lunedì 26 dicembre 2011

Maltese corto, secondo giorno - La Valletta

Nel corso della notte, i nostri eroi scoprono altre due interessanti peculiarità della stanza che li ospita: la prima è che non è possibile spegnere la luce del terrazzino e quindi, per dormire al buio, si deve chiudere la tenda della porta-finestra; la seconda è che la suddetta porta-finestra non si chiude del tutto e, per quanto si accostino i battenti, resta sempre uno spiraglio in cui il si incanala il vento; la tenda chiusa blocca lo spiffero, ma il rumore si sente lo stesso e, al mattino, quando il vento cresce di intensità, si ha la piacevole sensazione di essere negli ultimi posti di un aereo in decollo.

Sopravvissuti alla prima colazione (ne parleremo in seguito; per ora, anticperò solo che, secondo alcuni, è stato proprio a questo ambiente gaio e giovanile che John Landis si è ispirato per il video di Thriller..), i coniugi Mascherato escono per la loro prima giornata da turisti. Il programma prevede una visita alla Capitale dell'isola, in particolare, alla Co-Cattedrale di St. John ("la perla delle Isole Maltesi, un must per il visitatore", afferma il sito dell'Ente Turismo), dove è possibile ammirare anche due opere di Caravaggio: la Decollazione di Giovanni Battista e il San Gerolamo. Fatto ciò, pensano ingenuamente i nostri eroi, mangeranno un boccone in un locale tipico e poi passaranno il pomeriggio visitando le innumerevoli attrazioni turistiche e culturali di cui la città trabocca (lo dicono le guide: dev'essere vero..).
Turisti inferociti decapitano l'autore del sito www.visitmalta.com

Caravaggio - Turisti inferociti decapitano l'autore del sito www.visitmalta.com (1608)

La realtà, però, è ben diversa da come ce la raccontano: tanto per fare un esempio, a scuola ci hanno insegnato che la capitale di Malta è LA Valletta, con l'articolo, come L'Aquila. Lo sappiamo tutti: è l'unica capitale che conoscono anche gli scolari più resilienti all'apprendimento e, con quel nome, tutti ci immaginiamo che LA Valletta si trovi, appunto, in un avvallamento fra due o più alture; mai ci immagineremmo che LA Valletta, non solo non ha l'articolo, ma, in più, è costruita interamente sulla sommità del monte Sceberras, la penisola rocciosa che si erge fra la rada di Marsamxett e la Grand Harbour; se si chiana così, è perché è stata fondata dal Gran Maestro dell'Ordine di S. Giovanni, Jean Parisot de la Valette..
Un'altra cosa che nessuno si immagina, di Valletta, è che, vista la Co-Cattedrale e viste le due opere di Caravaggio (che sicuramente valgono il viaggio, ma non la permanenza), non c'è nient'altro che valga la pena di fare.
Turista inferocito scrive una lettera di protesta alla direzione dell'albergo perché ha trovato un teschio sotto il letto

Caravaggio - Turista inferocito scrive una lettera di protesta alla direzione dell'albergo perché ha trovato un teschio sotto il letto (1608)

Il Museo della Navigazione ha due piani: nel primo c'è la riproduzione della sala macchine di un piroscafo; al secondo piano, ci sono i modellini di alcune delle imbarcazioni che hanno solcato il Mediterraneo nel XX secolo. Piuttosto che dargli cinque Euri, uno ci si compra un gratta-e-vinci.
Le sale del Palazzo dell'Inquisitore sono un incrocio fra la casa di una vecchia zia e la sala consiliare del Comune di Trevignano; le celle degli inquisiti e la sala delle torture sono altrettanto interessanti e ricordano gli angoli più brutti di Castel Sant'Angelo, quelli che, anche se sei stanco, dici: "Ma no, dài, andiamoci a sedere più in là, vicino ai cessi..". Per concederti il privilegio di visitare il Palazzo, l'avido maltese esige la bella cifra di sei Euri, il che, per una coppia, assicura un risparmio netto di ben dodici Euri se si passa oltre. Indubbiamente conveniente.
Il Museo del Giocattolo, quando i nostri eroi ci sono passati davanti, l'hanno scambiato per un rigattiere particolarmente scalcagnato, ma è un subdolo trucco per attrarre i visitatori: in realtà, il Museo è uno dei luoghi più tristi e malinconici del Pianeta, e si ritiene che sia la causa del 98,7% dei suicidii sull'isola.
Il solito sito ufficiale lo descrive così:
Giocattoli dagli anni ’50 ad oggi sono disposti sui tre piani del museo. Di particolare interesse la collezione di modellini di auto Corgy, Dinky e Matchbox.
La verità è che un tipo nato negli anni '50 ha distribuito in tre stanze (una per piano) tutti i suoi giocattoli e adesso si aspetta che tu lo paghi per vederli. Il costo in effetti è più basso degli altri musei (solo 2.33 Euri), ma non lasciatevi ingannare: la differenza la si spende in anti-depressivi perché il Museo del Giocattolo induce nei suoi visitatori un grado di afflizione superiore ai 50/63 nella Scala della Depressione di Beck. Per sentirvi altrettando male, dovreste leggere una poesia di Pascoli, ascoltando la canzone: Nonna, cantata da Alvaro Amici, mentre ripensate al giorno in cui, facendo retromarcia con l'automobile, avete schiacciato la testa del vostro gattino preferito (e anche così non sarebbe lo stesso, perché almeno non dovreste pagare).

