle loro scaramucce per infilarli alla boa di bolina e adesso li precede di qualche lunghezza.
Il Velista Mascherato sa che se arriveranno appajati alla boa di poppa, sarà Andrea a passare per primo il traguardo, così, dapprima tenta di distrarre l'amico gridandogli frasi senza senso nel suo Francese d'accatto, poi, vedendo che l'altro non si distrae, decide di tentare il tutto per tutto e comincia a zigzagare sulle onde residue, sperando che qualche flutto benevolo riesca a fargli guadagnare abbastanza spazio da compensare gli errori che certamente farà nel giro di boa.
Le divinità marine gli sono favorevoli e, a una decina di lunghezze dalla boa, è abbastanza avanti da azzardare un bordo in strapoggia che lo porta, non solo davanti al suo amico, idolo e maestro Andrea, ma anche in traiettoria interna.
"Se scuffio in virata, mi lascio andare a fondo, come George Clooney ne: La Tempesta Perfetta", pensa il nostro eroe, ma per una volta non fa errori e, lesto, cazza la vela per il bordo di bolina. Peccato, però, che quello che condice all'arrivo non sia un bordo di bolina, ma di traverso...
Alla sue spalle, Andrea pensa: "Se non se ne accorge per altri dieci secondi, lo passo...", ma il Velista Mascherato, per quanto in evidente stato confusionale, riesce a mollare scotta e base quel tanto che gli permette di recuperare velocità e punta decisamente alla poppa della barca Giuria per chiudere la strada al licantropo affamato che lo sta inseguendo.
Un attimo dopo..
Le previsioni per la mattina di domenica davano vento da Est in calo; la strategia messa a punto dal Velista Mascherato e dal suo Istruttore Mascherato teneva conto di ciò e considerava anche la possibilità che, nel tardo pomeriggio, il vento girasse lentamente verso Ovest, come spesso era capitato in precedenza. Partenza mure a dritta verso terra, quindi, virando sugli scarsi per poi tirare il bordo buono il più possibile.
- Il tuo obiettivo oggi,- aveva aggiunto l'Allenatore Mascherato - è di fare OCS: non partire dietro come al solito, ma stai più avanti possibile.
Forte di questi saggi consigli, il nostro eroe si porta sulla linea di partenza, più vicino del solito alla barca giuria, e lì attende la partenza, cercando di fare tutte quelle cose che, quando le leggi sui libri, sembrano facili e immediate, ma che, quando provi a metterle in pratica, scopri che non lo sono affatto, se non altro perché anche tutte le altre persone che sono lì con te hanno letto gli stessi libri e stanno cercando di fare altrettanto.
Ha giusto il tempo di vedere che la trinità Crivelli, Antognoli e Morani si sta dando battaglia molto più giù sulla linea, poi il suono della mucca spray impugnata dal giudice di gara lo riporta alla realtà, trasformando le sue ipotesi tattiche in urgenze strategiche, prima delle quali: levarsi dai rifiuti della barca che, subdolamente, gli è scivolata sopravvento.
Due o tre virate più tardi, la prima sorpresa: incrociando il suo amico Andrea, Velista Mascherato Onorario e miglior atleta del suo gruppo (posizione a due cifre in ranking-list, duecentosessantuno posti prima del Velista Mascherato), per la prima volta - almeno nel periodo di veglia - è il Velista Mascherato a passare davanti! La situazione si ribalta all'incrocio successivo, ma il distacco rimane esiguo e alla boa di bolina è ancora una distanza ragionevole.
Un buon bordo di poppa permette al nostro eroe non solo di colmare il distacco, ma perfino di sorpassare l'Amico Stefano, altro "due cifre" in ranking-list, duecentoquarantadue posti prima della Libellula dei Flutti.
Passata (indenne!) la boa di poppa, si impone una scelta strategica: seguire gli altri, mure a sinistra o andare a terra mure a dritta?
Il Mascherato sceglie la seconda ipotesi, un po' per non finire nei rifiuti delle due barche davanti a lui, un po' per seguire i consigli del suo allenatore: una scelta rischiosa, ma di buon successo perché quando lui e Andrea tornano a incrociarsi, più o meno a metà del campo di regata, sono pressocché pari. Essendo mure a sinistra, il nostro eroe tenta il colpo gobbo: viratona con rollio giusto sottovento all'avversario per poi cercare di spingerlo all'orza in virtù del diritto di rotta.
