giovedì 19 agosto 2010

Gaeta, la Sagra della Cozza

Quando sua moglie gli ha proposto di andare alla Sagra della Cozza, che si sarebbe tenuta quella sera nel piazzale antistante l'ormeggio della barca, il Velista Mascherato ha risposto:
"Va bene, ma se non vedo né ragazze brutte né mitili, io me ne vado."

Di seguito, trovate le sue impressioni a caldo sull'evento e, nel caso pensaste che stia esagerando, il link a un filmato su YouTube che comprova le sue affermazioni:

La Sagra della Cozza - parte I
La Sagra della Cozza - parte II
La Sagra della Cozza - il video

lunedì 16 agosto 2010

Primo scalo a Nettuno

Partiti da Roma, lunedì 16 Agosto 2010, il Velista Mascherato e sua Moglie hanno fatto scalo a Nettuno. Al momento di andare a cena, il nostro eroe si è ricordato di quando, anni addietro, rientrando da un charter durante il quale avevano scarrozzato per l'arcipelago Pontino due mamme e due bambini, lui e il suo amico Luigi erano andati a mangiare dei buonissimi spaghetti con le vongole in un ristorante all'interno della città vecchia. "Andiamo," ha detto quindi a sua moglie. "Conosco io un posto."

Sfortunatamente, però, il verbo: conoscere non implica il verbo: saper ritrovare dopo sette anni e così, dopo mezz'ora di infruttuose ricerche nella calca del post-ferragosto, i nostri eroi (ché adesso sono diventati due), cominciano a prendere in considerazione l'ipotesi di andare a cena da un'altra parte.
In una piazzetta laterale, apparentemente sconosciuta alla folla che si aggira per il resto del paese, c'è un ristorante con dei tavoli all'aperto.
"Mangiamo qui, che non c'è casino," dice il Velista Mascherato a sua moglie.

Come sia andato il resto della serata, lo potete ascoltare dalla viva voce del nostro eroe:

Com'è andata la cena
Com'è andato il dolce
Com'è andato il prelievo al Bancomat

P.S. sì, lo so, che la Pelagia Nocticula è una medusa; volevo dire Pecten jacobaeus (la capasanta, per capirsi...).

giovedì 12 agosto 2010

Come Johnny Dorelli

Le barche sono come le mogli: finché puoi adoperare quella di un altro, non ha senso prendertene una tua. Malgrado ciò, ci sono dei casi in cui l'acquisto di un'imbarcazione o di una moglie possono essere la scelta più sensata.
Un anno fa, ho preso moglie e Laser; due giorni fa, ho acquistato un V-Cat 38.
Dell'acquisto del Laser, finora, non mi sono pentito.

Tutto è cominciato a fine maggio: sul lago Trasimeno vendevano un mini-altura in kevlar a un prezzo piuttosto basso. Talmente basso che me lo sarei potuto permettere anch'io. Andammo a vederlo con mia moglie, ma alla mia esaltazione (lunghezza fuori tutto 8 m., larghezza 3 m., scafo in kevlar, vele praticamente nuove, tutte le cime in spectra ecc.), si contrappose la sua perplessità. Essendo una barca da corsa, gli interni, definiti "spartani" dal venditore, in effetti non esistevano proprio: a parte due gavoni su cui erano ammassate le vele, il resto della barca era vuoto e non c'era nemmeno un boccaporto o un oblò.
"Bene", direte voi. "I buchi indeboliscono lo scafo; gli arredi pesano e rendono complicate le ispezioni"...
Curiosamente, però, quelli che per chiunque altro sarebbero stati dei pregi, mia moglie li vedeva come difetti, così mi disse:
"Ma se io partecipo alla spesa, possiamo comprare qualcosa che abbia un bagno?".

Fatti due conti ed esaminati i principali siti dedicati alla vela, identificai una barca che riusciva a soddisfare le nostre esigenze, rigorosamente contrastanti (abitabilità, bagno, motore entrobordo, velocità accettabile, prezzo inferiore a 20.000 Euri). Si trattava del "Balanzone", un "half-tonner" di nove metri progettato da Sciomachen, il cui prezzo variava dai 16 ai 25 mila Euri, a seconda delle condizioni e del grado di distacco dalla realtà del proprietario.
A Fiumicino, proprio davanti al mio circolo velico, ne vendevano uno all'interessante prezzo di 18.000 Euri, ma quando passai al'Achab per chiedere al mio amico e mèntore velistico Luigi di accompagnarmi a vederlo, Sergio, il proprietario del circolo, mi propose di comprare uno dei due Cat-38 che erano in vendita lì da lui.
Il primo aveva un prezzo decisamente interessante, ma necessitava di molti lavori sia all'interno che all'esterno; il secondo lo conoscevo bene perché ci avevo fatto le lezioni e l'esame della patente nautica anni addietro, ma aveva un prezzo molto più alto del prezzo più alto che io e mia moglie potevamo spendere.

