Quando entriamo nella hall dell'albergo, il ragazzo dietro al banco dell'accettazione ci guarda con una diffidenza che nemmeno la sua compostezza professionale riesce a nascondere del tutto. Un po' come nei film, quando la banda di Hell's Angels sporchi e cattivi entra nella tavola calda della stazione di servizio nel deserto e il tipo dietro il bancone non sa cosa fare; percepisce il pericolo incombente, ma teme che reagire potrebbe peggiorare le cose.
Comunque, quando entriamo nella hall dell'albergo, è già finito tutto; siamo stanchi, sporchi e avviliti. Sporchi magari nemmeno tanto, ma non sono proprio certo che profumiamo: quasi tre giorni che siamo in mare, e l'acqua l'abbiamo usata solo per bere. La pioggia, e ne abbiamo presa tanta, è scivolata via sulle nostre cerate, non è passata sotto: sono cerate buone, costose. Io ho i pantaloni zuppi, ma solo perché quando siamo arrivati in porto sono uscito fuori senza mettermi la salopette: sembrava che stesse smettendo; quando mi sono reso conto che non avrebbe smesso, era troppo tardi per correre ai ripari. Chi se ne frega: tutto quello che voglio, adesso, è una doccia calda, qualcosa da mangiare e un letto.
E io sono uno di quelli che si è stancato di meno.
Poggiamo le nostre sacche in un angolo e ci avviciniamo al bancone. Qualcuno dice al portiere che abbiamo bisogno di dormire, che siamo in otto; il ragazzo chiede se abbiamo una prenotazione. Tropea, martedì 21 aprile, piove che Dio la manda, e lui ci chiede se abbiamo prenotato.. Ci guardiamo l'un l'altro, perplessi: probabilmente sì, non lo sappiamo: se n'è occupato Massimo che è del posto, ma Massimo è ancora fuori, che si accorda con i nostri accompagnatori per domani mattina. Gli diciamo un paio di cognomi, per prova, ma inutilmente. È chiaro che non ci sono problemi di posto, ed è altrettanto chiaro che, appena arriveranno Massimo e/o Maurizio, che hanno l'accento locale, noi otterremo le nostre stanze, ma sentirsi rifiutati così, aprioristicamente, solo sulla base del nostro aspetto e delle nostre emanazioni olfattive è svilente.
- Siete venuti in moto?, chiede il giovane, indicando le nostre borse nere.
- In barca, rispondiamo noi.
Il ragazzo ci fissa per un attimo, incredulo; poi:
- No, seriamente: come siete arrivati?
Era, per noi, la fine della Roma X Tutti 2009: dopo una notte passata a rincorrere Ikarus, la nostra randa in 3DL, sull'ennesima strambata, si era aperta come un pacchetto di crakers, costringendoci al ritiro a poche miglia dal passaggio di Stromboli.
L'umore dell'equipaggio non era certo alle stelle, ma il mio in particolare era decisamente plumbeo: avevo passato le ultime dieci ore sdraiato sottocoperta, in preda a un violento attacco di mal di mare, mentre il resto dell'equipaggio - quelli bravi, quelli capaci - se ne stava in pozzetto a combattere con lo spi, le onde e la pioggia.
Nessuno mi aveva detto niente, ma io mi sentivo di schifo lo stesso: avevo ottenuto quell'imbarco grazie all'amicizia con Marzio e mi ero illuso che potesse essere l'occasione per cominciare a regatare con dei semi-professionisti, ma il mio sistema nervoso simpatico aveva mandato tutto a puttane.
Simpatico un par di palle..
Sì, d'accordo: io soffrivo di mal di mare solo il primo giorno, poi, com'era successo durante il trasferimento di Terramia da Gibilterra alle Canarie, mi passava tutto e potevo stare sotto coperta con onde di due metri a fumare il Toscano e fare le parole crociate, ma se proprio in quel primo giorno c'era da fare, ero inutile, ingombrante e, potenzialmente, dannoso. Non si poteva fare.
L'unica soluzione era di riuscire ad andare in mare più spesso: una, massimo due regate al mese non erano sufficienti. Dovevo trovare il modo di andare in acqua almeno una volta a settimana e, soprattutto, dovevo ricominciare da zero, con umiltà e dedizione; dimenticarmi quei nove anni passati sui cabinati e tornare a scuola sulle derive.
Probabilmente, avrei dovuto anche imparare a timonare.
martedì 4 settembre 2012
venerdì 18 maggio 2012
Navigatore tressette (prodromi)
È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.
Herman Melville - Moby Dick
domenica 25 marzo 2012
Velisti d'acqua dolce
Sono capaci tutti, a fare lezione di Laser quando c'è vento, ma solo l'Allenatore Mascherato, riesce a fare lezione anche quando il vento non c'è!
Se non si possono affinare le proprie doti tattiche o le proprie capacità di conduzione, c'è sempre la possibilità di migliorare la propra confidenza con il mezzo eseguendo degli esercizi che, visti così, sembrano scemi e facilissimi, ma che non sono né l'una né l'altra cosa.
Quando, scemata anche l'ultima, flebile bava di vento, il Profeta dell'OCS ha gridato ai suoi allievi: "Mettetevi in piedi davanti all'albero!", il Velista Mascherato ha pensato in un primo momento che il suo Allenatore intedesse il pioppo che si erge solenne sulla riva del circolo, ma poi si è reso conto che l'ordine riguardava l'albero della barca e si è apprestato a eseguire l'ordine ricevuto dal suo méntore.
Sfruttando le sue innate doti di agilità, il Gatto delle Tughe è scivolato (si fa per dire) lungo la coperta e aprendo il boma per bilanciare il suo peso, è riuscito a portarsi nella posizione richiesta; un attimo dopo, però, si è reso conto di aver lasciato la scotta di randa nel pozzetto ed è tornato sui suoi passi per recuperarla, guadagnandosi così la prima scuffia della giornata.
Issatosi a fatica sulla deriva, ha tentato di raddrizzare la barca come ha visto fare a Jon Emmett, scoprendo così che l'unica cosa che hanno in comune lui e Jon Emmett è la predilezione per le camicie azzurre "botton-down".