Abbandonata ogni velleità culturale, i nostri eroi decidono di consolarsi con il cibo, ma..

domenica 25 dicembre 2011

Maltese corto, primo giorno: La cena

La hall del Preluna Towers, nelle immagini del sito Web, è un posto fichissimo, con una scala sinuosa che si protrae sopra un pianoforte; nella realtà, è la stessa cosa, ma piena di vecchi. Ciascuna delle poltroncine della hall ha il suo bel relitto spiaggiato sopra; qualcuno legge, altri sonnecchiano, altri ancora - i più fortunati - sono passati dal sonno alla morte, ma nessuno se ne accorgerà fino all'ora di cena.
Mentre l'impiegato dell'accettazione viene a dire ai nostri eroi che la loro camera è pronta, dal fondo della sala arriva una musica ad alto volume, ma non è l'impianto stereo dell'albergo: è un geriatra che ha messo male lo spinotto delle cuffie nel suo iPhone. Con la stessa fissità catatonica che a breve sarà l'ultima immagine che avranno di lui i suoi cari, il brav'uomo fissa il diabolico ingegno tecnologico senza capire come mai si senta la musica, ma non dagli auricolari.

Le camere del Preluna Towers, nelle immagini del sito Web, sono sobrie, ma accoglienti, con una fantastica vista sul mare; nella realtà sono come nelle foto, ma dieci anni più vecchie. Il frigo-bar è vuoto, ma, in compenso, nel bollitore per il té c'è ancora dell'acqua, residuo di chissà quale ospite precedente; il bagno, celibe di bidet nella miglior tradizione anglosassone (il Velista Mascherato giura a sé stesso che, la prossima volta che qualcuno gli dirà che qualcosa: "è molto british", risponderà che è molto british anche andare in giro con il culo sporco..), è stato pulito sommariamente: il pavimento ricorda la zona intorno alla gru con cui all'Achab si tirano a secco le barche e nella vasca ci sono segni di ventose simili a quelli che comparvero nelle campagne di Innsmouth dopo la morte di Wilbur Whateley.
I nostri eroi, però, sono troppo stanchi per lamentarsi: disfano la valigia, si fanno una doccia, poi escono a farsi una passeggiata prima di cena.

Nel vento che comincia ad aumentare a mano a mano che il brutto tempo sorvolato al mattino si sposta verso sud, camminano lungo la Triq It-Torri (Tower Road, per la guida), un piacevole lungomare sul quale, a poca distanza dal Preluna, si affacciano alberghi visibilmente più belli, i cui ospiti non sembrano odorare di formalina. Poco male, pensano i Mascherati: la camera è stata fissata solo per tre giorni, se trovano di meglio, possono andarsene senza problemi.
Entrano nella chiesa di Nostra Signora del Monte Carmelo (disadorna e triste: escono immediatamente), bevono una birra al pub City of London, poi tornano indietro per cenare all'unico ristorante maltese che abbiano visto dal loro arrivo sull'isola: il Ta'Kolina.

Di nuovo, accludo le mie note di viaggio, rinnovando l'avviso che alcuni termini utilizzati potrebbero offendere la sensibilità degli ascoltatori più sensibili.
libguaggio esplicito

La cena al Ta'Kolina..
Il conto del Ta'Kolina..