"Aspetta," disse Sergio, mentre io deglutivo un boccone di tonnarelli cacio, pepe e cozze, poi prese il telefono e chiamò Stefano, il proprietario. Alla fine di quella telefonata, il prezzo della barca era ancora più alto di quanto io e mia moglie pensassimo di spendere, ma non così alto da non poter essere preso in considerazione.
Vi risparmio i dettagli della compravendita, saltando direttamente alle sue fasi finali, quando io dissi a mia moglie:
"D'accordo, la prendiamo, ma a un patto: che anche tu te ne debba occupare. Se la barca è di tutti e due, non posso fare tutto io."
Mia moglie accettò e, il dieci di agosto, in una Roma che andava lentamente spopolandosi, firmammo il contratto. Questa mattina, dopo quasi due anni passati su un invaso, Suppergiù tornava in acqua.


sabato 7 agosto 2010

Senza ritegno - Atto terzo

Nel tempo che occorre al Fenomeno per sganciare il boma, almeno un paio di stelle della Via Lattea diventano delle nane bianche, ma se Dio vuole, alla fine la vela è libera e Superman, usando la sua super-forza, riesce a riportare il Laser in posizione eretta.
Il Velista Mascherato, che osserva le operazioni di recupero a distanza di sicurezza, se ne compiace, ma per poco: un'onda, un colpo di vento e la barca, magicamente, è di nuovo su un fianco. Il Fenomeno si volta verso il Velista Mascherato e lo guarda con occhi prossimi al pianto, ma non incontra nessuna compassione.
"Ci devi salire sopra, se no, scuffia di nuovo," gli urla il nostro eroe, che comincia a rimpiangere il Fenomeno del 420.
Stanlio e Ollio fanno un ultimo sforzo (cerebrale, più che fisico) e riescono a rimettere dritta la barca prima che si capovolga del tutto. Il Fenomeno, che sembra ancora più autistico, con il boma in mano, usa le forze residue per issarsi a bordo, ma quando finalmente è acciambellato nel pozzetto, si accorge che la barra del timone non c'è più.

"Dov'è la barra del timone?" gli grida il Velista Mascherato che nutre ancora la segreta speranza che sia rimasta appesa da qualche parte.
"È nell'abisso," risponde il fratello sovrappeso di Nietzsche.
Se l'altro fosse un po' meno imbranato, il Velista Mascherato gli direbbe: "Poco male: a terra ci arrivi anche senza. Addio!", ma il Fenomeno, oltre che imbranato, è anche stanco e spaventato, così, il nostro eroe preferisce non confondergli le idee:
"Senza, non vai da nessuna parte," gli dice. "Sciogli la scotta, legala all'albero con una gassa, poi passamela."
Il Fenomeno si china in avanti e comincia ad armeggiare con la scotta, ma, da come la fa passare attorno all'albero, il Velista Mascherato capisce che ne sta facendo una delle sue. Potrebbe fermarlo e spiegargli dove sta sbagliando, ma preferisce lasciarlo fare, in modo che impari dai suoi errori. Aspetta che abbia finito, poi dice:
"Non hai sfilato la scotta dai bozzelli del boma."
Il Fenomeno, fiancheggiato da Superman, tenta una flebile opposizione, ma il nostro eroe non lo lascia finire.
"Non ti posso trainare, se la scotta è troppo corta," gli spiega sdegnosamente, poi vira e si riporta a distanza di sicurezza.