Rimesso faticosamente dritto il suo Laser, il Lemure dei Bottazzi ha tentato di nuovo il giochimo del boma, senza pensare che un tubo di alluminio pieno d'acqua è più pesante di un tubo di alluminio vuoto e questa disattenzione gli è valsa un terzo bagno nelle immote acque lacustri.
I tentativi seguenti, sono stati ancor più infruttuosi..
Se non si possono affinare le proprie doti tattiche o le proprie capacità di conduzione, c'è sempre la possibilità di migliorare la propra confidenza con il mezzo eseguendo degli esercizi che, visti così, sembrano scemi e facilissimi, ma che non sono né l'una né l'altra cosa.
Quando, scemata anche l'ultima, flebile bava di vento, il Profeta dell'OCS ha gridato ai suoi allievi: "Mettetevi in piedi davanti all'albero!", il Velista Mascherato ha pensato in un primo momento che il suo Allenatore intedesse il pioppo che si erge solenne sulla riva del circolo, ma poi si è reso conto che l'ordine riguardava l'albero della barca e si è apprestato a eseguire l'ordine ricevuto dal suo méntore.
Sfruttando le sue innate doti di agilità, il Gatto delle Tughe è scivolato (si fa per dire) lungo la coperta e aprendo il boma per bilanciare il suo peso, è riuscito a portarsi nella posizione richiesta; un attimo dopo, però, si è reso conto di aver lasciato la scotta di randa nel pozzetto ed è tornato sui suoi passi per recuperarla, guadagnandosi così la prima scuffia della giornata.
Issatosi a fatica sulla deriva, ha tentato di raddrizzare la barca come ha visto fare a Jon Emmett, scoprendo così che l'unica cosa che hanno in comune lui e Jon Emmett è la predilezione per le camicie azzurre "botton-down".
Rimesso faticosamente dritto il suo Laser, il Lemure dei Bottazzi ha tentato di nuovo il giochimo del boma, senza pensare che un tubo di alluminio pieno d'acqua è più pesante di un tubo di alluminio vuoto e questa disattenzione gli è valsa un terzo bagno nelle immote acque lacustri.
I tentativi seguenti, sono stati ancor più infruttuosi..
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Laser
domenica 11 marzo 2012
Velisti nella nebbia - epilogo
Gli inserti anti-condensa della GoPro funzionano davvero bene.
Sono venduti in un astuccio a tenuta stagna richiudibile che contiene tre coppie di inserti, una bustina di Silica-Gel ('o vedi?..) e un utilissimo "Humonitor" con il quale è possibile sorvegliare il grado di umidità all'interno della custodia.
Ciascuna coppia di inserti può essere utilizzata circa quattro volte; per asciugarli e riusarli, basta riscaldarli in forno a 150° per cinque minuti.
L'efficacia del prodotto è precisamente quella pubblicizzata: come vedete dal filmato qui sotto, anche dopo più di due ore di utilizzo continuato, la custodia è del tutto libera da appannamenti e le immagini sono perfettamente nitide.
Sono venduti in un astuccio a tenuta stagna richiudibile che contiene tre coppie di inserti, una bustina di Silica-Gel ('o vedi?..) e un utilissimo "Humonitor" con il quale è possibile sorvegliare il grado di umidità all'interno della custodia.
Ciascuna coppia di inserti può essere utilizzata circa quattro volte; per asciugarli e riusarli, basta riscaldarli in forno a 150° per cinque minuti.
L'efficacia del prodotto è precisamente quella pubblicizzata: come vedete dal filmato qui sotto, anche dopo più di due ore di utilizzo continuato, la custodia è del tutto libera da appannamenti e le immagini sono perfettamente nitide.
domenica 4 marzo 2012
Velisti nella nebbia - seconda parte
Scartata l'ipotesi idroponica casalinga, in pieno delirio ossessivo-compulsivo, il nostro eroe ha ripreso in esame l'opzione Silica-Gel e ha contattato i rivenditori italiani del prodotto che, cortesi e solerti gli hanno risposto:
Ben lungi dal darsi per vinto, il nostro eroe si è rivolto allora a quella divinità benevola che tutti accontenta: Google.
Evocato l'oracolo con le parole magiche "GoPpro fog", ha assistito all'epifania dei vaticinii (quelli che, nel linguaggio iniziatico, vengono definiti: link) e, dopo un attento esame, ha scelto quello che gli sembrava più confacente ai suoi bisogni: GoPro HD - how to prevent fogging or water drops from ruining your surf footage
Nel filmato in questione, un femminiello d'Oltreoceano, vittima di abusi o dedito al "branding" (notate la chiazza scura nella parte interna del bicipite destro), spiega come evitare la condensa nella custodia della GoPro.
Il suo metodo è semplice:
Il Velista Mascherato, non disponendo di un gruppo elettrogeno da portare seco a Santa Marinella, ha provato ad asciugare la custodia con il getto dell'aria condizionata fredda della sua auto (un'ipotesi, questa, che era stata valutata anche dai due ingegneri), ma tutto ciò che ha ottenuto è stato che la condensa, invece di concentrarsi sulla lente della custodia, com'era avvenuto precedentemente, si è diffusa su tutte le pareti.
continua..
Per applicazioni del genere, considerando anche le ridotte dimensioni, le suggerirei le micro-bag da 2 grammi. Sono bustine di Silica-Gel molto piccole. Giusto per intenderci, ciascuna bustina ha pressapoco le dimensioni delle note caramelle al latte "Galatine". Il Silica-Gel è rigenerabile per molte volte, non è dannoso per la salute o per gli oggetti e lo stesso involucro con cui sono prodotte le bustine (il DuPont Tyvek) permette l'assorbimento dell'umidità e al tempo stesso evita il rilascio di qualsiasi pulviscolo di Silica-Gel che si può generare dallo sfregamento dei cristalli interni.Procuratosi una Galatina, il Compulsivo Mascherato ha provato a inserirla nella custodia della videocamera, ma il suo entusiasmo si è rapidamente dissolto, come una manciata di cristalli di Silica-Gel gettati in un bicchier d'acqua:
Ben lungi dal darsi per vinto, il nostro eroe si è rivolto allora a quella divinità benevola che tutti accontenta: Google.