Finita la cena, i nostri eroi tornano in albergo, anche perché il vento adesso si è fatto decisamente impetuoso. Per chiudere in bellezza la serata, decidono di salire allo Skyroom, ovvero alla sala all'ultimo piano dove, stando alle locandine affisse negli ascensori e nella hall, dovrebbe essere in corso l'esibilizione della famosa cantante Julie James (non è ben chiaro quale sia il nome e quale il cognome, e la foto sulla locandina non aiuta a chiarire il dilemma..).

Julie James allo Skiroom..


Maltese corto, primo giorno: L'albergo

A Sliema, in effetti, gli alberghi ci sono, ma o sono chiusi, o sono delle topaje infide.
Dopo aver percorso, a piedi, trascinandosi dietro la valigia, tutta la Triq Ix-Xatt, altrimenti nota come: The Strand; in pratica, il lungomare di Sliema (sulle targhe, i nomi delle strade sono in Maltese, ma nella guida, per agevolare l'orientamento, hanno messo i nomi inglesi..), i nostri eroi decidono di fermarsi da qualche parte per mangiare un boccone e fare il punto della situazione, ma si scontrano ben presto con la prima peculiarità dell'isola: i ristoranti, o sono pub inglesi che offrono coadiuvanti per l'insorgenza delle cardiopatìe, o sono ristoranti italiani che propongono più o meno le stesse porcherie dei pub, ma con nomi italiani. Come se non bastasse, essendo il giorno di Natale, i pochi locali aperti offrono un pranzo speciale che comprende il peggio delle due suddette cucine nazionali a un prezzo (fisso) che risulterebbe immorale anche per un ristoratore romano.
Alle 16:51, vinti dalla fame, i Mascherati ripiegano su un pranzo natalizio da Buger King; gli altri avventori del locale sono un paio di orfani, una famiglia di senzatetto e a un gruppo di diseredati generici. Fra una patatina fritta e un sorso di Pepsi, si dedicano a un attento esame delle tre guide turistiche a loro disposizione (due guide elettroniche per iPhone, edite dall'Ente Turistico Maltese e una guida cartacea della Lonely Planet - le prime, assolutemente insincere; la terza, disfunzionale), e si convincono a proseguire in direzione Nord verso la St. Julian's Bay, una zona che dovrebbe essere un po' più turistica di questa, che invece è, a tutti gli effetti, un'area angi-portuale.
Per una volta c'azzeccano e, poco dopo, sono seduti nella hall delle Preluna Towers, un albergo a quattro stelle (maltesi) con vista sul mare, che, da fuori, sembra un piccolo Paradiso, ma che in realtà ne è solo l'anticamera..

Guarda il video su Vimeo

Riporto di sèguito le mie impressioni a caldo sulle Preluna Towers, ma mi corre l'obbligo di precisare che il linguaggio utilizzato nelle registrazioni ha sì, la freschezza della diretta, ma anche la stessa incontrollabile libertà e potrebbe risultare offensivo per gli ascoltatori più sensibili.
libguaggio esplicito

Siamo scesi al "Babbiona's"..
Ancora sul "Babbiona's"..
La Tentazione Pugliese..

Maltese corto, primo giorno: Il viaggio

All'aeroporto, il giorno di Natale, c'è solo chi proprio ci deve stare: persone che, non avendo né familiari né amici, preferiscono passare le festività lontano da casa e persone che, avendo familiari e/o amici, preferiscono passare le festività lontano da casa.
Il Velista Mascherato e sua moglie arrivano con l'abituale anticipo di due ore abbondanti (non si sa mai: metti che il tassì buca una gomma..), ma al check-in e al controllo di sicurezza ci sono solo loro e in meno di dieci minuti sono dentro, senza nulla da fare e due ore buone da attendere.
Si siedono e attendono..

In attesa dell'imbarco..

L'imbarco avviene in leggero ritardo, ma, dice il Comandante, il viaggio durerà meno del previsto grazie a un forte vento a favore. Le hostess hanno la faccia di quelle che si sono da poco lasciate con il ragazzo e che hanno chiesto di lavorare a Natale per non dover scartare i regali da sole. Sono, comunque, gentilissime e graziose e, quando arrivano con il carrello delle bevande, il nostro eroe, che è restato tutto il tempo con il naso incollato al finestrino a guardare le nuvole e il mare, si distrae e non riesce a vedere nemmeno un pezzettino di Sicilia.