Mentre il tridattilo, finalmente, fa quello che gli viene chiesto, il nostro eroe pensa a cosa fare di quella scotta, una volta che gli verrà passata. Qualche volta, dopo una regata, è stato trainato a terra dal gommone del Coach Mascherato, ma non gli è mai capitato di essere trainato da un altro laser, né di trainarne uno. A voler essere sinceri, non è del tutto certo che si possa fare, ma a questo punto non può più tirarsi indietro.
Non vuole legare la scotta al suo albero, perché vuole avere la possibilità di mollarla immediatamente in caso di problemi. D'altro canto, tenerla in mano sarà un problema, sia perché la barca trainata, con le onde, tenderà a strattonare, sia perché lui avrà già entrambe le mani occupate con la SUA scotta e lo stick del timone.
Tutto sarebbe più facile se il naufrago tornasse a terra su un'altra barca, ma l'unico natante lì intorno (oltre a un Windsurf che è stato chiamato dal Fenomeno ad aumentare l'entropia del sistema) è lo Snipe da cui è sceso Kal-El e il Velista Mascherato non ha il coraggio di mettere quei due sulla stessa barca.

Quando Superman, che è ancora in acqua a fianco al Laser, fa cenno che la scotta è libera, il Velista Mascherato gli sfila davanti e se la fa lanciare.
"Dov'è il tuo circolo?" grida il nostro eroe alla sua indesiderata appendice; il trainato risponde un nome assurdo e mai sentito, tipo: "Circolo dell'Avventismo Velistico dell'Alto Lazio".
"E dov'è?" chiede ancora il Velista Mascherato; al che, il trainato indica un punto a terra.
Il punto indicato dal Fenomeno ha due lati positivi e uno negativo. I lati positivi sono che (a) è il punto più vicino della costa e (b) ci si può arrivare con un bordo di traverso che limiterà gli strattoni delle onde; il lato negativo è che il circolo che si trova colà, NON È quello che il Fenomeno ha nominato un attimo prima, ma questo poco importa al nostro eroe: visti i punti (a) e (b), è lì che l'avrebbe portato, anche se l'altro avesse risposto: "Yacht Club Costa Smeralda".

Il convoglio con gli aiuti umanitarii si mette in moto, salutato da Superman che finalmente può volare via a salvare qualche altra vita, si spera più meritoria. (Di lui va detto che magari non sarà bravissimo a raddrizzare i Laser, ma è indubbiamente volenteroso e altruista. Speriamo gli passi.)
Prima che la cima di traino si tenda, il Velista Mascherato prova a bloccarla in uno degli strozza-scotte della randa, ma manca poco che se la perda, così decide di tenerla in mano. Per limitare lo sforzo e attutire gli strattoni delle onde, se la fa girare intorno ai fianchi, ma dopo qualche minuto si sente come se Mike Tyson si stesse accanendo sulla sua milza con dei ganci rabbiosi alla figura, così si gira verso il suo traino e scopre che sta zigzagando come un olimpionico di sci acquatico.
Il nostro eroe gli grida di non stare seduto a poppa, ma di mettersi in avanti e di restare basso, poi sposta la cima di traino sul suo culone e finalmente riesce a concentrarsi sulla conduzione della barca.
La sua randa è quasi del tutto aperta, ma riesce comunque a fornire abbastanza spinta per mantenere un po' di inerzia, malgrado le onde. Forse si potrebbe andare più veloci, ma il carico sulla cima di traino (e sul suo derrière e sulla sua mano) aumenterebbe e visto che la distanza è ridotta, il nostro eroe preferisce metterci un minuto di più, piuttosto che perdere un'altra mezz'ora a recuperare la cima in acqua.

Rispetto al Fenomeno del 420, il Fenomeno del Laser ha di buono che non parla: se ne sta seduto nel suo pozzetto, con lo sguardo fisso nel vuoto, come uno che torni a casa in autobus dopo aver scoperto che sua moglie lo tradisce con il lattajo.
Quando, poco dopo, il Velista Mascherato lo molla a una cinquantina di metri dalla spiaggia, probabilmente ha già capito che quello dove si trovano non è il suo circolo, ma non dice nulla. Non può. Rassegnato come un martire medievale, recupera la sua scotta e mormora un: "Grazie" in direzione del suo salvatore che sta già facendo vela verso altre avventure.
Qualcuno lo vedrà, poco dopo, risalire la costa con la sua barca al guinzaglio e, mosso a compassione, lo aiuterà a superare un pontile. A mo' di ringraziamento, si sentirà dire: "Certo però, questi pontili, che impediscono di passare!..."

