domenica 28 novembre 2010

Menocinque

Il Velista Mascherato, questo fine settimana, è tornato a Bergen a trovare suo fratello.
Quando si erano sentiti, il giorno prima della sua partenza, il noto biologo marino gli aveva detto: "Guarda che fa freddo..", che, detto da uno che vive in Norvegia, è un avviso che non si può prendere sottogamba, ma per quanto il nostro eroe si fosse preparato, infilando nel suo bagaglio due maglie termiche e una calzamaglia Devold (worn by Norwegians since 1853), uscito dell'aeroporto di Flesland si è reso rapidamente conto di aver sottovalutato il problema.
"Qui fa meno dieci," gli ha detto il Biologo Mascherato, mentre salivano in auto e, per prima cosa, accendevano il riscaldamento lombare dei sedili "ma a Bergen ci sono cinque gradi in più."
Sfortunatamente, però, a Bergen, oltre ai cinque gradi, c'era, in più, anche un accidente di vento gelido da nord, ancora odoroso di orso bianco, che amplificava malignamente la sensazione di freddo, penetrando anche nel più piccolo spiraglio del vestimento.

In simili condizioni, è difficile spiegarsi cosa possa aver spinto degli esseri umani a vivere in un luogo così inospitale; non tanto oggi, che è un Paese ricco (ci sono pesce, legname, petrolio e un numero di abitanti inferiore a quello di Roma), ma cento, duecento o anche trecento anni fa, quando non esistevano i pavimenti riscaldati e il "top di gamma" dell'abbigliamento tecnico erano le pelli di foca.
Poi, però, mentre cammini per il mercato del pesce, battendo i piedi per riscaldarli, vedi dei ragazzini che escono in Optimist e capisci il freddo non è un problema, ma un sintomo...

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domenica 21 novembre 2010

Avviso di burrasca

Oggi, secondo il Coach Mascherato, non era il caso di scendere in acqua...

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lunedì 15 novembre 2010

La seconda prova

Il Velista Mascherato era sceso in acqua un po' prima degli altri concorrenti e si era avvicinato alla linea di partenza, lungo la quale sfilavano i 470, in attesa del segnale di avviso. Il vento era poco e l'onda fastidiosa; dei quindici (15) nodi di scirocco pronosticati da Windguru, nemmeno l'ombra.
La linea di partenza era corta, ma tutto sommato ben posizionata e l'unico discriminante riguardo il lato del campo di gara da preferire sembrava essere l'onda, dritta in faccia con mure a dritta.
"Adesso guardo cosa fanno i 470, così mi regolo," aveva pensato il nostro eroe, ma, sia in partenza che nel secondo lato di bolina, la flotta dei 470 si era divisa in due gruppi più o meno omogenei, lasciando quindi intendere che i lati del campo di gara fossero tutto sommato equivalenti.
Le sue esperienze dirette, durante la regata in solitario nella prima manche, avevano confermato questa teoria: il campo di gara faceva schifo sia a destra che a sinistra, con vento che andava e veniva e con un moto ondoso in aumento che quasi quasi gli faceva rimpiangere l'ondina stizzosa del lago. Quasi.

Tutto ciò considerato e visto che il grosso della flotta dei Laser, costituito prevalentemente da 4.7, si stava accalcando, com'è tipico della specie, nei pressi della barca giuria, il Velista Mascherato ha deciso di adottare la seguente strategia: partire in boa, fare un breve tratto con mure a dritta poi, prima di finire nei rifiuti dei 470 che stavano tornando di bolina, virare e sfilare davanti al gruppone mure a sinistra, approfittando della maggior velocità del suo Standard rispetto alle altre barche, meno invelate.
L'idea, in sé, era buona e avrebbe anche funzionato, se il "breve tratto con mure a dritta" fosse stato un po' meno breve.
Preoccupato dall'idea di finire sottovento agli spinnaker dei 470, il nostro eroe ha virato troppo presto e, perso in virata il poco vantaggio che aveva acquisito, si è trovato a dover attraversare, mure a sinistra, il gruppone dei 4.7 e dei Radial, perdendo così, tempo e posizioni.