Evocato l'oracolo con le parole magiche "GoPpro fog", ha assistito all'epifania dei vaticinii (quelli che, nel linguaggio iniziatico, vengono definiti: link) e, dopo un attento esame, ha scelto quello che gli sembrava più confacente ai suoi bisogni: GoPro HD - how to prevent fogging or water drops from ruining your surf footage
Nel filmato in questione, un femminiello d'Oltreoceano, vittima di abusi o dedito al "branding" (notate la chiazza scura nella parte interna del bicipite destro), spiega come evitare la condensa nella custodia della GoPro.
Il suo metodo è semplice:
- si deve pulire la lente davanti all'obiettivo;
- si devono versare delle gocce di anti-appannante sulla parte interna della lente;
- si devono rimovere gli eccessi di anti-appannante con un cotton-fioc;
- si deve asciugare la custodia con un asciugacapelli.
Il Velista Mascherato, non disponendo di un gruppo elettrogeno da portare seco a Santa Marinella, ha provato ad asciugare la custodia con il getto dell'aria condizionata fredda della sua auto (un'ipotesi, questa, che era stata valutata anche dai due ingegneri), ma tutto ciò che ha ottenuto è stato che la condensa, invece di concentrarsi sulla lente della custodia, com'era avvenuto precedentemente, si è diffusa su tutte le pareti.
continua..
sabato 3 marzo 2012
Velisti nella nebbia - prima parte
Se la si dovesse giudicare dalle pagine di questo blog, si potrebbe pensare che l'attività velistica del Velista Mascherato, nei mesi invernali, sia stata quantitativamente scarsa - oltre che qualitativamente scarsa, come d'abitudine.
Ciò non corrisponde al vero, anzi: a volerla dire tutta, nell'ultima regata del Campionato Invernale, il nostro ha perfino portato a casa un terzo posto (sarebbe potuto arrivare anche secondo, se non fosse che, prima di lui, avevano già tagliato il traguardo due barche..), risultando settimo nella classifica finale.
Sfortunatamente, però, la narrazione delle avventure del Gallo delle Creste (che è cosa ben diversa dalle Creste di gallo..) è stata ostacolata dalla nebbia..
Il fatto è che, quando fa freddo, nella custodia stagna della GoPro si produce una sottile condensa che, a seconda dei casi, si concentra sulla lente davanti all'obiettivo o si diffonde per tutte le pareti, obnubilando le immagini riprese.
Ciò, talvolta è un bene (per esempio, quando, rientrando in porto, si pensa bene di sollevare la deriva, scordandosi che il Laser, senza deriva, non vira..), ma nella stragrande maggioranza dei casi si rivela una grossa seccatura che ostacola la naturale propensione all'auto-mitopojesi dell'uomo moderno.
Determinato a risolvere il problema, il Velista Maschrato ha fatto una rapida ricerca in Rete, scoprendo che la GoPro vende degli inserti anti-condensa da inserire nella custodia della videocamera per assorbire l'umidità dell'aria in essa contenuta; una soluzione pratica ed elegante, ma dispendiosa: una busta con tre coppie di inserti costa, sul sito GoPro, la bella cifra di 14,99 $, che, alla faccia del cambio favorevole, si trasformano magicamente in 19.90 € sul sito del rivenditore italiano.
Parsimonioso per natura, il Nostro ha deciso di cercare una soluzione alternativa a quello che gli appariva un vergognoso sperpero di danaro e ha chiesto consiglio alla Scienza Ufficiale, nelle persone di Stefano e Andrea che, oltre a essere velisti, sono anche due stimati ingegneri..
Alla dodicesima ipotesi iperbolica, sfinito da dissertazioni sul punto di rugiada e sulla presunta omosessualità di Lord Kelvin, il nostro eroe ha deciso di abbandonare l'empiréo ingegneristico e di rivolgersi a degli scienziati più pragmatici; nello specifico: a un noto biologo marino emigrato all'estero..
"Mettici del Silica-gel," gli ha consigliato lo scienziato. "Sai, quelle bustine con su scritto: DO NOT EAT? Io li ho ingeriti e male non fanno...almeno a breve termine."
Perplesso, ma fiducioso, il Velista Mascherato si è rivolto allora a un "precarissimo" chimico dell'Università di Tor Vergata, che non disponendo di Silica-Gel, gli ha suggerito di utilizzare in sua vece del riso.
Alle comprensibili rimostranze del nostro eroe ("Sì, vabbe', e ci metto anche dei funghi, così, quando esco dall'acqua ho pronto il pranzo..") e dell'emigrante ("La situazione della ricerca in Italia è la diretta conseguenza della fiducia che il ricercatore ha nei rimedi da trattoria"), il precarissimo ribatteva citando l'episodio di un reporter del Washington Post che, dopo aver fatto cadere per errore il suo Blackberry nella tazza del cesso, era riuscito ad asciugarlo lasciandolo in una coppa piena di riso crudo.
Ancor più perplesso, ma molto meno fiducioso, sia nei confronti della Scienza Ufficiale che nei riguardi della Stampa americana, il Velista Mascherato ha provato a risolvere la cosa col fai-da-te: ha sciolto due cucchiaii di idrogenotriossocarbonato di sodio (banalissimo bicarbonato Solvay) in un dito d'acqua e con essa ha imbibìto due di quei dischetti di cotone che usa sua moglie per struccarsi, poi li ha messi ad asciugare sul calorifero. L'acqua è evaporata, ma il bicarbonato (igroscopico) è rimasto nei dischetti di cotone che sono diventati così un equivalente galenico dei costosi inserti originali.
Questa, almeno, è stata la sua convinzione fino a che non ha provato a inserirli nella custodia, scoprendo che, sebbene essiccata, l'ovatta tendeva a rilasciare una sottile polvere bianca che, oltre a risultare estremamente sospetta, avrebbe potuto causare danni ai circuiti della videocamera.