L'emozione, però, o forse il poco allenamento, gli giocano un tiro birbone: la virata viene una schifezza e il Velista Mascherato si ritrova negli scarti dell'amico, con la barca che rallenta sinistramente; decide quindi di poggiare e di andare a prendersi un po' d'aria pulita, anche perché gli sembra che quella che stanno seguendo sia una rotta un po' troppo alta rispetto alla lay-line. Quando, guardando in direzione della boa, vede le Tre Grazie (sempre i suddetti Crivelli, Antognoli e Morani) avvicinarsi a essa mure a dritta, per un attimo si chiede come mai abbiano scelto anche loro una rotta così alta, poi, finalmente, capisce di star puntando alla boa di lasco.
Il suo sgomento, però, dura giusto il tempo di una virata perché, quando comincia a risalire verso la vera boa di bolina, si rende conto di non aver perso affatto, rispetto agli altri; forse è addirittura un po' più avanti.
La virata sulla lay-line, stavolta gli viene bene (bene, relativamente al soggetto) e, incredibilmente, è proprio lui a passare per primo la boa di bolina, ma il Velista Mascherato Onorario è giusto dietro al suo timone; talmente vicino che, se il nostro eroe non avesse altro a cui pensare, potrebbe tranquillamente mollargli il vang.
Il traverso è una di quelle andature in cui il Velista Mascherato si sente meno sicuro (le altre due sono la bolina e la poppa), ma per fortuna è un'andatura veloce e la boa arriva rapidamente, svelando davanti alla prua del nostro eroe l'ultimo bordo di poppa e, più giù, alla fine dell'Universo, la boa di arrivo.
Nel giro di boa, la tecnica e l'esperienza di Andrea gli permettono di recuperare il poco distacco dal nostro eroe e quando le barche sono finalmente in assetto, i due sono praticamente appaiati.
- Se arrivi davanti, non sei più mio amico! - minaccia l'Onorario da sottovento, ma il Velista Mascherato non se ne preoccupa: sa benissimo che fra poco suonerà la sveglia e dovrà alzarsi per andare a lavorare.
Per metà del bordo di poppa, le due barche procedono affiancate nel vento che sta lentamente calando. Davanti a loro, a parte l'irraggiungibile trio di testa, ci sono un giovine che mostra di avere una approfondita conoscenza tanto della dinamica dei fluidi che dei modi per eludere la regola 42 e un velista non meglio identificato che ha approfittato delle loro scaramucce per infilarli alla boa di bolina e adesso li precede di qualche lunghezza.
Il Velista Mascherato sa che se arriveranno appajati alla boa di poppa, sarà Andrea a passare per primo il traguardo, così, dapprima tenta di distrarre l'amico gridandogli frasi senza senso nel suo Francese d'accatto, poi, vedendo che l'altro non si distrae, decide di tentare il tutto per tutto e comincia a zigzagare sulle onde residue, sperando che qualche flutto benevolo riesca a fargli guadagnare abbastanza spazio da compensare gli errori che certamente farà nel giro di boa.
Le divinità marine gli sono favorevoli e, a una decina di lunghezze dalla boa, è abbastanza avanti da azzardare un bordo in strapoggia che lo porta, non solo davanti al suo amico, idolo e maestro Andrea, ma anche in traiettoria interna.
"Se scuffio in virata, mi lascio andare a fondo, come George Clooney ne: La Tempesta Perfetta", pensa il nostro eroe, ma per una volta non fa errori e, lesto, cazza la vela per il bordo di bolina. Peccato, però, che quello che condice all'arrivo non sia un bordo di bolina, ma di traverso...
Alla sue spalle, Andrea pensa: "Se non se ne accorge per altri dieci secondi, lo passo...", ma il Velista Mascherato, per quanto in evidente stato confusionale, riesce a mollare scotta e base quel tanto che gli permette di recuperare velocità e punta decisamente alla poppa della barca Giuria per chiudere la strada al licantropo affamato che lo sta inseguendo.
Un attimo dopo..
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Santa Marinella
sabato 31 dicembre 2011
Maltese corto - epilogo
Credo sia doveroso, in chiusura di questa saga natalizia, rendere giustizia al luogo che ci ha ospitati raccontando anche ciò che di buono abbiamo visto nel corso del nostro breve soggiorno sull'isola di Malta.
Se finora ne ho parlato male è solo perché l'animo umano è più propenso a trarre godimento dalle disgrazie altrui, piuttosto che dalle loro gioje.
Non a caso, metto in linea solo i filmati delle mie scuffiate e non quelli in cui tutto va per il verso giusto..