Tornato in aria libera, era secondo, a quattro/cinque lunghezze dall'altro Standard in gara; a metà del bordo di bolina, il distacco era aumentato a dieci lunghezze e, quel che è peggio, c'era un Radial che, incurante della sua supposta inferiorità, sembrava volersi unire alla festa.
Rispetto alla prima prova, il vento era calato e si era spostato leggermente verso sinistra, perciò il nostro eroe ha deciso di tentare il colpaccio: salire con un unico bordo mure a sinistra fino all'altezza della boa e poi correre al traverso o di bolina larga, cercando di recuperare un po' di svantaggio.
L'idea, in sé era buona e avrebbe anche funzionato, se non fosse stato che un Radial, che aveva scelto una strategia opposta, portandosi nel lato sinistro del campo di regata, era riuscito a passare primo in boa, sfilando anche l'altro Standard.

Perdere contro un altro Standard, il Velista Mascherato ci può anche stare, anzi, diciamo pure che c'è abituato, ma farsi mettere dietro da un ragazzino con la vela dei Puffi, è un oltraggio al quale non può sottomettersi passivamente. Ringalluzzito dal fatto che la sua strategia gli abbia permesso di recuperare un po' dello svantaggio accumulato durante la bolina e galvanizzato dal ricordo del suo indiscutibile primato nella regata precedente, decide che nel bordo di poppa gliela farà vedere lui, a quei due irrispettosi giovinastri.

In uno dei tanti libri con cui si è ottenebrato i sensi, all'inizio della sua avventura sul Laser, il nostro eroe ha letto la frase:
"you go fastest on runs when you are on the brisk of the disaster"
Anche se non ha ancora scoperto cosa voglia dire brisk, ma il senso generale della frase lo ha afferrato lo stesso e decide di metterlo in pratica proprio qui e ora, perché, solo ora lo capisce, quando hai assaporato il gusto del primato, non riesci più ad accontentarti dei gradini inferiori del podio.
"Es gibt keinen Ersatz für Siege," pensa il nostro eroe, citando quello che era il motto dei piloti della Luftwaffe durante la Seconda Guerra Mondiale e si getta in picchiata con il suo Stuka.
I sette metri quadri della sua vela gli conferiscono un certo vantaggio rispetto al Radial, ma il vento sta lentamente calando e la differenza di peso, in questo caso a suo sfavore, rimette in pari il bilancio; la sua unica possibilità, quindi, sono le onde: deve riuscire a sfruttarle il più possibile...

L'idea, in sé è buona e sembra anche funzionare, perché a metà del bordo di poppa il suo distacco si è nettamente ridotto. Notizia ancor più lieta, mentre lui sta zigzagando fra le onde come un astuto biscione, i due fanciulli sembrano preferire una rotta rettilina, sicuramente più prudente, ma meno veloce.
"Se continua così," pensa il Velista Mascherato "alla prossima bolina gli passo davanti..."
Un attimo dopo, è in acqua.

Non c'è tempo di adirarsi né di pensare a cosa sia successo: deve rimettere dritta la barca perché, lo scopre solo adesso, il laser Radial che gli aveva incrociato davanti a metà del bordo di bolina è ancora alle sue spalle e, se non si sbriga, gli passerà davanti.

Ci riesce, in effetti, ma le sue speranze di un'ulteriore rimonta si infrangono contro la brutale realtà di questo grigio pomeriggio autunnale: finito il vento, la regata è stata ridotta a un solo giro; la boa di poppa è adesso anche la boa di arrivo.