Senza ritegno - Atto secondo

Il naufrago Ziusudra, seguendo il consiglio del Velista Mascherato, ha mollato il vang ed è riuscito a raddrizzare la sua barca, ma, NON AVENDO seguito il consiglio del Velista Mascherato, l'ha tirata su senza metterla prua al vento e, in conseguenza di ciò, il vento gliel'ha ribaltata in testa. Nell'impatto con l'acqua, il punto di tiro del vang, privo di un fermo, si è sfilato dal suo alloggiamento sul boma; il boma si è sganciato dal perno sull'albero e la barra del timone, che non aveva né il cordino né il perno di ritenuta, si è sfilata ed è affondata (questo, però, si scoprirà solo nel terzo atto). Come se non bastasse, la deriva non ha un elastico a tenerla ferma e scivola nella sua scassa ogni volta che la barca si mette sottosopra, rendendo estremamente difficoltoso ogni tentativo di raddrizzamento. Quando tutto sembra perduto, arriva uno Snipe con due persone a bordo. Quello a prua sembra uno in gamba: ha il giubbotto salvagente, il mutino di neoprene e lo sguardo da duro; senza pensarci un attimo, si tuffa in acqua e va ad aiutare il Fenomeno, ma già al primo tentativo di raddrizzamento è chiaro che, sebbene i naufraghi siano raddoppiati, il quoziente di intelligenza totale è rimasto costante. In un impeto di acume, il nuovo arrivato riesce perfino a salire in piedi sulla deriva, ma, in totale spregio per le leggi della fisica, invece di mettersi in punta, per fare più leva, resta vicino allo scafo, con il brillante risultato che la barca, che era su un fianco, si rovescia sottosopra. Il Velista Mascherato, a questo punto, non ne può più: si avvicina ai due e dice al nuovo arrivato di tenergli la barca, poi si tuffa a sua volta, deciso a far vedere a quei due dilettanti come si raddrizza un Laser.

Sale sullo scafo rovesciato della barca e chiede al Fenomeno, che galleggia lì da presso, di spingere fuori la deriva; mentre il brav'uomo esegue, spiega all'altro che quando gli ha detto di tenere il suo Laser, intendeva dire di tenerlo lontano dalla barca scuffiata.
"E come faccio?" domanda Superman, avvalorando così la teoria del nostro eroe, secondo la quale lui e il Fenomeno hanno lo stesso cervello, come i lombrichi.
"Ti metti a prua e la spingi nuotando," risponde il Velista Mascherato con malcelato malanimo, poi si aggrappa alla ri-sorta deriva e, forte della sua esperienza di scuffieur-pour-homme (e dei suoi dieci chili in più di sovrappeso, rispetto al Fenomeno), in un attimo le impone una rotazione di novanta gradi. A questo punto, però, si accorge che la prua del suo Laser è di nuovo attaccata alla poppa della barca scuffiata; le sue raccomandazioni, volate via nel vento come le risposte di Bob Dylan.
E allora si incazza.

Molla la barca del Fenomeno e va a riprendersi la sua, togliendola dalle improvvide mani del decerebrato a cui aveva fatto l'errore di affidarla. Con la solita scioltezza da leone marino risale a bordo e, soffocando un comprensibile desiderio di lasciare i due idioti a un destino auspicabilmente fatale, urla all'Uomo Meraviglia di tenere il Laser su un fianco e al bradipo di ri-infilare il boma nella trozza. La prima richiesta è prontamente eseguita, mentre la seconda sembra essere un concetto troppo complesso per essere elaborato da un essere tridattilo immerso in acqua, così il nostro cambia strategia e grida al naufrago di staccare il boma dalla vela.