(continua...)
Ciò non corrisponde al vero, anzi: a volerla dire tutta, nell'ultima regata del Campionato Invernale, il nostro ha perfino portato a casa un terzo posto (sarebbe potuto arrivare anche secondo, se non fosse che, prima di lui, avevano già tagliato il traguardo due barche..), risultando settimo nella classifica finale.
Sfortunatamente, però, la narrazione delle avventure del Gallo delle Creste (che è cosa ben diversa dalle Creste di gallo..) è stata ostacolata dalla nebbia..
Il fatto è che, quando fa freddo, nella custodia stagna della GoPro si produce una sottile condensa che, a seconda dei casi, si concentra sulla lente davanti all'obiettivo o si diffonde per tutte le pareti, obnubilando le immagini riprese.
Ciò, talvolta è un bene (per esempio, quando, rientrando in porto, si pensa bene di sollevare la deriva, scordandosi che il Laser, senza deriva, non vira..), ma nella stragrande maggioranza dei casi si rivela una grossa seccatura che ostacola la naturale propensione all'auto-mitopojesi dell'uomo moderno.
Determinato a risolvere il problema, il Velista Maschrato ha fatto una rapida ricerca in Rete, scoprendo che la GoPro vende degli inserti anti-condensa da inserire nella custodia della videocamera per assorbire l'umidità dell'aria in essa contenuta; una soluzione pratica ed elegante, ma dispendiosa: una busta con tre coppie di inserti costa, sul sito GoPro, la bella cifra di 14,99 $, che, alla faccia del cambio favorevole, si trasformano magicamente in 19.90 € sul sito del rivenditore italiano.
Parsimonioso per natura, il Nostro ha deciso di cercare una soluzione alternativa a quello che gli appariva un vergognoso sperpero di danaro e ha chiesto consiglio alla Scienza Ufficiale, nelle persone di Stefano e Andrea che, oltre a essere velisti, sono anche due stimati ingegneri..
MADORNALE ERRORE!
La tendenza all'empirismo inconcludente, che nell'ingegnere singolo è arginata dall'impossibilità di discutere sterilmente con sé stesso, nel caso degli ingegneri in coppia innesca una catena dialettica auto-alimentata il cui unico limite temporale è la vita dei due interlocutori.Alla dodicesima ipotesi iperbolica, sfinito da dissertazioni sul punto di rugiada e sulla presunta omosessualità di Lord Kelvin, il nostro eroe ha deciso di abbandonare l'empiréo ingegneristico e di rivolgersi a degli scienziati più pragmatici; nello specifico: a un noto biologo marino emigrato all'estero..
"Mettici del Silica-gel," gli ha consigliato lo scienziato. "Sai, quelle bustine con su scritto: DO NOT EAT? Io li ho ingeriti e male non fanno...almeno a breve termine."
Perplesso, ma fiducioso, il Velista Mascherato si è rivolto allora a un "precarissimo" chimico dell'Università di Tor Vergata, che non disponendo di Silica-Gel, gli ha suggerito di utilizzare in sua vece del riso.
Alle comprensibili rimostranze del nostro eroe ("Sì, vabbe', e ci metto anche dei funghi, così, quando esco dall'acqua ho pronto il pranzo..") e dell'emigrante ("La situazione della ricerca in Italia è la diretta conseguenza della fiducia che il ricercatore ha nei rimedi da trattoria"), il precarissimo ribatteva citando l'episodio di un reporter del Washington Post che, dopo aver fatto cadere per errore il suo Blackberry nella tazza del cesso, era riuscito ad asciugarlo lasciandolo in una coppa piena di riso crudo.
Ancor più perplesso, ma molto meno fiducioso, sia nei confronti della Scienza Ufficiale che nei riguardi della Stampa americana, il Velista Mascherato ha provato a risolvere la cosa col fai-da-te: ha sciolto due cucchiaii di idrogenotriossocarbonato di sodio (banalissimo bicarbonato Solvay) in un dito d'acqua e con essa ha imbibìto due di quei dischetti di cotone che usa sua moglie per struccarsi, poi li ha messi ad asciugare sul calorifero. L'acqua è evaporata, ma il bicarbonato (igroscopico) è rimasto nei dischetti di cotone che sono diventati così un equivalente galenico dei costosi inserti originali.
Questa, almeno, è stata la sua convinzione fino a che non ha provato a inserirli nella custodia, scoprendo che, sebbene essiccata, l'ovatta tendeva a rilasciare una sottile polvere bianca che, oltre a risultare estremamente sospetta, avrebbe potuto causare danni ai circuiti della videocamera.
(continua...)
sabato 4 febbraio 2012
domenica 15 gennaio 2012
A cosa servono gli amici
La ripresa del Campionato invernale di Santa Marinella ha segnato un momento epocale nella carriera laseristica del Velista Mascherato.
È tale la magnitudine dell'evento occorso (qualcosa a metà fra l'omicidio Kennedy, l'outing di Rock Hudson e un concerto di Califano in cui lui si presentasse vestito da pastorella, cantando Non ho l'età), che chi scrive è ancora sopraffatto dall'emozione e fatica a trovare le parole per descrivere ciò che ha visto. In questi casi, l'unica via d'uscita per il cronista è attenersi ai fatti, ed è ciò che faremo.
Le previsioni per la mattina di domenica davano vento da Est in calo; la strategia messa a punto dal Velista Mascherato e dal suo Istruttore Mascherato teneva conto di ciò e considerava anche la possibilità che, nel tardo pomeriggio, il vento girasse lentamente verso Ovest, come spesso era capitato in precedenza. Partenza mure a dritta verso terra, quindi, virando sugli scarsi per poi tirare il bordo buono il più possibile.
- Il tuo obiettivo oggi,- aveva aggiunto l'Allenatore Mascherato - è di fare OCS: non partire dietro come al solito, ma stai più avanti possibile.