Per prima cosa, vorrei rendere omaggio ai Maltesi, che con noi si sono sempre dimostrati gentili e premurosi. Magari non ti sanno dire dove sia High Street anche se, guarda caso, è proprio in High Street che tu e loro vi trovate, ma non lo fanno con cattiveria e si sforzano sempre di rendersi utili.
Anche il personale del Preluna è stato cortesissimo e premuroso, e ci ha fornito indicazioni preziose su mezzi di trasporto e ristoranti; lo stesso barman dello Skyroom, che mi ha servito il Campari shakerato più cattivo della mia vita, è stato così gentile da prepararne una dose esigua, di modo che non avessi a patirne troppo.
Un'altra cosa che ci ha colpiti, anche perché arrivavamo dalla Roma pre-natalizia, è stata la totale assenza di mendicanti per le strade: non so se li arrestino, li buttino a mare o, più semplicemente, li utilizzino per fare i bragioli (piatto tipico locale corrispondente ai nostri involtini); fatto sta che non se ne trovano.
A pensarci bene, per le strade mancano anche i gatti, il che è vagamente inquietante, considerando che l'altro piatto tipico locale è il coniglio..
Dal punto di vista delle attrattive turistiche, la co-cattedrale di St. John e i dipinti di Caravaggio sono due ottimi motivi per recarsi a Malta, se non altro perché nessuna delle foto che ho avuto modo di vedere, o prima o dopo il viaggio, riesce a rendere l'effetto del panno rosso acceso sui lombi del Santo. E sicuramente nessuna fotografia potrà darvi la stessa emozione che si prova nel vedere la firma di Caravaggio, ricavata dal sangue che si spande sul terreno.
Detto ciò, vorrei precisare che tutti gli eventi che ho riferito corrispondono a verità: posso averli abbelliti un po', ma non mi sono inventato niente. Se non mi credete, leggetevi questo resoconto di viaggio: www.fabioecinzia.it/malta/malta.htm; ci troverete buona parte delle cose che vi ho raccontato, dal "nervosismo" dei guidatori di autobus alla desolazione del porto di Vittoriosa.
Certo: lo stile letterario è quello che è, con una spiccata tendenza all'apologia piuttosto che alla critica, ma se guardate con chi va a letto l'autrice del testo, capirete che non può essere certo il senso critico, la sua dote più spiccata..
A presto, con nuove ed emozionanti avventure..
Per prima cosa, vorrei rendere omaggio ai Maltesi, che con noi si sono sempre dimostrati gentili e premurosi. Magari non ti sanno dire dove sia High Street anche se, guarda caso, è proprio in High Street che tu e loro vi trovate, ma non lo fanno con cattiveria e si sforzano sempre di rendersi utili.
Anche il personale del Preluna è stato cortesissimo e premuroso, e ci ha fornito indicazioni preziose su mezzi di trasporto e ristoranti; lo stesso barman dello Skyroom, che mi ha servito il Campari shakerato più cattivo della mia vita, è stato così gentile da prepararne una dose esigua, di modo che non avessi a patirne troppo.
Un'altra cosa che ci ha colpiti, anche perché arrivavamo dalla Roma pre-natalizia, è stata la totale assenza di mendicanti per le strade: non so se li arrestino, li buttino a mare o, più semplicemente, li utilizzino per fare i bragioli (piatto tipico locale corrispondente ai nostri involtini); fatto sta che non se ne trovano.
A pensarci bene, per le strade mancano anche i gatti, il che è vagamente inquietante, considerando che l'altro piatto tipico locale è il coniglio..
Dal punto di vista delle attrattive turistiche, la co-cattedrale di St. John e i dipinti di Caravaggio sono due ottimi motivi per recarsi a Malta, se non altro perché nessuna delle foto che ho avuto modo di vedere, o prima o dopo il viaggio, riesce a rendere l'effetto del panno rosso acceso sui lombi del Santo. E sicuramente nessuna fotografia potrà darvi la stessa emozione che si prova nel vedere la firma di Caravaggio, ricavata dal sangue che si spande sul terreno.
Detto ciò, vorrei precisare che tutti gli eventi che ho riferito corrispondono a verità: posso averli abbelliti un po', ma non mi sono inventato niente. Se non mi credete, leggetevi questo resoconto di viaggio: www.fabioecinzia.it/malta/malta.htm; ci troverete buona parte delle cose che vi ho raccontato, dal "nervosismo" dei guidatori di autobus alla desolazione del porto di Vittoriosa.
Certo: lo stile letterario è quello che è, con una spiccata tendenza all'apologia piuttosto che alla critica, ma se guardate con chi va a letto l'autrice del testo, capirete che non può essere certo il senso critico, la sua dote più spiccata..
