domenica 30 maggio 2010

È passata una settimana, ma...

...ho ancora qualche problema con le andature portanti.



In compenso, la nuova videocamera funziona molto meglio di quella vecchia...

Guarda il video su Vimeo

domenica 23 maggio 2010

Oops! I did it again...

Questa volta, il Velista Mascherato non ha nessuna scusante. Che faccia errori nuovi, è normale; che non sia capace di percorrere più di duecento metri in poppa senza scuffiare, è scusabile; ma che ripeta errori già fatti in passato, è avvilente. È inutile che la mattina a colazione legga libri di vela, se poi non ne mette in pratica gli insegnamenti.

Un esempio? La Regata- Tattica e strategia (D. Ravon, C. Dumard, edizioni Mursia), capitolo 8:
[in partenza] Definite la vostra strategia su criterii semplici. Niente sottigliezze alla terza o alla quarta potenza. Non cambiate strategia se non avete ottime ragioni per farlo.

Chi parla è Jean-Yves Bernot, mica l'ultimo dei fessi, ma il Velista Mascherato pensa di essere più astuto e, due secondi prima del segnale di partenza, decide di virare e partire mure a sinistra perché così, secondo lui, le onde sarebbero state più facili da superare...
Risultato: la barca, priva di abbrivio, si pianta prua al vento e lui perde almeno dieci secondi per ripartire. Nel frattempo, gli altri sono già lontani.

Il percorso è un quadrilatero: bolina, lasco, poppa, lasco, da percorrere due volte. Il nostro eroe (diciamo così...), rincorre affannosamente per tutta la prima bolina, guadagna qualcosa sul primo lasco, recupera ancora sul lato di poppa e affronta il secondo lasco con rinnovata fiducia: d'accordo, ha fatto un errore, ma non tutto è perduto, ce la può ancora fare!
Vira alla fine del bordo di lasco e comincia a inseguire (da lontano, per non farlo insospettire) uno dei suoi colleghi di corso.

Al terzo bordo di bolina, lo sforzo di tener dietro (sempre da lontano) a quelli bravi l'ha privato di tutto l'ossigeno presente nel sangue e le sue facoltà mentali cominciano a risentirne. Non capisce più quale di tutte quelle barche con la vela triangolare sia quella che stava seguendo e decide per ciò di proseguire in autonomia. Si chiede, in effetti, come mai ci siano tante barche nell'estrema destra del campo di regata, ma, nel suo stato ipossico, attribuisce la cosa a un errore di strategia e decide di fregarli tutti con una mossa a sorpresa: vira e punta diritto in boa.

È un bordo lungo e faticoso, sia fisicamente che psicologicamente, ma gli permette di recuperare diverse, preziose, posizioni. Arrivato alla boa, il Velista Mascherato poggia con estrema circospezione (è arrivato molto stretto e alle sue spalle ha il gommone dei giudici), poi si rilassa e lascia che la sua barca corra con il vento in poppa.
Proprio allora sente una voce alle sue spalle: "Scusa, sei in regata?"
Si tratta del tipo sulla barca alle sue spalle. Il Velista Mascherato non fa in tempo a chiedersi il perché di quella domanda, che l'altro continua: "La boa di bolina, è quella laggiù..."

sabato 22 maggio 2010

Com'è andato, l'allenamento di sabato?...

Abbastanza bene, fino a che non ho provato le andature portanti...



Speriamo che da Decathlon mi sostituiscano la telecamera...

Guarda il video su Vimeo

martedì 18 maggio 2010

Perché si dice: "Marinare la scuola"...