La doppierà terzo, un paio di lunghezze davanti al suo inseguitore.

domenica 14 novembre 2010

Es gibt keinen Ersatz für Siege

Un giorno raccoglierò in un libro tutte le frasi che ho sentito dire a Sergio in questi fortunati anni in cui ho avuto il piacere e l'onore di andare in mare con lui. In quel libro, vicino a Grandi Verità Evocative come:
"Se è colla, incolla; se è merda, puzza"
ci sarà una frase che mi disse giusto agli inizii della nostra frequentazione, in un momento in cui sarebbe stato meglio per lui tacere questa scomoda verità:
"Quando uno dice: Sono arrivato primo, dovrebbe dire sempre contro chi stava gareggiando.."
Tutto questo preambolo per dirvi due cose: la prima è che, come provano le due immagini qui sotto, il Velista Mascherato ha vinto la sua prima regata e, classificandosi terzo alla regata successiva, si è piazzato al primo posto nella classifica provvisoria del Campionato Invernale..


La seconda è contro chi, appunto, il nostro eroe stesse gareggiando.
Nessuno.

Il fatto è che, per un bizzarro caso del Destino, o forse per la benfica influenza del suo numero di gara, al via della prima prova non c'era nessun Laser Standard, ma solo dei 4.7 e dei Radial; come dire che il nostro eroe correva in moto con una 750 cc contro delle 450 e delle 500. Le condizioni meteo erano gaglioffe, d'accordo, con vento scarso e mezzo metro d'onda in aumento, ma anche così, perdere sarebbe stato veramente difficile.
Il solo momento di incertezza c'è stato all'arrivo sulla prima boa di bolina, iniziando il bordo di lasco verso la seconda boa, perché l'Abebe Bikila dei flutti non si ricordava se, da lì, sarebbe dovuto scendere di poppa o fare un altro lasco, ma, a parte questo, la gara si è svolta, per lui, nella massima tranquillità, interrotta solo, di quando in quando, da qualche risolino nervoso.

Più interessante, dal punto di vista agonistico e da quello anedottico, la seconda prova, quando, ai partenti della prima manche, si sono aggiunti dei ritardatarii, fra cui un ragazzo con un Laser Standard.
Questo, però, ve lo racconto la prossima volta.

sabato 13 novembre 2010

Il ritorno del Velista Mascherato

Il Velista Mascherato, va a letto presto, questa sera.
Il Velista Mascherato è stanco: oggi ha caricato il suo Laser sull'auto e lo ha portato a Santa Marinella, dove, domani, prenderà il via il Campionato Invernale 2010-2011.
Il Velista Mascherato si rende conto che c'è qualcosa di sottilmente perverso e masochista nelle sue scelte, dacché ha passato l'estate sudando sui cabinati e adesso che ricomincia a fare freddo torna a congelarsi sulle derive, ma non ci fa caso più di tanto: sono altre, le cose che lo preoccupano.

La scorsa settimana ha fatto un'uscita di allenamento al lago - la terza, da agosto - e anche se, nel complesso, le cose non sono andate poi malaccio, deve ammettere che, mentre i dieci mesi passati sul Laser gli hanno fatto un gran bene, come velista sui "barconi", due mesi sui barconi non gli hanno fatto per niente bene come laserista: ha perso quei pochi automatismi che aveva faticosamente acquisito e la sua forma fisica, malgrado il calo di peso e la corsa, non è più quella di giugno.

E domani, c'è regata: regole da ricordare, segnali da interpretare, precedenze da concedere o pretendere, penalità da espiare. Quanti giri si devono fare, se si tocca una boa? quanti, se si infrange la Sacra Regola Quarantadue? Uno? Due?..
Il nostro eroe non se lo ricorda più. Oggi, quando si è iscritto, non si ricordava più nemmeno il suo numero velico, fortuna che era scritto sull'assicurazione.

È riuscito a farsi assegnare il numero ventiré: speriamo aiuti...


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giovedì 19 agosto 2010

Gaeta, la Sagra della Cozza

Quando sua moglie gli ha proposto di andare alla Sagra della Cozza, che si sarebbe tenuta quella sera nel piazzale antistante l'ormeggio della barca, il Velista Mascherato ha risposto:
"Va bene, ma se non vedo né ragazze brutte né mitili, io me ne vado."