L'aeroporto di Malta è, se possibile, ancora più desolato di Fiumicino e il cielo, che al momento dell'atterraggio era sereno, si sta riempiendo di nuvoloni grigio piombo. Un tassista che sembra uscito da un episodio di Pirati dei Caraibi offre i suoi servigi ai nostri eroi, ma il Velista Mascherato rifiuta orgoglioso: prenderanno il bus; c'è giusto la fermata lì davanti.
- Hai sentito? chiede la signora Mascherato al marito. - Ha detto che non ci sono autobus, oggi..
- E tu ci credi? replica il nostro eroe, con la stessa sicumera con cui Crusca chiede a Fernandello se il padre ha i soldi per mandarlo a studiare.
Dopo qualche minuto, però, si alza un vento gelido, comincia a piovere e visto che di autobus, in effetti, non se ne vede nemmeno uno, il nostro eroe carica moglie e bagagli su un tassì che ha appena scaricato i suoi passeggeri sul marciapiede di fronte (buon segno: magari è un ladro, ma non è un rapitore..) e chiede di essere portato a Sliema, dove, stando alla guida di Malta scaricata dal sito turistico ufficiale, c'è un'alta concentrazone di alberghi.

sabato 24 dicembre 2011

Maltese corto - prodromi

Malta è un'isola al centro del Canale di Sicilia, ed è un bene che sia così: chi non ci vive, è bene che non ci vada; chi ci vive, è bene che resti lì. Chi, per errore o ingenuità, decide di andarci, è bene che racconti agli altri le sue sofferenze, perché nessuno abbia a patire ciò che lui ha patito.

Il Velista Mascherato, quest'anno, ha deciso di andare a Malta per Natale. Molte erano le ragioni che lo spingevano a far ciò: l'odio per le festività natalizie; la passione per Caravaggio; il desiderio di evadere dal triangolo: Roma-Fiumicino-Santa Marinella; la tentazione, dopo le gradite sorprese della "Manovra Salva Italia", di portare il suo CAT-38 in un luogo dove una barca a vela del 1978 non fosse considerata un bene di lusso. Il suo piano iniziale era di andare da solo ("vacanza", vuol dire: "mancanza"; se ti porti appresso la moglie, che mancanza è?), ma siccome le donne sono strane e, per motivi che la mente di un uomo fatica a comprendere, si seccano se le lasci da sole a Natale, alla fine ha acconsentito a partire in due.

Celebrata la Vigilia con familiari e affini, la sera del 24 è tornato a casa presto ed è andato a dormire mettendo la sveglia alle 06:00 del giorno dopo, in modo da avere tutto il tempo di fare la valigia prima che arrivasse il tassì che li avrebbe portati all'aeroporto.
Spenta la luce e chiusi gli occhi, ha pensato: "Fa che si presenta lo Spettro dei Natali Passati, gli ammollo un calcio nelle pall..."
Un attimo dopo, era nel Mondo dei Sogni.

venerdì 23 dicembre 2011

La bonomìa come metodo per prevenire gli abbordi in mare

Fosse per me, la forma impersonale del verbo "dire", sarebbe fuori legge.
Dice: Perché? Facile: perché ti consente di dire delle cazzate stratosferiche senza assumertene la responsabilità.
Volete un esempio? eccolo: Si dice che a Natale siamo tutti più buoni. Ma chi è, che lo dice? dove sono le prove?
E poi, più buoni di chi? Di Madre Teresa, ne dubito; di Ghandi, la vedo dura: oggi, a piazza Venezia, un vecchio barbone, seduto per terra, pencolava assonnato o ubriaco o tutte e due le cose insieme, mentre le persone intorno a lui si affrettavano a spendere gli ultimi residui della quattordicesima in regali più o meno inutili, ma costosissimi.
D'accordo: se le persone quest'anno non avessero speso la loro quattordicesima in oggetti inutili e costosi, probabilmente, il prossimo anno a piazza Venezia avremmo trovato anche buona parte dei commercianti di Roma, seduti per terra con la barba lunga e un cartone di Tavernello, ma cosa c'è di buono in tutto ciò?