Forte di questi saggi consigli, il nostro eroe si porta sulla linea di partenza, più vicino del solito alla barca giuria, e lì attende la partenza, cercando di fare tutte quelle cose che, quando le leggi sui libri, sembrano facili e immediate, ma che, quando provi a metterle in pratica, scopri che non lo sono affatto, se non altro perché anche tutte le altre persone che sono lì con te hanno letto gli stessi libri e stanno cercando di fare altrettanto.
Ha giusto il tempo di vedere che la trinità Crivelli, Antognoli e Morani si sta dando battaglia molto più giù sulla linea, poi il suono della mucca spray impugnata dal giudice di gara lo riporta alla realtà, trasformando le sue ipotesi tattiche in urgenze strategiche, prima delle quali: levarsi dai rifiuti della barca che, subdolamente, gli è scivolata sopravvento.
Due o tre virate più tardi, la prima sorpresa: incrociando il suo amico Andrea, Velista Mascherato Onorario e miglior atleta del suo gruppo (posizione a due cifre in ranking-list, duecentosessantuno posti prima del Velista Mascherato), per la prima volta - almeno nel periodo di veglia - è il Velista Mascherato a passare davanti! La situazione si ribalta all'incrocio successivo, ma il distacco rimane esiguo e alla boa di bolina è ancora una distanza ragionevole.
Un buon bordo di poppa permette al nostro eroe non solo di colmare il distacco, ma perfino di sorpassare l'Amico Stefano, altro "due cifre" in ranking-list, duecentoquarantadue posti prima della Libellula dei Flutti.
Passata (indenne!) la boa di poppa, si impone una scelta strategica: seguire gli altri, mure a sinistra o andare a terra mure a dritta?
Il Mascherato sceglie la seconda ipotesi, un po' per non finire nei rifiuti delle due barche davanti a lui, un po' per seguire i consigli del suo allenatore: una scelta rischiosa, ma di buon successo perché quando lui e Andrea tornano a incrociarsi, più o meno a metà del campo di regata, sono pressocché pari. Essendo mure a sinistra, il nostro eroe tenta il colpo gobbo: viratona con rollio giusto sottovento all'avversario per poi cercare di spingerlo all'orza in virtù del diritto di rotta.
L'emozione, però, o forse il poco allenamento, gli giocano un tiro birbone: la virata viene una schifezza e il Velista Mascherato si ritrova negli scarti dell'amico, con la barca che rallenta sinistramente; decide quindi di poggiare e di andare a prendersi un po' d'aria pulita, anche perché gli sembra che quella che stanno seguendo sia una rotta un po' troppo alta rispetto alla lay-line. Quando, guardando in direzione della boa, vede le Tre Grazie (sempre i suddetti Crivelli, Antognoli e Morani) avvicinarsi a essa mure a dritta, per un attimo si chiede come mai abbiano scelto anche loro una rotta così alta, poi, finalmente, capisce di star puntando alla boa di lasco.
Il suo sgomento, però, dura giusto il tempo di una virata perché, quando comincia a risalire verso la vera boa di bolina, si rende conto di non aver perso affatto, rispetto agli altri; forse è addirittura un po' più avanti.
La virata sulla lay-line, stavolta gli viene bene (bene, relativamente al soggetto) e, incredibilmente, è proprio lui a passare per primo la boa di bolina, ma il Velista Mascherato Onorario è giusto dietro al suo timone; talmente vicino che, se il nostro eroe non avesse altro a cui pensare, potrebbe tranquillamente mollargli il vang.
Il traverso è una di quelle andature in cui il Velista Mascherato si sente meno sicuro (le altre due sono la bolina e la poppa), ma per fortuna è un'andatura veloce e la boa arriva rapidamente, svelando davanti alla prua del nostro eroe l'ultimo bordo di poppa e, più giù, alla fine dell'Universo, la boa di arrivo.
Nel giro di boa, la tecnica e l'esperienza di Andrea gli permettono di recuperare il poco distacco dal nostro eroe e quando le barche sono finalmente in assetto, i due sono praticamente appaiati.
- Se arrivi davanti, non sei più mio amico! - minaccia l'Onorario da sottovento, ma il Velista Mascherato non se ne preoccupa: sa benissimo che fra poco suonerà la sveglia e dovrà alzarsi per andare a lavorare.
Per metà del bordo di poppa, le due barche procedono affiancate nel vento che sta lentamente calando. Davanti a loro, a parte l'irraggiungibile trio di testa, ci sono un giovine che mostra di avere una approfondita conoscenza tanto della dinamica dei fluidi che dei modi per eludere la regola 42 e un velista non meglio identificato che ha approfittato delle loro scaramucce per infilarli alla boa di bolina e adesso li precede di qualche lunghezza.
Il Velista Mascherato sa che se arriveranno appajati alla boa di poppa, sarà Andrea a passare per primo il traguardo, così, dapprima tenta di distrarre l'amico gridandogli frasi senza senso nel suo Francese d'accatto, poi, vedendo che l'altro non si distrae, decide di tentare il tutto per tutto e comincia a zigzagare sulle onde residue, sperando che qualche flutto benevolo riesca a fargli guadagnare abbastanza spazio da compensare gli errori che certamente farà nel giro di boa.
Le divinità marine gli sono favorevoli e, a una decina di lunghezze dalla boa, è abbastanza avanti da azzardare un bordo in strapoggia che lo porta, non solo davanti al suo amico, idolo e maestro Andrea, ma anche in traiettoria interna.
"Se scuffio in virata, mi lascio andare a fondo, come George Clooney ne: La Tempesta Perfetta", pensa il nostro eroe, ma per una volta non fa errori e, lesto, cazza la vela per il bordo di bolina. Peccato, però, che quello che condice all'arrivo non sia un bordo di bolina, ma di traverso...
Alla sue spalle, Andrea pensa: "Se non se ne accorge per altri dieci secondi, lo passo...", ma il Velista Mascherato, per quanto in evidente stato confusionale, riesce a mollare scotta e base quel tanto che gli permette di recuperare velocità e punta decisamente alla poppa della barca Giuria per chiudere la strada al licantropo affamato che lo sta inseguendo.
Un attimo dopo..