A presto, con nuove ed emozionanti avventure..
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mercoledì 28 dicembre 2011
Maltese corto, quarto giorno - La partenza
Come molti di voi sapranno, gli antichi hanno spesso associato la Luna alla morte e questo legame è ancora vivo e presente in alcune culture delle piccole isole del Mediterraneo, dove si chiamano: "Preluna" quegli alberghi in cui i vecchi si recano a passare i loro ultimi giorni sulla Terra.
Filologia a parte, il momento della colazione al Preluna Towers, è una specie di memento mori quotidiano che riuscirebe a deprimere anche il pupazzo di un ventriloquo: decine di anglofoni, biancocanuti e incerti nell'incedere, che si abboffano di alimenti insalubri, nel tentativo di porre fine alla propria esistenza nel minor tempo possibile.
A dispetto della compagnìa tanatoica, il cibo è pessimo: il succo di arancia ha un retrogusto di calzino; le uova non sanno di nulla; il bacon soffritto è duro e sa di pesce; le fette di ananasso, devono essere arrivate sull'isola via mare un giorno di burrasca, perché non ce n'è una intera.
A dispetto della compagnìa tanatoica e del cibo scadente, la pulizia dei tavoli è del tutto sommaria: i molti camerieri presenti in sala appena vedono qualcuno che si alza da tavola al termine del pasto, accorrono (si fa per dire: di solito quello che si alza è un ottuagenario bradipico e fra il momento in cui inizia ad alzarsi e il momento in cui effettivamente si alza passano sempre alcuni minuti) a pulire le tovagliette all'americana dai residui di cibo, ma, forse a causa di qualche strana superstizione isolana, si guardano bene dal pulire anche il tavolo sottostante, che rimane lercio al punto che le guide consigliano di prendere sempre un coltello dal contenitore delle posate anche se non si deve tagliare nulla: servirà per staccare dal piano del tavolo gli abiti o le parti del corpo che resteranno incollate ai residui zuccherini e collosi delle precedenti fruizioni.
Assolto al penoso dovere della commemorazione dei defunti, i coniugi Mascherato recuperano i proprî bagagli, dicono addio a una stanza piena di ricordi (altrui, non loro) e chiamano un taxi: l'aereo che li riporterà a Roma (hurrah!) parte nel primo pomeriggio e così hanno pensato di sfruttare la mattinata per visitare le cosiddette: "Tre città" - Vittoriosa, Senglea e Cospicua - che si trovano al dilà della Grand Harbour.
Quando chiedono al tassista di portarli a Vittoriosa, l'indigeno li guarda come un cocchiere rumeno guarderebbe un viaggiatore che gli chiedesse di essere portato al castello di Dracula, ma i nostri eroi non ci fanno caso: vivono a Roma e sono abituati alle bizzarrie degli autisti pubblici. Arrivati al porto di Vittoriosa, capiscono che il brav'uomo stava facendo i loro interessi, ma ormai è troppo tardi: il tassista li sbarca in mezzo alla desolazione e scappa via lesto, agitando una treccia di aglio e un crocifisso a scopo apotropaico.
La guida dice che il Grande Assedio turco del 1565, pur se infruttuoso, lasciò un segno indelebile nell'isola; ciò che la guida non dice è che, a oggi, 'sto segno ancora non sono riusciti a cancellarlo del tutto..
Filologia a parte, il momento della colazione al Preluna Towers, è una specie di memento mori quotidiano che riuscirebe a deprimere anche il pupazzo di un ventriloquo: decine di anglofoni, biancocanuti e incerti nell'incedere, che si abboffano di alimenti insalubri, nel tentativo di porre fine alla propria esistenza nel minor tempo possibile.
A dispetto della compagnìa tanatoica, il cibo è pessimo: il succo di arancia ha un retrogusto di calzino; le uova non sanno di nulla; il bacon soffritto è duro e sa di pesce; le fette di ananasso, devono essere arrivate sull'isola via mare un giorno di burrasca, perché non ce n'è una intera.
A dispetto della compagnìa tanatoica e del cibo scadente, la pulizia dei tavoli è del tutto sommaria: i molti camerieri presenti in sala appena vedono qualcuno che si alza da tavola al termine del pasto, accorrono (si fa per dire: di solito quello che si alza è un ottuagenario bradipico e fra il momento in cui inizia ad alzarsi e il momento in cui effettivamente si alza passano sempre alcuni minuti) a pulire le tovagliette all'americana dai residui di cibo, ma, forse a causa di qualche strana superstizione isolana, si guardano bene dal pulire anche il tavolo sottostante, che rimane lercio al punto che le guide consigliano di prendere sempre un coltello dal contenitore delle posate anche se non si deve tagliare nulla: servirà per staccare dal piano del tavolo gli abiti o le parti del corpo che resteranno incollate ai residui zuccherini e collosi delle precedenti fruizioni.