Comunque, siccome a Natale siamo tutti più buoni (di Pacciani, quanto meno, o di Klaus Barbie), eccovi un suggerimento buonista per risolvere una spiacevole situazione che si verifica talvolta in regata, senza perdere tempo con nojose proteste o controproducenti arrembaggi di gommoni.

Sarà capitato anche a voi, come diceva Raffaella Carrà, di trovarvi inchiodati sottovento a un'altra barca che vi tiene nei suoi rifiuti e vi impedisce di virare. Nei libri c'è scritto che queste situazioni si risolvono sfruttando il proprio diritto di rotta, orzando fino a mandare l'altro prua al vento; purtroppo, però, se fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, fra lo scrivere e il fare c'è di mezzo l'Oceano. Indubbiamente, un velista bravo come quello che ha scritto il libro, queste situazioni le risolve orzando, ma un velista un po' meno bravo, come fa?
Riuscirà, il velista un po' meno bravo, a orzare quel tanto che serve a mandare l'altro al vento, senza finirci lui stesso?
E se poi le barche si toccano?
E se l'altro lo morde?
No: queste situazioni possono essere risolte rapidamente utilizzando una delle famose Frasi di Sergio:
Aho! che volemo fa'?
Questa frase, pronunciata con il tono giusto, ha un effetto catartico: l' "Aho!" ha la stessa funzione del "Katsu!" dei maestri Zen: induce il destinatario ad abbandonare la logica e la razionalità, raggiungendo (anche se solo per pochi secondi) uno stato di illuminazione; la frase: "che volemo fa'?", fa capire all'altro che chi parla non lo considera altro da sé - un avversario o un nemico - ma si sente legato a lui da un forte senso di affinità, tant'è vero che gli chiede di decidere del destino di entrambi. È esortativo, ma allo stesso tempo, possibilista: se l'altro deciderà di tirare il bordo fino a che non sentiranno profumo di seadas, lui lo seguirà.

Nel novantanove per cento dei casi, il molestatore, investito di una simile responsabilità e sopraffatto dalla consapevolezza di essere parte di un ingranaggio cosmico volto al Bene comune, non può che prendere coscienza del suo errore e modificare la rotta - o levandosi dai coglioni, o virando.

Nel restante 1%, finisce in rissa, ma non ho mai detto che questo era un metodo infallibile..

domenica 27 novembre 2011

Il salto della Quaglia

Il Velista Mascherato è stanco, ma soddisfatto.
La regata odierna è andata piuttosto bene e, a parte una partenza balorda, nella quale si è trovato inchiodato sottovento a un Radial, è riuscito a non fare grossi sbagli e alla fine si è ritrovato decimo, su un toale di cinquanta partenti. In classifica generale è al nono posto, anche grazie (va detto) a un paio di OCS che lo hanno risucchiato qualche posizione più in alto.
Di fatto sarebbe sesto, dietro all'amico Stefano e molto, ma MOLTO sopra al Callido Renato (che oggi ha ceduto al richiamo del telecomando ed è perciò precipitato al trentatreesimo posto), ma, per motivi che stentiamo a comprendere, tanto le partenze che le classifiche di questo Campionato vedono raggruppati Standard, Radial e 4.7, in un guazzabuglio che falsa i risultati e causa grossi problemi di convivenza. Tanto per fare un esempio, oggi, nella seconda poppa, Stefano si è trovato a coprire, suo malgrado, un ragazzo su un Radial che educatamente gli ha chiesto di scansarsi, aggiungendo: "C'hai un metro e mezzo in più di vela!" (al che, il Velista Mascherato, che navigava di poco sopravvento, gli ha gridato: "Sì, ma c'ha anche venti chili in più di panza!"). Non si rendeva conto, il malcapitato, che navigando insieme ed essendo insieme nella stessa classifica, chiedere a Stefano di scansarsi era come chiedergli di farlo passare davanti.