Le previsioni per la mattina di domenica davano vento da Est in calo; la strategia messa a punto dal Velista Mascherato e dal suo Istruttore Mascherato teneva conto di ciò e considerava anche la possibilità che, nel tardo pomeriggio, il vento girasse lentamente verso Ovest, come spesso era capitato in precedenza. Partenza mure a dritta verso terra, quindi, virando sugli scarsi per poi tirare il bordo buono il più possibile.
- Il tuo obiettivo oggi,- aveva aggiunto l'Allenatore Mascherato - è di fare OCS: non partire dietro come al solito, ma stai più avanti possibile.
Forte di questi saggi consigli, il nostro eroe si porta sulla linea di partenza, più vicino del solito alla barca giuria, e lì attende la partenza, cercando di fare tutte quelle cose che, quando le leggi sui libri, sembrano facili e immediate, ma che, quando provi a metterle in pratica, scopri che non lo sono affatto, se non altro perché anche tutte le altre persone che sono lì con te hanno letto gli stessi libri e stanno cercando di fare altrettanto.
Ha giusto il tempo di vedere che la trinità Crivelli, Antognoli e Morani si sta dando battaglia molto più giù sulla linea, poi il suono della mucca spray impugnata dal giudice di gara lo riporta alla realtà, trasformando le sue ipotesi tattiche in urgenze strategiche, prima delle quali: levarsi dai rifiuti della barca che, subdolamente, gli è scivolata sopravvento.
Due o tre virate più tardi, la prima sorpresa: incrociando il suo amico Andrea, Velista Mascherato Onorario e miglior atleta del suo gruppo (posizione a due cifre in ranking-list, duecentosessantuno posti prima del Velista Mascherato), per la prima volta - almeno nel periodo di veglia - è il Velista Mascherato a passare davanti! La situazione si ribalta all'incrocio successivo, ma il distacco rimane esiguo e alla boa di bolina è ancora una distanza ragionevole.
Un buon bordo di poppa permette al nostro eroe non solo di colmare il distacco, ma perfino di sorpassare l'Amico Stefano, altro "due cifre" in ranking-list, duecentoquarantadue posti prima della Libellula dei Flutti.
Passata (indenne!) la boa di poppa, si impone una scelta strategica: seguire gli altri, mure a sinistra o andare a terra mure a dritta?
Il Mascherato sceglie la seconda ipotesi, un po' per non finire nei rifiuti delle due barche davanti a lui, un po' per seguire i consigli del suo allenatore: una scelta rischiosa, ma di buon successo perché quando lui e Andrea tornano a incrociarsi, più o meno a metà del campo di regata, sono pressocché pari. Essendo mure a sinistra, il nostro eroe tenta il colpo gobbo: viratona con rollio giusto sottovento all'avversario per poi cercare di spingerlo all'orza in virtù del diritto di rotta.
L'emozione, però, o forse il poco allenamento, gli giocano un tiro birbone: la virata viene una schifezza e il Velista Mascherato si ritrova negli scarti dell'amico, con la barca che rallenta sinistramente; decide quindi di poggiare e di andare a prendersi un po' d'aria pulita, anche perché gli sembra che quella che stanno seguendo sia una rotta un po' troppo alta rispetto alla lay-line. Quando, guardando in direzione della boa, vede le Tre Grazie (sempre i suddetti Crivelli, Antognoli e Morani) avvicinarsi a essa mure a dritta, per un attimo si chiede come mai abbiano scelto anche loro una rotta così alta, poi, finalmente, capisce di star puntando alla boa di lasco.
Il suo sgomento, però, dura giusto il tempo di una virata perché, quando comincia a risalire verso la vera boa di bolina, si rende conto di non aver perso affatto, rispetto agli altri; forse è addirittura un po' più avanti.
La virata sulla lay-line, stavolta gli viene bene (bene, relativamente al soggetto) e, incredibilmente, è proprio lui a passare per primo la boa di bolina, ma il Velista Mascherato Onorario è giusto dietro al suo timone; talmente vicino che, se il nostro eroe non avesse altro a cui pensare, potrebbe tranquillamente mollargli il vang.
Il traverso è una di quelle andature in cui il Velista Mascherato si sente meno sicuro (le altre due sono la bolina e la poppa), ma per fortuna è un'andatura veloce e la boa arriva rapidamente, svelando davanti alla prua del nostro eroe l'ultimo bordo di poppa e, più giù, alla fine dell'Universo, la boa di arrivo.
Nel giro di boa, la tecnica e l'esperienza di Andrea gli permettono di recuperare il poco distacco dal nostro eroe e quando le barche sono finalmente in assetto, i due sono praticamente appaiati.
- Se arrivi davanti, non sei più mio amico! - minaccia l'Onorario da sottovento, ma il Velista Mascherato non se ne preoccupa: sa benissimo che fra poco suonerà la sveglia e dovrà alzarsi per andare a lavorare.
Per metà del bordo di poppa, le due barche procedono affiancate nel vento che sta lentamente calando. Davanti a loro, a parte l'irraggiungibile trio di testa, ci sono un giovine che mostra di avere una approfondita conoscenza tanto della dinamica dei fluidi che dei modi per eludere la regola 42 e un velista non meglio identificato che ha approfittato delle loro scaramucce per infilarli alla boa di bolina e adesso li precede di qualche lunghezza.
Il Velista Mascherato sa che se arriveranno appajati alla boa di poppa, sarà Andrea a passare per primo il traguardo, così, dapprima tenta di distrarre l'amico gridandogli frasi senza senso nel suo Francese d'accatto, poi, vedendo che l'altro non si distrae, decide di tentare il tutto per tutto e comincia a zigzagare sulle onde residue, sperando che qualche flutto benevolo riesca a fargli guadagnare abbastanza spazio da compensare gli errori che certamente farà nel giro di boa.
Le divinità marine gli sono favorevoli e, a una decina di lunghezze dalla boa, è abbastanza avanti da azzardare un bordo in strapoggia che lo porta, non solo davanti al suo amico, idolo e maestro Andrea, ma anche in traiettoria interna.