Di seguito, trovate le sue impressioni a caldo sull'evento e, nel caso pensaste che stia esagerando, il link a un filmato su YouTube che comprova le sue affermazioni:

La Sagra della Cozza - parte I
La Sagra della Cozza - parte II
La Sagra della Cozza - il video

lunedì 16 agosto 2010

Primo scalo a Nettuno

Partiti da Roma, lunedì 16 Agosto 2010, il Velista Mascherato e sua Moglie hanno fatto scalo a Nettuno. Al momento di andare a cena, il nostro eroe si è ricordato di quando, anni addietro, rientrando da un charter durante il quale avevano scarrozzato per l'arcipelago Pontino due mamme e due bambini, lui e il suo amico Luigi erano andati a mangiare dei buonissimi spaghetti con le vongole in un ristorante all'interno della città vecchia. "Andiamo," ha detto quindi a sua moglie. "Conosco io un posto."

Sfortunatamente, però, il verbo: conoscere non implica il verbo: saper ritrovare dopo sette anni e così, dopo mezz'ora di infruttuose ricerche nella calca del post-ferragosto, i nostri eroi (ché adesso sono diventati due), cominciano a prendere in considerazione l'ipotesi di andare a cena da un'altra parte.
In una piazzetta laterale, apparentemente sconosciuta alla folla che si aggira per il resto del paese, c'è un ristorante con dei tavoli all'aperto.
"Mangiamo qui, che non c'è casino," dice il Velista Mascherato a sua moglie.

Come sia andato il resto della serata, lo potete ascoltare dalla viva voce del nostro eroe:

Com'è andata la cena
Com'è andato il dolce
Com'è andato il prelievo al Bancomat

P.S. sì, lo so, che la Pelagia Nocticula è una medusa; volevo dire Pecten jacobaeus (la capasanta, per capirsi...).

giovedì 12 agosto 2010

Come Johnny Dorelli

Le barche sono come le mogli: finché puoi adoperare quella di un altro, non ha senso prendertene una tua. Malgrado ciò, ci sono dei casi in cui l'acquisto di un'imbarcazione o di una moglie possono essere la scelta più sensata.
Un anno fa, ho preso moglie e Laser; due giorni fa, ho acquistato un V-Cat 38.
Dell'acquisto del Laser, finora, non mi sono pentito.

Tutto è cominciato a fine maggio: sul lago Trasimeno vendevano un mini-altura in kevlar a un prezzo piuttosto basso. Talmente basso che me lo sarei potuto permettere anch'io. Andammo a vederlo con mia moglie, ma alla mia esaltazione (lunghezza fuori tutto 8 m., larghezza 3 m., scafo in kevlar, vele praticamente nuove, tutte le cime in spectra ecc.), si contrappose la sua perplessità. Essendo una barca da corsa, gli interni, definiti "spartani" dal venditore, in effetti non esistevano proprio: a parte due gavoni su cui erano ammassate le vele, il resto della barca era vuoto e non c'era nemmeno un boccaporto o un oblò.
"Bene", direte voi. "I buchi indeboliscono lo scafo; gli arredi pesano e rendono complicate le ispezioni"...
Curiosamente, però, quelli che per chiunque altro sarebbero stati dei pregi, mia moglie li vedeva come difetti, così mi disse:
"Ma se io partecipo alla spesa, possiamo comprare qualcosa che abbia un bagno?".

Fatti due conti ed esaminati i principali siti dedicati alla vela, identificai una barca che riusciva a soddisfare le nostre esigenze, rigorosamente contrastanti (abitabilità, bagno, motore entrobordo, velocità accettabile, prezzo inferiore a 20.000 Euri). Si trattava del "Balanzone", un "half-tonner" di nove metri progettato da Sciomachen, il cui prezzo variava dai 16 ai 25 mila Euri, a seconda delle condizioni e del grado di distacco dalla realtà del proprietario.
A Fiumicino, proprio davanti al mio circolo velico, ne vendevano uno all'interessante prezzo di 18.000 Euri, ma quando passai al'Achab per chiedere al mio amico e mèntore velistico Luigi di accompagnarmi a vederlo, Sergio, il proprietario del circolo, mi propose di comprare uno dei due Cat-38 che erano in vendita lì da lui.
Il primo aveva un prezzo decisamente interessante, ma necessitava di molti lavori sia all'interno che all'esterno; il secondo lo conoscevo bene perché ci avevo fatto le lezioni e l'esame della patente nautica anni addietro, ma aveva un prezzo molto più alto del prezzo più alto che io e mia moglie potevamo spendere.