Assolto al penoso dovere della commemorazione dei defunti, i coniugi Mascherato recuperano i proprî bagagli, dicono addio a una stanza piena di ricordi (altrui, non loro) e chiamano un taxi: l'aereo che li riporterà a Roma (hurrah!) parte nel primo pomeriggio e così hanno pensato di sfruttare la mattinata per visitare le cosiddette: "Tre città" - Vittoriosa, Senglea e Cospicua - che si trovano al dilà della Grand Harbour.
Quando chiedono al tassista di portarli a Vittoriosa, l'indigeno li guarda come un cocchiere rumeno guarderebbe un viaggiatore che gli chiedesse di essere portato al castello di Dracula, ma i nostri eroi non ci fanno caso: vivono a Roma e sono abituati alle bizzarrie degli autisti pubblici. Arrivati al porto di Vittoriosa, capiscono che il brav'uomo stava facendo i loro interessi, ma ormai è troppo tardi: il tassista li sbarca in mezzo alla desolazione e scappa via lesto, agitando una treccia di aglio e un crocifisso a scopo apotropaico.
La guida dice che il Grande Assedio turco del 1565, pur se infruttuoso, lasciò un segno indelebile nell'isola; ciò che la guida non dice è che, a oggi, 'sto segno ancora non sono riusciti a cancellarlo del tutto..
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martedì 27 dicembre 2011
Maltese corto, terzo giorno - La fine di Malta
Il terzo giorno di permanenza sull'isola di Malta dona ai nostri eroi due grandi gioje: a) c'è un ufficio dell'Alitalia giusto dietro l'albergo e b) è possibile anticipare il viaggio di ritorno.
È una decisione sofferta, ma inevitabile: il tempo è ulteriormente peggiorato e, a parte la chiesa di St. John e il derriere di una ragazza che correva sul lungomare, niente di quello che hanno visto finora li spinge a prolungare la loro permanenza. Sono certi che, da qualche parte sull'isola, ci sia qualcosa di molto bello, che varrebbe la pena vedere, ma sono certi altresì che sia nascosto molto bene e che non basteranno altri quattro giorni per riuscire a trovarlo.
Risolto il problema del biglietto, il Velista Mascherato e la sua signora si imbarcano sul bus 222, che li porterà fino a Cirkewwa, che non è la sorella di Chewbecca, il Wookiee di Guerre Stellari, ma una località nella punta nord di Malta, da cui partono i traghetti per Gozo.
Anche se il paesaggio (e il traffico) lungo la linea del 222 non offrono motivi per metter in dubbio la decisione presa, nella mente del Velista Mascherato continua a ronzare una domanda: "Cosa facciamo, se scopriamo che Gozo è bellissima?"
Fortunatamente, la lungimiranza urbanistica del popolo maltese viene in soccorso del nostro eroe, dissipando ogni dubbio residuo. La costa nord di Malta è ciò che sarebbero le Bocche di Bonifacio se il Blocco Sovietico avesse vinto la guerra fredda: la Costa del Realismo Socialista, qualcosa a metà fra la periferia di Budapest e le zone di Tenerife dedicate al turismo popolare britannico.
Al capolinea del 222 c'è solo un bar squallido e un cantiere; dall'altra parte della strada, c'è il molo a cui attraccano i traghetti e, immediatamente dopo, l'hotel Paradise Bay, che ha la piscina a forma di fallo circonciso. Su Google Maps, c'è una recensione dell'albergo redatta da tale Davide:
Viene da chiedersi che cosa, il nostro connazionale, NON consiglierebbe..
Durante il viaggio di ritorno, succede una cosa strana: all'andata, un omino dall'aria dimessa era sceso dal 222 a una fermata in un punto imprecisato fra Mellieħa e Cirkewwa. Non essendoci nulla, nei dintorni della fermata, il Velista Mascherato aveva ipotizzato che pover'uomo (prostrato dallo stile di guida dell'autista o dal paesaggio o da tutte e due le cose insieme), avesse deciso di mettere fine ai suoi giorni gettandosi nella forra che costeggiava la strada. Ripassando per lo stesso punto, la signora Mascherato aveva preso in giro il coniuge, ironizzando sulla sua affermazione, ma...