Anche il Velista Mascherato è rimasto gabbato da questo approccio olistico alle competizioni: nella due regate della prima giornata, partendo dal presupposto che non è bello prendersela con i più piccoli, aveva lasciato via libera a tutta una serie di Radial che poi si era ritrovato davanti in classifica. Quest'oggi, mémore dell'esperienza, si è prefisso di non fare sconti a nessuno e quando un Radial (mure a sinistra) ha cercato di coprirlo alla fine del primo bordo di poppa, il nostro eroe, che era mure a dritta, ha cominciato a chiedere acqua e a salire da sottovento nella speranza di costringere l'altro a strambare. Non c'è riuscito, e, anzi, il soggiungente gli ha anche dato una bella botta allo scafo, ma il nostro eroe si è preso la sua rivincita in boa, quando il tamponatore, che evidentemente non aveva chiari nella sua mente i concetti di "ingaggio" e/o di "tre lunghezze", continuava a chiedere una precedenza che non gli spettava.

Il Velista Mascherato avrebbe potuto protestare il tamponatore, ma non l'ha fatto; per due motivi: a) perché è fermamente convinto del fatto che le regate si vincono in acqua e b) perché, dopo una regata, preferisce andarsi a bere una birra con gli amici, piuttosto che chiudersi in una stanza a litigare. Ciò non ostante, ha deciso che, dalla prossima regata, verrà meno a questo suo Credo laddove veda, o, più probabilmente, senta) infranta la regola 69, che, con un'ironia che stentiamo a credere involontaria, punisce il comportamento sconveniente.
Il nostro eroe non è un puritano e, anzi, è fermamente convinto che una certa dose di turpiloquio, in certi casi, possa essere un'efficace forma di prevenzione del cancro e delle affezioni cardiache (così come, del resto, le battute salaci: se un'amica ti grida da una parte all'altra del porto: "Ciao, io torno a casa con un amico Meteorista!", riferendosi a qualcuno che regata nella classe Meteor, tu hai il diritto, se non il dovere, di rispondere: "Mi raccomando: tieni aperti i finestrini!"), ma a tutto c'è un limite: paragonare il Creatore a un ungulato domestico è cosa ben differente dal lasciarsi scappare qua e là un epiteto anatomico o un invito alla sodomia non consensuale.
Se qualcuno non lo capisce, si farà in modo di spiegarglielo.

lunedì 14 novembre 2011

Si ricomincia..

Il Velista Mascherato si è iscritto al campionato invernale di Santa Marinella per sfuggire al vento psicolabile e alla fastidiosa ondina lacustre, ma ieri erano esattamente queste, le condizioni meteo in cui si sono svolte le prime due regate della stagione. Il tempo, in compenso, è stato buono, con un cielo terso e una temperatura tutto sommato più primaverile che autunnale. In particolare, la temperatura mite è stata una buona cosa, perché ha permesso al nostro eroe di cambiarsi all'esterno, senza rischiare l'iscrizione d'ufficio all'ARCI Gay negli spogliatoi del circolo, ormai sempre più simili a una festa ben riuscita al Mucca Assassina.

Notazioni omofobe a parte, le due regate non sono andate né bene né male, ma sicuramente potevano andare meglio, in particolare la seconda, in cui la stanchezza e la mancanza di allenamento hanno portato il nostro eroe a fare un paio di fesserie che l'hanno duramente penalizzato sulla linea di arrivo.

Nella prima regata, memore degli insegnamenti del Trainer Mascherato, la Libellula dei Flutti ha curato con attenzione il posizionamento sulla linea di partenza e ne ha tratto giovamento, ma, come sempre, è stato un po' troppo ottimista nel calcolo della lay-line di avvicinamenteo alla boa di bolina e ha perso per ciò diverse posizioni. Qualcosa è riuscito a recuperare nel bordo di poppa; non abbastanza per avvicinarsi al suo amico Stefano B., ma abbastanza da finire davanti al suo acerrimo rivale, il Callido Renato i cui difetti sono già stati enumerati in questa sede.