"Aspetta," disse Sergio, mentre io deglutivo un boccone di tonnarelli cacio, pepe e cozze, poi prese il telefono e chiamò Stefano, il proprietario. Alla fine di quella telefonata, il prezzo della barca era ancora più alto di quanto io e mia moglie pensassimo di spendere, ma non così alto da non poter essere preso in considerazione.
Vi risparmio i dettagli della compravendita, saltando direttamente alle sue fasi finali, quando io dissi a mia moglie:
"D'accordo, la prendiamo, ma a un patto: che anche tu te ne debba occupare. Se la barca è di tutti e due, non posso fare tutto io."
Mia moglie accettò e, il dieci di agosto, in una Roma che andava lentamente spopolandosi, firmammo il contratto. Questa mattina, dopo quasi due anni passati su un invaso, Suppergiù tornava in acqua.


sabato 7 agosto 2010

Senza ritegno - Atto terzo

Nel tempo che occorre al Fenomeno per sganciare il boma, almeno un paio di stelle della Via Lattea diventano delle nane bianche, ma se Dio vuole, alla fine la vela è libera e Superman, usando la sua super-forza, riesce a riportare il Laser in posizione eretta.
Il Velista Mascherato, che osserva le operazioni di recupero a distanza di sicurezza, se ne compiace, ma per poco: un'onda, un colpo di vento e la barca, magicamente, è di nuovo su un fianco. Il Fenomeno si volta verso il Velista Mascherato e lo guarda con occhi prossimi al pianto, ma non incontra nessuna compassione.
"Ci devi salire sopra, se no, scuffia di nuovo," gli urla il nostro eroe, che comincia a rimpiangere il Fenomeno del 420.
Stanlio e Ollio fanno un ultimo sforzo (cerebrale, più che fisico) e riescono a rimettere dritta la barca prima che si capovolga del tutto. Il Fenomeno, che sembra ancora più autistico, con il boma in mano, usa le forze residue per issarsi a bordo, ma quando finalmente è acciambellato nel pozzetto, si accorge che la barra del timone non c'è più.

"Dov'è la barra del timone?" gli grida il Velista Mascherato che nutre ancora la segreta speranza che sia rimasta appesa da qualche parte.
"È nell'abisso," risponde il fratello sovrappeso di Nietzsche.
Se l'altro fosse un po' meno imbranato, il Velista Mascherato gli direbbe: "Poco male: a terra ci arrivi anche senza. Addio!", ma il Fenomeno, oltre che imbranato, è anche stanco e spaventato, così, il nostro eroe preferisce non confondergli le idee:
"Senza, non vai da nessuna parte," gli dice. "Sciogli la scotta, legala all'albero con una gassa, poi passamela."
Il Fenomeno si china in avanti e comincia ad armeggiare con la scotta, ma, da come la fa passare attorno all'albero, il Velista Mascherato capisce che ne sta facendo una delle sue. Potrebbe fermarlo e spiegargli dove sta sbagliando, ma preferisce lasciarlo fare, in modo che impari dai suoi errori. Aspetta che abbia finito, poi dice:
"Non hai sfilato la scotta dai bozzelli del boma."
Il Fenomeno, fiancheggiato da Superman, tenta una flebile opposizione, ma il nostro eroe non lo lascia finire.
"Non ti posso trainare, se la scotta è troppo corta," gli spiega sdegnosamente, poi vira e si riporta a distanza di sicurezza.