È una decisione sofferta, ma inevitabile: il tempo è ulteriormente peggiorato e, a parte la chiesa di St. John e il derriere di una ragazza che correva sul lungomare, niente di quello che hanno visto finora li spinge a prolungare la loro permanenza. Sono certi che, da qualche parte sull'isola, ci sia qualcosa di molto bello, che varrebbe la pena vedere, ma sono certi altresì che sia nascosto molto bene e che non basteranno altri quattro giorni per riuscire a trovarlo.
Risolto il problema del biglietto, il Velista Mascherato e la sua signora si imbarcano sul bus 222, che li porterà fino a Cirkewwa, che non è la sorella di Chewbecca, il Wookiee di Guerre Stellari, ma una località nella punta nord di Malta, da cui partono i traghetti per Gozo.
Anche se il paesaggio (e il traffico) lungo la linea del 222 non offrono motivi per metter in dubbio la decisione presa, nella mente del Velista Mascherato continua a ronzare una domanda: "Cosa facciamo, se scopriamo che Gozo è bellissima?"
Fortunatamente, la lungimiranza urbanistica del popolo maltese viene in soccorso del nostro eroe, dissipando ogni dubbio residuo. La costa nord di Malta è ciò che sarebbero le Bocche di Bonifacio se il Blocco Sovietico avesse vinto la guerra fredda: la Costa del Realismo Socialista, qualcosa a metà fra la periferia di Budapest e le zone di Tenerife dedicate al turismo popolare britannico.
Al capolinea del 222 c'è solo un bar squallido e un cantiere; dall'altra parte della strada, c'è il molo a cui attraccano i traghetti e, immediatamente dopo, l'hotel Paradise Bay, che ha la piscina a forma di fallo circonciso. Su Google Maps, c'è una recensione dell'albergo redatta da tale Davide:
Posizione stupenda, struttura completa e accogliente, non manca di nulla. Camere di modeste dimensioni e balconi abbastanza grandi. Pasti a buffet, cucina varia e saporita. Unica pecca, i serramenti non sono dei migliori, il bagno ha dato problemi a dei miei amici e l'arredo è composto da cassettiere difficili da aprire. Resta in ogni caso un resort veramente buono. Da consigliare.In sostanza: camere piccole, arredi scadenti, cessi difettosi e infissi "non dei migliori"; senza contare che, davanti al balcone, ti ci attracca il traghetto sei volte al giorno.
Viene da chiedersi che cosa, il nostro connazionale, NON consiglierebbe..
Durante il viaggio di ritorno, succede una cosa strana: all'andata, un omino dall'aria dimessa era sceso dal 222 a una fermata in un punto imprecisato fra Mellieħa e Cirkewwa. Non essendoci nulla, nei dintorni della fermata, il Velista Mascherato aveva ipotizzato che pover'uomo (prostrato dallo stile di guida dell'autista o dal paesaggio o da tutte e due le cose insieme), avesse deciso di mettere fine ai suoi giorni gettandosi nella forra che costeggiava la strada. Ripassando per lo stesso punto, la signora Mascherato aveva preso in giro il coniuge, ironizzando sulla sua affermazione, ma...
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lunedì 26 dicembre 2011
Maltese corto, secondo giorno - Il giro panoramico
A fronte di una sconfortante carenza di attrattive turistiche, (La) Valletta offre una vasta scelta di locali in cui mangiare: c'è la tavola calda di lusso stracolma di persone; il ristorante caratteristico che ha solo tavoli all'aperto (mangi quello che vuoi, ma devi pagare in anticipo, perché, col freddo che fa, nessuno arriva vivo al momento del conto); la trattoria casareccia con musica natalizia a tutto volume che ha solo un tavolo disponibile: sotto alle casse e vicino a una comitiva chiassosissima.
Alla fine, i nostri eroi ripiegano sull' Inspirations! Cafe and Restaurant all'interno del St. James Center for Creativity, una specie di museo multimediale dedicato alle mezzeseghe dell'espressione artistica. L' Ispirations! (originariamente si chiamava Transpirations!, poi però è arrivato l'Ufficio di Igiene e ha costretto i camerieri a farsi la doccia..) ha recentemente ricevuto quattro canini nella Guida Nosferatu, ed è attualmente uno dei più famosi locali per fotofobici di tutto il Mondo. Ricavato in una catacomba, riceve la luce del sole unicamente in coincidenza del solstizio d'estate ed è specializzato nel trattamento alimentare di muschio e licheni. La specialità del locale è il pipistrello alla cacciatora, ma va prenotato in anticipo.