Perché uno molla tutto e va fare il marinaretto.
E fa bene, aggiungerei, visto che questo pomeriggio, al lago, c'era un bel vento teso da 15/16 nodi, con raffiche che arrivavano fino a 18.
In acqua c'era solo lui con il suo Laser e tre classe A che si allenavano per una qualche regata importante; non potendo competere con dei catamarani (per ora...) il nostro eroe ha deciso di fare un po' di pratica con i laschi, ché ne ha tanto bisogno.
Il vento, parallelo alla spiaggia del circolo, era perfettamente compatibile con questo programma e c'era anche un po' di onda, così il Velista Mascherato ha potuto perfino azzardare qualche surfata, come quelle che vede nei video di YouTube, quando cerca: "Laser sailing extreme". Certo: non proprio uguali uguali, ma almeno non ha mai scuffiato, che non è poi così male come risultato, specie perché l'acqua del lago, dopo una breve parentesi quasi primaverile, è ridiventata freddina per le prolungate piogge.
Come che sia, alla fine delle tre ore di allenamento, il piccolo GPS che il nostro eroe aveva montato sul boma segnava una velocità massima di 12,8 nodi, e lui se n'è tornato a casa stanco, ma piuttosto soddisfatto.

Qualcosa gli dice che domenica farà bella figura...

lunedì 17 maggio 2010

È tutto un programma...

Per la settimana che precedeva la sua seconda regata sul suolo patrio, il Velista Mascherato ha elaborato un programma meticolosissimo:
  • lunedì: riposo (e pagare l'IVA);
  • martedì: fuga dal lavoro all'ora di pranzo e allenamento pomeridiano al lago, per sfruttare l'unica giornata della settimana in cui non è prevista pioggia;
  • mercoledì: lavoro, tanto piove;
  • giovedì: lavoro, tanto piove;
  • venerdì: lavoro e riposo (tanto piove);
  • sabato: allenamento non faticoso;
  • domenica: regata (doccia, aperitvo, cena).
Riuscirà, per una volta, a mantenerlo?.

domenica 9 maggio 2010

Domenica 9 maggio 2010

La lezione odierna, celibe per altro del Coach Mascherato (pare sia stato rapito dalla sua famiglia...), non ha riservato spunti di particolare interesse. Giustifico quindi la redazione di questo post, con un lazzo.

Il Velista Mascherato ha qualche problema con le poppe. Le cazzate, in compenso, gli riescono sempre benissimo.

Auguri a mamme e mammelle.

domenica 2 maggio 2010

Coppa Stendardo 2010

Sdrajato sulla coperta in teak dell'X46 sul quale è imbarcato per la regata finale della Coppa Stendardo a Gaeta, il Velista Mascherato attende l'arrivo del vento e il segnale di partenza.

Non si sente molto bene, ma l'onda lunga da ponente ha solo una parte della colpa. Il fatto è che, ieri sera, il nostro eroe ha bevuto un po' più di quello che sarebbe stato previdente fare e adesso la sta pagando.
Il Velista Mascherato non si fa illusioni: sa bene che fra un po' dovrà dare di stomaco, ma la cosa non gli importa. Anche Nelson, soffriva il mal di mare, quando riprendeva a navigare dopo lunghi periodi a terra; e la stessa cosa avveniva a Horatio Hornblower, quindi, è in buona compagnia.

Gaeta piace molto, al nostro eroe. Quando era bambino, veniva qui in vacanza, d'estate: i suoi genitori affittavano una casa a Serapo e, da giugno a settembre, la sua vita era un susseguirsi di giri in bicicletta, interminabili bagni a mare e battute di pesca al guarracino (infimo pesce della famiglia delle pomacentridae noto comunemente come: "castagnola"; l'unico talmente scemo da abboccare perfino alle sue esche maldestre).
Adeso, appena può, ci torna e, ogni volta, fa sempre le stesse cose: prende una stanza al Gajeta; va a cena da Emilio (alici fritte, poi pizza); fa colazione alla Triestina e prende l'aperitivo seduto vista mare alla Francese.
Per compensare, la mattina o la sera, corre su e giù da Monte Orlando, stupéndosi ogni volta di come il paesaggio sia rimasto sostanzialmente lo stesso, in quasi quarant'anni.