Mentre il tridattilo, finalmente, fa quello che gli viene chiesto, il nostro eroe pensa a cosa fare di quella scotta, una volta che gli verrà passata. Qualche volta, dopo una regata, è stato trainato a terra dal gommone del Coach Mascherato, ma non gli è mai capitato di essere trainato da un altro laser, né di trainarne uno. A voler essere sinceri, non è del tutto certo che si possa fare, ma a questo punto non può più tirarsi indietro.
Non vuole legare la scotta al suo albero, perché vuole avere la possibilità di mollarla immediatamente in caso di problemi. D'altro canto, tenerla in mano sarà un problema, sia perché la barca trainata, con le onde, tenderà a strattonare, sia perché lui avrà già entrambe le mani occupate con la SUA scotta e lo stick del timone.
Tutto sarebbe più facile se il naufrago tornasse a terra su un'altra barca, ma l'unico natante lì intorno (oltre a un Windsurf che è stato chiamato dal Fenomeno ad aumentare l'entropia del sistema) è lo Snipe da cui è sceso Kal-El e il Velista Mascherato non ha il coraggio di mettere quei due sulla stessa barca.

Quando Superman, che è ancora in acqua a fianco al Laser, fa cenno che la scotta è libera, il Velista Mascherato gli sfila davanti e se la fa lanciare.
"Dov'è il tuo circolo?" grida il nostro eroe alla sua indesiderata appendice; il trainato risponde un nome assurdo e mai sentito, tipo: "Circolo dell'Avventismo Velistico dell'Alto Lazio".
"E dov'è?" chiede ancora il Velista Mascherato; al che, il trainato indica un punto a terra.
Il punto indicato dal Fenomeno ha due lati positivi e uno negativo. I lati positivi sono che (a) è il punto più vicino della costa e (b) ci si può arrivare con un bordo di traverso che limiterà gli strattoni delle onde; il lato negativo è che il circolo che si trova colà, NON È quello che il Fenomeno ha nominato un attimo prima, ma questo poco importa al nostro eroe: visti i punti (a) e (b), è lì che l'avrebbe portato, anche se l'altro avesse risposto: "Yacht Club Costa Smeralda".

Il convoglio con gli aiuti umanitarii si mette in moto, salutato da Superman che finalmente può volare via a salvare qualche altra vita, si spera più meritoria. (Di lui va detto che magari non sarà bravissimo a raddrizzare i Laser, ma è indubbiamente volenteroso e altruista. Speriamo gli passi.)
Prima che la cima di traino si tenda, il Velista Mascherato prova a bloccarla in uno degli strozza-scotte della randa, ma manca poco che se la perda, così decide di tenerla in mano. Per limitare lo sforzo e attutire gli strattoni delle onde, se la fa girare intorno ai fianchi, ma dopo qualche minuto si sente come se Mike Tyson si stesse accanendo sulla sua milza con dei ganci rabbiosi alla figura, così si gira verso il suo traino e scopre che sta zigzagando come un olimpionico di sci acquatico.
Il nostro eroe gli grida di non stare seduto a poppa, ma di mettersi in avanti e di restare basso, poi sposta la cima di traino sul suo culone e finalmente riesce a concentrarsi sulla conduzione della barca.
La sua randa è quasi del tutto aperta, ma riesce comunque a fornire abbastanza spinta per mantenere un po' di inerzia, malgrado le onde. Forse si potrebbe andare più veloci, ma il carico sulla cima di traino (e sul suo derrière e sulla sua mano) aumenterebbe e visto che la distanza è ridotta, il nostro eroe preferisce metterci un minuto di più, piuttosto che perdere un'altra mezz'ora a recuperare la cima in acqua.

Rispetto al Fenomeno del 420, il Fenomeno del Laser ha di buono che non parla: se ne sta seduto nel suo pozzetto, con lo sguardo fisso nel vuoto, come uno che torni a casa in autobus dopo aver scoperto che sua moglie lo tradisce con il lattajo.
Quando, poco dopo, il Velista Mascherato lo molla a una cinquantina di metri dalla spiaggia, probabilmente ha già capito che quello dove si trovano non è il suo circolo, ma non dice nulla. Non può. Rassegnato come un martire medievale, recupera la sua scotta e mormora un: "Grazie" in direzione del suo salvatore che sta già facendo vela verso altre avventure.
Qualcuno lo vedrà, poco dopo, risalire la costa con la sua barca al guinzaglio e, mosso a compassione, lo aiuterà a superare un pontile. A mo' di ringraziamento, si sentirà dire: "Certo però, questi pontili, che impediscono di passare!..."