Dopo "pranzo", i nostri eroi si concedono un "caffé" al Cordina, consigliato dalla "guida" Lonely Planet (spero vivamente di avere il tempo di parlarne..), poi decidono di ri-prendere il Sightseeing Bus e di terminare il giro turistico della città. Scoprono così che il giro turistico non comprende solo (La) Valletta e dintorni, ma arriva anche all'interno dell'isola, nelle città di Mosta e M'dina, che, sempre secondo la "guida", sono due delle principali bellezze di Malta. Questa notizia li rallegra non poco: intanto, giustifica il prezzo pagato per il biglietto (la bella cifra di quindici Euri ciascheduno); in secondo luogo, permetterà loro di farsi un'idea dell'interno e di decidere quali luoghi visitare, con calma, nei giorni seguenti.
Quando i nostri eroi salgono sul bus, sono i soli passeggeri a bordo, ma a mano a mano che si susseguono le fermate, il pullman si riempie perché questa è l'ultima corsa della giornata, che raccoglie tutte le persone che sono scese qua e là durante le corse precedenti. Fa tropppo freddo per stare sul tetto, quindi gli umani si accalcano all'interno e in breve tutti i finestrini sono appannati, il che è un bene, perché il paesaggio che si è potuto vedere fino a quel momento è un misto fra le zone più desolate dell'Iglesiente e ciò che sarebbe diventato l'Alto Lazio se i Musulmani avessero vinto la guerra.
Alla vetreria di Mdina, quando ormai tutti i posti a sedere sono occupati, sale a bordo una donna con una bambina; sembra incinta (la donna), così il nostro eroe, che ha un codice etico da rispettare, si alza e le offre il posto. - Molte grazie, risponde la donna, in un Italiano leggermente indurito da un accento slavo. - Si era stancata di stare in piedi.
E fa sedere la bambina, restando i piedi a fianco a lei.
Il buono dell'essere un Velista Mascherato è che, quando ti capitano cose del genere, puoi stemperare l'incazzatura con la consapevolezza che poi potrai raccontare tutto nel tuo blog; ciò non di meno, il nostro eroe è piuttosto seccato (come direbbe suo cugino: "Ci hanno educato per il Paese dei Balocchi"..), così, decide di salire al piano superiore a "godersi" il "paesaggio" prima che il sole tramonti. Un attimo dopo, comincia a piovere.
Arrivato davanti alla versione discount della chiesa di Mosta (la facciata è uguale, ma, a parte l'iscrizione del timpano, ha solo quattro colonne contro le sei della chiesa originale..) , il guidatore ferma il pullman e dice: - Ci fermiamo per dieci minuti: se volete, potere scendere. L'unico che scende, però, è lui, per infilarsi di corsa in un gabinetto pubblico lì vicino; tutti gli altri, restano ai loro posti perché fuori piove e, anche se non piovesse, non ci sarebbe nulla da fare o da vedere.
Passano i minuti, ma il guidatore non torna. Il Velista Mascherato, temendo che il brav'uomo possa aver avuto una sincope da minzione, decide di andare in bagno anche lui, scoprendo, con suo grande stupore, che nel bagno non c'è nessuno: gli orinatoj a muro sono tutti liberi e nei cessi veri e proprii non c'è nessuno (le porte sono aperte, si vede). Meditabondo, restituisce alla terra maltese la birra bevuta all' Inspirations!, poi se ne torna sul bus, giusto in tempo per vedere l'autista uscire dalla porta del gabinetto.
In qualsiasi altra occazione, il nostro eroe avrebbe cercato di capire cosa potesse essere successo, ma nel caso specifico preferisce non fare domande per paura che l'autista possa offendersi, lasciandolo lì, in mezzo al nulla, vicino al cesso del Mistero. Sicuramente, c'è una spiegazione logica per ciò che è successo: forse nei cessi femminili c'è una casa di appuntamenti per autisti di pullman gestita dal parroco della chiesa senza nome o, magari, l'autista si è sottoposto a un intervento di vaginoplastica, ma non lo ha ancora detto in ufficio per paura che qualche collega burlone per Natale gli regalasse una Barbie..
Malta è così..