Anche le regate della Coppa Stendardo fanno parte dei riti gaetani, così come l'aggiottaggio di tielle per amici e parenti (che raramente ne vengono in possesso) e l'acquisto di oggetti inutili al negozio dei cinesi vicino al Municipio.
La cosa che gli piace di più, della Coppa Stendardo, è che sono le prime regate con il caldo, presagio dell'estate che verrà. Dopo i lunghi mesi invernali, passati a battere i denti sotto la pioggia, finalmente si possono tirare fuori dai bauli i pantaloncini corti, le polo bianche e le creme protettive. La cerata, se te la porti, è solo per scaramanzia, per non sentire freddo quando torni in porto la sera.

Ciò non ostante, il nostro eroe è inquieto.
Ci pensa e ci ripensa, ma non trova nulla che non vada, nella sua condizione attuale: è dove vorrebbe essere e sta facendo quello che vorrebbe fare; il tempo è bello e fra un po' si alzerà la termica. Quindi, dov'è il problema?

Lo capirà solo più tardi, quando, fra un conato e l'altro, guarderà le barche tutt'intorno, per capire se qualcuno si sia accorto della sua défaillance: il problema è che, a lui, i velisti stanno sul cazzo.
Non tutti, per carità, ché, anzi, per molti di loro, il nostro eroe prova un rispetto che sconfina spesso nella più cieca idolatrìa pagana. I velisti che gli stanno sul cazzo sono quelli che vanno in barca solo per avere qualcosa di cui parlare, che non sia il lavoro o i programmi televisivi.
Che non andrebbero in barca, se non lo potessero raccontare a nessuno.

Il Velista Mascherato vomita ancora una volta.
L'onda lunga ha solo una parte della colpa.

domenica 25 aprile 2010

Earth Day 2010 - Epilogo

La regata è stata rimandata a domenica prossima.
Posso capire il punto di vista della giuria: passato il groppo, il vento stava calando inesorabilmente, ma almeno una boa ce la potevano far fare. Come che sia, io, domenica prossima non ci sarò: vado a passare il Primo Maggio a Gaeta; se ci riesco, mi cerco anche un imbarco per le regate di Punta Stendardo.

Torno a casa passando da Boccea, per evitare il traffico della partita all'Olimpico. Il traffico è lento e ho tutto il tempo di ripensare a quello che avrei potuto fare in partenza, a come gestire dei casi simili, se mai mi si dovessero ripresentare. Arrivo alla conclusione che le partenze delle regate siano come le risse: non le puoi imparare sui libri, devi buttartici in mezzo, cercando di farti il meno male possibile. Questo, almeno, è quello che ho imparato sulle risse, dai libri...

Quando sono a piazza Pio XI, accendo la radio per sentire un po' di musica, ma la stazione su cui sono sintonizzato sta trasmettendo la radiocronaca della partita della Roma. In attesa del fischio d'inizio, il telecronista sta descrivendo l'atmosfera all'interno dello stadio; parla delle tifoserie, poi dice: "Uno striscione ricorda le due tifose morte a Ventotene nei giorni scorsi..."
E io mi acccorgo che ci siamo scordati qualcosa.

Le due ragazze morte a Ventotene, stavano aspettando di uscire in barca a vela: sarebbe stato giusto ricordarle in qualche maniera, magari con un minuto di silenzio prima della partenza. In effetti, sarebbe stato giusto ricordarle anche se non fossero state delle veliste, eppure non abbiamo fatto nulla.
I tifosi da stadio se ne sono ricordati, noi no.

Chissà perché.

Earth Day 2010 - La regata

La regata di domenica è organizzata dal Planet Sail, un circolo che si trova sulla parte opposta del lago, rispetto al circolo del nostro eroe. Per raggiungerlo, ci sono due possibilità: o portare la barca via terra, caricandola sull'auto, o arrivarci navigando. Il Velista Mascherato ha preferito la seconda ipotesi: con altri quattro compagni di corso è sceso in acqua alle 12:00 in punto e ha veleggiato ad un'andatura di gran lasco verso Bracciano, approfittando del previsto vento da nord.
Il vento da nord è finito alle 12:05.