Senza ritegno - Atto secondo

Il naufrago Ziusudra, seguendo il consiglio del Velista Mascherato, ha mollato il vang ed è riuscito a raddrizzare la sua barca, ma, NON AVENDO seguito il consiglio del Velista Mascherato, l'ha tirata su senza metterla prua al vento e, in conseguenza di ciò, il vento gliel'ha ribaltata in testa. Nell'impatto con l'acqua, il punto di tiro del vang, privo di un fermo, si è sfilato dal suo alloggiamento sul boma; il boma si è sganciato dal perno sull'albero e la barra del timone, che non aveva né il cordino né il perno di ritenuta, si è sfilata ed è affondata (questo, però, si scoprirà solo nel terzo atto). Come se non bastasse, la deriva non ha un elastico a tenerla ferma e scivola nella sua scassa ogni volta che la barca si mette sottosopra, rendendo estremamente difficoltoso ogni tentativo di raddrizzamento. Quando tutto sembra perduto, arriva uno Snipe con due persone a bordo. Quello a prua sembra uno in gamba: ha il giubbotto salvagente, il mutino di neoprene e lo sguardo da duro; senza pensarci un attimo, si tuffa in acqua e va ad aiutare il Fenomeno, ma già al primo tentativo di raddrizzamento è chiaro che, sebbene i naufraghi siano raddoppiati, il quoziente di intelligenza totale è rimasto costante. In un impeto di acume, il nuovo arrivato riesce perfino a salire in piedi sulla deriva, ma, in totale spregio per le leggi della fisica, invece di mettersi in punta, per fare più leva, resta vicino allo scafo, con il brillante risultato che la barca, che era su un fianco, si rovescia sottosopra. Il Velista Mascherato, a questo punto, non ne può più: si avvicina ai due e dice al nuovo arrivato di tenergli la barca, poi si tuffa a sua volta, deciso a far vedere a quei due dilettanti come si raddrizza un Laser.

Sale sullo scafo rovesciato della barca e chiede al Fenomeno, che galleggia lì da presso, di spingere fuori la deriva; mentre il brav'uomo esegue, spiega all'altro che quando gli ha detto di tenere il suo Laser, intendeva dire di tenerlo lontano dalla barca scuffiata.
"E come faccio?" domanda Superman, avvalorando così la teoria del nostro eroe, secondo la quale lui e il Fenomeno hanno lo stesso cervello, come i lombrichi.
"Ti metti a prua e la spingi nuotando," risponde il Velista Mascherato con malcelato malanimo, poi si aggrappa alla ri-sorta deriva e, forte della sua esperienza di scuffieur-pour-homme (e dei suoi dieci chili in più di sovrappeso, rispetto al Fenomeno), in un attimo le impone una rotazione di novanta gradi. A questo punto, però, si accorge che la prua del suo Laser è di nuovo attaccata alla poppa della barca scuffiata; le sue raccomandazioni, volate via nel vento come le risposte di Bob Dylan.
E allora si incazza.

Molla la barca del Fenomeno e va a riprendersi la sua, togliendola dalle improvvide mani del decerebrato a cui aveva fatto l'errore di affidarla. Con la solita scioltezza da leone marino risale a bordo e, soffocando un comprensibile desiderio di lasciare i due idioti a un destino auspicabilmente fatale, urla all'Uomo Meraviglia di tenere il Laser su un fianco e al bradipo di ri-infilare il boma nella trozza. La prima richiesta è prontamente eseguita, mentre la seconda sembra essere un concetto troppo complesso per essere elaborato da un essere tridattilo immerso in acqua, così il nostro cambia strategia e grida al naufrago di staccare il boma dalla vela.