Nella seconda regata, il vento, che fino ad allora era stato pochino, ma costante, si è fatto più sostenuto, ma intermittente e le onde basse e rafficinate hanno reso la navigazione faticosa e frustrante.
Persa la speranza di raggiungere Stefano, che, più che in OCS, era partito in DCL (Davanti Capo Linaro), il Velista Mascherato si è concentrato sulla conduzione e, mettendo a frutto le ore passate in palestra a lavorare sui quadricipiti (lo sapevate che la resistenza al lavoro isometrico dipende direttamente dalla forza massimale? sì? e allora mi spiegate cosa vulo dire?), ha cercato di tenere la barca più piatta possibile nelle raffiche e di non tirarsela addosso nei cali di vento. Tutto è andato bene fino a che, a un incrocio, il Callido Renato ha messo a frutto le ore passate ad Haiti a lavorare sulle sue doti di negromante e, con un sortilegio Voodoo, ha fatto sì che, in virata, il boma della barca del Velista Mascherato si impigliasse nel suo (del VM) giubbotto salvagente, blocando la vela e facendo coricare la barca su un fianco.
Agile come un marsuino, il nostro eroe ha rapidamente raddrizzato la sua imbarcazione e si è messo all'inseguimento della sua Nèmesi, ma durante l'ultimo bordo di poppa, un'onda malandrina, unita a un calo di attenzione (trovate un interessante articolo su questo argomento su Proper Course) causavano una strambata che mandava in fumo ogni sua residua speranza di rimonta.

domenica 6 novembre 2011

Gioventù spugnata

Quando c'è mare grosso, come nei giorni scorsi, la rada davanti al porto di Santa Marinella si riempie di surfisti.
Muta nera e piedi nudi, aspettano seduti sulle loro tavole che arrivi l'onda giusta, la cavalcano (provano a farlo, almeno) e quando un errore o un flutto invidioso li fa cadere, scompaiono nel bianco della schiuma per riemergere poco più in là e ricominciare tutto da capo.

Un tempo credevo che questi ragazzi scimmiottassero gli americani, ora ho capito che il surf è una metafora della loro vita: con un insieme di cognizioni limitato, si tuffano nell'acqua fredda, nuotano per qualche centinajo di metri, poi si siedono e aspettano che arrivi un'onda buona. Quando (se) l'onda arriva, provano a cavalcarla, in equilibrio sulla loro tavola, fin dove possono.
La maggior parte cade quasi subito - per inesperienza, presunzione o sfortuna; quelli che riescono a restare in piedi più a lungo, quando cadono, trovano un fondo più basso ed è più probabile che si facciano male. I più bravi, o i più fortunati, riescono a non cadere ed arrivano incolumi fino alla fine della corsa, che è lo stesso punto da cui erano partiti e dal quale si erano allontanati faticosamente.

Vedendoli, non posso fare a meno di pensare a quanto il loro sport sia diverso dal nostro: mentre noi possiamo sfruttare la forza del vento per andare dove vogliamo, anche nella direzione opposta a quella da cui il vento proviene, loro sono passivi, dipendenti da una forza che, nella migliore delle ipotesi, li trascina con sé.
Il loro, è un viaggio denso di emozioni, ma breve e inconcludente, ed anche in questo io vedo un riflesso della mentalità corrente, incentrata sui piaceri sensuali e sull'appagamento estetico - nell'accezione più limitata del termine.

Se dovessi fare un paragone con i vini (paragone più che appropriato, visto che finora mi sono scolato due bicchieri di Berlucchi e un numero imprecisato di bicchierini di Vodka), direi che la nostra è la Società del Novello: un vino facile da apprezzare, ma impermanente e privo di struttura.

Let them, come direbbe Achab, ma io continuo a preferire l'Amarone.

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sabato 5 novembre 2011

Deja Vu

Ale': yacht a Est!
Stanco delle infide acque del lago di Bracciano, il Velista Mascherato ha deciso di trasferire il suo Laser al mare.
In attesa di trovargli una collocazione definitiva, l'ha parcheggiato al Circolo Pescatori Sportivi di Santa Marinella, dove, fra una settimana, prenderà il via un Campionato invernale che si prevede affollato e combattuto, non tanto in acqua, quanto negli spogliatoj: già l'anno scorso, che eravamo quattro gatti, quando ti mettevi la muta ti sentivi Superman, perché lo spazio che avevi a disposizione era più o meno quello che c'è in una cabina telefonica; quest'anno, voglio proprio vedere come riusciremo a cambiarci, farci la doccia e rivestirci, avendo a disposizione solo due panchette IKEA e un paio di appendi-abiti..

Anche da un punto di vista metereologico tutto è rimasto come l'avevamo lasciato: acqua color caffellatte, onde e vento. WindGuru, per questo fine-settimana, assegnava ben quattro stelle alla zona di Capo Linaro, con trenta (30) nodi di vento e raffiche fino a quaranta (40). Magari ha esagerato un po', ma venti nodi c'erano tutti e, in quanto a onde..

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