La regata sarebbe dovuta partire alle 13:30, ma quando, più o meno a quell'ora, il quintetto arriva finalmente a destinazione, nello specchio d'acqua antistante il Planet Sail ci sono solo un paio di Star e una decina di Laser, che sfruttano come possono un flebile venticello da terra. Più a largo, verso il centro del lago, un classe A beccheggia immoto in una calma degna di un anticiclone tropicale. Il nostro eroe vede il gommone azzurro del Coach Mascherato e gli si avvicina. Saluti, qualche considerazione sul vento, poi il Coach Mascherato spiega al suo pupillo la strategia per la regata: "Non ti inventare niente: stai con la flotta, così capisci se stai andando bene o male." Il Velista Mascherato vorrebbe dire qualcosa, ma proprio in quel momento la barca giuria si mette in moto dirigendosi verso Anguillara e lui, come gli altri, la segue.
"Menomale," pensa il nostro eroe. "Almeno, ad Anguillara c'è un po' di vento..."
Un attimo dopo, però, sente la voce del suo amico Andrea che lo chiama da sottovento: "Quella è un'altra regata: il nostro campo è in là..." e indica in direzione di Trevignano.

Quando il Velista Mascherato arriva vicino alla (vera) barca giuria, su tutto il campo di regata non spira un alito di vento.
"Per fortuna c'è il sole," pensa il nostro eroe. "Ancora qualche minuto e si alzerà la termica..."
Alle 15:00, l'unica termica che si è alzata è la temperatura corporea dei regatanti, ma tutti mantengono ancora un contegno indifferente, anche se cercano come possono di farsi ombra con la vela.
Dopo un'ora di attesa, nella più totale calma di vento, il caldo ha la meglio sull'agonismo: via le mute, i laseristi si mettono a prendere il sole; qua e là, spunta anche qualche bikini. I talebani della muta stagna che non sono ancora svenuti per la disidratazione, fingono di scuffiare e restano in acqua a rinfrescarsi un po'.
Dopo due ore, cominciano i miraggi: "Eccolo!" grida un giovane velista a torso nudo, indicando delle increspature in lontananza. "È entrato il ponente..." È chiaramente una raffica isolata da sud, ma nessuno ha il cuore di disilluderlo.
Il Velista Mascherato guarda la barca giuria e ripensa alla partenza della Fiumicino-Ponza-Fiumicino di un paio d'anni fa. "Questo è un momento in cui, qualunque cosa decidi, fai incazzare qualcuno," aveva detto Sergio. "Se annulli la regata, perché l'hai annullata; se non l'annulli, perché l'hai fatta partire senza vento."
I giudici sembrano pensare la stessa cosa.

Un groppo porta del vento da nord-est e la giuria ne approfitta: in pochi minuti le boe sono in posizione e la procedura di partenza è avviata. Il Velista Mascherato vorrebbe partire mure a sinistra (la boa di bolina è tutta da un lato e, se il vento gira come è lecito pensare, ci si può arrivare con un unico bordo), ma il Coach gli ha detto di restare con la flotta, così opta per una soluzione alternativa: farà un beve tratto mure a dritta, giusto per arrivare nel punto in cui c'è un po' più di vento, poi virerà e cercherà di arrivare direttamente in boa.

Quando manca un minuto alla partenza, trova un buco nella fila di barche che scorrono sulla linea di partenza e ci si infila, lasciandosi un po' di spazio sottovento per poggiare (il vento sta già calando). Il colpo del "Via" arriva con un paio di secondi di anticipo, rispetto al conto alla rovescia del suo orologio. Il nostro eroe cazza scotta e pensa: "Bene, adesso falle prendere velocità, poi orza..."
Un attimo dopo, TUTTA la flotta vira, mettendosi mure a sinistra.