"Se scuffio in virata, mi lascio andare a fondo, come George Clooney ne: La Tempesta Perfetta", pensa il nostro eroe, ma per una volta non fa errori e, lesto, cazza la vela per il bordo di bolina. Peccato, però, che quello che condice all'arrivo non sia un bordo di bolina, ma di traverso...
Alla sue spalle, Andrea pensa: "Se non se ne accorge per altri dieci secondi, lo passo...", ma il Velista Mascherato, per quanto in evidente stato confusionale, riesce a mollare scotta e base quel tanto che gli permette di recuperare velocità e punta decisamente alla poppa della barca Giuria per chiudere la strada al licantropo affamato che lo sta inseguendo.
Un attimo dopo..
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sabato 31 dicembre 2011
Maltese corto - epilogo
Credo sia doveroso, in chiusura di questa saga natalizia, rendere giustizia al luogo che ci ha ospitati raccontando anche ciò che di buono abbiamo visto nel corso del nostro breve soggiorno sull'isola di Malta.
Se finora ne ho parlato male è solo perché l'animo umano è più propenso a trarre godimento dalle disgrazie altrui, piuttosto che dalle loro gioje.
Non a caso, metto in linea solo i filmati delle mie scuffiate e non quelli in cui tutto va per il verso giusto..
Per prima cosa, vorrei rendere omaggio ai Maltesi, che con noi si sono sempre dimostrati gentili e premurosi. Magari non ti sanno dire dove sia High Street anche se, guarda caso, è proprio in High Street che tu e loro vi trovate, ma non lo fanno con cattiveria e si sforzano sempre di rendersi utili.
Anche il personale del Preluna è stato cortesissimo e premuroso, e ci ha fornito indicazioni preziose su mezzi di trasporto e ristoranti; lo stesso barman dello Skyroom, che mi ha servito il Campari shakerato più cattivo della mia vita, è stato così gentile da prepararne una dose esigua, di modo che non avessi a patirne troppo.
Un'altra cosa che ci ha colpiti, anche perché arrivavamo dalla Roma pre-natalizia, è stata la totale assenza di mendicanti per le strade: non so se li arrestino, li buttino a mare o, più semplicemente, li utilizzino per fare i bragioli (piatto tipico locale corrispondente ai nostri involtini); fatto sta che non se ne trovano.
A pensarci bene, per le strade mancano anche i gatti, il che è vagamente inquietante, considerando che l'altro piatto tipico locale è il coniglio..
Dal punto di vista delle attrattive turistiche, la co-cattedrale di St. John e i dipinti di Caravaggio sono due ottimi motivi per recarsi a Malta, se non altro perché nessuna delle foto che ho avuto modo di vedere, o prima o dopo il viaggio, riesce a rendere l'effetto del panno rosso acceso sui lombi del Santo. E sicuramente nessuna fotografia potrà darvi la stessa emozione che si prova nel vedere la firma di Caravaggio, ricavata dal sangue che si spande sul terreno.
Detto ciò, vorrei precisare che tutti gli eventi che ho riferito corrispondono a verità: posso averli abbelliti un po', ma non mi sono inventato niente. Se non mi credete, leggetevi questo resoconto di viaggio: www.fabioecinzia.it/malta/malta.htm; ci troverete buona parte delle cose che vi ho raccontato, dal "nervosismo" dei guidatori di autobus alla desolazione del porto di Vittoriosa.
Certo: lo stile letterario è quello che è, con una spiccata tendenza all'apologia piuttosto che alla critica, ma se guardate con chi va a letto l'autrice del testo, capirete che non può essere certo il senso critico, la sua dote più spiccata..
A presto, con nuove ed emozionanti avventure..
Per prima cosa, vorrei rendere omaggio ai Maltesi, che con noi si sono sempre dimostrati gentili e premurosi. Magari non ti sanno dire dove sia High Street anche se, guarda caso, è proprio in High Street che tu e loro vi trovate, ma non lo fanno con cattiveria e si sforzano sempre di rendersi utili.
Anche il personale del Preluna è stato cortesissimo e premuroso, e ci ha fornito indicazioni preziose su mezzi di trasporto e ristoranti; lo stesso barman dello Skyroom, che mi ha servito il Campari shakerato più cattivo della mia vita, è stato così gentile da prepararne una dose esigua, di modo che non avessi a patirne troppo.
Un'altra cosa che ci ha colpiti, anche perché arrivavamo dalla Roma pre-natalizia, è stata la totale assenza di mendicanti per le strade: non so se li arrestino, li buttino a mare o, più semplicemente, li utilizzino per fare i bragioli (piatto tipico locale corrispondente ai nostri involtini); fatto sta che non se ne trovano.
A pensarci bene, per le strade mancano anche i gatti, il che è vagamente inquietante, considerando che l'altro piatto tipico locale è il coniglio..
Dal punto di vista delle attrattive turistiche, la co-cattedrale di St. John e i dipinti di Caravaggio sono due ottimi motivi per recarsi a Malta, se non altro perché nessuna delle foto che ho avuto modo di vedere, o prima o dopo il viaggio, riesce a rendere l'effetto del panno rosso acceso sui lombi del Santo. E sicuramente nessuna fotografia potrà darvi la stessa emozione che si prova nel vedere la firma di Caravaggio, ricavata dal sangue che si spande sul terreno.
Detto ciò, vorrei precisare che tutti gli eventi che ho riferito corrispondono a verità: posso averli abbelliti un po', ma non mi sono inventato niente. Se non mi credete, leggetevi questo resoconto di viaggio: www.fabioecinzia.it/malta/malta.htm; ci troverete buona parte delle cose che vi ho raccontato, dal "nervosismo" dei guidatori di autobus alla desolazione del porto di Vittoriosa.
Certo: lo stile letterario è quello che è, con una spiccata tendenza all'apologia piuttosto che alla critica, ma se guardate con chi va a letto l'autrice del testo, capirete che non può essere certo il senso critico, la sua dote più spiccata..
A presto, con nuove ed emozionanti avventure..