Senza ritegno - Atto primo

Il Velista Mascherato esce in barca intorno alle 17:00; i suoi compagni sono tutti impegnati nelle regate del Campionato di Distretto, quindi il nostro eroe è solo. Fa un bordo di bolina, ma, alla prima virata, si accorge che, un po' più in là, c'è un Laser scuffiato che sembra in difficoltà. Fedele al codice d'onore dei Velisti Mascherati ("Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, specie se, al prossimo bordo di poppa, potresti essere nelle stesse condizioni"), poggia e gli si avvicina per vedere se ha qualche problema.
Il naufrago indossa un giubbotto salvagente e questo fornisce al nostro eroe un'illusoria sensazione di tranquillità che svanisce, però, quando vede che il genio sta cercando di sollevare la barca tenendo lo scafo perpendicolare al vento.
"Così se la tira in testa," pensa il Velista Mascherato, ma si sbaglia, perché, per quanto l'uomo sia appeso alla deriva come un bradipo tridattilo, l'albero non sembra intenzionato a sollevarsi dall'acqua.
Girando intorno alla barca scuffiata, il nostro eroe si accorge che il vang è cazzato; questo spiega le difficoltà erettili dell'albero, ma pone il nostro eroe di fronte a un dilemma etico: come avvisare lo xenarthra, senza fare la figura del saputello? Potrebbe dire: "Guarda che non hai mollato il vang; è un errore che facevo anche io, fino a qualche tempo fa", ma questa confessione, sebbene veritiera, sarebbe denigratoria per entrambi e potrebbe alienargli definitivamente la fiducia del naufrago... Il nostro eroe preferisce, piuttosto, concedere a entrambi il beneficio del dubbio e, passando sottovento a quella bizzarra creatura metà uomo e metà barca, dice solo:
"Hai dimenticato di mollare il vang."
La risposta del naufrago, sebbene inaspettata, ha il pregio di chiarirgli definitivamente la situazione:
"E che cosa devo fare?"

Senza ritegno - Prologo

L'estate sta finendo.
I segni, ci sono tutti: le giornate sono diventate più corte, si riesce ad arrivare da casa all'auto senza disidratarsi e il bucato fatto la sera, la mattina dopo è ancora umido.
Per certi versi, è molto triste che l'estate stia finendo: innanzi tutto perché il meraviglioso campionario di carni femminili che la primavera aveva portato alla luce, tra poco tornerà a celarsi sotto strati omertosi di vestimento fino al prossimo disgelo; poi perché ricomincerà il campionato di calcio e, a seguire, la scuola e il traffico la mattina. D'altro canto, però, c'è anche la speranza che, con la stagione estiva, finisca anche 'sto stillicidio di gonzi che si "accostano al meraviglioso mondo della vela", senza altra esperienza che le regate di Coppa America su La7...

Questo pomeriggio ne ho dovuto recuperare un altro: dopo Il Fenomeno del 420, oggi è stato il turno del Fenomeno del Laser: un'ora di tempo (e di vento), buttata appresso a un cinquantenne sovrappeso che non riusciva a raddrizzare la sua barca dopo aver scuffiato.
Non c'era nemmeno tanta aria: saranno stati un dieci/dodici nodi; sfortunatamente, però, la barca del suddetto Fenomeno aveva un armo minimalista che non comprendeva - ahimé - né l'elastico di ritenuta della deriva, né la sagola di ritenuta della barra del timone né, tantomeno, l'anello di nastro isolante che evita al vang di sganciarsi dal boma.
L'assenza di queste tre inutili frocerie da fichetto (quando sei un fenomeno, non puoi perdere tempo a dare tre giri di nastro isolante intorno al boma o legare la deriva a un elastico che le impedisca di sfilarsi quando la barca è sottosopra) ha fatto sì che un'azione semplice come il raddrizzamento di un Laser in condizioni tutto sommato tranquille, si trasformasse in un dramma mitologico sumero nel quale sono rimasti coinvolti, oltre al Laser del Velista Mascherato, anche un windsurf e uno Snipe...

domenica 1 agosto 2010

Virare bene

Ieri sera, dopo l'allenamento del sabato, il Velista Mascherato è rimasto a cena al circolo insieme al Luigi Mascherato e a sua moglie: aglio e olio, insalatina e due chiacchiere tranquilli sotto il pergolato.
Parlando del prossimo Campionato di Distretto, Luigi ha chiesto al nostro eroe come mai non si fosse iscritto. Quando il nostro eroe, con l'umiltà che lo contraddistingue, ha ammesso di non saper virare bene e di aver bisogno di farsi dare qualche lezione sulle tecniche di base, Luigi è sembrato piuttosto perplesso:
"Aggio vist' 'o filmato d' 'o master al Planet Sail," ha detto, lasciando trasparire la sua lieve inflessione nordica. "E a me me pare che tu vira bbuono..."
"In quale filmato?" ha chiesto il nostro eroe
" 'N gopp' 'o sito Assolasér," ha risposto il teutonico.