Se avesse un po' più di dimestichezza con il mezzo, potrebbe tirare dritto approfittando del fatto che ha la precedenza, ma, data la sua imperizia, preferisce non rischiare e vira anche lui. Purtroppo, però, la posizione che si era scelto, favorevole per un bordo mure a dritta, è del tutto sfavorevole per un bordo con mure a sinistra, anche perché il vento sta inesorabilmente calando. Il Velista Mascherato mugugna un po', poi finalmente si concentra sulla regata e, lentamente, comincia a recuperare qualche metro sulle barche che ha di fronte.
"In fondo, non va poi così male," pensa. "Mi sto levando dalla copertura di quelli sopravvento e, se il vento regge, posso arrivare in boa senza virare..."
Un attimo dopo, vede il gommone del comitato che risale sottovento la flotta e si ferma davanti alle barche di testa.
"Una bandiera a scacchi bianchi e azzurri e tre suoni in successione," pensa il nostro eroe. "Che significa, 'sto segnale?"

Earth Day 2010 - Preparativi

Per la settimana che precedeva la sua prima regata sul suolo patrio, il Velista Mascherato aveva elaborato un programma meticolosissimo:
  • lunedì: riposo (domenica c'era stato allenamento);
  • martedì: allenamento aerobico in bicicletta;
  • mercoledì: riposo;
  • giovedì: fuga dal lavoro all'ora di pranzo e allenamento pomeridiano al lago;
  • venerdì: riposo o corsetta leggera;
  • sabato: controllo generale della barca e allenamento non faticoso;
  • domenica: regata (doccia, aperitvo, cena).
Purtroppo, però, non aveva fatto i conti con la Settimana del Contrattempo: di tutto questo bel programma, le uniche cose che è riuscito a fare sono gli allenamenti in bicicletta; tutto il resto, o per una ragione o per l'altra, è saltato..

Dopo tre giorni di tempo bellissimo, che gli avevano reso vieppiù difficile la clausura professionale, giovedì è arrivata la pioggia, che si è protratta fino a sabato mattina, impedendo qualsiasi allenamento straordinario.
"Poco male," ha pensato il nostro eroe, la mattina del sabato, guardando fuori dalla finestra. "Vuol dire che adesso sostituisco i bozzelli del boma e nel pomeriggio vado al lago per controllare che sia tutto a posto..."
Sceso in garage dopo una rapida colazione, però, ha scoperto di non avere le punte da trapano necessarie. O meglio, ne aveva solo una, piuttosto vissuta.
"Poco male," ha pensato il nostro eroe. "Ci vorrà un po' di più tempo. Del resto, non posso mica andare dal ferramenta con questa pioggia..."
Quando la punta, a metà del primo rivetto, si è bruciata, divenendo per ciò inservibile, il nostro eroe ha pensato: "Poco male, adesso provo con questa..."

Circa un'ora dopo, è riuscito finalmente a rimuovere l'archetto del bozzello centrale e a sostituirlo con il nuovo bozzello Harken, ma al compimento di quest'impresa aveva dovuto sacrificare tutte le punte da 5 millimietri a sua disposizione, comprese quelle da legno; così, approfittando del fatto che avesse smesso di piovere, è uscito ed è andato dal ferramenta a comprare delle punte in tungsteno. Incredibilmente, con le punte adatte, la rimozione dell'archetto del secondo bozzello ha richiesto solo una decina di minuti; purtroppo, però, per rimontare l'archetto c'è voluta comunque più di mezz'ora, perché la rivettatrice, all'ultimo rivetto, si è rotta.
Poco male...

Arrivato al lago intorno alle tre, il nostro eroe ha lavorato alla barca fino a verso le sei e mezza, aggiungendo un elastico per facilitare l'apertura della base randa, cambiando la cima di regolazione delle cinghie e sostituendo la scotta randa, troppo corta, con una della lunghezza giusta, ma in majolica (il Coach Mascherato sostiene che poi si ammorbidisce, ma non specifica fra quanti anni...). Concluse le attività di manutenzione straordinaria, il Velista Mascherato è tornato a casa e se n'è andato a letto presto per essere riposato il giorno dopo..