Alla fine, i nostri eroi ripiegano sull' Inspirations! Cafe and Restaurant all'interno del St. James Center for Creativity, una specie di museo multimediale dedicato alle mezzeseghe dell'espressione artistica. L' Ispirations! (originariamente si chiamava Transpirations!, poi però è arrivato l'Ufficio di Igiene e ha costretto i camerieri a farsi la doccia..) ha recentemente ricevuto quattro canini nella Guida Nosferatu, ed è attualmente uno dei più famosi locali per fotofobici di tutto il Mondo. Ricavato in una catacomba, riceve la luce del sole unicamente in coincidenza del solstizio d'estate ed è specializzato nel trattamento alimentare di muschio e licheni. La specialità del locale è il pipistrello alla cacciatora, ma va prenotato in anticipo.
Dopo "pranzo", i nostri eroi si concedono un "caffé" al Cordina, consigliato dalla "guida" Lonely Planet (spero vivamente di avere il tempo di parlarne..), poi decidono di ri-prendere il Sightseeing Bus e di terminare il giro turistico della città. Scoprono così che il giro turistico non comprende solo (La) Valletta e dintorni, ma arriva anche all'interno dell'isola, nelle città di Mosta e M'dina, che, sempre secondo la "guida", sono due delle principali bellezze di Malta. Questa notizia li rallegra non poco: intanto, giustifica il prezzo pagato per il biglietto (la bella cifra di quindici Euri ciascheduno); in secondo luogo, permetterà loro di farsi un'idea dell'interno e di decidere quali luoghi visitare, con calma, nei giorni seguenti.
Quando i nostri eroi salgono sul bus, sono i soli passeggeri a bordo, ma a mano a mano che si susseguono le fermate, il pullman si riempie perché questa è l'ultima corsa della giornata, che raccoglie tutte le persone che sono scese qua e là durante le corse precedenti. Fa tropppo freddo per stare sul tetto, quindi gli umani si accalcano all'interno e in breve tutti i finestrini sono appannati, il che è un bene, perché il paesaggio che si è potuto vedere fino a quel momento è un misto fra le zone più desolate dell'Iglesiente e ciò che sarebbe diventato l'Alto Lazio se i Musulmani avessero vinto la guerra.
Alla vetreria di Mdina, quando ormai tutti i posti a sedere sono occupati, sale a bordo una donna con una bambina; sembra incinta (la donna), così il nostro eroe, che ha un codice etico da rispettare, si alza e le offre il posto. - Molte grazie, risponde la donna, in un Italiano leggermente indurito da un accento slavo. - Si era stancata di stare in piedi.
E fa sedere la bambina, restando i piedi a fianco a lei.
Il buono dell'essere un Velista Mascherato è che, quando ti capitano cose del genere, puoi stemperare l'incazzatura con la consapevolezza che poi potrai raccontare tutto nel tuo blog; ciò non di meno, il nostro eroe è piuttosto seccato (come direbbe suo cugino: "Ci hanno educato per il Paese dei Balocchi"..), così, decide di salire al piano superiore a "godersi" il "paesaggio" prima che il sole tramonti. Un attimo dopo, comincia a piovere.
Arrivato davanti alla versione discount della chiesa di Mosta (la facciata è uguale, ma, a parte l'iscrizione del timpano, ha solo quattro colonne contro le sei della chiesa originale..) , il guidatore ferma il pullman e dice: - Ci fermiamo per dieci minuti: se volete, potere scendere. L'unico che scende, però, è lui, per infilarsi di corsa in un gabinetto pubblico lì vicino; tutti gli altri, restano ai loro posti perché fuori piove e, anche se non piovesse, non ci sarebbe nulla da fare o da vedere.
Passano i minuti, ma il guidatore non torna. Il Velista Mascherato, temendo che il brav'uomo possa aver avuto una sincope da minzione, decide di andare in bagno anche lui, scoprendo, con suo grande stupore, che nel bagno non c'è nessuno: gli orinatoj a muro sono tutti liberi e nei cessi veri e proprii non c'è nessuno (le porte sono aperte, si vede). Meditabondo, restituisce alla terra maltese la birra bevuta all' Inspirations!, poi se ne torna sul bus, giusto in tempo per vedere l'autista uscire dalla porta del gabinetto.
In qualsiasi altra occazione, il nostro eroe avrebbe cercato di capire cosa potesse essere successo, ma nel caso specifico preferisce non fare domande per paura che l'autista possa offendersi, lasciandolo lì, in mezzo al nulla, vicino al cesso del Mistero. Sicuramente, c'è una spiegazione logica per ciò che è successo: forse nei cessi femminili c'è una casa di appuntamenti per autisti di pullman gestita dal parroco della chiesa senza nome o, magari, l'autista si è sottoposto a un intervento di vaginoplastica, ma non lo ha ancora detto in ufficio per paura che qualche collega burlone per Natale gli regalasse una Barbie..
Malta è così..
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