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Vacanze 2011
mercoledì 28 dicembre 2011
Maltese corto, quarto giorno - La partenza
Come molti di voi sapranno, gli antichi hanno spesso associato la Luna alla morte e questo legame è ancora vivo e presente in alcune culture delle piccole isole del Mediterraneo, dove si chiamano: "Preluna" quegli alberghi in cui i vecchi si recano a passare i loro ultimi giorni sulla Terra.
Filologia a parte, il momento della colazione al Preluna Towers, è una specie di memento mori quotidiano che riuscirebe a deprimere anche il pupazzo di un ventriloquo: decine di anglofoni, biancocanuti e incerti nell'incedere, che si abboffano di alimenti insalubri, nel tentativo di porre fine alla propria esistenza nel minor tempo possibile.
A dispetto della compagnìa tanatoica, il cibo è pessimo: il succo di arancia ha un retrogusto di calzino; le uova non sanno di nulla; il bacon soffritto è duro e sa di pesce; le fette di ananasso, devono essere arrivate sull'isola via mare un giorno di burrasca, perché non ce n'è una intera.
A dispetto della compagnìa tanatoica e del cibo scadente, la pulizia dei tavoli è del tutto sommaria: i molti camerieri presenti in sala appena vedono qualcuno che si alza da tavola al termine del pasto, accorrono (si fa per dire: di solito quello che si alza è un ottuagenario bradipico e fra il momento in cui inizia ad alzarsi e il momento in cui effettivamente si alza passano sempre alcuni minuti) a pulire le tovagliette all'americana dai residui di cibo, ma, forse a causa di qualche strana superstizione isolana, si guardano bene dal pulire anche il tavolo sottostante, che rimane lercio al punto che le guide consigliano di prendere sempre un coltello dal contenitore delle posate anche se non si deve tagliare nulla: servirà per staccare dal piano del tavolo gli abiti o le parti del corpo che resteranno incollate ai residui zuccherini e collosi delle precedenti fruizioni.
Assolto al penoso dovere della commemorazione dei defunti, i coniugi Mascherato recuperano i proprî bagagli, dicono addio a una stanza piena di ricordi (altrui, non loro) e chiamano un taxi: l'aereo che li riporterà a Roma (hurrah!) parte nel primo pomeriggio e così hanno pensato di sfruttare la mattinata per visitare le cosiddette: "Tre città" - Vittoriosa, Senglea e Cospicua - che si trovano al dilà della Grand Harbour.
Quando chiedono al tassista di portarli a Vittoriosa, l'indigeno li guarda come un cocchiere rumeno guarderebbe un viaggiatore che gli chiedesse di essere portato al castello di Dracula, ma i nostri eroi non ci fanno caso: vivono a Roma e sono abituati alle bizzarrie degli autisti pubblici. Arrivati al porto di Vittoriosa, capiscono che il brav'uomo stava facendo i loro interessi, ma ormai è troppo tardi: il tassista li sbarca in mezzo alla desolazione e scappa via lesto, agitando una treccia di aglio e un crocifisso a scopo apotropaico.
La guida dice che il Grande Assedio turco del 1565, pur se infruttuoso, lasciò un segno indelebile nell'isola; ciò che la guida non dice è che, a oggi, 'sto segno ancora non sono riusciti a cancellarlo del tutto..
Filologia a parte, il momento della colazione al Preluna Towers, è una specie di memento mori quotidiano che riuscirebe a deprimere anche il pupazzo di un ventriloquo: decine di anglofoni, biancocanuti e incerti nell'incedere, che si abboffano di alimenti insalubri, nel tentativo di porre fine alla propria esistenza nel minor tempo possibile.
A dispetto della compagnìa tanatoica, il cibo è pessimo: il succo di arancia ha un retrogusto di calzino; le uova non sanno di nulla; il bacon soffritto è duro e sa di pesce; le fette di ananasso, devono essere arrivate sull'isola via mare un giorno di burrasca, perché non ce n'è una intera.
A dispetto della compagnìa tanatoica e del cibo scadente, la pulizia dei tavoli è del tutto sommaria: i molti camerieri presenti in sala appena vedono qualcuno che si alza da tavola al termine del pasto, accorrono (si fa per dire: di solito quello che si alza è un ottuagenario bradipico e fra il momento in cui inizia ad alzarsi e il momento in cui effettivamente si alza passano sempre alcuni minuti) a pulire le tovagliette all'americana dai residui di cibo, ma, forse a causa di qualche strana superstizione isolana, si guardano bene dal pulire anche il tavolo sottostante, che rimane lercio al punto che le guide consigliano di prendere sempre un coltello dal contenitore delle posate anche se non si deve tagliare nulla: servirà per staccare dal piano del tavolo gli abiti o le parti del corpo che resteranno incollate ai residui zuccherini e collosi delle precedenti fruizioni.
Assolto al penoso dovere della commemorazione dei defunti, i coniugi Mascherato recuperano i proprî bagagli, dicono addio a una stanza piena di ricordi (altrui, non loro) e chiamano un taxi: l'aereo che li riporterà a Roma (hurrah!) parte nel primo pomeriggio e così hanno pensato di sfruttare la mattinata per visitare le cosiddette: "Tre città" - Vittoriosa, Senglea e Cospicua - che si trovano al dilà della Grand Harbour.
Quando chiedono al tassista di portarli a Vittoriosa, l'indigeno li guarda come un cocchiere rumeno guarderebbe un viaggiatore che gli chiedesse di essere portato al castello di Dracula, ma i nostri eroi non ci fanno caso: vivono a Roma e sono abituati alle bizzarrie degli autisti pubblici. Arrivati al porto di Vittoriosa, capiscono che il brav'uomo stava facendo i loro interessi, ma ormai è troppo tardi: il tassista li sbarca in mezzo alla desolazione e scappa via lesto, agitando una treccia di aglio e un crocifisso a scopo apotropaico.
La guida dice che il Grande Assedio turco del 1565, pur se infruttuoso, lasciò un segno indelebile nell'isola; ciò che la guida non dice è che, a oggi, 'sto segno ancora non sono riusciti a cancellarlo del tutto..
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