Questa mattina, incuriosito, il Velista Mascherato è andato a vedere il filmato del campionato master di giugno e, in effetti, dal trentasettesimo al quarantesimo secondo del filmato compare lui, in virata.
La manovra, in sé, non è malaccio, ma una ragione c'è: il nostro eroe si era accorto che lo stavano riprendendo...

martedì 27 luglio 2010

Il Fenomeno del 420

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, dice il motto. Non sempre è evidente, però, che il gioco sia o stia per farsi duro e può succedere così che, presi dall'entusiasmo, restino in campo anche i non-duri, con conseguenze per lo più nefaste.

Era accaduto al Velista Mascherato, sabato pomeriggio, quando era sceso in acqua con diciassette (17) nodi di maestrale che sotto raffica arrivavano ampiamente a una ventina e onde di un metro, ripide come i gradoni del Foro Italico. Si era divertito, indubbiamente, ma era stata una bella sfacchinata, con innumerevoli scuffiate e la perdita del suo cappello preferito (anche perché era l'unico che si adattasse al suo capoccione...).

Domenica la situazione sembrava meno estrema: c'era ancora vento, d'accordo, ma aveva girato a tramontana, pulendo il cielo e azzerando praticamente il moto ondoso. Il nostro eroe era finalmente riuscito a dormire più di cinque ore e si sentiva in gran forma.

"Oggi, mi sa che ci divertiamo," ha pensato, mentre metteva in acqua il suo Laser....

Guarda il video su Vimeo

sabato 10 luglio 2010

Potere temporale - epilogo

Non ho molto da da fare, in questo languido pomeriggio di Luglio: l'area di alta pressione che mi insegue come la nuvola impiegatizia inseguiva Fantozzi e Filini, ha avuto la meglio anche sul maestrale sardo.
San Giovanni del Sinis Siamo(*) sulla Penisola del Sinis, abbiamo a disposizione uno splendido gozzo in legno risalente agli anni '50, ma non c'è abbastanza vento per la vela latina, quindi tutto ciò che possiamo fare è oziare, ingozzandoci delle prelibatezze locali: iersera ravioli e lumache; oggi a pranzo, cozze crude e Champagne (ci siamo tenuti leggeri perché stasera dobbiamo andare a cena alla cooperativa pescatori di Cabras...).

Stando così le cose, non posso far altro che approfondire il tema degli effetti dei temporali sulle barche a vela; questo, per esempio, è il link a una discussione del forum Laser che tratta, appunto, degli effetti dei fulmini sulla barca:

http://www.laserforum.org/archive/index.php/t-9484.html

Gli interventi di Der_Dude mi sembrano quelli più interessanti.
Questo invece è il link a una pagina che esamina gli effetti dei fulmini sull'individuo:

http://www.lightningsafety.noaa.gov/medical.htm

Infine, un elenco di cose da NON fare mai, in caso di temporale:

http://www.fulmini.altervista.org/pagine_sito/fulmini_sicurezza.php

Se fate una ricerca su Google, scoprirete che questi "consigli" sono ripetuti in più siti, a riprova del fatto che la gente sa copiare, ma non sa pensare.

Personalmente, se mi trovassi ad affrontare un temporale in mare, su un cabinato, l'ultima cosa che farei sarebbe di avvicinarmi a terra, a meno che non fossi MOLTO vicino a un porto riparato dal vento: cercherei di collegare le sartie o l'albero con l'acqua usando delle trecce di rame o degli spezzoni di catena (e non attaccandoci l'àncora, come suggerisce il fenomeno qui sopra), staccherei tutti gli strumenti che posso staccare, mi aprirei una birra e aspetterei pazientemente che il groppo, così com'è arrivato, se ne vada.
Con il Laser è differente: il Laser è veloce e lo puoi tirare a secco in un attimo, quindi - come effettivamente ho fatto - proverei a rientrare a terra, ma se capissi che non ce la posso fare o mi accorgessi troppo tardi del pericolo, scuffierei la barca, mi ci siederei sopra e aspetterei.
Una cosa interessante, raccontatami da un amico che l'ha sperimentata di persona, è che potrebbe essere necessario abbassare anche il timone che la deriva perché, se il vento è particolarmente forte, unite all'azione delle onde, potrebbero causare la rotazione dello scafo.
In nessun caso, comunque, abbandonerei la barca: d'accordo che ho la testa grossa, ma lo scafo di un Laser è sicuramente molto più visibile, in acqua.

(*) Come temevo, mia moglie è sopravvissuta al temporale della scorsa settimana: si è chiusa in macchina e non ne è uscita fino a che non ha sentito la gallina tornare in su la via e ripetere il suo verso...